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6 marzo 2016

LA FINE DEL MATERIALISMO.

ATTENZIONE: Questo articolo cambierà per sempre le tue idee sulla materia e sul materialismo.



Premessa

Ho trovato questa analisi sulla materia nel web, e la riporto con qualche correzione. In questa analisi si dimostra SCIENTIFICAMENTE che la materia non esiste, e che tutto quello che ci circonda è energia e dati che il nostro cervello decodifica, ma per meglio dire, la nostra coscienza decodifica, perchè il cervello stesso è fatto di dati.
Nell'analisi si usa come sinonimo di "coscienza": anima, ma non si intende l'anima narrata dalla religione, ma quella narrata dai filosofi. La religione, come spiego molto bene nell'articolo: La Bibbia non Parla di Spiritualità, non parla di esseri astratti e spirituali, ma di esseri in carne ed ossa.
Buona lettura.



Che Il Mondo Abbia Origine Nel Nostro Cervello È Un Fatto Scientifico


Noi tutti riconosciamo di fare esperienza di tutte le caratteristiche individuali del mondo attraverso i nostri organi sensoriali. Le informazioni che ci giungono attraverso tali organi sono trasformate in segnali elettrici, che le singole aree del nostro cervello poi analizzano ed elaborano. Dopo che questo processo di interpretazione ha avuto luogo nel nostro cervello, noi saremo in grado, per esempio, di vedere un libro, gustare una fragola, sentire l’odore di un fiore, percepire la consistenza di un manufatto di seta, o udire le foglie agitarsi nel vento. Ci è stato insegnato che tocchiamo il tessuto che ricopre nostro corpo, che leggiamo un libro che è a 30cm di distanza da noi, che sentiamo l’odore di alberi che sono lontani da noi, che udiamo il movimento di foglie in alto sopra di noi. Tutto ciò, tuttavia, è nella nostra immaginazione. Tutte queste cose accadono nel nostro cervello. A questo punto ci troviamo di fronte a un altro fatto sorprendente: non esistono, di fatto, colori, voci o immagini nel nostro cervello. I segnali elettrici sono tutto ciò che si può trovare nel nostro cervello. Questa non è una speculazione filosofica. È una semplice descrizione scientifica del funzionamento delle nostre percezioni. Nel libro Mapping The Mind (Mappare la mente), Rita Carter descrive così il modo in cui noi percepiamo il mondo:

Ognuno [degli organi sensoriali] si è adattato in modo complesso per poter entrare in relazione con il proprio tipo di stimolo: molecole, onde o vibrazioni. Ma la risposta non risiede in questo fatto, perché nonostante la loro meravigliosa varietà, ogni organo di senso esegue sostanzialmente lo stesso compito: traduce il suo particolare tipo di stimolo in impulsi elettrici. Un impulso non è che un impulso. Non è il colore rosso, né le prime note della Quinta Sinfonia di Beethoven — è un bit di energia elettrica. Di fatto, più che discriminare un tipo di input sensoriale da un altro, gli organi sensoriali li rendono in realtà più simili. Tutti gli stimoli sensoriali, quindi, giungono al cervello sotto la forma, più o meno indifferenziata, di un flusso di impulsi elettrici creati dall’azione dei neuroni, a mo’ di domino, lungo un determinato percorso. Ecco tutto ciò che accade. Non c’è nessun riconvertitore che a un certo stadio muti nuovamente questa attività elettrica in onde luminose o in molecole. Ciò che rende un flusso visivo e un altro olfattivo dipende, piuttosto, da quali neuroni sono stimolati. Nota.1


In altre parole, tutte le nostre impressioni e percezioni del mondo (odori, rappresentazioni visive, sapori, ecc.) sono costituite dello stesso materiale, cioè di segnali elettrici. Inoltre, è il nostro cervello a dare un significato a tali segnali, e a interpretarli come sensi dell’olfatto, del gusto, della vista, dell’udito o del tatto. È straordinario che il cervello, costituito di carne umida, possa conoscere quale segnale elettrico deve essere interpretato come olfattivo e quale come visivo, e che possa trasformare lo stesso materiale in diverse sensazioni e impressioni.
Occupiamoci ora dei nostri organi sensoriali, e di come ognuno di essi percepisce il mondo.



Non sono i nostri occhi a vedere, ma è il nostro cervello


A causa dell’indottrinamento cui siamo soggetti nel corso della nostra vita, immaginiamo di vedere l’intero mondo con i nostri occhi. Finiamo quindi per concludere, di solito, che i nostri occhi siano le finestre che si aprono al mondo. La scienza, però, ci mostra che non vediamo attraverso i nostri occhi. I milioni di cellule nervose presenti negli occhi sono responsabili della comunicazione al cervello di un messaggio, come lungo un cavo elettrico, per far sì che il “vedere” abbia luogo. Se analizziamo le conoscenze che ci sono state fornite nella scuola superiore, diventa più facile capire la realtà della visione.
La luce che viene riflessa da un oggetto attraversa la lente dell’occhio e produce un’immagine rovesciata sulla retina, nella parte posteriore dell’occhio. Dopo alcune operazioni chimiche portate a termine dai coni e dai bastoncelli presenti sulla retina, tale immagine diventa un impulso elettrico. Questo impulso è in seguito inviato attraverso le connessioni del sistema nervoso alla parte posteriore del cervello. Il cervello trasforma questa corrente in un’immagine tridimensionale provvista di significato.
Per esempio, quando guardate i bambini giocare nel parco, non vedete i bambini e il parco con i vostri occhi, perché l’immagine di questa scena non si costituisce davanti ai vostri occhi, ma nella parte posteriore del cervello.
Nonostante la semplice spiegazione che abbiamo dato, in verità la fisiologia della visione è una operazione straordinaria. Senza fallo, la luce viene trasformata in segnali elettrici e, in seguito, questi segnali elettrici rivelano un mondo di colore, di luce, tridimensionale. R. L. Gregory, nel suo libro Occhio e cervello, riconosce questo fatto significativo, e spiega questa incredibile struttura:

Abbiamo piccole immagini rovesciate negli occhi, e vediamo oggetti concreti distinti nello spazio che ci circonda. Data la struttura della stimolazione sulla retina, noi percepiamo il mondo degli oggetti, e ciò è proprio un miracolo. Nota.2


Tutti questi fatti ci portano alla stessa conclusione. Nel corso della nostra vita, presumiamo sempre che il mondo esista al di fuori di noi. Il mondo, però, è dentro di noi. Sebbene pensiamo che il mondo si estenda fuori di noi, esso è nella parte più piccola del nostro cervello. Per esempio, il dirigente di un’azienda può pensare che l’edificio della compagnia, la sua auto nel parcheggio, la sua casa sulla spiaggia, il suo yacht, e tutte le persone che lavorano per lui, i suoi avvocati, la sua famiglia, e i suoi amici, siano al di fuori del suo corpo. Tutte queste cose, però, non sono che mere immagini che si sono costituite nel suo cranio, in una piccolissima parte del suo cervello.
Egli ne è inconsapevole e, anche se lo sapesse, non si prenderebbe il disturbo di pensarci. Se, in piedi orgoglioso accanto alla sua lussuosa auto ultimo modello, il vento soffiasse un po’ di polvere o un piccolo oggetto nei suoi occhi, lui potrebbe delicatamente fregarsi dove gli prude, aprire gli occhi e notare che gli “oggetti materiali” che aveva visto si sono capovolti o mossi verso i lati. Potrebbe allora rendersi conto del fatto che gli oggetti materiali visti nell’ambiente non sono stabili.


Ciò dimostra che ogni persona nel corso della propria vita vede tutto all’interno del proprio cervello, e che non è possibile entrare in contatto con quei particolari oggetti materiali che si suppone siano la causa delle proprie esperienze. Le immagini che vediamo sono copie, nel nostro cervello, di oggetti che presumiamo esistano al di fuori di noi. Non siamo in grado di sapere fino a che punto tali copie assomiglino agli originali, né tantomeno se gli originali esistano.
Sebbene il professore di psichiatria tedesco Hoimar Von Ditfurth sia un materialista, riconosce questo fatto concernente la realtà scientifica:

Non ha importanza come poniamo il dibattito, il risultato non cambia.Ciò che sta di fronte ai nostri occhi nella sua pienezza e ciò che vedono i nostri occhi non è il “mondo”. È solo un’immagine, una somiglianza, una proiezione la cui associazione con l’originale può essere discussa. Note.3

Per esempio, quando si osserva la stanza in cui si è seduti, ciò che si vede non è la stanza al di fuori, ma una copia della stanza che esiste nel proprio cervello. Non si potrà mai percepire la stanza originale mediante i propri organi sensoriali.



Come può un’immagine luminosa e colorata apparire nel buio del tuo cervello ?

C’è un altro fatto che non dovrebbe essere trascurato; la luce non può attraversare il cranio. L’area fisica in cui il cervello si trova è completamente buia, e la luce non ha la possibilità di penetrarvi. Però, per quanto possa apparire incredibile, è possibile osservare un mondo luminoso e colorato in questa completa oscurità. La bellezza naturale, piena di colore, i paesaggi luminosi, tutti i toni del verde, i colori della frutta, le forme dei fiori, la luminosità del sole, le persone che camminano in una strada trafficata, le auto veloci nel traffico, i vestiti in un centro commerciale - tutto ciò è creato nel buio del cervello -.
Immagina un barbecue acceso davanti a te. Puoi sederti e guardare il fuoco a lungo, ma per tutto il tempo, il tuo cervello non entra in nessun modo in relazione con la luce, la luminosità o il calore originali del fuoco. Persino quando ne senti il calore e ne vedi la luce, l’interno del tuo cervello rimane buio e mantiene una temperatura costante. È un assoluto mistero che, nell’oscurità, i segnali elettrici si mutino in immagini colorate e luminose. Chiunque ci pensi a fondo sarà stupefatto da questo fenomeno meraviglioso.







Anche la luce si forma nel nostro cervello


Nel discutere ciò che la scienza ha scoperto sulla visione, abbiamo parlato del fatto che la luce che riceviamo dall’esterno dà origine all’attività delle cellule dell’occhio, e che tale attività costituisce una struttura da cui emergono le nostre esperienze visive. C’è, però, un altro fatto che dobbiamo discutere: la luce, come la percepiamo, non è fuori dal nostro cervello. Anche la luce che conosciamo e comprendiamo, si forma all’interno del nostro cervello. Ciò che chiamiamo luce nel mondo esterno, che si suppone sia fuori dal nostro cervello, consiste di onde elettromagnetiche e particelle di energia chiamate fotoni. Quando queste onde elettromagnetiche o fotoni giungono alla retina, la luce, quella di cui abbiamo esperienza, inizia ad avere origine. Questo è il modo in cui la luce è descritta in termini fisici:

Il termine “luce” è usato per indicare onde elettromagnetiche e fotoni. Lo stesso termine è usato in fisiologia, a indicare l’impressione di cui una persona fa esperienza quando le onde elettromagnetiche e i fotoni colpiscono la retina dell’occhio. Sia in termini oggettivi che in termini soggettivi, la “luce” è una forma di energia che ha origine nell’occhio di una persona, e di cui una persona diventa consapevole attraverso la retina per gli effetti della visione. Nota.4

Di conseguenza, la luce nasce come risultato degli effetti causati in noi dalle onde elettromagnetiche e dalle particelle. In altre parole, non c’è una luce fuori dal nostro corpo che crea la luce nel nostro cervello. C’è solo energia. E quando questa energia entra in contatto con noi, vediamo un mondo colorato, splendente, pieno di luce.




Anche i colori hanno origine nel nostro cervello


Sin dalla nascita entriamo in relazione con un ambiente colorato e vediamo un mondo colorato. Non c’è però un singolo colore nell’universo. I colori prendono forma nel nostro cervello. All’esterno ci sono solo onde elettromagnetiche con diverse ampiezze e frequenze. Ciò che entra in contatto con il nostro cervello è l’energia prodotta da queste onde, che noi chiamiamo “luce”, sebbene essa non sia la luce che conosciamo come splendente e luminosa. Essa è pura e semplice energia. Quando il nostro cervello interpreta questa energia misurando le diverse frequenze delle onde, vediamo i “colori”. In verità, il mare non è blu, l’erba non è verde, il terreno non è marrone e i frutti non sono colorati. Essi appaiono così per il modo in cui li percepiamo nel nostro cervello. Daniel C. Dennett, noto per il suoi libri sul cervello e sulla coscienza, riassume questo fatto universalmente accettato:
Il giudizio comune è che la scienza moderna ha eliminato il colore dal mondo fisico, sostituendolo con radiazioni elettromagnetiche, prive di colore, di varie lunghezze d’onda. Nota.5

In Il cervello e le sue meraviglie, R. Ornstein e R. F. Thompson hanno descritto così il modo in cui i colori prendono forma.
Il “colore” in sé non esiste nel mondo; esiste solo nell’occhio e nel cervello di colui che vede. Gli oggetti riflettono tante diverse lunghezze d’onda della luce, ma queste onde luminose non hanno in sé colore. Nota.6

Per capire la ragione di questo fatto, dobbiamo analizzare il modo in cui vediamo i colori. La luce proveniente dal sole giunge a un oggetto, e ogni oggetto riflette la luce in onde di diverse frequenze. Questa luce di frequenza variabile giunge all’occhio. (si ricordi che il termine “luce” usato qui si riferisce in realtà alle onde elettromagnetiche e ai fotoni, non alla luce che prende forma nel nostro cervello). La percezione del colore inizia nei coni della retina. Sulla retina ci sono tre tipi di coni, ognuno dei quali reagisce a diverse frequenze della luce. Il primo gruppo è sensibile alla luce rossa, il secondo è sensibile alla luce blu e il terzo è sensibile alla luce verde. Per ogni diverso livello di stimolazione di questi gruppi di coni, si costituiscono milioni di colori diversi. La luce che giunge ai coni, però, non può costituire i colori di per sé. Come spiega Jeremy Nathans della John Hopkins Medical University, le cellule dell’occhio non formano i colori:
Tutto ciò che un singolo cono può fare è catturare la luce e dire qualcosa sulla sua intensità. Non dice nulla riguardo al colore. Nota.7





I coni trasformano l’informazione che ricevono sui colori in segnali elettrici grazie ai loro pigmenti. I neuroni connessi con tali cellule trasmettono questi segnali elettrici a un’area speciale del cervello. Il luogo dove, nel corso della nostra vita, vediamo un mondo pieno di colore, è questa area specializzata del cervello.
Ciò dimostra che non ci sono colori o luce al di là del nostro cervello. C’è solo energia che si diffonde sotto forma di onde elettromagnetiche e particelle. Sia il colore che la luce esistono nel nostro cervello. Noi non vediamo, in realtà, una rosa rossa come rossa semplicemente perché è rossa. L’interpretazione, da parte del nostro cervello, dell’energia che perviene ai nostri occhi, ci porta a percepire che la rosa è rossa.
Il daltonismo è prova del fatto che i colori prendono forma nel nostro cervello. Una piccola lesione della retina può causare il daltonismo. Una persona che soffre di daltonismo non è in grado di distinguere il rosso dal verde. Se un oggetto esterno è dotato o meno di colore non ha importanza, perché la ragione per cui noi vediamo gli oggetti colorati non è il loro essere colorati. Ciò ci porta alla conclusione che tutte le qualità che noi pensiamo appartengano all’oggetto non sono nel mondo esterno, ma nel nostro cervello. Tuttavia, dal momento che non saremo mai in grado di andare al di là delle nostre percezioni e di entrare in contatto con il mondo esterno, non potremo mai neppure provare l’esistenza di materia e colori. Il famoso filosofo Berkeley, riconosce questo fatto con le parole che seguono:
Se le stesse cose possono essere rosse e calde per alcuni e il contrario per altri, ciò significa che siamo sotto l’influenza di idee erronee, e che le “cose” esistono solo nel nostro cervello. Nota.8





Sentiamo ogni tipo di suono nel nostro cervello


Anche il processo uditivo opera in un modo simile a quello visivo. In altre parole, sentiamo i suoni nel nostro cervello nello stesso modo in cui percepiamo la visione del mondo esterno nel nostro cervello. L’orecchio cattura i suoni intorno a noi e li trasmette all’orecchio medio. L’orecchio medio amplifica le vibrazioni sonore e le porta all’orecchio interno. L’orecchio interno trasforma queste vibrazioni sonore in segnali elettrici, sulla base della loro frequenza e intensità, e poi le trasmette al cervello. Questi messaggi all’interno del cervello vengono poi trasferiti all’area uditiva, dove i suoni vengono interpretati. Perciò, il processo uditivo ha luogo nel centro dell’udito essenzialmente nello stesso modo in cui il processo visivo ha luogo nel centro della visione. I suoni reali non esistono quindi al di fuori del nostro cervello, anche se ci sono vibrazioni fisiche che chiamiamo onde sonore. Queste onde sonore non vengono trasformate in suoni all’esterno o all’interno delle nostre orecchie, ma piuttosto nel nostro cervello. Come il processo visivo non è eseguito dai nostri occhi, così nemmeno le nostre orecchie operano il processo uditivo. Per esempio, quando si discorre con un amico o un’amica, se ne osserva l’immagine nel proprio cervello, e se ne sente la voce nel proprio cervello. Quando la scena prende forma nel cervello, si ha un forte senso delle tre dimensioni, e anche la voce dell’amico sarà udita con un simile senso di profondità. Per esempio, si potrebbe vedere l’amico a una grande distanza, oppure seduto alle proprie spalle; nello stesso modo se ne sente la voce come proveniente da lui, da un luogo vicino o da dietro. La voce dell’amico, però, non è lontana o alle spalle. È nel cervello.


La straordinarietà della reale natura del suono che si ode non è limitata a questo. Il cervello è in realtà isolato sia rispetto alla luce che rispetto al suono. Il suono, di fatto, non entra mai in contatto con il cervello. Perciò, malgrado il volume dei suoni uditi, l’interno del cervello è in realtà molto silenzioso. Si odono, però, dei rumori, delle voci per esempio, molto chiaramente nel cervello. Essi sono così distinti che una persona in salute li ode senza difficoltà o distorsioni. Si ode la sinfonia di un’orchestra nel proprio cervello, il quale è isolato acusticamente; si possono udire tutti i suoni in un ampio spettro di frequenze e decibel che va dal suono delle foglie al suono dei jet. Quando ci si reca a un concerto del proprio cantante preferito, i suoni bassi e alti che riempiono lo stadio intero si costituiscono nel profondo silenzio del cervello. Quando si canta da soli ad alta voce se ne ode il suono nel cervello. Se, in quel momento, si avesse però la possibilità di registrare il suono nel proprio cervello con un registratore, si udirebbe solo silenzio. Questo è un fatto straordinario. I segnali elettrici che giungono al cervello sono uditi nel proprio cervello come suoni, per esempio il suono di un concerto in uno stadio affollato.



SEBBENE LE PERSONE SUPPONGANO L’ESISTENZA DI UN MONDO MATERIALE AL DI FUORI DEL NOSTRO CERVELLO, LA LUCE, IL SUONO, E I COLORI NON ESISTONO; ESISTE SOLO L’ENERGIA


Nonostante sia stato scientificamente provato che tutte le nostre sensazioni prendono forma all’interno del nostro cervello, alcuni ancora sostengono che gli originali delle immagini che vediamo esistono fuori di esso. Non saranno mai in grado, però, di provare questa affermazione. Inoltre, sebbene pensino che la materia esista fuori dal loro cervello, come si è detto prima, la luce, il suono e i colori non esistono fuori dal nostro cervello. La luce esiste solo sotto forma di onde di energia e pacchetti di energia, e noi diventiamo consapevoli della luce solo quando questa colpisce la retina. Analogamente, non c’è nessun suono. Ci sono solo onde di energia. Il suono prende forma solo quando queste onde di energia raggiungono il nostro orecchio e sono in seguito trasmesse al nostro cervello. Non c’è nemmeno il colore, all’esterno. Quando diciamo “non c’è nessun colore” qualcuno potrebbe pensare a una scena in nero, bianco o grigio. Di fatto, anche questi sono colori. Nel mondo esterno al nostro cervello non esistono nemmeno il nero, il bianco e il grigio. Esistono solo onde di energia che variano in intensità e frequenza, e queste onde di energia sono convertite in colori solo tramite le cellule dell’occhio del cervello.
La fisica quantistica è un’altra branca della scienza che mostra quanto le affermazioni a favore dell’esistenza della materia siano ingiustificate. La verità più importante scoperta dalla fisica quantistica, che lascia i materialisti senza parole, è che la materia è vuota al 99.9999999%. Nei suoi studi di fisica e psicologia, Peter Russell descrive spesso la coscienza umana. In un saggio adattato da un suo libro, From Science To God (Dalla scienza a Dio), Russell spiega così questa verità:

Si prendano, per esempio, le nostre idee per quanto riguarda la natura della materia. Per duemila anni si è pensato che gli atomi fossero piccole palline di materia solida – un modello chiaramente tratto dall’esperienza quotidiana. Poi, quando i fisici scoprirono che gli atomi sono composti di particelle più elementari, subatomiche (elettroni, protoni, neutroni e così via), il modello diventò quello di un nucleo centrale circondato da elettroni in orbita – di nuovo un modello basato sull’esperienza.
Un atomo può essere piccolo, un mero miliardesimo di un pollice, ma queste particelle subatomiche sono centinaia di migliaia di volte più piccole. Si immagini il nucleo di un atomo ingrandito fino ad avere la grandezza di un chicco di riso. L’intero atomo sarebbe allora della grandezza di uno stadio di football, e gli elettroni sarebbero altri chicchi di riso che svolazzano intorno agli stand. Come pose la questione il fisico inglese dell’inizio del ventesimo secolo, Sir Arthur Eddington “la materia è per la maggior parte spazio vuoto e spettrale” - 99.9999999 per cento spazio vuoto, per essere un po’ più precisi.
Con l’avvento della teoria dei quanti, fu scoperto che anche queste stesse minuscole particelle subatomiche sono molto lontane dall’essere solide. Di fatto, non sono per nulla come la materia – almeno non sono nulla di simile alla materia come la conosciamo. Non possono essere individuate né misurate precisamente. Sono più come nuvole confuse di esistenza potenziale, senza una posizione chiara. Il più delle volte sembrano più onde che particelle.
[Peter Russell, The Mystery of Consciousness and the Meaning of Light (Il mistero della coscienza e il significato della luce), 12 ottobre 2000, http://www.arlingtoninstitute.org/futureedition/From_Science-To-God.htm]

Possiamo quindi vedere che, mentre molti sostengono che ciò che vedono nel loro cervello esiste fuori di loro, la scienza ci mostra che, al di là dei confini del nostro cervello, ci sono solo onde di energia e pacchetti di energia. Al di là del nostro cervello non ci sono né luce, né suono né colore. Inoltre, gli atomi e le particelle subatomiche che costituiscono un materiale sono in realtà gruppi slegati di energia. Ne risulta che sebbene alcuni credano nell’esistenza della materia, essa è fatta di spazio.




Ogni odore si trova nel cervello


Se si chiedesse a qualcuno come sente gli odori intorno a lui, probablimente risponderebbe “con il mio naso”. Questa risposta, però, non è quella corretta, anche se alcuni concluderebbero subito che sia la verità. Gordon Shepherd, un professore di neurologia dell’università di Yale, spiega perché ciò non è corretto: “Crediamo di sentire gli odori con il nostro naso, [ma] ciò è un po’ come dire che udiamo con i lobi delle nostre orecchie”  Nota.9
Il nostro senso dell’olfatto funziona con un meccanismo analogo agli altri nostri organi sensoriali. Di fatto, l’unica funzione del naso è la sua capacità di agire come canale di assorbimento per le molecolole dell’odore. Le molecole volatili come la vaniglia, o il profumo di una rosa, giungono a dei recettori situati sulla peluria in una parte del naso chiamata epitelio e interagiscono con essi. Il risultato dell’interazione delle molecole dell’odore con l’epitelio giunge al cervello come segnale elettrico. Questi segnali elettrici sono poi percepiti come un profumo dal cervello. Quindi, tutti gli odori che interpretiamo come piacevoli o spiacevoli sono semplici percezioni che vengono generate nel cervello dopo che l’interazione con le molecole volatili è stata mutata in segnali elettrici. La fragranza del profumo, di un fiore, di un cibo che piace, del mare – in breve tutti gli odori che possono piacere o non piacere – sono percepiti nel cervello. Le molecole dell’odore, però, non giungono mai davvero al cervello. Nel nostro senso dell’olfatto, sono solo i segnali elettrici a giungere al cervello, come accade con i suoni e le immagini.
Di conseguenza, un odore non viaggia in nessuna particolare direzione, perché tutti gli odori sono percepiti dal centro dell’olfatto nel cervello. Per esempio, l’odore di una torta non viene dal forno, nello stesso modo in cui l’odore della pietanza non viene dalla cucina. Analogamente, l’odore del caprifoglio non viene dal giardino e l’odore del mare, un po’ lontano da te, non proviene dal mare. Tutti questi odori sono sentiti in un certo punto, in un relativa area cerebrale. Non c’è concetto di destra o sinistra, davanti o dietro, al di fuori di questo centro sensoriale. Sebbene ognuna delle sensazioni sembri aver luogo con diversi effetti, e possa sembrare provenire da diverse direzioni, tutte di fatto accadono all’interno del cervello. Si presume che gli odori che si trovano nel centro dell’olfatto del cervello siano gli odori degli oggetti materiali esterni. L’immagine della rosa, però, è generata nel centro della visione e il suo odore è generato nel centro dell’olfatto. Se anche ci fosse un odore reale all’esterno, non si potrebbe mai entrare in contatto con il suo originale.
George Berkeley, un filosofo che ha compreso l’importanza di questa verità, afferma “In principio, si pensava che colori, odori, ecc., ‘esistessero realmente’, ma in seguito tali opinioni furono abbandonate, e fu compreso che essi esistono esclusivamente come dipendenti dalle nostre sensazioni”.
Può essere istruttivo prendere in esame i sogni al fine di comprendere il fatto che un odore è solo una sensazione. Quando si sogna, nello stesso modo in cui le immagini sono viste molto realisticamente, anche gli odori sono percepiti come fossero reali. Per esempio, una persona che nel suo sogno va al ristorante, può scegliere la sua cena tra gli odori dei cibi sul menu; sognando una gita al mare si sente distintamente l’odore del mare, e sognando un giardino di margherite si farebbe esperienza, nel sogno, del piacere dei magnifici profumi. Similmente, sognando di andare in un negozio di profumi e di scegliere un profumo, si sarebbe in grado di distinguere tra gli odori dei profumi, uno a uno. Tutto, nel sogno, è così realistico che quando ci si sveglia si può essere colti di sorpresa da questa circostanza.


Di fatto, non è necessario analizzare i sogni per comprendere l’argomento. Basta anche solo immaginare una delle situazioni citate, come l’esempio delle margherite. Se ci si concentra sulla margherita, si può avere l’impressione di essere consapevoli del suo profumo, anche se non è lì. Il profumo, in questo momento, si trova nel cervello. Se vuoi visualizzare tua madre nella tua mente, puoi vederla nella tua mente, anche se non è lì di fronte a te; nello stesso modo puoi immaginare l’odore del giglio, anche se non è lì.
Michael Posner, uno psicologo, e Marcus Raichle, un neurologo dell’università di Washington, parlano del problema di come la visione e gli altri sensi si formino anche in assenza di stimoli esterni:
Apri gli occhi, e una scena riempie il tuo panorama senza sforzo; chiudi gli occhi e pensa a quella scena, e puoi richiamarne l’immagine, certamente non tanto vivida, nitida o completa come una scena che si veda con i propri occhi, ma tale comunque da coglierne le caratteristiche essenziali della scena. In entrambi i casi, un’immagine della scena prende forma nella mente. L’immagine che si è costituita da reali esperienze visive viene chiamata “percetto”, per distinguerla da un’immagine immaginata. Il percetto prende forma come risultato della luce che colpisce la retina e invia segnali che sono ulteriormente elaborati nel cervello. Ma in che modo accade che possiamo creare un’immagine quando non c’è luce che colpisca la retina e invii tali segnali ?  Nota.10
Non c’è bisogno di una fonte esterna per costituire un’immagine nella mente. La stessa circostanza vale per il senso dell’olfatto. Nello stesso modo in cui si è consapevoli, nei sogni o nell’immaginazione, di un odore che non esiste realmente, non si può essere sicuri se questi oggetti, di cui se ne sente l’odore nella vita reale, esistano all’esterno di noi. Anche presumendo che questi oggetti esistano al di fuori di noi, non è possibile mai entrare in relazione con gli oggetti originali.





Ogni sapore si trova nel cervello

Si può parlare del senso del gusto in maniera simile a quella in cui abbiamo parlato degli altri organi sensoriali. Il gusto è causato da piccole papille poste sulla lingua e nella gola. La lingua può riconoscere quattro diversi gusti, amaro, aspro, dolce, salato. Le papille gustative, in seguito a una catena di processi, trasformano l’informazione sensoriale in segnali elettrici che poi trasferiscono al cervello. In seguito, questi segnali sono percepiti dal cervello come gusti. Il gusto di cui si ha esperienza quando si mangia una torta, uno yogurt, un limone o un frutto è, in verità, un processo di interpretazione di segnali elettrici nel cervello.
L’immagine di una torta sarà associata al gusto dello zucchero. Ciò avviene nel cervello e tutto quanto è percepito è relativo alla torta che piace tanto. Il gusto di cui si è consci dopo aver mangiato la torta con grande appetito, non è altro che un effetto generato nel cervello da segnali elettrici. Si è consapevoli esclusivamente di ciò che il cervello interpreta degli stimoli esterni. Non si può mai entrare in contatto con l’oggetto originale; per esempio non si può vedere, odorare, gustare il cioccolato reale di per se stesso. Se i nervi del gusto nel cervello fossero recisi, sarebbe impossibile che il gusto di qualsiasi cibo mangiato raggiungesse il cervello, e si perderebbe completamente il senso del gusto. Il fatto che i gusti di cui si è consapevoli appaiano straordinariamente reali, di certo non dovrebbe trarre in inganno. Questa è la spiegazione scientifica della questione.




Anche il senso del tatto si trova cervello


Il senso del tatto è uno dei fattori che impedisce alle persone di convincersi della verità succitata per cui il senso della vista, dell’udito e del gusto si trovano all’interno del cervello. Per esempio, se si dicesse a qualcuno che vede un libro nel suo cervello, egli, se non ci pensasse attentamente, risponderebbe “Non può essere che io veda il libro nel mio cervello - guarda, lo sto toccando con la mia mano”. Oppure, se si dicesse “Non possiamo sapere se l’originale di questo libro esista o meno come oggetto materiale esterno”, di nuovo la stessa persona dalla mentalità superficiale potrebbe rispondere “No, guarda, lo sto tenendo in mano e ne sento la durezza - non è una percezione ma un’esistenza che ha realtà materiale”
C’è un fatto, però, che persone del genere non riescono a capire, o che forse semplicemente ignorano. Anche il senso del tatto si trova nel cervello tanto quanto tutti gli altri sensi. Ciò a dire che, quando si tocca un oggetto materiale, si sente se è duro, morbido, umido, appiccicoso o serico nel cervello. Gli effetti che provengono dai polpastrelli sono trasmessi al cervello sotto forma di segnali elettrici e questi segnali sono percepiti nel cervello come senso del tatto. Per esempio, quando si tocca una superficie ruvida, non è possibile sapere in alcun modo se la superficie è, in verità, davvero ruvida, o la sensazione reale data da una superficie ruvida. Questo perché non si può in alcun entrare in contatto con l’originale di una superficie ruvida. La conoscenza che si ha del contatto con una superficie ruvida è l’interpretazione data dal cervello a determinati stimoli.


Una persona, mentre discorre con un caro amico bevendo una tazza di tè, immediatamente lascia cadere la tazza quando si brucia la mano con la tazza bollente. In verità, però, quella persona avverte il calore della tazza nella mente, non sulla mano. La stessa persona visualizza l’immagine della tazza di tè nella mente, dove anche ne sente l’odore e il gusto. Quest’uomo, però, non si rende conto che il tè che sta gustando è in realtà una sensazione nel suo cervello. Egli presuppone che il bicchiere esista al di fuori di lui, e parla con il suo amico, la cui immagine si trova, anch’essa, all’interno del suo cervello. Di fatto, questo è un caso straordinario. L’ipotesi di toccare il bicchiere originale e di bere il tè originale, che sembra essere giustificata dalla sua impressione della durezza e del calore della tazza e del gusto e dell’odore del tè, mostra la stupefacente chiarezza e perfezione delle sensazioni che esistono all’interno del cervello. Questa importante verità, che necessita di un attento esame, è espressa da un filosofo del ventesimo secolo, Bertrand Russell:

Per quanto riguarda la sensazione tattile che abbiamo quando facciamo pressione sul tavolo con le dita, questa è un’interferenza elettrica e dei protoni sui polpastrelli, prodotta, secondo la fisica moderna, dalla vicinanza degli elettroni e dei protoni all’interno del tavolo. Se la stessa interferenza sulla punta delle dita si verificasse in qualunque altro modo, ne dovremmo avere la sensazione, independentemente dalla presenza del tavolo. Nota.11

Il fatto che Russell discute qui è estremamente importante. Di fatto, se i polpastrelli vengono stimolati in modo differente, è possibile avere delle impressioni completamente diverse. Come si mostrerà più avanti in dettaglio, questo può oggi essere conseguito mediante simulatori meccanici. Con l’apporto di un guanto speciale, una persona può provare la sensazione di accarezzare un gatto, stringere la mano a qualcuno, lavarsi le mani, o toccare un materiale duro, anche in assenza di queste cose. In verità, ovviamente, nessuna di queste sensazioni rappresenta cose esistenti nel mondo reale. Ciò fornisce una prova ulteriore del fatto che tutte le sensazioni provate da un essere umano prendono forma nella mente.



Non possiamo in alcun modo entrare in contatto con l’originale del mondo che si trova nel nostro cervello

Come è stato dimostrato, tutto ciò di cui facciamo esperienza, che vediamo, udiamo, e di cui abbiamo impressioni nel corso della nostra vita, si trova nel nostro cervello. Per esempio, qualcuno che guarda fuori dalla finestra seduto su una poltrona sente la durezza della stessa e la scivolosità del materiale di cui essa è composta nel suo cervello. L’odore del caffè proveniente dalla cucina si trova nella mente, non in quel luogo un po’ distante che è la cucina. Il panorama del mare, con gli uccelli e gli alberi che contempla dalla finestra sono tutte immagini costituitesi nel cervello. Anche l’amico che sta servendo il caffè, e il gusto del caffè, esistono nel cervello. In breve, chi, seduto nel suo soggiorno, guarda fuori dalla finestra, in verità osserva il suo soggiorno e il panorama su uno schermo nel suo cervello. Ciò che un essere umano descriverebbe come “la mia vita” è una collezione di tutte le percezioni riunite in maniera sensata e osservate su uno schermo nel cervello. Non si può in alcun modo uscire dal proprio cervello.
Non è in alcun modo possibile conoscere la reale natura del mondo materiale originale esterno al cervello. Non possiamo sapere se l’originale, per esempio il verde di una foglia, corrisponda a come lo percepiamo. Parimenti, non possiamo in alcun modo scoprire se un dessert è davvero dolce o se questo è solo il modo in cui il cervello lo percepisce. Si immagini, per esempio, un paesaggio che si è visto in passato. Per quanto non ci stia è di fronte, lo si vede nel cervello. Rita Carter, autrice di testi scientifici, afferma che non è realmente possibile vedere l’originale quando si osserva un volto o un panorama, ma un’interpretazione dell’originale o una versione che ne è una completa ricostruzione. Aggiunge che per quanto perfetta possa essere la riproduzione di queste copie, saranno comunque diverse o inferiori rispetto all’originale.
Lo stesso accade quando si contempla un paesaggio. Non c’è di fatto differenza tra l’immaginare un paesaggio quando esso è ormai lontano e il vederlo da vicino. Perciò, quando si contempla un panorama in realtà ciò che si vede non è che una versione costruita nel cervello, non l’originale.
Chiunque consideri ciò attentamente coglierà la verità in maniera chiara. Una persona che lo ha fatto, George Berkeley, esprime tale verità nel suo Trattato sui principi della conoscenza umana:

Con la vista ricevo le idee di luce e colori, nelle loro molteplici gradazioni e variazioni. Con il tatto percepisco il duro e il soffice, il caldo e il freddo, il movimento e la resistenza… L’olfatto mi fa conoscere gli odori; il palato i sapori; l’udito mi comunica i suoni… E quando si nota che tanti di questi aspetti si accompagnano, avviene che gli si dà un nome, e che vengano considerati come una cosa sola. Perciò, per esempio, se si nota che un certo colore, sapore, odore, una certa forma e consistenza si ritrovano insieme, ci si riferisce a essi come a un oggetto preciso, che si denota con il nome mela; altri raggruppamenti di idee costituiscono una pietra, un albero, un libro e altre simili cose sensibili… Nota.12

La verità che Berkeley esprime con queste parole è questa: noi definiamo un oggetto interpretando le diverse sensazioni di cui abbiamo esperienza nel cervello. Come nel caso del suo esempio, il sapore e l’odore di una mela, la sua durezza e rotondità e quelle sensazioni collegate alle sue altre qualità sono percepite dal nostro cervello come un intero che noi percepiamo quindi come una mela. Non possiamo, però, mai entrare in relazione con l’originale della mela, ma solo con la nostra percezione di essa. Ciò che possiamo vedere, odorare, gustare, toccare o udire sono solo copie all’interno del cervello.
Quando si considera tutto ciò che è stato finora discusso, la verità si rivela in tutta chiarezza. Per esempio:

- Se possiamo vedere una strada piena di luci colorate e tutti i colori con le loro splendenti sfumature nel cervello, dove non c’è luce reale, allora vediamo copie di insegne, luci, lampioni e fari di auto, prodotte dai segnali elettrici all’interno del cervello

- Dal momento che nessun suono può entrare nel cervello, non possiamo in alcun modo udire le voci originali dei nostri cari. Udiamo solo copie.

- Non possiamo sentire il fresco del mare, il calore del sole – ne percepiamo solo le copie nel nostro cervello

- Allo stesso modo, nessuno è mai stato in grado di gustare l’originale della menta. Il sapore che si riconosce come menta è solo una percezione che si trova nel cervello. Questo perché non si può toccare l’originale della menta, vedere l’originale della menta o odorare o gustare l’originale della menta.

In conclusione, nel corso della nostra vita facciamo esperienza di percezioni-copia che ci sono mostrate. Tali copie, però, sono così realistiche che non ne intendiamo mai la vera natura. Per esempio, si sollevi la testa e si dia un’occhiata in giro per la stanza. Si vedrà di essere in una stanza piena di mobili. Quando si tocchino i braccioli della poltrona in cui si siede, se ne averte la durezza come se si toccasse davvero l’originale. Il realismo di queste immagini che vengono mostrate, e l’arte eccelsa nella creazione di queste immagini, sono sufficienti a convincere miliardi di altre persone che tali immagini sono “concrete”. Anche se la maggior parte delle persone ha letto che ogni sensazione relativa al mondo si costituisce nel cervello, dal momento che ciò viene insegnato nei corsi di biologia delle scuole superiori, le immagini sono così convincenti che si crede con difficoltà che esse siano solo fantasie nel loro cervello. La ragione di ciò è che ogni immagine è creata in maniera molto realistica e perfetta.
Alcune persone accettano il fatto che le immagini si trovino nel cervello, ciò nonostante sostengono che gli originali delle immagini siano esterni. Ma non è possibile provarlo in alcun modo, perché nessuno è stato in grado di andare al di là dalle percezioni che esistono nel cervello. Tutti vivono nella cella che si trova nel cervello, e nessuno può fare esperienza di nulla tranne di ciò che gli è mostrato dalle sue percezioni. Di conseguenza, non si può sapere in alcun modo cosa accade al di fuori delle proprie percezioni. Perciò dire “Là fuori ci sono gli originali” sarebbe di fatto un’assunzione ingiustificata, perché non c’è nulla che possa essere impugnato come prova. Inoltre, anche se là fuori ci fossero gli originali, tali “originali” verrebbero comunque visti dal cervello, e ciò significa che l’osservatore avrebbe a che fare con le immagini costituite nel suo cervello. Di conseguenza tali affermazioni sono insostenibili perché le persone non sono in grado di entrare in contatto con “gli equivalenti materiali” di cui assumono l’esistenza.
Va anche sottolineato che lo sviluppo scientifico o tecnologico non può cambiare nulla, perché ogni scoperta scientifica o invenzione tecnologica si forma nella mente delle persone, e di conseguenza non può essere di nessun aiuto a che le persone entrino in contatto con il mondo esterno.
Le opinioni di rinomati filosofi come B. Russell e L. Wittgenstein su questo argomento sono le seguenti:

Per esempio, che un limone esista veramente o meno e come abbia avuto origine non può essere discusso o indagato. Un limone consiste meramente di un sapore sentito dalla lingua, un odore sentito dal naso, un colore e una forma di cui gli occhi hanno sensazione; e solo tali caratteristiche possono essere oggetto di esame e giudizio. La scienza non può in alcun modo conoscere il mondo fisico. Nota.13


Il filosofo G. Berkeley cha chiaramente affermato che le nostre percezioni esistono solo nella nostra mente e che saremmo in errore presumendo senza riflettere che esse esistano nel mondo esterno:

Crediamo nell’esistenza degli oggetti solo perché li vediamo e tocchiamo, e perché essi ci vengono rivelati dalle nostre percezioni. Le nostre percezioni, però, sono solo idee nella nostra mente. Perciò, gli oggetti che cogliamo tramite le nostre percezioni non sono altro che idee, e queste idee non sono sostanzialmente in alcun luogo se non nella nostra mente… Visto che tutto ciò esiste solo nella mente, allora significa che siamo sedotti da chimere quando immaginiamo che l’universo e le cose abbiano un’esistenza al di fuori della mente. Nessuno degli oggetti che ci circondano ha quindi un’esistenza esterna alla nostra mente. Nota.14

Va aggiunto che non è importante per le persone che qualcosa con cui non si possa entrare in contatto, che non si possa vedere o toccare, esista o meno,perché indipendentemente dall’esistenza o meno di un mondo materiale, un essere umano osserva solo il mondo di percezioni nel suo cervello. Non ci si può in alcun modo imbattere nel vero originale di un oggetto fisico. Inoltre è sufficiente per tutti vederne la copia. Per esempio, chi si aggiri in un giardino con fiori colorati non vede il giardino originale, ma la copia di esso nel suo cervello. Questa copia del giardino, però, è così realistica che ognuno riceve piacere da essa, come se fosse reale, anche se di fatto è immaginaria. Miliardi di persone, fino al giorno d’oggi, hanno presunto di vedere l’originale di ogni cosa. Di conseguenza, non c’è ragione che le persone si interessino a ciò che è “all’esterno”.



Anche il senso della distanza è una percezione che ha luogo nel cervello

Si immagini una folla lungo una strada con negozi, edifici, automobili, clacson che suonano… Quando si osservi tutto questo, appare reale. Per tale motivo, la maggior parte delle persone non riesce a capire che ciò che vede è prodotto nel cervello, e assume che sia tutto reale. Ciò che vedono è stato creato in un modo talmente perfetto che è impossibile comprendere che l’immagine che viene percepita come reale non è il mondo originale esterno, ma solo un’immagine riprodotta che esiste nella mente.


Gli elementi che rendono ciò che si vede tanto convincente ed effettivo sono la distanza, la profondità, il colore, l’ombra e la luce. Questi effetti sono impiegati con una tale perfezione da diventare, nel cervello, un’immagine tridimensionale, colorata e nitida. Quando, a ciò che si vede, si aggiunge una quantità infinita di dettagli, emerge un intero nuovo mondo che, senza rendersene conto, si presume sia reale nel corso dell’intera esistenza, sebbene non sia che un’interpretazione nella nostra mente.
Si immagini ora di guidare un’automobile. Il volante è a una certa distanza dalle braccia e c’è un gruppo di semafori a circa 100m di distanza. L’automobile in fronte dista circa 10m, mentra ci sono montagne all’orizzonte, che, secondo le stime, dovrebbero trovarsi a molti chilometri di distanza. Tutte queste stime, però, sono errate. Né l’automobile né le montagne sono alla distanza che si presume. Di fatto, tutto ciò che si vede, come su una pellicola cinematografica, esiste su un fotogramma bidimensionale, su un’unica superficie all’interno del cervello. Le immagini che vengono riflesse all’occhio sono bidimensionali, come quelle su uno schermo televisivo. Date queste condizioni, come può formarsi la percezione di profondità e distanza?
Ciò a cui ci si riferisce come senso della distanza è un modo di vedere in tre dimensioni. Gli elementi che causano l’effetto di distanza e profondità delle immagini sono la prospettiva, l’ombra e il movimento. La natura della percezione, la quale viene definita percezione spaziale in ottica, è fornita da sistemi molto complicati. Tale sistema può essere descritto semplicemente così: l’immagine che giunge all’occhio è bidimensionale. Ciò a dire che ha le misure di altezza e larghezza. Il senso di profondità e distanza deriva dal fatto che due occhi vedono due diverse immagini nello stesso momento. L’immagine che giunge a ognuno degli occhi si differenzia dall’altra in termini di angolazione e luce. Il cervello monta queste due diverse immagini per costituire il nostro senso di profondità e distanza.
È possibile fare un esperimento per comprendere meglio questo fatto. Primo, si tenda il braccio destro in avanti tenendo l’indice alzato. Si fissi ora lo sguardo sul dito e si chiuda quindi prima l’occhio sinistro e poi quello destro. Dato che due diverse immagini raggiungono ciascun occhio, si vedrà il dito muoversi leggermente da una parte. Si aprano ora entrambi gli occhi e, continuando a fissare l’indice destro, si porti l’indice sinistro il più vicino possibile all’occhio. Si noterà che il dito più vicino avrà creato due immagini. Ciò accade perché ora si è costituita, nel dito più vicino, una profondità diversa da quella del dito più lontano. Se si aprono e si chiudono gli occhi uno dopo l’altro, si vedrà che il dito più vicino all’occhio sembrerà muoversi di più di quello lontano. Ciò è dovuto alla differenza crescente tra le immagini che appaiono in ognuno degli occhi.
Quando si gira un film tridimensionale si utilizza questa tecnica; le immagini girate da due angolazioni diverse vengono poste sullo stesso schermo. Il pubblico porta degli occhiali speciali che hanno un filtro colorato e polarizzano la luce. I filtri degli occhiali filtrano una delle due scene, e il cervello trasforma le due in una singola immagine tridimensionale.
La percezione della profondità su una retina bidimensionale è molto simile alla tecnica usata dagli artisti per dare all’osservatore un’impressione di profondità in un quadro bidimensionale. Vi sono alcuni fattori che danno origine all’impressione di profondità, come la disposizione degli oggetti uno sull’altro, le linee prospettiche del cielo, cambiamenti nella grana, prospettiva lineare, le dimensioni, l’altezza e il movimento. Per esempio il cambiamento di grana è molto importante nella percezione della profondità. Per esempio, il terreno su cui camminiamo in una fattoria piena di fiori è in realtà una trama. Le trame più vicine a noi sono più dettagliate mentre le trame più lontane sembrano sbiadite e più difficili da distinguere. Perciò, è più facile stimare la distanza degli oggetti presenti su una trama. Inoltre, anche l’impressione di ombra e luce contribuisce alla percezione di un’immagine tridimensionale.


La ragione per cui ammiriamo un quadro dipinto da un artista di successo è il senso di profondità e realismo che è stato dato al quadro, creato usando gli elementi di ombra e prospettiva.
La prospettiva deriva dal fatto che gli oggetti distanti sembrano più piccoli in proporzione a quelli più vicini, in relazione alla persona che li sta guardando. Per esempio, quando guardiamo un panorama, gli alberi lontani sembrano piccoli, mentre quelli vicini sembrano grandi. Nello stesso modo, in un quadro con una montagna sullo sfondo, la montagna è disegnata più piccola della persona in primo piano. Nella prospettiva lineare, gli artisti usano linee parallele. Per esempio, i binari ferroviari danno una impressione di distanza e profondità incontrandosi con l’orizzonte.
Il metodo che i pittori usano nel dipingere è valido anche per l’immagine che si trova nel cervello. La profondità, la luce e l’ombra sono prodotte con lo stesso metodo nello spazio bidimensionale del cervello. Quanti più sono i dettagli di ciò che vediamo, tanto più questo sembra realistico e tanto più inganna i nostri sensi. Ci comportiamo come se ci fossero profondità e distanza reali, come se ci fosse una terza dimensione. Tutto ciò che si vede, però, è come un fotogramma su una superficie piatta. La corteccia visiva del cervello è estremamente piccola! Le distanze, le immagini come quelle di case distanti, le stelle nel cielo, la luna, il sole, gli aeroplani che volano nel cielo, e gli uccelli – sono tutti stipati in questo piccolo spazio. Ciò a dire che, tecnicamente, non c’è distanza tra un bicchiere che si può prendere allungando la mano e un aereoplano che, guardando in alto, si considererebbe a migliaia di chilometri di altezza; tutto ciò è su un’unica superficie, quella nel centro sensoriale del cervello.
Per esempio, una nave che scompare all’orizzonte in verità non è lontana miglia e miglia. La nave è nel cervello. Il davanzale che si sta guardando, il pioppo di fronte alla finestra, la strada di fronte alla casa, il mare e la nave sul mare sono tutti nell’area visiva del cervello, su una superficie bidimensionale. Proprio come un pittore può riprodurre l’impressione di distanza su una tela bidimensionale usando le proporzioni tra le grandezze, gli elementi di colore, ombra e luce e prospettiva, così anche il senso della distanza può formarsi nel cervello. In conclusione, il fatto che abbiamo la sensazione che gli oggetti siano lontani o vicini non dovrebbe ingannarci, perché la distanza è una sensazione come tutte le altre.




Sei tu nella stanza, o è la stanza a essere dentro di te?

Una delle ragioni che impedisce di comprendere che le immagini viste sono in realtà sensazioni nel cervello sta nel fatto che le persone vedono il loro corpo nell’immagine. Esse giungono a questa conclusione errata: “Visto che io sono in questa stanza, la stanza non si trova nel mio cervello”. L’errore sta nel dimenticare che anche il loro corpo è un’immagine. Proprio come tutto ciò che vediamo intorno a noi è un’immagine che esiste nel cervello, così anche il nostro corpo esiste sotto forma di immagine nel cervello. Per esempio, seduti su una poltrona, si può vedere ciò che del corpo è sotto il collo. Anche quest’immagine è prodotta dallo stesso sistema percettivo. Quando si posa una mano su una gamba, si ha un’impressione cinestetica nel cervello. Ciò significa che si vedi il proprio corpo nel cervello, e si percepisce se stessi toccare il corpo nel cervello.
Se il corpo è un’immagine nel cervello, la stanza è dentro di te o sei tu a essere nella stanza? L’ovvia risposta è: “La stanza è dentro di te”. E si vede l’immagine del proprio corpo dentro la stanza, che a sua volta è nel cervello.


Proviamo a spiegarlo con un esempio. Poniamo che si chiami l’ascensore. Quando arriva, il vicino, che vive al piano di sopra, è dentro. Si entra nell’ascensore. In verità: si è all’interno dell’ascensore o è l’ascensore a essere all’interno di noi? La verità è: ogni cosa, l’ascensore con le immagini del vicino e del proprio corpo, si trova all’interno del nostro cervello.
In conclusione, noi non siamo “dentro” a nulla. Tutto è dentro di noi; tutto si trova nel cervello. Il sole, la luna, le stelle o un aereoplano che vola nel cielo a molte miglia di distanza non possono cambiare questa verità. Il sole e la luna, come il libro che si ha in mano, sono solo immagini che si trovano in un’area visiva molto piccola nel cervello.



Il mondo delle sensazioni può formarsi senza l’esistenza del mondo esterno

Un elemento che rende nulla l’affermazione che il mondo delle sensazioni che proviamo ha un equivalente materiale, è che non abbiamo bisogno di un mondo esterno perché le sensazioni si formino nel cervello. Molti sviluppi tecnologici come i simulatori, e anche i sogni, sono le più importanti prove di questa verità.
L’autrice di testi scientifici Rita Carter afferma, nel suo libro Mapping The Mind(Mappare la mente), che “gli occhi non hanno bisogno di vedere”, e descrive in modo esauriente un esperimento fatto dagli scienziati. Nell’esperimento, si munivano pazienti ciechi di un’attrezzatura in grado di trasformare immagini video in impulsi vibratori. Una telecamera posta vicino agli occhi dei soggetti propagava gli impulsi alla schiena così che essi ricevevano un input sensoriale continuo dal mondo visivo. I pazienti, dopo un certo tempo, iniziarono a comportarsi come se fossero davvero in grado vedere. Per esempio, era stato inserito uno zoom in una delle attrezzature, in modo da poter ravvicinare l’immagine. Quando lo zoom veniva attivato senza avvertire in precedenza il paziente, questi aveva l’istinto di proteggersi con le braccia perché l’immagine sulla sua schiena si ingrandiva all’improvviso come se il mondo si stesse ingrandendo. Nota.15
Come questo esperimento dimostra, è possibile costituire sensazioni anche quando esse non sono causate da equivalenti materiali nel mondo esterno. Tutti gli stimoli possono essere creati artificialmente.




“Il mondo delle sensazioni” di cui facciamo esperienza nei sogni

Una persona può fare esperienza di ogni sensazione in modo vivido senza la presenza del mondo esterno. L’esempio più ovvio di questo fatto sono i sogni. Una persona è distesa sul letto con gli occhi chiusi, quando sogna. Eppure, nonostante ciò, sente tante cose di cui fa esperienza nella vita reale, e tale esperienza è tanto realistica che i sogni sono indistinguibili dalla reale esperienza della vita. Tutti coloro che leggono questo articolo avranno spesso testimoniato questa verità nei loro sogni. Per esempio, una persona stesa, di notte, da sola su un letto in un’atmosfera tranquilla e silenziosa potrebbe, nel suo sogno, vedere se stessa in pericolo in un luogo molto affollato. Potrebbe fare esperienza dell’evento come se fosse reale, scappare dal pericolo in preda alla disperazione e nascondersi dietro un muro. Inoltre, le immagini oniriche possono essere così realistiche da indurre paura e panico come se fosse davvero in pericolo. Ogni volta che sente un rumore ha il cuore in gola, trema dalla paura, i palpiti del cuore aumentano, suda e mostra le altre affezioni cui è soggetto il corpo umano in una situazione di pericolo. Non c’è, però, nessun equivalente esterno degli eventi dei suoi sogni. Esistono solo nella sua mente.


Una persona che, in sogno, cada da una grande altezza avverte queste esperienza con tutto il corpo, pur se distesa nel letto in completa immobilità. Oppure, si potrebbe sognare di scivolare in una pozzanghera, di infradiciarsi e di avere freddo a causa di un vento freddo. In tali casi, però, non c’è la pozzanghera né c’è il vento. Inoltre, nonostante si stia dormendo in una stanza molto calda, si può provare un senso di umidità e freddo, come se si fosse in stato di veglia.
Si può essere convinti di essere in relazione con l’originale del mondo materiale nei propri sogni. Si può mettere la mano sulla spalla del proprio amico quando questi dice “La materia è un’immagine; non è possibile entrare in relazione con il mondo originale”, e poi chiedere: “Sono forse un’immagine ora? Non senti la mia mano sulla tua spalla? Se sì, come puoi essere un’immagine? Cosa ti fa credere questo? Facciamo una gita nel Bosforo; possiamo parlarne e così potrai spiegarmi che cosa ne pensi”. Il sogno che si percepisce nel proprio sonno profondo è così chiaro che si accende il motore con piacere e si accelera lentamente, poi si fa quasi fare un balzo in avanti all’automobile spingendo all’improvviso sul pedale. Mentre si percorre la strada, gli alberi e le strisce sull’asfalto sembrano nitide a causa della velocità. A ciò si aggiunge che si respira l’aria pulita del Bosforo. Ma si supponga che il sonno venga interrotto repentinamente dalla sveglia, che suona proprio quando si è pronti a dire al proprio amico che ciò che viene vissuto in quel momento non è un sogno. Non si farebbero le stesse obiezioni indipendentemente dal fatto di essere in stato di sonno o di veglia?
Al risveglio, si comprende che ciò che si è visto fino a quel momento è un sogno. Ma per qualche motivo non si sospetta che la vita, la quale inizia con un’immagine “a occhi aperti” (ciò che si suole chiamare “la vita reale”) può essere anch’essa un sogno. Il modo in cui percepiamo le immagini nella “vita reale”, però, è esattamente lo stesso in cui percepiamo i nostri sogni. Vediamo entrambe la cose nella mente. Non è possibile comprendere che esse sono immagini se non al risveglio. Solo allora si dice: “Ciò che ho appena visto era un sogno”. Così, come è possibile provare che quanto si vede in qualsiasi momento non sia che un sogno? L’ipotesi secondo la quale il momento che si sta vivendo è reale potrebbe derivare solo dal fatto che non ci si è ancora svegliati. È possibile scoprire questo fatto quando ci si sarà risvegliati da questo “sogno a occhi aperti”, più lungo dei sogni che facciamo ogni giorno. Non abbiamo prove che dimostrino il contrario.
Una persona che dorme a casa sua può vedere, mentre sogna, se stesso su un carro che sta girando velocemente. Può sentire in maniera realistica il vento di cui farebbe esperienza su un carro che si muove rapidamente nel mondo reale.



PUÒ DARSI CHE TU OSSERVI LA TUA VITA DA QUALCHE ALTRO POSTO PROPRIO COME OSSERVI I TUOI SOGNI

Una persona che beve il caffè in sogno può sentire il sapore preciso di zucchero, latte e caffè, pur non essendovi caffè o altre bevande. Se qualcuno andasse da lui e gli dicesse che sta solo sognando, e che non c’è caffè, allora costui negherebbe un’idea del genere. Potrebbe chiedere come possa essere solo un’immagine se sente il calore del caffè sulla lingua, e se avendolo bevuto non ha più sete. Chiederebbe come possa togliergli la sete se non fosse reale. Capirebbe, però, solo dopo essersi svegliato, che il caffè che credeva di avere bevuto era un’immagine che aveva preso forma nel suo cervello, e che le sensazioni di calore e sete, che sentiva nel bere il caffè, erano percezioni che avevano preso forma nel suo cervello.
Le nostre esperienze oniriche e il mondo reale si basano sulla stessa logica. Facciamo esperienza sia dei sogni sia del mondo reale nella nostra mente. La sola ragione per cui pensiamo che i nostri sogni siano immaginari è che, quando ci svegliamo, ci troviamo nel nostro letto, così pensiamo che in realtà stavamo dormendo e abbiamo visto tutto nel nostro sogno.
Cosa accadrebbe se non ci svegliassimo e continuassimo a sognare ? Saremmo in grado di renderci conto di non entrare davvero in relazione con gli originali delle cose che viviamo e vediamo nel sogno ?
Ovviamente no. A meno che non ci svegliamo e scopriamo di avere dormito, non possiamo in alcun modo renderci conto di avere sognato, e di avere passato la vita intera assumendo che fosse la nostra vita reale. Quindi, come possiamo provare che la nostra vita reale non sia un sogno? Abbiamo informazioni su ciò che accade quando lasciamo questa vita e ci troviamo a osservare le immagini della nostra vita presente da un posto diverso ? ---

Si potrebbe sognare di discutere con un amico che sostiene che la materia è solo un sogno. Si può mettere il braccio sulla spalla del proprio amico e chiedergli: “Io sono un sogno ora? Non senti la mia mano sulla tua spalla? Allora, come puoi essere un sogno?”

Mentre si guida l’auto con il proprio amico, si può sentire l’odore del mare, udire il rumore delle onde e sentire il vento soffiare, come nel mondo reale.

Poi si invita l’amico in automobile per un giro: “Dai, andiamo a fare un giro vicino al mare, e mi dirai che cosa ti fa pensare queste cose.”

Quando si accelera, si possono vedere gli alberi scomparire dietro di sé sul lato della strada. Tutte queste visioni nel sogno non differiscono dalla realtà.

Il sogno che si percepisce è così realistico che ci può avere la sensazione di accendere l’automobile, spingere sull’acceleratore e quasi far fare un balzo in avanti all’automobile, proprio come in un’auto nel mondo reale.

Nel momento in cui si prova a convincere il proprio amico che tutte queste cose sono reali, si viene svegliati dalla sveglia. E quando ci si alza, ci si rende conto che tutto ciò che si è visto, della cui realtà si era così sicuri, era solo un sogno. Ma se anche ora si fosse in un sogno, da cui ci si sveglierà presto?




Mondi prodotti superficialmente

La tecnologia moderna presenta molti importanti esempi di come l’esperienza sensoriale può essere simulata con un alto grado di realismo, senza l’aiuto di nessun mondo esterno o materiale. In particolare, la tecnologia chiamata “realtà virtuale”, che si è sviluppata notevolmente negli ultimi anni, ci permette di intuire qualcosa in proposito.
Detto con semplicità, la realtà virtuale consiste nel mostrare immagini animate tridimensionali generate su un computer in modo da creare un “mondo reale” per mezzo di alcune apparecchiature. Questa tecnologia, che è usata in vari campi per diversi scopi, è chiamata “realtà artificiale” o “mondo virtuale” o “atmosfera virtuale”. La caratteristica più importante della realtà virtuale è che la persona che usa uno strumento particolare pensa che ciò che vede sia reale, ed è ammaliato da quell’immagine. Per questo, recentemente, è entrata nell’uso anche l’aggettivo “immersivo” per descrivere la realtà virtuale, dove “immersivo” significa che coinvolge profondamente (per esempio, realtà virtuale immersiva).
Gli strumenti usati per creare un mondo virtuale sono un casco (che contiene uno schermo per le immagini) e un paio di guanti elettronici (per le impressioni tattili). Un dispositivo nel casco controlla i movimenti e l’angolazione della testa per dare sullo schermo un’immagine coerente all’angolazione e alla posizione della testa. A volte, vengono riflesse immagini in stereo sui muri e sul pavimento di una cella della grandezza di una stanza. Le persone, aggirandosi per la stanza, possono vedere se stesse, attraverso degli occhiali stereo, in luoghi diversi, come accanto a una cascata, in cima a una montagna, o mentre prendono il sole sul ponte di una nave in mezzo al mare. I caschi creano immagini in 3D con un senso realistico di profondità e spazio. Le immagini sono in proporzione alle dimensioni umane mentre la sensazione tattile è data da altre attrezzature, come i guanti. Perciò, una persona che usa queste apparecchiature può toccare gli oggetti che vede nel mondo virtuale e può prenderli e muoverli. Anche i suoni che si odono in questi posti sono convincenti, provengono da tutte le direzioni con diversa intensità e diversi volumi. Alcune applicazioni rendono possibile che la stessa atmosfera virtuale sia presentata ad alcune persone in luoghi molto diversi del mondo. Tre persone in paesi diversi (anche in diversi continenti) possono vedere se stessi mentre salgono su un motoscafo con gli altri.


Il sistema utilizzato dai dispositivi che danno forma al mondo virtuale è sostanzialmente lo stesso sistema utilizzato dai nostri cinque sensi. Per esempio, con l’effetto prodotto da un meccanismo all’interno di un guanto indossato dall’utente, sono forniti alcuni segnali ai polpastrelli che poi sono trasmessi al cervello. Quando il cervello elabora questi segnali, l’utente ha l’impressione di toccare un tappeto di seta o un vaso dalla superficie dentellata, con segni in rilievo, anche se non c’è nessun tappeto di seta o vaso nei dintorni.
Uno dei più importanti campi in cui la realtà virtuale è attualmente in uso è la medicina. Con una tecnica progettata presso l’università del Michigan, i laureandi (in particolare l’unità del servizio di pronto soccorso) completano una parte del loro addestramento in una sala operatoria artificiale. Con questa applicazione, le immagini relative alla sala operatoria sono riflesse sui pavimenti e sui muri e le immagini di un tavolo operatorio e di un paziente sono riflesse al centro della sala. Indossando gli occhiali a 3D, i laureandi iniziano a operare il paziente virtuale.
Questi esempi illustrano come ci si possa ritrovare in un mondo realistico seppur irreale grazie all’apporto di stimoli artificiali. Con la tecnologia attuale, è possibile produrre un’immagine che sia un efficace strumento di pratica. Non c’è ragione di principio per cui questa tecnologia non possa produrre, infine, una realtà indistinguibile dal mondo reale. È molto interessante che alcuni famosi film prodotti recentemente riguardino l’argomento. Per esempio, in un film di Hollywood chiamato "Matrix", i due eroi del film, quando i loro sistemi nervosi vengono connessi a un computer mentre sono distesi su un divano, possono vedere se stessi in luoghi completamente diversi. In una scena, si ritrovano a partecipare a sport orientali; in un’altra, stanno camminando in una strada affollatissima, vestiti in modo completamente diverso. Quando l’eroe, sotto l’influenza della sua esperienza realistica, dice di non credere che ciò che vede sia creato da un computer, l’immagine viene fermata dal computer. Egli allora si convince che il mondo che lui credeva reale è di fatto solo un’immagine.
In conclusione, è possibile in linea di principio creare immagini artificiali o, in altre parole, un mondo artificiale, con l’apporto di stimoli artificiali. Così, non possiamo sostenere che l’“immagine della vita” che vediamo sempre sia il mondo esterno originale, e che ciò con cui siamo in relazione sia “l’originale”. Le nostre sensazioni potrebbero provenire da una fonte molto diversa.







L’ARGOMENTO DELLA REALTÀ DELLA MATERIA NEI FILM

Uno degli sviluppi significativi che ha avuto luogo quando l’argomento della realtà della materia è stato portato all’attenzione del mondo e comunicato tramite i media è stata la riproposizione dell’argomento in vari film di Hollywood.

Nel film, Total Recall, Arnold Schwarzenegger si rende conto del fatto che la vita che credeva reale è solo un programma caricato nel suo cervello. Non riesce, però, a trovare la differenza tra il mondo reale e il mondo di sogno.

Questo è il tema del film Il tredicesimo piano: i due protagonisti nel film hanno creato un mondo virtuale usando dei computer. Nel mondo virtuale stanno animando l’anno 1937, sebbene nel mondo reale stiano vivendo nell’anno 2000.

La persona connessa a questo programma informatico è stesa su un letto dove vengono caricati nel suo cervello informazioni e dettagli sulla sua identità nel mondo virtuale del 1937. Per esempio, un personaggio di nome Douglas Hall, un ricco dirigente di successo di una compagnia di computer, ottiene l’informazione, caricata nel suo cervello, di un cassiere di banca di nome John Ferguson del 1937.

All’improvviso questa persona si trova nel 1937. Tutte le automobili, gli edifici, i vestiti appartengono a quell’anno. Ciò che lo sorprende è che entrambe le vite sembrano perfettamente reali. Può sentire il bagnato dell’acqua e il vento e fare esperienza di paura ed entusiasmo in entrambe queste vite.

Più avanti, questa persona si rende conto che ciò che ha vissuto non era più di un programma informatico, e che le automobili, gli edifici, e persino i suoi amici, che credeva reali, erano solo un sogno. In verità, lui vive in un anno molto posteriore al 2000 e sta osservando tutta la sua vita tramite un simulatore. Ciò che il film tenta di comunicare è che è difficile trovare la differenza tra la vita che si suppone reale e l’immaginazione.

Nel film Matrix, il protagonista si rende conto di avere vissuto in un mondo immaginario in una calotta di vetro fatta di segnali elettrici inviati al suo cervello. Crede di essere un programmatore di computer, ma sta dormendo nel luogo mostrato in alto. Ciò che pensava fosse la sua vita esisteva solo nella sua immaginazione.

Nel film, alcuni cavi di computer sono connessi al cervello del protagonista, e i programmi vengono caricati nel suo cervello mediante i cavi elettrici.

Dopo che il programma informatico è stato caricato nel suo cervello, questa persona, che è in realtà seduta in un luogo molto diverso, su una vecchia sedia con vestiti trasandati, vede se stesso in un luogo completamente differente con indosso tutt’altri vestiti. I suoi vestiti sciatti sono cambiati, i suoi capelli sono più lunghi. Ha un’apparenza completamente diversa dalla sua immagine sulla sedia del simulatore.

Questa persona, sotto l’impressione che ciò che vede sia troppo vicino alla realtà per essere un sogno, non vuole ammettere la verità e tocca la poltrona e chiede: “Questa non è reale?”. La risposta che riceve è: “Cosa è reale? Coma definisci come ‘reale’? Se stai parlando delle tue sensazioni, ciò che senti, gusti, annusi o vedi, allora stai parlando dei segnali elettrici interpretati dal tuo cervello."

Gli mostrano quindi che l’intero mondo è stato creato da un programma di simulazione. Ciò comprende tutti i dettagli che ha visto. Le automobili, il rumore della città, il traffico, i grattacieli, l’oceano, le persone, sostanzialmente tutto ciò che vede e di cui fa esperienza, è solo animato nel suo cervello attraverso un programma informatico.

La persona che gli mostra i fatti gli dice di avere vissuto anch’essa una vita virtuale e di avere immaginato che tutto fosse reale. Ma il mondo reale in quel momento è completamente differente. C’è solo un mondo in rovina, distrutto. Tutti gli edifici moderni e le automobili sono solo immagini nel suo cervello.

Viene a conoscenza del fatto che persino la storia che credeva reale era un sogno, e che vive in realtà in un tempo completamente diverso.

Un’altra scena dal film Matrix. La persona in questa scena sa che la sua intera esistenza è mostrata al suo cervello da un programma informatico. Dice che la carne che sta mangiando non esiste nella realtà, ma che comunque gli piace il sapore.




L’importante verità rivelata dall’ipnosi

Uno dei migliori esempi di un mondo creato con stimoli artificiali è la tecnica dell’ipnosi. Quando qualcuno viene ipnotizzato, fa esperienza di eventi estremamente convincenti che non sono distinguibili dalla realtà. La persona ipnotizzata vede situazioni, gente e varie immagini, e ode, sente odori e sapori di molte cose, nessuna delle quali esiste nella stanza. In questi momenti, secondo l’esperienza che vive, può provare felicità, turbamento, entusiasmo, noia, preoccupazione o agitazione. Inoltre, gli effetti dell'esperienza sulla persona ipnotizzata possono essere osservati dall’esterno nella loro manifestazione fisica. Negli stati di trance ipnotico molto profondi, possono essere osservati alcuni tipi di sintomi nella persona sotto ipnosi, quali l’aumento della frequenza del battito e della pressione sanguigna, l’arrossarsi della pelle, l’aumento della temperatura, e l’eliminazione di un malessere o di un dolore persistente. Nota.17
In un esperimento di ipnosi, viene detto al soggetto che si trova in un ospedale e che c’è un paziente morente al decimo piano dell’edificio. Egli è stato ipnotizzato facendogli credere che, se corre dal paziente con la medicina adeguata, il paziente si salverà. Il soggetto, sotto l’influenza dell’ipnosi, crede di correre al decimo piano. Durante la corsa comincia a mancargli il fiato e, per una sensazione di estrema stanchezza, perde il controllo. Si dice quindi al soggetto che ora si trova all’ultimo piano, che è riuscito a portare la medicina, e che può stendersi su un comodo letto. Il soggetto inizia allora a rilassarsi. Nota.18 Sebbene il soggetto faccia esperienza dei luoghi e delle atmosfere come se fossero assolutamente reali, i luoghi, le persone o gli eventi come gli sono descritti non esistono.
In un altro esperimento, si dice a un soggetto sotto ipnosi in una stanza normale che si trova in un bagno turco e che il bagno è molto caldo. Ne consegue che inizia a sudare. Nota.19
Ciò indirizza la nostra attenzione verso un fatto molto importante. Perché una persona sudi, devono pur esservi le condizioni. La realtà che si deduce da questo esempio di ipnosi è che la persona ipnotizzata ha sudato, anche in assenza di fattori fisici tali da indurre questo effetto. Questo esempio mostra chiaramente che, per percepire un’atmosfera o un luogo, non vi è la necessità fisica dell’esistenza materiale di tali luoghi o di atmosfere. Effetti simili possono essere creati con stimolanti artificiali o suggestioni ipnotiche.
Lo specialista inglese di ipnoterapia, Terence Watts, membro di molte organizzazioni tra cui la National Hypnotherapy Association (Associazione nazionale di ipnoterapia), la National Psychotherapists Association (Associazione nazionale degli picoterapisti), la Professional Hypnotherapists Center (Centro di ipnoterapisti professionali), la Hypnotherapy Research Association (Associazione per la ricerca sull’ipnoterapia), afferma in un articolo che nel corso dell’ipnosi, alcune persone che stanno ricordando un evento passato manifestano dei mutamenti fisici correlati a quell’evento. Per esempio, se ci fosse un fattore di soffocamento nell’evento ricordato, a un soggetto ipnotizzato potrebbe mancare il respiro mentre racconta l’evento sotto ipnosi, e potrebbe persino smettere di respirare per un po’. Watts affermò che, sotto ipnosi, apparvero persino segni di dita su un suo paziente, nel punto dove veniva ricordato uno schiaffo. Watts spiega anche che questo non è un mistero ma una reazione alla sensazione di dolore del corpo. Nota.20Uno degli esempi più sorprendenti osservati nell’applicazione dell’ipnosi è che può apparire persino una ferita sulla pelle della persona ipnotizzata, se ciò gli è stato inculcato. Per esempio, Paul Thorsen, un ricercatore, tocca il braccio della persona ipnotizzata con la punta di una penna e gli dice che è uno spiedino bollente. Presto, una bolla (come quelle causate da ustioni di secondo grado) si costituisce nell’area che la punta della penna ha toccato. Thorsen ipnotizzò anche una persona di nome Anne O. facendole credere che qualcuno stesse tracciando la lettera A sul suo braccio esercitando una forte pressione. Sebbene ciò non avesse avuto luogo, in quell’area emerse un arrossamento a forma di A. Nota.21 I ricercatori H. Bourru e P. Burot, avendo indotto una persona ipnotizzata a credere che il suo braccio veniva amputato, videro il braccio sanguinare dopo che una matita lo aveva toccato delicatamente. Nota.22
J.A. Hadfield disse a un marinaio sotto ipnosi che stava per premere sul suo braccio una barra di acciaio incandescente e che il braccio si sarebbe ustionato. Egli, però, lo sfiorò semplicemente con il polpastrello, dopo di ché lo coprì. Sei ore dopo, quando l’area fu scoperta, si rilevò un lieve arrossamento e rigonfiamento. Hadfield afferma che “il giorno seguente il gonfiore si era esteso e tumefatto come un’ustione”. Nota.23
Questi mutamenti corporei nel corso dell’ipnosi mostrano che non vi è bisogno che il mondo esterno produca sensazioni di vista, suono, tatto, emozione, sofferenza o dolore. Per esempio, sebbene non ci sia alcuna barra di acciaio incandescente nel mondo esterno, qualora la persona ne sia convinta, il segno di un’ustione può apparire sul suo braccio.
Questi esempi mostrano che quando si analizza il modo in cui si forma un’immagine, e se ne prendono in esame gli sviluppi tecnologici, aggiungendo inoltre a queste conoscenze metodi di alterazione della coscienza come l’ipnosi, una certa verità diventa chiara. Nel corso della vita, un essere umano presume di vivere in un mondo esterno al suo corpo. Tutto ciò cui ci si riferisce come il mondo, però, è solo l’interpretazione cerebrale dei segnali che pervengono ai centri sensoriali. In altre parole, non è in alcun modo possibile entrare in relazione con un mondo che non sia quello che si trova nella nostra mente. Non possiamo sapere in alcun modo ciò che succede o esiste al di fuori di noi. Non possiamo sostenere se la fonte dei segnali che giungono al cervello consti di esistenze materiali esterne. Questa verità comincia ad affermarsi nella letteratura scientifica ed è insegnata fin dall’età delle scuole superiori. Il problema è che non si tiene conto nella giusta misura del profondo significato di questo fatto.



Chi fa esperienza di tutte queste percezioni?


Finora abbiamo provato che tutto ciò che percepiamo ha luogo nel cervello, e che non abbiamo bisogno del mondo esterno o di esseri materiali per fare esperienza di queste percezioni. A questo punto siamo di fronte a una domanda che verrebbe posta da chiunque mediti sull’argomento.
Come sappiamo, i segnali elettrici provenienti dalle cellule degli occhi vengono trasformati in un’immagine nel cervello. Per esempio, il cervello interpreta dei segnali elettrici che giungono al centro della visione come un campo pieno di girasoli. In verità, non è l’occhio a vedere.
Perciò, se non sono gli occhi a vedere, chi vede i segnali elettrici come un campo di girasoli, nella parte posteriore del cervello, nel buio più profondo, senza alcuna necessità di occhi, retina, lenti, nervi ottici o pupilla, e si gode lo spettacolo di ciò che vede ?
Oppure, chi è colui che ode (senza bisogno di un orecchio) la voce di un amico molto caro, è felice di udirla, e ne sente la mancanza quando è assente, se il cervello è assolutamente isolato acusticamente ?
Oppure chi, nel cervello, sente la morbidezza del pelo del gatto mentre lo accarezza, senza aver bisogno di mano, dita o muscoli ?
Chi prova sensazioni come caldo, freddo, oppure consistenza, profondità e distanza, dal momento che queste hanno origine nel cervello ?
Chi sente l’odore di limone, lavanda, rosa, melone, anguria, arancia e carne cotta al barbecue nel cervello (anche se il cervello è impermeabile agli odori), e sente la fame per via dell’odore proveniente dalla griglia ?
Abbiamo fin qui discusso come tutto ciò che incessantemente si percepisce prenda forma in realtà nel cervello. Chi, allora, osserva le immagini in un cervello come se guardasse la televisione, provando entusiasmo, felicità, tristezza, nervosismo, oppure piacere, ansia, curiosità ? A chi va attribuita la coscienza, capace di interpretare tutto ciò che vede e sente ?
Quale entità, nel cervello, ha coscienza e nel corso della vita è capace di vedere le immagini mostrategli in una testa buia e silenziosa, che è capace di pensare, e raggiunge conclusioni e prende infine decisioni ?
Ovviamente non è il cervello, fatto di acqua, lipidi e proteine, e di atomi inconsapevoli, a percepire tutto ciò, né gli va attribuita la coscienza. Deve esserci un essere al di là del cervello. Pur essendo un materialista, Daniel Dennett, in uno dei suoi libri, riflette sulla domanda che ci siamo posti:
Il mio pensiero cosciente, e specialmente il piacere che ho provato per la combinazione della luce solare, dei violini solari di Vivaldi e dell’ondeggiare dei rami – oltre al piacere provato al solo pensiero di tutto ciò – come può tutto questo essere solo qualcosa di fisico che accade nel mio cervello? Come può, una qualunque combinazione di eventi elettrochimici nel mio cervello, in qualche modo sommarsi per equivalere al modo in cui centinaia di ramoscelli si sono piegati a tempo con la musica? Come può, un evento di elaborazione di informazioni nel mio cervello, essere il calore gentile della luce del sole che ho sentito poggiarsi su di me? E se è per questo, come può un evento nel mio cervello essere la mia immagine mentale, visualizzata schematicamente, di… qualche altro evento di elaborazione di informazioni nel mio cervello ? Certo sembra impossibile. Sembra davvero che gli eventi che sono i miei pensieri ed esperienze coscienti non possano essere eventi cerebrali, ma debbano essere qualcos’altro, qualcosa causato o prodotto da eventi cerebrali, certo, ma qualcosa in più, fatto di altro materiale, situato in un altro spazio. Be’, perché no?Nota.24
D’altro canto, R.L. Gregory mette in discussione l’esistenza di quell’entità, posta nella parte posteriore del cervello, che osserva ogni immagine:

C’è la tentazione, che va evitata, di dire che gli occhi riproducono immagini nel cervello. Un’immagine nel cervello suggerisce la necessità di qualche tipo di occhio interno che la veda – ma questo avrebbe bisogno di un ulteriore occhio che veda la sua immagine… e così via in un regresso infinito di occhi e immagini. Questo è assurdo. Nota.25

I materialisti che pensano che nulla esista se non la materia non possono comprendere questa particolare domanda. A chi appartiene questo “occhio interno”, che vede e percepisce le cose viste e reagisce a esse ?
Nel passo seguente, Karl Pribram descrive questa importante ricerca dell’identità del soggetto percipiente da parte di scienza e filosofia:

Dal tempo dei greci i filosofi hanno speculato sul “fantasma” nella macchina, il “piccolo uomo dentro il piccolo uomo” e così via. Dov’è l’Io – l’entità che usa il cervello? Chi realmente conosce? O, come una volta San Francesco d’Assisi pose la questione, “ciò che cerchiamo è ciò che guarda”. Nota.26

Sebbene molte persone si avventurino in grande prossimità di questa verità nel rispondere alla domanda “Chi è l’entità che vede?”, sono riluttanti ad accettare tutte le sue implicazioni. Come dimostrato negli esempi precedenti, nel discutere l’entità nel cervello, alcuni si riferiscono al “piccolo uomo”, mentre altri dicono “il fantasma nella macchina”, alcuni si riferiscono all’“essere che usa il cervello” mentre alcuni dicono “l’occhio interno”. Tutti questi termini sono stati usati per descrivere l’entità al di là del cervello che possiede la coscienza, e i mezzi per entrare in contatto con questa entità. Le ipotesi materialiste, però, impediscono a molte persone di comprendere la vera natura di questo essere che vede e ode realmente.
L’unica fonte che risponde a questa domanda è la filosofia.
In altre parole, l’essere umano ha un’altra esistenza oltre al suo corpo fisico. Quell’entità nel cervello che dice di “osservare” le immagini nel cervello, e “udire” il suono nel cervello e che, consapevole della sua propria esistenza dice “io sono io”, è l’anima.
Qualunque essere umano con una mente e una coscienza può comprendere questo: l’essere che osserva ogni cosa che accade nel cervello – osserva come se guardasse uno schermo nel corso della sua vita – è la sua anima. Ogni essere umano ha un’anima che vede senza bisogno degli occhi, ode senza bisogno delle orecchie e pensa senza bisogno del cervello.
L’interpretazione materlialista – che asserisce che la materia è l’unica cosa esistente, e che la coscienza umana è solo il risultato di alcune reazioni chimiche nel cervello – è in imbarazzo rispetto alla questione. Per capirlo può essere istruttivo porre le seguenti domande a un materialista:

- La visione ha luogo nel nostro cervello, ma chi contempla tale visione nel cervello ?

- Si provi a vedere con l’occhio della mente il vicino del piano di sotto quando non è presente. Chi anima questa persona così chiaramente nell’immaginazione al punto da riprodurne i dettagli dell’abito, le rughe del viso, il bianco dei capelli, il tono della voce e il modo di parlare e di camminare ?

Un materialista non sarà in grado di rispondere in maniera soddisfacente a tali domande. La sola spiegazione a queste domande è l’anima. I materialisti, però, non accettano l’esistenza di alcun essere oltre alla materia. Per questa ragione la verità esposta in questo articolo assesta un colpo micidiale al pensiero materialista, e costituisce un argomento che i materialisti rifiutano di discutere più di ogni altro, dimostrandosi bigotti alla pari dei religiosi.
A questo livello c’è un’altra domanda che andrebbe posta: la nostra anima osserva le immagini nel nostro cervello. Ma chi crea queste immagini? Può il cervello stesso costituire un’immagine splendente, colorata, chiara, ombreggiata e costituire un intero mondo tramite segnali elettrici in uno spazio minuscolo? Il cervello non è più che un pezzo di carne umido, morbido, ricurvo. Può un semplice pezzo di carne come questo dare forma a un’immagine più chiara di quella che potrebbe fornire un televisore di ultima tecnologia, senza alcun effetto neve o tremolio orizzontale ? Può un’immagine di così alta qualità prendere forma dentro un pezzo di carne? Può questo pezzo di carne umida dare origine a un suono in stereo di qualità migliore di un sistema stereo hi-fi della miglior tecnologia, senza alcun fruscio ? Ovviamente è impossibile per un cervello, costituito da un chilo e mezzo di carne, dare origine a percezioni così perfette.
Si giunge ora a un’altra verità. Dal momento che tutto ciò che ci circonda, il nostro corpo, le nostre mani, braccia e viso sono esseri ombra, allora anche il nostro cervello è un essere ombra. Perciò non possiamo dire che questo cervello che, in realtà, è esso stesso solo una sensazione visiva, possa dare origine a tali sensazioni visive.
Bertrand Russell fa rilevare questa verità nel suo lavoro L’ABC della relatività:

Ovviamente, se la materia in generale va interpretata come un gruppo di accadimenti, questo deve valere anche per l’occhio, il nervo ottico e il cervello. Nota.27

Conscio di questo fatto, il filosofo francese Bergson affermò nel suo libro, Materia e memoria: saggio sulla relazione tra il corpo e lo spirito, che “il mondo è fatto di immagini, le quali esistono unicamente nella nostra coscienza; e il cervello è una di queste immagini”. Nota28




NELL’ASSOLUTO SILENZIO DEL TUO CERVELLO È LA TUA ANIMA AD ASCOLTARE UNA CONFERENZA

In una grande sala le persone che ascoltano con grande attenzione l’oratore possono credere che ogni suono che odono provenga dalla sua bocca. Allo stesso modo, l’oratore espone con sicurezza i suoi pensieri, credendo che il pubblico lo stia udendo. La realtà, però, è completamente diversa e si sta verificando un miracolo straordinario di cui nessuno nella sala è consapevole in quel momento.
In verità, l’oratore sta esponendo delle cose agli ascoltatori nel suo cervello, mentre gli ascoltatori ascoltano il discorso nel loro cervello. Invero, tutti i presenti che sono convinti di essere seduti nella stanza stanno in realtà vivendo questo evento nella loro mente. E c’è un’entità nel cervello di ogni individuo nella stanza che ode le correnti elettriche nella forma della voce dell’oratore, e quest’entità non ha bisogno di un orecchio.
Questa entità fa esperienza di ogni cosa in maniera talmente realistica che le persone non possono rendersi conto di non essere in realtà in relazione con il suono reale in sé. Quest’entità è l’ANIMA. Nonostante il profondo silenzio all’interno del cervello, l’anima ode tutto in modo perfettamente chiaro, come l’originale..




Uno dei più importanti dilemmi del materialismo: la coscienza umana
La filosofia materialista non può in alcun modo spiegare l’origine della coscienza umana, cioè delle esperienze qualitative che appartengono all’anima umana. Per la filosofia materialista, la materia è l’unica cosa esistente. Le qualità che appartengono all’anima di un essere umano, quali la coscienza, il pensiero, i processi decisionali, la felicità, l’entusiasmo, il desiderio, il godimento e il giudizio, non possono in alcun modo essere spiegate dalle concezioni materialiste. I materialisti sorvolano velocemente l’argomento dicendo: “La coscienza umana è solo il risultato delle funzioni del cervello”. Uno scienziato materialista, Francis Crick, riassume questa affermazione materialista come segue:

Le tue gioie e i tuoi dolori, i tuoi ricordi e le tue ambizioni, il tuo senso di identità personale e di libero arbitrio, sono di fatto non più che il comportamento di un immenso insieme di cellule nervose e delle molecole a esse associate. Nota.29

Una tale affermazione, però, non può essere difesa né dalla scienza né dalla logica. I pregiudizi del materialismo inducono i materialisti ad avanzare questo genere di spiegazioni in riferimento alle qualità dell’anima umana. Per non accettare il fatto che c’è un essere al di là del mondo materiale, essi tentano di ridurre l’intelligenza umana alla materia e fanno affermazioni che non hanno alcuna relazione con l’intelligenza o la logica.
Lo scrittore di testi scientifici John Horgan, sebbene sia solidale con quella posizione materialista definita “riduzionismo”, fa rilevare i seguenti problemi nelle affermazioni di Francis Crick:

In un certo senso, Crick ha ragione. Non siamo altro che un mucchio di neuroni. Nello stesso tempo, le neuroscienze si sono finora dimostrate stranamente insoddisfacenti. Spiegare la mente in termini di neuroni non ha prodotto molte più intuizioni o vantaggi che spiegare la mente in termini di quark ed elettroni. Esistono vari tipi di riduzionismo. Non siamo altro che un mucchio di geni caratteristici. Non siamo altro che un mucchio di dispositivi computazionali destinati a compiti differenti. Non siamo altro che un mucchio di nevrosi sessuali. Queste dichiarazioni, come quella di Crick, sono tutte difendibili, e sono tutte inadeguate. Nota.30

Ovviamente, tutte queste spiegazioni sono inadeguate e decisamente non logiche. Ogni fanatico materialista è di fatto consapevole di questa verità. Non sorprende il fatto che anche Thomas Huxley, il principale sostenitore di Darwin, affermò che la coscienza non può essere spiegata come interazione di neuroni: 

“Come sia possibile che qualcosa di così straordinario come uno stato di coscienza risulti dall’eccitazione del tessuto nervoso, è inspiegabile proprio come l’apparizione del Genio, quando Aladino strofinò la lampada” Nota.31

Dal tempo di Huxley fino a oggi, l'impossibilità di spiegare la coscienza umana in termini di neuroni non si è risolta. Ciò, però, non è dovuto all’inadeguatezza della scienza a tale riguardo. Invece, specialmente verso la fine del XX secolo, ci sono stati molti sviluppi nel campo della neurologia e molti misteri sono stati svelati. Queste scoperte, però, hanno mostrato che la coscienza umana non può in alcun modo essere ridotta alla materia e che la realtà si trova al di là di essa. Anche uno dei più grandi scrittori darwinisti-materialisti, il tedesco Hoimar Von Ditfurth, confessa il fatto che i metodi attualmente adottati non sono in grado di descrivere la coscienza umana:

È ovvio che, dato lo stato attuale della ricerca nel campo della storia naturale e dello sviluppo genetico, non saremo in grado di dare una risposta su che cosa sono coscienza, spirito, intelligenza e sentimenti. Il motivo è che il livello della coscienza psichica è il più alto livello cui l’evoluzione è giunta, almeno in questo mondo. Perciò, sebbene siamo in grado di osservare dall’esterno gli altri stadi e fasi dell’evoluzione, elevandoci al di sopra di essi, sempre con l’aiuto della nostra coscienza, non siamo in grado di avere accesso alla coscienza (o spirito) stessa in modo analogo. Questo perché non abbiamo a disposizione alcun livello più elevato della coscienza stessa. Nota.32

Il filosofo e dottore in matematica americano, William A. Dembski, nel suo articolo "Converting Matter into Mind" (“Trasformare la materia nella mente”), afferma che per quanto il funzionamento biochimico dei neuroni nel cervello umano e le funzioni mentali che esso coinvolge siano stati intesi, facoltà quali la capacità di prendere decisioni, il desiderio e la ragione non possono essere “ridotte alla materia”. Dembski fa anche rilevare che gli specialisti della coscienza si sono resi conto dell’errore del riduzionismo:

… Gli scienziati cognitivi abbandonano la speranza di comprendere questo livello più elevato tramite il livello neurologico più basso. … Perciò, pur mantenendo la dedizione al materialismo, la speranza di spiegare l’intelligenza umana a livello neurale, che per il materialista è il livello logico, non è una considerazione seria. Nota.33

È impossibile descrivere la coscienza mediante una visione del mondo materialista, indipendentemente dai traguardi raggiunti dallo sviluppo scientifico. Con l’emergere di nuovi dettagli relativi al cervello, appare sempre più chiaro che la mente è irriducibile alla materia. I materialisti devono accantonare i loro pregiudizi e pensare in maniera più approfondita, ampliando l’ambito delle ricerche, se intendono comprendere il concetto della coscienza umana, perché è impossibile definire il vero significato di essa mediante la materia. La coscienza è una funzione dell’anima.




Domande per il materialisti
È assolutamente illogico affermare che pensieri, giudizi, meccanismi decisionali, o sentimenti (quali la felicità, l’entusiasmo e la delusione) siano meramente il risultato dell’interazione di neuroni nel cervello di un essere umano. I materialisti che riflettono più a fondo sulla questione sono consapevoli di questa verità. Il famoso materialista Karl Lashley, fece la seguente affermazione verso la fine della sua carriera, sebbene avesse per anni sostenuto l’idea che la coscienza umana poteva essere ridotta alla materia:

Che si consideri la relazione tra mente e corpo una questione genuinamente metafisica o un’illusione sistematizzata, rimane un problema per lo psicologo (e per il neurologo che si occupa dei problemi umani) che non sussiste per il fisico. … Come può il cervello, un sistema fisico-chimico, percepire o conoscere alcunché; o sviluppare l’illusione di farlo? Nota.34

Lashley richiamò l’attenzione su questo contrasto con una singola domanda. Ci sono molti altri dettagli, però, su cui i materialisti devono riflettere. Le spiegazioni elencate qui sotto illustrano alcune delle questioni che rivelano l’impasse dell’approccio materialista, e su cui si deve quindi riflettere a fondo:

- Affermare che pensieri, entusiasmi e sentimenti siano il prodotto dei neuroni equivale a sostenere che essi siano il prodotto degli atomi inconsapevoli, o il prodotto dei sotto-elementi degli atomi, quali quark o elettroni.

- Gli atomi inconsapevoli non possono conoscere i sentimenti di felicità o tristezza, né possono trarre godimento dalla musica, dai sapori, dalla buona amicizia e da una conversazione con un amico.

- Gli atomi inconsapevoli non possono essere darwinisti o materialisti e riunirsi per scrivere un libro.

- Gli atomi inconsapevoli non possono osservare se stessi o le cellule nervose che li costituiscono a un microscopio elettronico e giungere a soluzioni scientifiche con la loro ricerca.

- Cosa significa l’affermazione: “La coscienza è nei neuroni del nostro cervello”? I neuroni, proprio come le altre cellule, sono fatti di membrana cellulare, mitocondri, DNA e ribosomi. Perciò dove, secondo i materialisti, si trova la coscienza in questi elementi? Se si assume che la coscienza sia il risultato di reazioni chimiche tra neuroni e segnali elettrici, si cade in errore, perché non è possibile spiegare l’esistenza di neppure una singola “reazione chimica dotata di coscienza”. Né è possibile mostrare un’“onda elettrica” che inizi a “pensare” quando giunge un certo voltaggio.

Se i materialisti considereranno sinceramente tali questioni, si renderanno conto che tutti, loro compresi, differiscono da gruppi di neuroni o mucchi di atomi. Per quanto materialista, lo specialista del cervello Wolf Singer ammette questo fatto quando dice “In questo confuso materiale dell’universo c’è ‘qualcosa’ che percepisce se stesso come un ‘Io sono‘” Nota.35

Questo “qualcosa” cui lo scienziato si riferisce è in realtà l’anima. Il fatto che una persona possa pensare, essere felice, entusiasmarsi, produrre nuove idee, od opporsi alle idee di altri, oppure conoscere concetti quali l’onore, il rispetto, l’amore, l’amicizia, la lealtà, la sincerità e l’onestà, avviene grazie a quest’anima posseduta dall’essere umano. I neuroni e gli atomi di cui è costituito l’essere umano non sono in grado di pensare, prendere decisioni, produrre idee filosofiche o conoscere i sentimenti di amore, compassione o affetto.
I materialisti, quando sono soli, conoscono e accettano questa verità. Dato che, tuttavia, considerano i loro pregiudizi materialisti il requisito della scienza e della ragione, non possono arrivare ad accettare questa realtà indiscussa. D’altro canto, la situazione difficile in cui si mettono all’unico scopo di sostenere il materialismo, e le idee illogiche che ne conseguono, in realtà arrecano loro un danno ancora maggiore. Chi afferma che “i nostri pensieri sono il prodotto dei nostri atomi ed elettroni” non è diverso da chi crede che i suoi sogni siano reali, o da colui che inventa storie incredibili e favolose e finisce poi per crederci.
La verità è questa: un esser umano è un essere che possiede un’anima, e grazie ad essa, egli può pensare, parlare, essere contento, prendere decisioni, fondare civiltà e guidare paesi.



Note

1- Rita Carter, Mapping The Mind (Mappare la mente), University of California Press, London, 1999, p. 107

2- R. L. Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, Oxford University Press Inc., New York, 1990, p. 9 (Occhio e cervello, Raffaello Cortina, Milano 1998)

3- Hoimar von Ditfurth, Der Geist Fiel Nicht Vom Himmel (Lo spirito non è caduto dal cielo), p. 256

4- M. Ali Yaz, Sait Aksoy, Fizik 3 (Fisica 3), Surat Publishers, Istanbul, 1997, p. 3

5- Daniel C Dennett, Brainchildren, Essays on Designing Minds, (Bambini cervello, saggi sulla progettazione di menti) The MIT Press, Cambridge, 1998, p. 142

6- Daniel C Dennett, Brainchildren, Essays on Designing Minds, (Bambini cervello, saggi sulla progettazione di menti) p. 142

7- www.hhmi.org/senses/a/a110.htm

8- Georges Politzer, Principes Elémentaires de Philosophie, Editions Sociales, Paris, 1954, p. 40 (Principi elementari di filosofia, Roma, Editori riuniti, 1977)

9- www.hhmi.org/senses/a/a110.htm

10- Michael I. Posner, Marcus E. Raichle, Images of Mind, Scientific American Library, New York, 1999, p. 88

11- Bertrand Russell, ABC of Relativity, George Allen and Unwin, London, 1964, pp. 161-162

12- George Berkeley, A Treatise Concerning the Principles of Human Knowledge, 1710, Works of George Berkeley, vol. I, ed. A. Fraser, Oxford, 1871 p. 35-36

13- Orhan Hançerlioðlu, DUþUnce Tarihi (History of Idea), Remzi Kitabevi, Ýstanbul: 1987, p.447

14- George Politzer, Principes Fondamentaux de Philosophie, Editions Sociales, Paris, 1954, pp. 38-39-44

15- Rita Carter, Mapping The Mind, p. 113

16- Muhyiddin Ibn al-'Arabi, Fusus al-Hikam, p. 220

17- William Kroger, Clinical and Experimental Hypnosis, http://www.lucidexperience.com/HypnoPapers/512.html

18- Dr. Tahir Ozakkas, Gerçegin Diriliþine Kapý HIPNOZ (The Door Opening to the Awakening of Reality: Hypnosis), "Ust Ultrastabilite" (U7)

19- Dr. Tahir Ozakkas, Gerçegin Diriliþine Kapý HIPNOZ (The Door Opening to the Awakening of Reality: Hypnosis), "Ust Ultrastabilite" (Upper Ultrastability), p. 267

20- Terrence Watts, Abreaction, The psychological phenomena that hypnotherapists either love or hate, http://www.hypnosense.com/abreaction.htm

21- Poul Thorsen, Die Hypnose in Dienste der Menschheit, Bauer-Verlag, Freiburg-Haslach, 1960, p. 52-53

22- René Sudre, Traité de Parapsychologie, Payot, Paris, 1956, p. 341

23- Dr. Recep Doksat, Hipnotizma (Hypnotism), p.106-108

24- Daniel C. Dennett, Consciousness Explained, Little, Brown and Company, NY 1991, p. 26-27

25- R. L. Gregory, Eye and Brain: The Psychology of Seeing, p. 9

26- Ken Wilber, Holographic Paradigm and Other Paradoxes, p.20

27- Bertrand Russell, ABC of Relativity, George Allen and Unwin, London, 1964, pp. 161-162

28- Henri Bergson, Matter and Memory, Zone Books, New York, 1991

29- John Horgan, The Undiscovered Mind: How the Human Brain Defies Replication, Medication, and Explanation, New York:Free Press, 1999, p. 258-259

30- John Horgan, The Undiscovered Mind: How the Human Brain Defies Replication, Medication, and Explanation, p.258-259

31- John Horgan, The Undiscovered Mind: How the Human Brain Defies Replication, Medication, and Explanation, p.229

32- Hoimar von Ditfurth, Der Geist Fiel Nicht Vom Himmel (The Spirit Did Not Fall From The Sky), p.13

33- William A. Dembski, Converting Matter into Mind, 1998, www.arn.org

34- William A. Dembski, Converting Matter into Mind, 1998, www.arn.org

35- Cumhuriyet Bilim Teknik Dergisi (Cumhuriyet Science and Technology Journal), 7 July 2001, no. 746, p. 18; Der Spiegel, 1/2001. da  
http://beppecaselle.blogspot.it/

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