8 novembre 2015

La storia del trasmettitore di Mykolaiv e dei buchi nella ionosfera.






Il trasmettitore di Mykolaiv e i buchi nella ionosfera


Grazie alla mailing list shortwavesites dedicata al mondo degli impianti di trasmissione broad casting in onde corte ho avuto la possibilità di scoprire un interessante articolo pubblicato a su Monitoring Times che racconta una storia poco nota sul mondo delle trasmissioni in Hf. L’autore dell’articolo è il canadese Rick Slobodian che ha raccolto questa storia quando si trovava per lavoro nel centro di trasmissione di Lviv a Krasne sempre in Ucraina nel 1998. Siamo negli anni settanta nell’impianto di trasmissione radio di Mykolaiv dove viene sperimentata una nuova modalità di emissione ad alta potenza “concentrata” in onde corte. Vengono utilizzati ben tre trasmettitori da 1000 kw in parallelo, per un totale di 3 Mw emessi. Viene costruita apposta una speciale antenna direttiva che utilizza ben tredici tralicci verticali orientati in una stressa curva come per formare una parabola per raggiungere un guadagno totale di 38 dB e una direttività molto stretta (circa 5–10 gradi). L’antenna vista dal satellite ha la forma di una vera e proprio parabola, con al centro una classica “curtain” a schiere di dipoli (una serie di dipoli filari orizzontali multipli sorretti tra due torri) e con i tredici tralicci che fanno da schermo riflettente. Come riferimento per le prove viene usata un’antenna curtain “normale” da 20 dB di guadagno e un trasmettitore da 1000 kw.

Il segnale di entrambe le antenne era diretto verso la zona di Washington/New York negli Stati Uniti. Il segnale è stato subito ricevuto molto facilmente durante la prima prova con entrambe le antenne attive con la potenza di 1000 kw. Aumentando la potenza dell’antenna direttiva a 2000 kw il primo riscontro è stato che l’intensità del segnale ricevuto da questo impianto a Washington iniziava a scendere. Aumentando ancora a 3000 kw il segnale in arrivo dall’Ucraina con l’antenna direttiva era praticamente sparito ed era molto difficile riceverlo. Che cosa può essere successo ??? Utilizzando i dati delle ionosonde e di alcuni satelliti scientifici in orbita nelle settimane seguenti si è riusciti a scoprire il mistero: secondo quanto riportato da Rick Slobodian utilizzando 3000 kw e un’antenna con una grande direttività e 38 dB di guadagno (con un potenza irradiata Erp di circa 11541 Kw) il segnale invece di rimbalzare sulla ionosfera e arrivare negli Stati Uniti creava quello che gli ucraini hanno chiamato un “buco” e veniva quindi spedito nello spazio con il risultato che a Washington non si riceveva più nulla. Il principio su cui si basa la propagazione in onde corte, attraverso il rimbalzo dei segnali nella ionosfera era così stato modificato. Si sono anche accorti che il “buco nella ionosfera” generato dalla trasmissione ad alta potenza influenzava i fronti meteorologi in avvicinamento nell’area del trasmettitore. Ulteriori test sono stati effettuati su diverse frequenze per capire l’influenza di questi buchi ionosferici utilizzando anche un secondo trasmettitore. Anche in questo caso il segnale ricevuto era instabile a causa sembra della mancanza di simmetria tra i salti nella ionosfera. L’articolo riporta poi di una successiva modifica all’antenna utilizzata per ampliarne la direttività (circa 30 gradi) e anche la frequenza (da 5.5 a 22.0 MHz) con il risultato di un minor guadagno (circa 29 dB).


Ecco l’antenna parabolica nelle foto d’archivio di Google Maps

Secondo Rick Slobodian dopo poco tempo il programma delle sperimentazione “alta potenza” venne cancellato ma una ventina degli ingegneri che ne avevano fatto parte sarebbero finiti a lavorare al progetto americano Haarp in Alaska dove allo stesso modo veniva utilizzato un potente trasmettitore onde corte (960 kW di potenza) a fini di ricerca scientifica sugli strati alti dell’atmosfera e della ionosfera e sullecomunicazioni radio per uso militare. Secondo le informazioni ufficiali HAARP è in grado di inviare una grande quantità di onde radio nella ionosfera, queste la riscaldano causando delle leggere perturbazioni, simili a quelle provocate dalla radiazione solare, ma notevolmente più deboli. Lo scopo è quello di studiare in che modo queste perturbazioni influiscono sulle comunicazioni a breve e a lunga distanza.  Nell’articolo di Rick Slobodian mancano purtroppo alcuni dati importanti, come la frequenza utilizzata per i test, ma rimane comunque una storia unica nel campo delle radiotrasmissioni. Utilizzando Google Maps si possono vedere facilmente dall’alto le antenne originali del test Mykolaiv (le foto sono del 2004 e si vedono solo su Google Earth usando queste coordinate 46 49 17.05 N 32 12 32.04 E) e quello che ne rimane oggi che permette comunque di intravedere ancora la forma “parabolica” del riflettore realizzato con ben tredici tralicci.


Quello che resta oggi dell’antenna del test di Mykolaiv.   medium.com

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