4 maggio 2015

METALLI PESANTI!!! ATTENZIONE!!! Sindrome da Affaticamento Cronico e intossicazione da metalli pesanti: Pubblicato un importante studio dell’Università di Firenze

Una rivoluzionaria scoperta di un team di scienziati dell’Università di Firenze mette in relazione l’intossicazione da Cadmio con la Sindrome da Affaticamento Cronico
Il sito Ambientebio.it ha recentemente pubblicato un interessante studio medico-scientifico che evidenzia il legame fra inquinamento da metalli pesanti, in particolare il cadmio, alla Sindrome da Affaticamento Cronico, una patologia sempre più diffusa e per certi versi ancora oscura. Ne ha dato ampio risalto  il sito Tanker Enemy, da sempre molto attento a queste ricerche.
Conosciuta in ambito scientifico internazionale come Chronic Fatigue Syndrome,  è un disturbo dalle origine ancora non bene chiarite, che causa una spossatezza prolungata e debilitante nonché molteplici sintomi quali cefalea, faringite ricorrente, dolori muscolari ed alle articolazioni, disturbi del sonno, perdita di memoria, difficoltà di concentrazione e uno stato di malessere generale. Esserne colpiti, infatti, è un po’ come ritrovarsi all’improvviso con le batterie a terra, e non essere minimamente in grado di ricaricarle. I sintomi di questa patologia si protraggono in genere almeno per sei mesi, ma spesso nella realtà possono anche durare anni. Il più evidente di essi è proprio una soglia di affaticamento bassissima anche a fronte di sforzi fisici e mentali minimi. Chi soffre di questa sindrome prova, come ha evidenziato Paola Fantaguzzi in un suo articolo del 2012, un senso di spossatezza costante che non si riesce ad alleviare con il riposo, che si accentua dopo qualunque sforzo e che conduce, in tempi rapidi, a dover modificare radicalmente il proprio stile di vita. L’autorevole scienziato canadese Donald Scott, scomparso nel 2011, ipotizzò che la principale causa di questa sindrome fosse un determinato micoplasma geneticamente modificato e molto aggressivo, ma quasi sicuramente le cause ed i cofattori di una simile affezione sono molteplici. É comunque assodato che i metalli pesanti (in particolare alluminio, bario, stronzio, ferro, manganese) sono all’origine di molte patologie neurodegenerative, come del resto è altamente probabile che la dispersione di nanoparticolato metallico, attraverso le quotidiane e letali operazioni di geoingegneria clandestina,  sia la principale causa dell’incremento esponenziale e della sempre maggiore diffusione di queste affezioni e dell’abbassamento dell’età delle persone che ne vengono colpite.
Importanti novità scientifiche sono emerse recentemente proprio dall’Italia, in particolare per quanto riguarda il legame fra la Sindrome da Affaticamento Cronico ed i metalli pesanti. Uno studio internazionale, promosso dall’Università di Firenze ha infatti presentato nuove importanti ipotesi riguardo questa correlazione. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.
Un gruppo di ricerca della Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze, guidato dai Professor Gulisano e Ruggiero, ha recentemente pubblicato un articolo scientifico sulla prestigiosa rivista Medical Hypotheses dove si ipotizza per la prima volta una relazione tra esposizione al cadmio e questa sindrome, che è nota anche come Encefalomielite Malgica. Come hanno evidenziato questi scienziati, questa sindrome neurologica invalidante colpisce milioni di persone nel mondo e si calcola che in Italia i malati siano nell’ordine delle centinaia di migliaia, anche se purtroppo in molti di loro la patologia non è correttamente diagnosticata. Infatti la diagnosi risulta incerta, lunga e complessa e spesso i malati sono costretti a subire esami diagnostici per mesi e mesi prima di arrivare alla diagnosi. Come per molte affezioni neurodegenerative, le cause non sono note e la terapia, spesso soltanto palliativa, ha scarsi risultati. Il gruppo di ricerca fiorentino, nell’articolo pubblicato, ipotizza per la prima volta un legame tra la malattia ed esposizione al cadmio. Il cadmio è un metallo pesante cancerogeno molto diffuso nei paesi industrializzati, che deriva dall’inquinamento urbano, dal’incenerimento dei rifiuti, dai processi industriali, dal fumo di tabacco, e soprattutto dalla geoingegneria clandestina. I ricercatori fiorentini, dopo aver dimostrato i danni indotti dal cadmio sui neuroni umani, hanno messo a punto una tecnica ecografica semplice e priva di rischi che permette di studiare la corteccia cerebrale senza l’uso di radiazioni, in modo da evidenziare fenomeni di infiammazione o di danno encefalico nei pazienti affetti da Sindrome da Affaticamento Cronico e nei soggetti esposti al cadmio. In questa maniera, sarà possibile diagnosticare precocemente i danni neurotossici conseguenti all’esposizione al cadmio (ad esempio, nei fumatori o nelle persone che vivono in prossimità di aree inquinate, di impianti industriali o inceneritori) ed individuare i sintomi della patologia in modo da intervenire in modo tempestivo. Sarà anche possibile monitorare la malattia e la risposta alle diverse terapie in via di sperimentazione nel mondo, con l’auspicio di poter osservare una reversione del danno cerebrale. Il prestigio internazionale della rivista dove i ricercatori fiorentini hanno pubblicato lo studio è testimoniato dalla presenza nel comitato editoriale dei Premi Nobel Arvid Carlsson, John Eccles, Frank Macfarlane Burnet e Linus Pauling, e del pioniere della Filosofia della Scienza, Sir Karl Popper. L’articolo, reperibile sul sito della rivista Medical Hypotheses  è inoltre stato immediatamente inserito nel database della National Library of Medicine del Governo degli Stati Uniti d’America.
Come Fiorentino e come Italiano mi sento particolarmente orgoglioso del fatto che questo importante studio sia avvenuto nel mio Paese e nella mia Città e mi auguro che il lavoro di questi scienziati possa contribuire va sensibilizzare la popolazione sui seri rischi che un’esposizione ai metalli pesanti comporta per la nostra salute.
Nicola Bizzi

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