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10 aprile 2017

DOSSIER BANDA LARGA E RETI DI NUOVA GENERAZIONE:Qui le prove che incastrano il Matteo Renzi esecutore materiale e colpevole di tutti gli ammalati in Italia per colpa del suo piano della banda larga entro il 2020.

Gruppo di lavoro “AMMINISTRAZIONE E MERCATO”
coordinato dalla Prof.ssa Torchia e dal Prof. Saltari

DOSSIER IRPA

BANDA LARGA E RETI DI NUOVA GENERAZIONE

a cura di Susanna Screpanti
(aggiornamento al 9 settembre 2016 )

SOMMARIO

  1. Economia e società digitale: le reti di nuova generazione come fattori abilitanti
  2. L’Agenda digitale europea e la digitalizzazione in Italia
  3. Il fabbisogno, i fondi e gli strumenti finanziari europei
  4. La situazione italiana
  5. Le politiche pubbliche nazionali
  6. La strategia nazionale per la banda ultra-larga e la crescita digitale 2014-2020
    • La Strategia italiana per la Banda Ultra-larga
      • L’attuazione della strategia: il Piano di investimenti per la diffusione della banda ultra-larga.
      • Le gare indette da Infratel Italia per le aree a fallimento di mercato
    • La Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020
  7. La regolazione settoriale
  8. Gli assetti operativi e gli scenari regolatori
  9. Studi e approfondimenti di settore

1. Economia e società digitale: le reti di nuova generazione come fattori abilitanti

Le reti di nuova generazione a banda larga e ultra-larga costituiscono l’infrastruttura tecnologica portante dell’economia digitale e della società dell’informazione, fondamentale per l’innovazione, la competitività e la crescita economica e sociale.
Il World Economic Forum (Wef) nel rapporto 2016 “Global Information Technology” si focalizza sull’avvio di una “trasformazione globale caratterizzata dalla convergenza di tecnologie digitali”, che darà vita a una quarta rivoluzione industriale. Quattro sono gli aspetti cruciali:
  1. la rivoluzione digitale cambia la natura e la misurazione dell’innovazione, che si deve cogliere in nuovi modelli di business;
  2. la capacità di innovare delle imprese è strettamente legata all’adozione di modelli basati sull’ICT;
  3. le aziende e i governi faticano a seguire il ritmo frenetico della crescita digitale. La performance della Malaysia mostra che un intenso impegno governativo sull’agenda digitale crea le condizioni per un sviluppo dell’intero sistema;
  4. la nuova economia e la società digitale richiedono innovazioni urgenti in materia di governance e regolazione.
In base alla classifica del Wef, i Paesi che hanno manifestato maggiore capacità innovativa (in termini di infrastrutture/competenze/accessibilità/individui/imprese/settore pubblico), beneficiandone a livello economico e sociale sono: Finlandia, Svizzera, Svezia, Israele, Singapore, Paesi Bassi e USA.
In Europa la situazione è piuttosto disomogenea e l’Italia risulta al 45° posto della classifica molto dopo la Germania, la Francia e la Spagna. La Germania in particolare eccelle su “skill” e infrastrutture digitali, ma è in ritardo nella trasformazione digitale dell’amministrazione pubblica; la Francia eccelle nei servizi digitali ai cittadini, nelle pratiche di e-participation e nella penetrazione della banda ultra-larga, mentre spazi di miglioramento esistono con riferimento alla digitalizzazione delle imprese.
L’Italia è risalita di 10 posizioni rispetto al 2015 e le è stata attribuita la qualifica di “top mover”. Sebbene rimangono i problemi di una forte burocrazia e di una grave carenza di competenze digitali nella popolazione, il salto di qualità è da attribuire ai recenti programmi governativi (diffusione banda larga e reti NGN; servizi on-line ai propri cittadini; creazione di una migliore ambiente per le start-up e imprese innovative).
Le istituzioni europee sono consapevoli dell’importanza della banda larga per l’economia e la società digitale in Europa. A tale fine, la Commissione europea ha elaborato una strategia per il Mercato unico digitale [COM(2015) 192] del 6 maggio 2015 che dovrebbe apportare fino a 415 miliardi di euro all’anno all’economia dell’UE. L’UE prevede di realizzare profonde riforme tramite 16 azioni chiave, basate su tre pilastri:
1) migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni e servizi digitali in tutta Europa;
2) creare un contesto favorevole e parità di condizioni affinché le reti digitali e i servizi innovativi possano svilupparsi;
3) massimizzare il potenziale di crescita dell’economia digitale.
Creating a Digital Single MarketCommissione europea, 2015
Per approfondire il tema del mercato unico digitale, si può consultare il sito dedicato al tema dalla Commissione europea (qui) e il testo del rapporto Europe’s Digital Progress Report 2016.
Il potenziale dell’economia digitale, del mercato unico e della convergenza tecnologica può essere realizzato solo se ci sono adeguate infrastrutture digitali che consentano velocità superiori a 30 Mbps. Tuttavia, solo le reti digitali a banda larga ultraveloce (100 Mbps) consentono di sostenere una vera e propria rivoluzione infrastrutturale, compatibile con una nuova era digitale, e un efficace funzionamento della filiera industriale di internet.

2.     L’Agenda digitale europea e la digitalizzazione in Italia

Le Direttive e i Regolamenti europei del 2009 istituiscono un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica con l’obiettivo di rafforzare la concorrenza, agevolando l’ingresso dei nuovi operatori, e di incentivare gli investimenti nel settore. Ciò vale anche per la banda larga e le reti di nuova generazione, sebbene nelle direttive non ci sia una disciplina di dettaglio e i servizi collegati non rientrino nel perimetro del servizio universale.
In tema di banda larga, la Strategia Europea 2020 e l’Agenda Digitale Europea prevedono gli obiettivi che gli Stati membri devono realizzare entro il 2020:
  • copertura banda larga veloce, maggiore di 30 Mbps per tutti i cittadini europei entro il 2020;
  • copertura banda larga ultraveloce, maggiore di 100 Mbps, per il 50% dei cittadini europei entro il 2020.
In tema di servizi digitali, gli obiettivi europei da raggiungere entro 2015 sono:
  • almeno il 50% della popolazione usi servizi di e-government;
  • almeno il 50% degli utenti digitali utilizzi l’e-commerce;
  • il 75% della popolazione acceda abitualmente a internet;
  • il 33% delle PMI dovrà vendere e acquistare online.
Si stima che la piena attuazione dell’Agenda digitale farà aumentare il PIL europeo del 5% nei prossimi otto anni, aumentando gli investimenti nelle Tecnologie dell’informazione e della Comunicazione, migliorando i livelli di competenza digitale e consentendo l’innovazione del settore pubblico. In particolare, un aumento del 10% della penetrazione della banda larga veloce e ultra veloce può contribuire sia alla formazione di una società digitale, sia alla crescita economica, con un aumento del PIL del 1 – 1,5%.
Grazie alla realizzazione delle infrastrutture digitali potrebbero essere creati 1,2 milioni di posti di lavoro entro il 2015. Nel lungo termine ciò porterebbe alla creazione di 3,8 milioni di nuovi posti di lavoro in tutti i settori dell’economia.
Nel 2016, la Commissione europea ha analizzato i progressi degli Stati membri in base agli indicatori contenuti nell’Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI, 2016), che riguardano: 1) connettività; 2) capitale umano; 3) uso di internet; 4) integrazione delle tecnologie digitali; 5) servizi pubblici digitali.
L’Italia si conferma tra i paesi con le più basse prestazioni digitali, inferiori alla media europea, insieme a Bulgaria, Cipro, Grecia, Croazia, Ungheria, Polonia, Romania, Slovenia e Slovacchia. In particolare, l’Italia occupa la 25° posizione nella classifica degli Stati membri dell’UE.
Commissione 2
Commissione europea, 2016
Ad ogni modo, l’Italia fa parte del gruppo di paesi (Croazia, Lettonia, Romania, Slovenia e Spagna) che stanno recuperando, ossia dei paesi il cui punteggio è ancora al di sotto della media UE ma è aumentato più velocemente di quello dell’UE nel suo insieme.
La copertura delle reti NGA è passata dal 36% delle famiglie nel 2014 al 44% nel 2015, a fronte di una media europea del 71%. I progressi sono ancora troppo lenti, ostacolando anche la sottoscrizione di abbonamenti alla banda larga veloce: la percentuale di sottoscrittori al broadband fisso è pari al 53% delle famiglie a fronte del 72% della media europea; la percentuale di sottoscrittori al fast broadband (servizi con banda superiore a 30 Mbit/s) raggiunge appena il 5,4% del totale delle famiglie a fronte di una media europea del 30% (terzultima posizione nella UE).
L’assenza di competenze digitali di base è la ragione principale del basso tasso di adozione della banda larga fissa. In effetti, il 37% della popolazione non usa internet regolarmente e il restante 63% svolge poche attività complesse online. Per quanto riguarda i servizi pubblici digitali, l’Italia si avvicina alla media dell’UE.
Di seguito, si riporta la selezione dei principali documenti che la Commissione europea ha elaborato negli ultimi anni per la regolazione del settore
Nell’anno in corso, la Commissione presenterà una versione aggiornata delle norme UE in materia di telecomunicazioni che dovrebbe incentivare e raccogliere più investimenti privati e garantire la prevedibilità normativa e condizioni adeguate perché tutti gli operatori possano investire. Si concentrerà inoltre su un migliore coordinamento dello spettro radio e delle comunicazioni mobili 5G del futuro.

3. Il fabbisogno, i fondi e gli strumenti finanziari europei

Il fabbisogno d’investimento
Occorrono ingenti investimenti per completare la dotazione infrastrutturale e per la realizzazione, praticamente ex novo in molte zone dell’Europa, delle reti di nuova generazione (Next Generation Network – NGN) che consentano l’accesso a internet veloce e super veloce (tra i 30 e 100 Mbps) e la diffusione dei servizi digitali di nuova generazione.
Il fabbisogno di investimento è ingente ed ha un orizzonte temporale di lungo periodo. In base ad una recente analisi della Commissione europea sui finanziamenti necessari per raggiungere gli obiettivi digitali entro il 2020 si stima che, nello scenario più ottimista, l’obiettivo di copertura di 30 Mbps per tutti sarà raggiunto in Europa soltanto se saranno investiti 34 miliardi di euro, di cui 21 miliardi di euro provenienti da fonti pubbliche[1].
La stima per raggiungere l’obiettivo più ambizioso (metà delle famiglie europee con 100 Mbps di abbonamento) è pari a 92,4 miliardi di euro.
Per l’Italia, la Banca Europea per gli Investimenti (BEI) stima un fabbisogno di investimenti compreso in un range di 9-24 miliardi di euro, a seconda delle tecnologie adottate.
I fondi e gli strumenti finanziari
Per il periodo di programmazione che si chiude nel 2020, l’Europa ha deciso di mettere in campo maggiori risorse per incentivare gli investimenti digitali in ICT e per le reti che consentono la diffusione della banda larga veloce e ultra-veloce. È previsto che tali risorse europee provengano dai Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE).
Mentre nel precedente periodo di programmazione 2007-2013 sono stati destinati 2,7 miliardi di euro per le reti di nuova generazione, nel periodo di programmazione 2014-2020, le risorse destinate esclusivamente agli investimenti di questo tipo sono aumentati e pari a 6,4 miliardi di euro (5 miliardi dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale – FESR; 1,5 miliardi dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale – FEASR).
Lo strumento della Connecting Europe Facility previsto nel Reg. (CE) 11-12-2013 n. 1316/2013 che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa ha una dotazione che ammonta a 33,3 miliardi di euro, di cui oltre 1 miliardo è destinato a reti e servizi digitali, di cui circa 170 milioni destinati allo sviluppo di reti a banda larga e 970 milioni a infrastrutture per servizi digitali (entro il 2020).
La Connecting Europe Facility intende fare leva sui nuovi strumenti finanziari tramite la Banca europea per gli investimenti (BEI). In base a questo meccanismo, la Commissione europea e la BEI possono finanziare prestiti, project bond e garanzie per il finanziamento di progetti in materia di telecomunicazioni.
Si stima che la Banca europea degli investimenti (BEI) investirà nel settore delle TLC, soprattutto su base corporate, 16 miliardi di euro entro il 2020, contribuendo agli investimenti dei privati nella realizzazione delle reti di nuova generazione. Nel 2014, la BEI ha concesso prestiti per 2,27 miliardi di euro nel settore delle TLC.
In tale contesto, la Commissione europea ha proposto un regolamento sugli Orientamenti per le reti trans-europee di telecomunicazioni. con le regole sui progetti di interesse europeo finanziabili con le risorse europee.
La Commissione europea ha inoltre pubblicato nel 2014 una guida per le autorità nazionali e regionali The digital Agenda Toolbox al fine di fornire loro un supporto operativo su come sfruttare al meglio le risorse europee messe a disposizione per la crescita digitale tramite i Fondi strutturali e i Fondi di investimento. Si veda anche la guida sugli investimenti in banda larga, Guide to high-speed broadband Investments.
Un contributo importante agli investimenti nella banda larga e nelle reti di nuova generazione potrà provenire dal Piano Junker (315 miliardi di euro) e dal Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS). In questo contesto, le banche/istituzioni di promozione nazionale sono chiamate a svolgere un ruolo cruciale per sbloccare gli investimenti e portare avanti il Piano di investimenti e assicurare un uso quanto più efficiente delle risorse pubbliche.
L’Italia è stato il quarto paese ad annunciare un contributo tramite la Cassa Depositi e Prestiti (CDP) per un importo pari a 8 miliardi di euro.

4. La situazione italiana in materia di banda larga e reti digitali

Le analisi dell’Autorità garante delle comunicazioni elettroniche (Agcom) risultano sostanzialmente in linea con i dati forniti dalla Commissione europea (vedi par. 2), in base ai quali l’Italia ha mostrato nel 2015 una migliore capacità di recupero del divario rispetto all’Europa negli indicatori infrastrutturali e di offerta di nuovi servizi, sebbene si registri ancora un risultato negativo dal lato della domanda.
La disponibilità dei servizi di accesso a reti fisse a banda larga ha raggiunto il 99% delle abitazioni e quella a banda ultralarga è passata dal 36% del 2014 al 44% del 2015.
A marzo 2016, gli accessi broadband hanno raggiunto i 15,1 milioni di linee, con un aumento su base annua di 580 mila unità, superiore alla crescita osservata tra marzo 2015 e marzo 2014 (+380 mila unità). Il peso degli accessi con velocità maggiore di 30 Mbps (1,2 milioni in marzo) è pari all’8,2% (contro il 4,3% del marzo 2015).
A marzo 2016, le linee broadband di nuova generazione ammontano a 1,7 milioni di unità, con una crescita su base annua di circa +820 mila linee. La diffusione degli accessi alle reti di nuova generazione risulta in accelerazione: l’aumento da inizio anno è stato pari a circa +280 mila linee, contro un corrispondente valore di +125 mila registrato nel primo trimestre del 2015.
I consumatori italiani continuano a preferire l’accesso alle reti mobili rispetto a quelle fisse (75% di diffusione contro il 53% degli accessi alla rete fissa a banda larga base, sintomo di un rallentato processo di convergenza rispetto all’Europa in cui gli indicatori sono pressoché equivalenti e pari al 72 e al 75%); la diffusione degli accessi a banda ultra-larga è ancora molto bassa (5,4% il numero di abbonati sulla popolazione contro il 30% dell’UE, anche se in aumento rispetto al 2014, in cui la percentuale era ferma al 3,8%); l’1,8% del reddito pro-capite degli italiani è assorbito dalla spesa al minore prezzo disponibile per l’abbonamento a servizi a banda larga contro l’1,3% della media europea.
All’origine delle performance poco soddisfacenti dell’Italia due fattori determinanti: un minor livello di specializzazione e cultura digitale da un lato e l’invecchiamento della popolazione dall’altro. Anche il settore dell’industria (e in particolare delle piccole e medie imprese) e quello della pubblica amministrazione fanno registrare ritardi nella propensione all’uso della Rete sebbene in misura minore rispetto al settore domestico.
Sul versante delle infrastrutture di ultima generazione, fisse e mobili, si registra nel 2015 una crescita per effetto della ripresa degli investimenti delle imprese. Gli investimenti in reti fisse aumentano del 24% e quelli in reti mobili del 16% raggiungendo, nel 2015, i 7,4 miliardi di euro (più del 6% della spesa in investimenti in Italia).
Il divario tra le diverse aree del paese ha spinto il Governo ad accelerare il piano per la banda ultralarga puntando sull’investimento diretto dello Stato nella realizzazione delle nuove reti.
Nel 2015 sono stati stanziati, per il programma di sviluppo 2016-2020, 2 miliardi di euro attraverso i fondi europei per programmi regionali già approvati dalla Commissione e 4,9 miliardi di risorse pubbliche sono stimati per il prossimo futuro
Secondo l’Istat (2016) l’eventuale copertura totale della banda ultralarga porterebbe a un aumento del valore aggiunto pari al 23% nei servizi di mercato, all’ 11% nelle costruzioni e al 9% nel commercio e nell’ industria in senso stretto. Ad essere avvantaggiato sarebbe soprattutto il Centro-Nord con aumenti tra il 16% in Valle d’ Aosta e l’11% nelle Marche, mentre il Mezzogiorno registrerebbe incrementi più contenuti, tra il 10% in Campania e Calabria e il 7% in Sicilia.

5. Le politiche pubbliche nazionali

L’Italia ha fatto propri gli obiettivi dell’Agenda Digitale Europea ed ha intrapreso numerose iniziative in materia di banda larga, reti di nuova generazione e servizi digitali:
  • Piano nazionale Banda larga per azzerare il digital divide;
  • Progetto Strategico Banda Ultra-larga per realizzare nuovi investimenti in reti di accesso di nuova generazione (NGAN): in particolare, interviene esclusivamente nelle “aree bianche NGN”, dove le infrastrutture di accesso di nuova generazione sono inesistenti e non si prevede verranno sviluppate nei prossimi tre anni.
  • Procedura di gara e assegnazione dei diritti d’uso relativi alle frequenze in banda 800, 1800, 2000, 2600 per consentire lo sviluppo della banda larga mobile 4G e della tecnologia LTE.
Sullo stato dell’arte delle gare pubbliche per completare il Piano nazionale banda larga e il Progetto Strategico Banda Ultra-larga si veda qui e i dati forniti da Infratel Italia, società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga del Governo. Il suo obiettivo è ridurre il digital divide nelle aree a fallimento di mercato, attraverso la realizzazione e l’integrazione di infrastrutture capaci di estendere le opportunità di accesso a internet veloce. Accedere a servizi a banda larga e ultra larga è, infatti, essenziale per lo sviluppo e la competitività di un moderno sistema economico, basato sulla conoscenza e sullo scambio veloce ed efficiente di dati ed informazioni.
La Strategia italiana per la realizzazione degli obiettivi stabiliti dall’Agenda Digitale Europea è contenuta nell’Agenda Digitale Italiana, i cui punti cardine sono:
  • la Cabina di regia, articolata in sei gruppi di lavoro (infrastrutture e sicurezza; e-commerce; e-gov /open data; informatizzazione digitale & competenze digitali; ricerca e innovazione; smart communities);
  • il Commissario di Governo per l’Agenda Digitale;
  • l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) che coordina le azioni in materia di innovazione per promuovere le tecnologie ICT a supporto della pubblica amministrazione, garantendo la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda Digitale Italiana in coerenza con l’Agenda Digitale Europea;
  • il budget previsionale 2014-2020 della strategia nazionale ammonta a complessivi 12,9 miliardi di euro, ripartiti in:
  • 4 miliardi di euro per realizzare le Infrastrutture digitali;
  • 1 miliardo di euro per attuare il Mercato unico digitale;
  • 500 milioni di euro per realizzare la Cittadinanza digitale;
  • 1 miliardo di euro per l’Amministrazione digitale;
  • 1 miliardo di euro per E-government;
  • 1,3 miliardi di euro per Competenze digitali;
  • 1,1 miliardi di euro per Ricerca e Innovazione;
  • 3 miliardi di euro per Smart cities and communities.
Nell’ambito dell’Agenda Digitale Italiana, si prevedono una serie di interventi strategici per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e dei rapporti con imprese e cittadini:
  • obbligo di fatturazione elettronica verso la PA (che già oggi interessa 2 milioni dei fornitori della PA). La PA ha già messo in opera un Sistema di Interscambio (SdI) gestito dalla Agenzia delle entrate attraverso Sogei;
  • sistema pubblico di connettività (SPC);
  • carta d’identità digitale, domicilio digitale, firma elettronica avanzata;
  • partecipazione al procedimento amministrativo informatico;
  • anagrafe nazionale della popolazione residente e dematerializzazione degli atti della PA;
  • fascicolo sanitario elettronico, digitalizzazione delle ricette, cartelle cliniche digitali;
  • fascicolo elettronico dello studente e alfabetizzazione digitale degli studenti;
  • asta elettronica negli appalti pubblici;
  • processo civile telematico.
L’attuazione dell’Agenda Digitale Italiana assume un ruolo centrale, sia per conseguire obiettivi di crescita, come conseguenza di un miglioramento della produttività delle imprese e dell’efficienza della pubblica amministrazione, sia di inclusione sociale, in termini di maggiori opportunità per i cittadini e le famiglie di partecipare ai benefici della società dell’informazione.
Secondo le stime dell’Osservatorio Agenda digitale della School of Management del Politecnico di Milano, un ritardo nell’attuazione dell’Agenda digitale costa 1 miliardo di euro al mese in termini di risparmi mancati della PA. In particolare:
  • l’adozione della fatturazione elettronica verso la PA potrebbe portare risparmi di 1,1 miliardi l’anno;
  • l’introduzione di soluzioni informatiche in sanità farebbe risparmiare 6,5 miliardi l’anno;
  • il corretto ricorso a infrastrutture cloud vale circa 1 miliardo in tre anni;
  • lo sviluppo di negoziazioni online attraverso strumenti e-procurement 5 miliardi ogni anno, passando dall’attuale 5% di transato online sulla spesa pubblica per beni e servizi al 30%.
Oltre a essere una leva di efficienza per la PA, l’Agenda digitale è anche un’opportunità di crescita per le imprese (ad esempio, 6 miliardi di minori costi nell’ipotesi di aumento dal 5% al 15% della digitalizzazione dei processi commerciali), di nascita di nuove startup (con un impatto sul PIL dello 0,2% grazie a uno stanziamento di 300 milioni l’anno in fondi seed) e di risparmio per le famiglie (ad esempio, 3 miliardi di euro l’anno, ipotizzando che l’e-commerce passi dall’attuale 2,6% al 10%).
Sono molto positivi la previsione di realizzare il catasto delle infrastrutture di comunicazione nel sottosuolo e l’approvazione del Decreto scavi, che contiene le nuove regole tecniche sulle operazioni di scavo e ripristino per la posa di infrastrutture digitali nelle infrastrutture stradali. Si stima si libereranno investimenti tra i 7 e i 10 miliardi di euro.
Nel Decreto Sblocca Italia (D.L. n. 133/2014) si prevedono specifiche misure rilevanti in tema di banda larga e ultra-larga (art. 6):
  • agevolazioni per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica a banda ultra-larga. Si prevede, in particolare, un credito d’imposta a valere sull’IRES e sull’IRAP complessivamente dovute dall’impresa che realizza l’intervento infrastrutturale, entro il limite massimo del 50% del costo dell’investimento, purché l’intervento ricada nelle aree cosiddette bianche (a fallimento di mercato).
  • semplificazione delle procedure di scavo e di posa aerea dei cavi, nonché per la realizzazione delle reti di telecomunicazioni mobili.
Nell’Accordo di partenariato 2014-2020 un Obiettivo Tematico (OT n. 2) è riservato a: Migliorare l’accesso alle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché l’impiego e la qualità delle medesime, a cui viene riservata una dotazione pari a 1.925 milioni di euro per gli anni 2014-2020, di cui 1.789 milioni di euro a valere sul FESR (1.401 per le regioni meno sviluppate; 307 per le regioni più sviluppate e 72 per le regioni in transizione) e 136.5 milioni di euro a valere sul fondo FEASR.

6. La strategia nazionale per la banda ultra-larga e la crescita digitale 2014-2020

Il 3 marzo 2015, il Consiglio dei Ministri ha approvato il Piano nazionale Banda Ultra-larga e il Piano Crescita Digitale, due strategie sinergiche per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale con un orizzonte temporale al 2020.
Lo scopo è quello di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e la competitività.
Relazione tra Strategia BUL, Piano Crescita digitale e gli indicatori europei DESI
Presidenza del Consiglio 2016
Presidenza del Consiglio, 2016

6.1 La Strategia italiana per la Banda Ultra-larga

Il Piano Strategico per la banda ultra-larga si pone l’obiettivo di massimizzare entro il 2020 la copertura della popolazione (85%) con una connettività ad almeno 100 Mbps, che è l’unica a poter essere definita ultra fast broadband nell’accezione dell’Agenda Digitale e comunque garantire a tutti i cittadini almeno 30 Mbps in download (fast broadband, nell’accezione dell’Agenda Digitale Europea).
Il Piano strategico, in particolare, prevede di investire più di 6 miliardi di euro di risorse pubbliche entro il 2020 che, anche attraverso alcuni interventi tesi alla semplificazione del contesto di riferimento, potrebbero arrivare a mobilitare un importo analogo da parte degli operatori privati, con un mix virtuoso di investimenti pubblici e privati.
Le risorse pubbliche dovrebbero provenire per 2 miliardi di euro dai Fondi FESR e FEASR e per 4 miliardi di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC, ex FAS). Risorse aggiuntive potrebbero provenire dal Piano Juncker, in base al quale tra i settori da privilegiare c’è proprio quello delle infrastrutture per la banda larga.
Il piano individua tre scenari in funzione della quota di risorse private mobilitate:
  • Blu sky case. Ammontare complessivo degli investimenti pari a circa 12 miliardi di euro (50% Pubblico, 50% privato): l’87% della popolazione avrebbe una copertura a 100 Mbps, mentre il restante 13% a 30 Mbps.
  • Base case. Ammontare complessivo degli investimenti pari a circa 10 miliardi di euro (60% Pubblico, 40% privato): il 70% della popolazione avrebbe una copertura a 100 Mbps, mentre il restante 30% a 30 Mbps.
  • Worst case. Ammontare complessivo degli investimenti pari a circa 7 miliardi di euro (86% Pubblico, 14% privato): il 46% della popolazione avrebbe una copertura a 100 Mbps, mentre il restante 64% a 30 Mbps.
In base al Piano per la banda ultra-larga, il territorio italiano è stato suddiviso in quattro cluster, nei quali sono compresi i Comuni italiani a seconda delle loro caratteristiche (presenza di infrastrutture, densità popolazione, presenza aziende) per identificare la tipologia e il costo dell’intervento necessario a portare la fibra ottica e diffondere la banda ultra-larga. La definizione dei cluster di intervento è stata fatta partendo dall’analisi dell’offerta di infrastrutture per la banda ultra-larga, già realizzate o programmate dagli operatori privati.

6.1.1 L’attuazione della strategia: il Piano di investimenti per la diffusione della banda ultra-larga.

Con la delibera del 6 agosto 2015, n. 65, il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) ha determinato l’assegnazione delle risorse pubbliche per gli investimenti previsti dalla Strategia nazionale, da realizzare secondo il modello dell’intervento diretto.
CLUSTER A – corrisponde alle aree nere NGA secondo la definizione degli Orientamenti comunitari. Gli operatori privati sono in grado di fornire la connessione con reti ultraveloci nell’arco di un triennio, senza alcun contributo pubblico.
CLUSTER B – corrisponde alle aree grigie NGA secondo la definizione degli Orientamenti comunitari. In questo cluster si concentra il 45% della popolazione e il 65% delle aziende. Si tratta di aree fornite di un’infrastruttura per la banda ultralarga a 30 Mbps.
CLUSTER C – corrisponde alle aree bianche NGA secondo la definizione degli Orientamenti, ovvero aree a fallimento di mercato, fornite di una infrastruttura per la banda larga con capacità inferiore a 30 Mbps.
CLUSTER D – corrisponde alle aree bianche NGA secondo la definizione degli Orientamenti, ovvero aree a fallimento di mercato, principalmente rurali, in cui solo l’intervento pubblico diretto può garantire alla popolazione residente un servizio di connettività superiore a 30 Mbps.
A seguito di tale delibera, è stato adottato nel 2016 il “Piano di investimenti per la diffusione della banda ultra-larga“. Si tratta di un unico Piano per l’intero territorio italiano volto a definire le possibili modalità di impiego di fondi pubblici compatibili con quando indicato negli Orientamenti relativi all’applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato in relazione allo sviluppo rapido di reti a banda larga. Si prevedono alcune interessanti novità:
  • l’incremento delle risorse finanziarie da 0,5 a 7 miliardi di euro;
  • l’istituzione di un Comitato per la banda ultra-larga (COBUL) presso la Presidenza del Consiglio e sotto la supervisione del Governo, con l’obiettivo di coordinare tutte le attività e le entità convolte nel Piano;
  • l’aggregazione territoriale è stata spostata dai singoli comuni (circa 8.100 comuni) a 94.645 aree più piccole formate dall’aggregazione di aree censuarie;
  • l’obiettivo principale dell’intervento pubblico è ora la realizzazione del “salto di qualità” per realizzare reti che possano permettere servizi con banda anche molto superiore ai 100 Mbps e a prova di futuro;
  • la contrattualizzazione degli impegni dei privati per evitare che la mera “espressione d’interesse” da parte di un investitore privato possa causare ritardi all’intervento pubblico;
  • le gare per l’assegnazione di contributi (Modello a contributo) sono state impostate allo scopo di allargare la platea degli investitori privati e l’ammontare totale degli investimenti complessivi;
  • l’introduzione di incentivi alla domanda (voucher) per incrementare il numero dei sottoscrittori di servizi ad almeno 100 Mbps che al momento è eccessivamente al di sotto della media delle nazioni UE.
Il nuovo piano degli investimenti si integra e non si sovrappone con il precedente Piano Banda Ultra Larga (Aiuto di Stato SA.34199 – 2012/N – Italia), già notificato alla Commissione europea e approvato in data 18.12.2012. Tuttavia, rinforza il precedente piano con maggiori risorse e nuove misure di aiuto, estendendolo anche alle aree nere e grigie NGA a 30 Mbps ma inferiori a 100 Mbps oltre che alle aree bianche NGA a oltre 100 Mbps.
Il piano sarà in vigore fino al 31 dicembre 2022 e lo Stato finanzierà completamente la nuova infrastruttura, che resterà di proprietà pubblica, e incaricherà un concessionario della gestione dei servizi di accesso alla rete (la concessione sarà ventennale).
Per la prima fase di attuazione della Strategia, il Governo, il Cobul e il CIPE hanno deciso di ricorrere al modello dell’intervento diretto nelle aree a fallimento di mercato, raggruppate nei cluster C e D.
Il regime quadro nazionale di aiuto, concernente detto intervento pubblico, è stato considerato conforme alla normativa europea in materia di aiuti di Stato dalla Direzione Generale della Concorrenza della Commissione Europea. Il 30 giugno 2016, la Commissione europea ha, infatti, autorizzato le misure di aiuto della “Strategia Banda Ultra-larga”, così come previste nel Piano per la banda ultra-larga per il periodo 2016-2022 [C(2016) 3931] (qui).

6.1.2 Le gare indette da Infratel Italia per le aree a fallimento di mercato

Infratel Italia S.p.A. (Infrastrutture e Telecomunicazioni per l’Italia) è la società in house del Ministero dello sviluppo economico (MISE) che funge da soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultra Larga e della più recente Strategia BUL del Governo. La missione della società è ridurre il digital divide nelle aree a fallimento di mercato, attraverso la realizzazione e l’integrazione di infrastrutture capaci di estendere le opportunità di accesso a internet veloce.
  • A marzo 2016, Infratel Italia ha indetto una procedura di gara per l’istituzione di Accordi Quadro con più operatori relativi all’acquisto di diritti d’uso di infrastrutture di posa di cavi in fibra ottica da integrare nella rete di telecomunicazioni a banda larga e ultralarga. Il 23 giugno 2016 si è conclusa la fase di prequalifica della procedura con la selezione dei seguenti concorrenti: ENEL OPEN FIBER S.P.A.; E-VIA S.P.A.; TELECOM ITALIA S.P.A.; TERNA S.P.A. I concorrenti sopra indicati sono pertanto ammessi alla successiva fase di sottoscrizione degli Accordi Quadro.
  • Il 3 giugno e l’8 agosto 2016 Infratel ha indetto due distinte procedure ristrette, gestite tramite piattaforma telematica, per l’affidamento della concessione ventennale di costruzione, manutenzione e gestione di una infrastruttura passiva a Banda Ultralarga nelle aree bianche a totale o parziale fallimento di mercato. La rete rimarrà di proprietà pubblica. Il concessionario dovrà garantire l’accesso agli operatori terzi e a fornire i servizi wholesale.
  • 1° bando per 6 Regioni (Abruzzo, Molise, Emilia Romagna, Lombardia, Toscana e Veneto). La fase di prequalifica si è chiusa a favore di: Enel open fiber; Metroweb; Telecom Italia, Fastweb; Estra Spa ed un altro raggruppamento temporaneo di imprese;
  • 2° bando per 11 Regioni (Piemonte, Valle D’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Basilicata, Sicilia e della Provincia autonoma di Trento). I bandi sono stati pubblicati dopo la firma degli Accordi di Programma e delle convenzioni operative tra il MISE e le Regioni interessate.
Con la pubblicazione del secondo Bando risultano impegnate il 91,8% delle risorse complessive del Piano messe a disposizione come co-finanziamento pubblico per gli investimenti nelle Aree Bianche.
Per Puglia, Calabria e Sardegna sarà riservato un successivo bando ad hoc.
Sole 24 ore
Il Sole 24 Ore, agosto 2016

6.2 La Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020

Il piano nazionale per la banda ultra-larga è sinergico alla “Strategia per la crescita digitale 2014-2020” che rappresenta la parte relativa alla domanda (obiettivo Italia 100% digitale). Si tratta di una strategia dinamica che punta alla crescita digitale di cittadini e imprese, anche utilizzando le leve pubbliche.
La Strategia traccia una roadmap per la digitalizzazione del Paese capace di:
  • determinare il progressivo switch off dell’opzione analogica per la fruizione dei servizi pubblici, progettando la digitalizzazione della pubblica amministrazione in un’ottica centrata sull’utente e coordinando e mettendo a sistema le diverse azioni avviate da tutte amministrazioni pubbliche;
  • garantire crescita economica e sociale, attraverso lo sviluppo di competenze nelle imprese e di diffusione di cultura digitale fra i cittadini che generi nuova offerta capace di competere sui mercati globali, e una accresciuta domanda capace a sua volta di stimolare offerta innovativa e qualificata, in un circolo virtuoso;
  • rendere più efficiente il sistema paese, coordinando in materia unitaria la programmazione e gli investimenti pubblici in innovazione digitale e ICT.
Si prevedono azioni infrastrutturali trasversali:
  • Sistema Pubblico di Connettività e predisposizione wi-fi in gli tutti edifici pubblici;
  • Digital Security per la PA;
  • Razionalizzazione del patrimonio ICT, consolidamento data center e cloud computing;
  • Servizio Pubblico d’Identità Digitale (SPID).
Le Piattaforme abilitanti sono:
  • Anagrafe Popolazione Residente;
  • Pagamenti elettronici;
  • Fatturazione elettronica PA;
  • Open Data;
  • Sanità digitale;
  • Scuola Digitale;
  • Giustizia Digitale;
  • Turismo Digitale;
  • Agricoltura Digitale.
Nella riforma della pubblica amministrazione (legge n. 124/2015) un ampio spazio è dedicato alla digitalizzazione della pubblica amministrazione. Tra i decreti attuativi è previsto, infatti, un importante intervento normativo sul codice dell’amministrazione digitale per stimolare e migliorare la qualità e la tempestività dei servizi forniti dalla pubblica amministrazione ai cittadini.

7. La regolazione settoriale

Oltre alle strategie governative e alla legislazione nazionale, gioca un ruolo fondamentale la regolazione settoriale dei mercati delle comunicazioni digitali. Nella fase a monte del processo decisionale, le Autorità nazionali intervengono direttamente e/o attraverso gruppi di coordinamento dei regolatori europei, quale ad esempio il BEREC. Nella fase a valle, le Autorità nazionali delle comunicazioni attuano e vigilano sul rispetto delle regole.
In Italia, la regolazione nazionale è attribuita all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) che già da tempo ha adottato una serie di importanti delibere in tema di banda larga, fissa e mobile, banda ultra-larga e reti di nuova generazione. In molti casi, il regolatore nazionale ha adottato specifici provvedimenti nei confronti di singoli operatori con effetti diretti e/o indiretti sulla materia della banda larga e lo sviluppo delle reti di nuova generazione (si pensi, ad esempio, ai provvedimenti sugli impegni di Telecom o sui prezzi di accesso alla rete in rame di Telecom).
Di seguito, una selezione dei principali provvedimenti regolatori in materia:
  •  Delibera n. 282/11/cons procedure e regole per l’assegnazione e l’utilizzo delle frequenze disponibili in banda 800, 1800, 2000 e 2600 mhz per sistemi terrestri di comunicazione elettronica e sulle ulteriori norme per favorire una effettiva concorrenza nell’uso delle altre frequenze mobili a 900, 1800 e 2100 mhz (qui) 
  • Delibera n. 1/12/cons, individuazione degli obblighi regolamentari relativi ai servizi di accesso alle reti di nuova generazione (qui) 
  • Delibera n. 746/13/cons Approvazione delle condizioni economiche e tecniche dell’offerta di riferimento di Telecom Italia per l’anno 2013 relativa ai servizi bitstream su rete in rame (mercato 5) (qui) 
  • Delibera n. 602/13/CONS, Realizzazione del Sistema Informativo Nazionale sulla copertura del territorio italiano di servizi di connettività in Banda Larga wired-wireless-mobile degli operatori di comunicazione elettronica (qui)
  • Delibera n. 622/11/CONS, Regolamento in materia di diritti di installazione di reti di comunicazione elettronica per collegamenti dorsali e coubicazione e condivisione di infrastrutture (qui)
  • Delibera n. 1/14/cons, avvio di un’indagine conoscitiva sulla concorrenza statica e dinamica nel mercato dei servizi di accesso e sulle prospettive di investimento nelle reti di telecomunicazioni a banda larga e ultra-larga (qui)
  • L’Autorità ha inoltre avviato un procedimento istruttorio volto a verificare se sussistano le condizioni tecnologiche e di mercato per l’inclusione dell’accesso alla banda larga tra gli obblighi di servizio universale con la definizione di una modalità efficace di accesso a Internet ad un prezzo accessibile e dei corrispondenti obiettivi di qualità (delibera n. 113/16/CONS).
  • In un contesto in cui la strategia nazionale prevede strumenti pubblici di sostegno agli investimenti e di semplificazione amministrativa, l’Agcom deve definire un quadro chiaro di regole per l’accesso alle infrastrutture, che saranno costruite grazie al piano di finanziamenti pubblici. A tale scopo l’Autorità ha approvato la delibera n. 575/15/CONS, che avvia il procedimento istruttorio finalizzato alla definizione delle “linee guida per le condizioni di accesso all’ingrosso alle reti destinatarie di contributi pubblici” nelle cosiddette aree a fallimento di mercato, con un forte orientamento a misure di incentivazione.
  • A conclusione del processo di consultazione pubblica, con delibera n. 120/16/CONS, del 7 aprile 2016, l’Agcom ha adottato le Linee Guida che riguardano: i) l’individuazione dei servizi all’ingrosso che devono essere resi disponibili dai beneficiari della misura di aiuto, ii) l’individuazione delle condizioni tecniche di fornitura di servizi di accesso all’ingrosso alla rete in fibra ottica sussidiata e iii) la definizione di idonei criteri di definizione dei prezzi di tali servizi basati sui principi tariffari vigenti sui mercati della banda larga concorrenziali, così come indicato negli Orientamenti comunitari in tema di aiuti di stato.

8. Gli assetti operativi e gli scenari regolatori

Gli assetti operativi
In base alle conclusioni dell’Indagine conoscitiva congiunta di Agcom e Agcm sui mercati di accesso e reti di telecomunicazioni a banda larga e ultra-larga (2014), gli scenari possibili sono:
  1. La realizzazione di un assetto di mercato caratterizzato dall’esistenza di un operatore di rete “puro”, non verticalmente integrato nella fornitura di servizi agli utenti finali, costituisce evidentemente lo scenario “ideale” sotto il profilo concorrenziale e più “lineare” dal punto di vista della regolamentazione; tuttavia, si tratta di uno scenario di assai difficile realizzazione concreta.
  2. Un eventuale scenario alternativo, in cui la struttura di mercato venisse a riorganizzarsi solo sulla figura dell’operatore dominante verticalmente integrato, implicherebbe – al contrario – uno scrutinio particolarmente attento sia sotto il profilo antitrust, sia in relazione alla sua disciplina regolamentare.
  3. Un terzo scenario è quello in cui si sviluppano forme di co-investimento tra una pluralità di operatori, eventualmente anche attraverso la costituzione di joint venture. Se quest’ultima opzione venisse realizzata in modo da non restringere ingiustificatamente gli spazi per il confronto concorrenziale, potrebbe essere considerata come soluzione di second best dal punto di vista concorrenziale, ma con il merito di accelerare i processi di investimento nelle reti di nuova generazione.
Con il parere del 10 marzo 2015 (AS1180), l’Agcm ha espresso apprezzamento per la Strategia italiana per la banda ultra-larga e parere positivo con riferimento ai benefici concorrenziali connessi alla figura dell’operatore di rete “puro”.
[l’Autorità rileva che la separazione verticale degli operatori che beneficiano di finanziamenti pubblici al fine della realizzazione delle reti di nuova generazione, unitamente all’ulteriore limite di precludere il controllo della società che concorre ai finanziamenti, costituiscono misure idonee a ridurre il rischio che le risorse pubbliche siano utilizzate per finanziare forme di sussidio incrociato ai servizi offerti in concorrenza nei mercati a valle e dunque ad alterare le condizioni competitive. In particolare, le società separate potrebbero assicurare un maggiore grado di trasparenza sulla effettiva attuazione dei piani di infrastrutturazione presentati nell’ambito delle procedure di gara. L’assegnazione dei contributi a società separate da quelle che erogano servizi di connettività agli utenti finali, dunque, consentirebbe di migliorare l’efficienza dell’attività di monitoraggio dell’uso dei contributi pubblici e delle agevolazioni fiscali previsti dalla Strategia].
Sulla spinta della nuova Strategia del Governo e nel rispetto del quadro regolatorio esistente a livello europeo e nazionale gli assetti operativi che si stanno delineando vedono come protagonisti:
  • Telecom, ex incumbent, che ha siglato una joint venture con Fastweb per portare la fibra ottica nei cluster A e B. La società Fiberflash è partecipata all’80% da Telecom e al 20% da Fastweb e ha in programma di siglare accordi commerciali con le utilities locali del settore energetico per realizzare nuove reti in fibra ottica sfruttando le reti elettriche delle ex municipalizzate.
  • Per la città di Milano Telecom, che attualmente utilizza la rete di Metroweb per fornire i servizi a banda ultralarga, ha in programma di sviluppare una nuova infrastruttura in fibra ottica (di proprietà privata) sfruttando le canaline della società energetica A2A con cui ha già firmato un apposito “memorandum of understanding”.
  • Enel S.p.A., già attiva nel mercato dell’energia elettrica e del gas, è entrata nel mercato della banda larga tramite la società controllata Enel Open Fiber S.p.A. – EoF (si veda il Piano strategico). Ad agosto 2016 è stata approvata l’integrazione tra Metroweb Italia S.p.A., partecipata al 46,2% da Cdp Equity (Gruppo Cassa depositi e prestiti) tramite FSI investimenti ed Enel Open Fiber, detenuta al 100% da Enel Spa.
Il ruolo della società è quello di un operatore “wholesale only”, esclusivamente attivo nel mercato all’ingrosso, che offre l’accesso a condizioni eque e non discriminatorie a tutti gli operatori di mercato interessati. La tecnologica prescelta è la Fiber to the Home (FTTH) per portare la fibra ottica spenta fino a casa.
La posa della fibra può sfruttare la rete elettrica già esistente, sfruttandone la presenza capillare, o può essere realizzata in modo indipendente da questa, anche a prescindere dall’operazione di installazione dei nuovi contatori elettrici.
Con il Piano Industriale 2016-2030, EoF prevede di: 1) cablare 250 città italiane di grandi dimensioni, situate in aree strategiche per il mercato di riferimento; 2) coprire con fibra ad altissima velocità circa 9,5 milioni di case nel periodo 2016-2021, contribuendo a colmare il ritardo digitale dell’Italia; 3) investire circa 3,7 miliardi di euro nello sviluppo della rete, di cui l’85% circa nel periodo 2016-2021.
  • Altri operatori di telecomunicazione, nazionali e europei, sono attivi nel settore della banda ultralarga e sono interessati a intervenire in questa fase di infrastrutturazione.
  • Tutti gli operatori interessati possono partecipare, inoltre, alle gare, indette dalla società in house Infratel per la realizzazione della rete a banda ultra-larga nelle aree a fallimento di mercato (le cosiddette aree C e D).
Gli scenari concorrenziali e regolatori
La nuova strategia pubblica, l’ingresso di Enel nel mercato delle Tlc e gli assetti operativi conseguenti aprono nuovi scenari concorrenziali in termini di:
  • “concorrenza per il mercato”, con riferimento alle nuove procedure ad evidenza pubblica, indette da Infratel, per la realizzazione con contributi pubblici e la gestione ventennale delle reti di nuova generazione (di proprietà pubblica) nelle aree a fallimento di mercato;
  • “concorrenza nel mercato” nelle aree a successo di mercato, con riferimento alla competizione tra ex incumbent e gli altri operatori attivi nel settore delle tlc, interessati sempre più a sinergie di tipo infrastrutturale e commerciale con le utilities del settore energetico, comprese le ex municipalizzate;
  • “concorrenza infrastrutturale” tra: 1) la rete in rame dell’ex incumbent e le reti di nuova generazione; 2) tra le reti di nuova generazione di proprietà di più operatori privati nelle stesse città; 3) tra la rete di nuova generazione di proprietà pubblica (nelle aree C e D) e le reti di nuova generazione di proprietà di più operatori privati (nelle aree A e B); 4) tra la reti di nuova generazione e le reti di distribuzione elettriche (di Enel o delle ex municipalizzate) o altre reti infrastrutturali.
Tali scenari richiedono interventi regolatori, nuovi o correttivi, per gestire in modo adeguato le nuove dinamiche concorrenziali sia in relazione alle reti, sia ai servizi di nuova generazione. In questa prospettiva sono chiamate in causa la Commissione europea, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e potenzialmente l’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il servizi idrico (Aeegsi) su alcuni aspetti specifici.
Il nuovo quadro regolamentare dovrà affrontare alcune tematiche chiave, quali ad esempio:
  • l’analisi dei nuovi mercati rilevanti;
  • la garanzia del diritto di accesso (non discriminatorio) da parte del gestore della rete pubblica o dei proprietari privati delle reti di nuova generazione a favore di altri operatori tlc o di altri operatori che ad esempio trasmettono contenuti media (es: Netflix);
  • l’imposizione di vincoli, simmetrici o asimmetrici, di accesso, interconnessione e condivisione delle reti sull’ex incumbent e/o sugli altri operatori tlc;
  • l’eventuale imposizione di vincoli/obblighi sulle utilities attive nel settore energetico (che contribuiscono allo sviluppo delle infrastrutture e dei servizi digitali), al fine di garantire a tutti condizioni di trasparenza, equità e maggiore concorrenza;
  • gli incentivi agli investimenti infrastrutturali e i disincentivi alla duplicazione/moltiplicazione delle reti di nuova generazione;
  • gli obblighi di separazione, contabile, funzionale o organizzativa, per evitare sussidi incrociati e non distorcere né lo sviluppo del libero mercato delle tlc, né del libero mercato energetico.
  • le condizioni tariffarie per gli operatori economici (ad esempio per i servizi di accesso) e per le tariffe agli utenti.
I nuovi scenari regolatori in materia di banda larga e reti di nuova generazione richiedono, infine, una riflessione più generale sul rapporto tra politica industriale e regolazione, su cui si veda il recente contributo di Luisa Torchia; sulla necessità di una regolazione cooperativa tra Agcom e Aeegsi e sul rapporto tra regolazione settoriale e tutela della concorrenza, su cui si veda Lorenzo Saltari, L’interazione tra il diritto antitrust e la regolazione nelle comunicazioni elettroniche in Giornale di diritto amministrativo, 2005, n. 5, 555–564.

9. Studi e approfondimenti di settore

Cassa Depositi Prestiti (2012), Banda larga e reti di nuova generazione
Commissione europea, Europe’s Digital Progress Report 2016 – Connectivity (Broadband market developments in the EU 2016)
Programma di ricerca ISBUL, Infrastrutture e Servizi a Banda Larga e Ultra-larga (qui)
Rapporto Caio, Raggiungere gli obiettivi Europei 2020 della banda larga in Italia: prospettive e sfide (sintesi)
L. Saltari, La regolazione asimmetrica nelle comunicazioni elettroniche tra Agcm, Agcom e giudice amministrativo, in Giornale di diritto amministrativo, 11/2006, p. 1212-1219.
L. Saltari, Accesso e interconnessione. La regolazione delle reti di comunicazione elettronica, Milano, Ipsoa, 2008.

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