Il ruolo della NATO nella subordinazione dell’Europa ai programmi di Washington


di Luciano Lago
Non è un mistero che il ruolo svolto dalla NATO in questi ultimi anni, con il suo allargamento verso est e con l’interventismo in varie aree di crisi mondiali (dalla ex Jugoslavia all’Iraq, alla Libia, all’Africa), è stato quello del braccio militare dell’egemonia unipolare statunitense.
Se guardiamo alle apparenze, la giustificazione all’esistenza di una organizzazione internazionale come la NATO, era di fatto venuta meno con il crollo dell’URSS e del Patto di Varsavia, ed il suo mantenimento era privo di senso nell’epoca del post comunismo, con la dissoluzione del blocco sovietico in Europa.
Nessuno dei motivi che, formalmente, ne avevano originato la sua creazione, esisteva ormai più già all’inizio degli anni ’90. Faceva eccezione un solo motivo, il più importante in termini reali: il mantenimento del sistema di egemonia politica e militare degli USA sull’Europa e l’incapacità degli stati europei di crearsi un ruolo autonomo di sovranità e di politica estera (militare e diplomatica) indipendente dalla tutela USA.
La proiezione del potere egemonico nordamericano sulla riva occidentale dell’Atlantico, nel contesto europeo, ha continuato ad essere considerata da Washington una condizione indispensabile per mantenere la subordinazione dell’Unione Europea, con le sue forme istituzionali , come anche il controllo dello spazio geopolitico europeo in continuità della connessione atlantica, con l’obiettivo di evitare una possibile interconnessione della Germania (e di altri paesi satelliti) con la Federazione Russa, visto come il maggior pericolo per l’egemonia statunitense (vedi: USA MINACCIATI DA UNA SALDATURA GERMANIA-RUSSIA. L’ANALISI SPREGIUDICATA DI GEORGE FRIEDMAN, PRESIDENTE DI STRATFOR AL CHICAGO COUNCIL AFFAIRS ).
Questo obiettivo è divenuto di primaria importanza con la rinascita economica e politica della Russia di Putin, risollevatasi dopo il periodo di crisi e di saccheggio economico avvenuto nell’era Eltsin. Una condizione questa giudicata indispensabile da Washington per mantenere il controllo del blocco occidentale, in primo luogo, sull’area delle grandi nazioni europee, in secondo luogo sull’instabile spazio slavo e, finalmente sullo strategico scacchiere Medio Orientale.
Su quest’ultima area geopolitica,. le relazioni tra l’Europa Occidentale ed Israele e, all’inverso, tra l’Europa Occidentale e lo spazio arabo-mussulmano, continueranno ad essere relazioni permanentemente e sistematicamente intermediate dal potere politico e finanziario di Washington e Londra, che determinano la politica del nuovo riassetto dell’area mediorientale (già predisposta dai progetti neo-con) e non potrebbero tollerare delle fastidiose intromissioni di Stati europei come avvenuto in passato.
Gli USA ed Israele sono i protagonisti più beneficiati dal nuovo assetto medio orientale successivo ai conflitti in Iraq, Libia e Siria e dalle guerre confessionali interne al mondo arabo, che loro stessi hanno sobillato e finanziato, in quanto utili per i loro fini geopolitici.
La fine dell’URSS e della contrapposizione fra i due blocchi, aveva segnato per gli USA la prospettiva di un nuovo secolo americano con il mantenimento di un sistema unipolare esteso a livello planetario che oggi sta venendo meno per l’insorgere di nuove potenze emergenti (dalla Cina alla Russia all’India).
La permanenza e l’espansione della NATO (che significa la continuità della presenza militare nordamericana in Europa) a partire dalla dissoluzione del principale  stato antagonista(l’URSS) che aveva dato origine a questa organizzazione, può intendersi come riproposizione  di una fase  ciclica della Storia,  alla stregua di  un parallelismo storico  con quella che fu la restaurazione  adottata dal Congresso di Vienna del 1815, a partire dalla sconfitta definitiva di Napoleone a Waterloo. Il modello di restaurazione che fu seguito allora e che doveva segnare il nuovo equilibrio e la stabilità dell’Europa ,turbata dalle guerre napoleoniche, potrebbe essere adottato in modo simile nell’epoca odierna. Qualcuno nei tempi attuali ritiene forse che quel modello di restaurazione possa essere applicato al mondo post Guerra Fredda nell’epoca della fine del XX secolo, a cavallo dell’inizio del XXI con la prospettiva di un “nuovo ordine mondiale” sotto l’egemonia della superpotenza USA.
In concreto la permanenza e l’ampliamento della NATO sotto il controllo nordamericano, la potenza insulare di questi tempi, aveva un obiettivo principale e due finalità secondarie. I due fini secondari sono: controllare la progressiva disintegrazione del potere centrale continentale russo e appoggiare lo Stato di Israele come “Stato tampone” nel Medio Oriente.
Queste due finalità secondarie sarebbero non raggiungibili se all’interno della stessa Europa si dovesse produrre una “alterazione della pace”. Questo significa se in questo spazio dovesse sorgere una potenza che consideri illegittimo l’attuale ordine della post guerra fredda. La presenza di una NATO allargata ad egemonia nordamericana è l’unica garanzia esistente per evitare l’insorgenza di fenomeni rivoluzionari, come lo furono la Francia napoleonica, nel secolo XIX e la Germania nazional socialista e la Russia sovietica nel XX secolo.  Questa guida americana dell’Europa viene ulteriormente rafforzata con l’apparizione di una serie di fenomeni esterni, terrorismo, rivoluzioni colorate, primavere arabe, ecc. che hanno l’effetto di catalizzare gli stati europei ad una osservanza sempre più stretta delle regole dettate dall’alleanza in uno sforzo di difesa comune sotto l’ombrello della NATO.
L’obiettivo prioritario quindi è quello di evitare che sorga una dissidenza europea, “rivoluzionaria”, che non voglia accettare il sistema gerarchico stabilito della “pax americana” e che, peggio ancora,  voglia rivendicare nuovamente la sovranità degli Stati in via di abolizione. Sempre che esista un singolo stato o un movimento politico che consideri oppressivo l’ordine internazionale o la forma della sua legittimazione. Una sua diffusa estensione  sarebbe pericolosa e destabilizzante per il nuovo assetto europeo. In tal caso non sarebbe un aggiustamento delle differenze all’interno di un dato sistema, ma il sistema stesso che verrebbe messo in questione. Le modifiche  all’ordine stabilito sono possibili, ma le stesse saranno concepite come manovre tattiche per consolidare posizioni con la prospettiva di un inevitabile confronto militare con il nemico esterno.
Il tratto distintivo dell’ordine consolidato  è quello di sentirsi minacciato   e di richiedere una totale mobilitazione con sospensioni delle libertà garantite e delle regole democratiche. All’orizzonte c’è sempre un nemico esterno che possa far giustificare determinate misure repressive.  Soltanto la sicurezza assoluta – la neutralizzazione dell’opponente- si considera una garanzia sufficiente, e pertanto il desiderio di una potenza di contare su una sicurezza assoluta significa insicurezza assoluta per tutte le altre.

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