Super batterio resiste a tutti gli antibiotici, colpita donna negli Usa.




Per la prima volta negli Stati Uniti trovato in una donna una specie di «escherichia coli» che non reagisce neppure ai trattamenti più potenti. I primi casi già segnalati in Cina


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Per la prima volta è arrivato negli Stati Uniti un super-batterio resistente a qualsiasi tipo di antibiotici: a lanciare l’allarme gli scienziati del Dipartimento alla Difesa Usa, che hanno individuato la specie di «escherichia coli» nelle urine di una donna di 48 anni della Pennsylvania. Il dettaglio più allarmante è che l’agente patogeno in questione - spiega il rapporto pubblicato sulla rivista della Società americana di microbiologia «Antimicrobial Agents and Chemotherapy» -è resistente persino all’antibiotico di ultima generazione «colistin». La colistina infatti è considerata l’ultima spiaggia degli antibiotici e se un batterio riesce a sopravvivere anche a questa è impossibile fermarlo. Potrebbe essere, scrivono i media americani, «la fine della strada» per gli antibiotici.




«Il batterio degli incubi»
Il rapporto non rende nota la condizione della donna portatrice del batterio, ma spiega che esperti dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) stanno indagando sulle modalità in cui la paziente avrebbe contratto il micro-organismo. Tra le possibilità anche quella di una ospedalizzazione. Gli esperti del Cdc stanno lavorando con le autorità della Pennsylvania intervistando la paziente (che, secondo il New York Timesstarebbe bene) e i familiari per capire come la donna possa essere stata colpita dal batterio e identificare ulteriori contagiati. Questo particolare agente patogeno è stato definito dagli esperti «il batterio degli incubi», che in alcuni casi può arrivare ad uccidere il 50% delle persone che ne vengono contagiate. La scoperta - scrivono gli autori dello studio «preannuncia la comparsa di un batterio davvero resistente ai farmaci». Anche perché il Dna del «Super batterio», con il gene Mcr-1, può diffondersi rapidamente tra le specie. Secondo Thomas Frieden, direttore dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Usa: «La preoccupazione è alta. Possiamo dire che già oggi per alcuni pazienti l’armadietto dei medicinali è vuoto. Può essere la fine per gli antibiotici, se non agiamo con urgenza».



Perché i batteri diventano resistenti agli antibiotici
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Come si verifica la resistenza

Il primo allarme in Cina
Nel novembre scorso, la preoccupazione degli scienziati mondiali era scattata quando ricercatori cinesi ed inglesi avevano trovato batteri della razza resistente a «colistin» in maiali ed in alcune persone in Cina. La razza letale di escherichia coli - spiegano i media Usa - è stata successivamente individuatain altre zone dell’Europa. La scoperta anche in Usa, «ci sta mostrando che la strada di impiego degli antibiotici può essere arrivata quasi alla fine - ha detto oggi in una intervista ai media Usa, Thomas Friedman, direttore dei Cdc - una situazione in cui non abbiamo nulla da offrire a pazienti in reparti intensivi o con semplici infezioni urinarie». Per Gianni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di Sanità in caso della donna americana «non è una novità assoluta, ma il caso deve essere trattato con le dovute cautele e di certo la notizia desta una certa preoccupazione».
Il Report inglese: 10 milioni di morti entro il 2050
Del resto il tema della resistenza agli antibiotici è dibattuto da tempo e gli allarmi si sono susseguiti negli anni, diventando sempre più pressanti. È di pochi giorni fa l’allarme lanciato nel Regno Unito con un report del servizio sanitario britannico, secondo cui, se non cambierà velocemente qualcosa, entro il 2050 ci saranno 10 milioni di vittime ogni anno a causa della resistenza dei batteri agli antibiotici.
Cosa succede in Italia
La situazione sul fenomeno della resistenza agli antibiotici è molto seria anche in Italia che, a causa dell’abuso di antibiotici e al loro uso sbagliato, si trova al di sopra della media europea per la presenza dei «super batteri». In un terzo dei casi di infezioni ospedaliere sono coinvolti l’Escherichia coli e la Klebsiella (Gram negativi, e quest’ultima in Italia, risulta resistente agli antibiotici carbapenemici, di solito usati, almeno nel 33 per cento dei casi). Sono infezioni che hanno un tasso di mortalità che arriva al 50 per cento e possono provocare setticemie, polmoniti,infezioni delle vie urinarie e dei tessuti molli. Ed è proprio contro questi batteri ultraresistenti (Klebsiella in particolare) che si sta rivelando efficace la vecchia fosfomicina (era diventata ormai un farmaco generico, ma ora si ripresenta in fiale e a dosaggi elevati, una formulazione che da tempo non si trovava più in Italia), per tamponare situazioni difficili, rappresentate soprattutto dalle infezioni ospedaliere cosiddette da Gram negativi. Tutt’altro che rare, soprattutto in Italia. «Un’indagine condotta in Europa qualche tempo fa — spiega Gian Maria Rossolini, microbiologo all’Ospedale Careggi di Firenze — ha stimato che la prevalenza media di infezioni ospedaliere si aggira attorno al sei per cento: l’Italia supera questo valore e arriva al 6,3. Si parla, da noi, di circa 300 mila casi all’anno, con costi all’incirca di 500 milioni di euro».
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