Identificati nell'atmosfera i batteri che costruiscono le nuvole "Due notizie in una"

batteri che vivono negli strati più alti dell'atmosfera sono molti di più di quanto si fosse immaginato fino ad oggi. Grazie ad una collaborazione con la Nasa i ricercatori del Georgia Institute of Technology di Atlanta (Stati Uniti) ne hanno identificate 17 diverse tipologie, tra cui alcune già note per la loro capacità di utilizzare i composti a base di carbonio presenti proprio nell'atmosfera. La scoperta, riportata sulle pagine di Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), suggerisce che il ruolo svolto da questi batteri potrebbe essere molto più determinante rispetto a quanto ipotizzato in precedenza, soprattutto per quanto riguarda la formazione delle nuvole e, quindi, il ciclo dell'acqua e il clima.

Ricerche precedenti avevano già svelato che i batteri presenti nell'aria danno il via alla condensazione dell'umidità che è alla base delle precipitazioni. Alcuni di questi batteri producono delle proteine che scatenano la cristallizzazione dell'acqua, un fenomeno che può avere un importante impatto sul tempo atmosferico perché contribuisce alla variazione delle temperature. Tuttavia, la maggior parte di questi microbi era stata identificata nella neve e nell'acqua piovana raccolte a livello della crosta terrestre. Per questo motivo fino ad oggi non è stato chiaro se questi batteri fossero presenti anche negli strati più alti dell'atmosfera. Grazie, però, alla collaborazione con la Nasa i ricercatori di Atlanta, guidati dal microbiologo Konstantinos Konstantinidis, hanno potuto analizzare campioni raccolti ad un'altitudine variabile tra 1 e 10 km sopra il livello del mare.

Sequenziando il Dna contenuto in questi campioni Kostantinidis e collaboratori hanno identificato i batteri presenti nell'atmosfera. Non solo, i ricercatori hanno scoperto che più del 60% di questi microbi riesce a sopravvivere nonostante le condizioni estreme presenti a queste altitudini, che alcuni fanno parte proprio di quella tipologia di batteri che induce la formazione del ghiaccio e che la composizione delle nuvole varia a seconda degli eventi atmosferici che hanno avuto luogo prima del campionamento. In particolare, gli uragani portano nell'atmosfera batteri normalmente presenti sulla superficie terrestre.

Dal punto di vista teorico, i batteri che promuovono la formazione del ghiaccio potrebbero influenzare la formazione e la dissoluzione delle nuvole, modificando, così, il clima. “Se i batteri potessero ridurre il numero delle nuvole ad alta quota, potrebbero permettere a una maggiore quantità di calore di andare nello spazio”, ha spiegato Athanasios Nenes, coautore della ricerca. Non è questo, però, l'unico effetto ipotizzabile: le nuvole potrebbero raffreddare il pianeta bloccando le radiazioni solari o, al contrario, potrebbero partecipare all'effetto serra. Solo ulteriori ricerche che chiariscano il ruolo svolto dai batteri atmosferici nella formazione delle nuvole potranno svelare se la loro presenza è un fattore determinante nel riscaldamento o nel raffreddamento del pianeta.
di Silvia Soligon (31/01/2013)

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