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IL PROBLEMA.



 IL PROBLEMA



L’Elettrosmog, cioè l’inquinamento ambientale artificiale derivante da campi elettrici e magnetici prodotti dall’Uomo (elettrodotti, telefonia mobile, strumentazioni elettriche e elettroniche) e le Geopatie, cioè gli inquinamenti ambientali elettromagnetici di origine naturale, costituiscono uno dei campi più misconosciuti della Medicina.
Ho condotto dal punto di vista medico una ricerca sull’argomento iniziata nei primi anni 90, indagando con metodiche adeguate nel mio studio un numero sempre maggiore di persone che dichiaravano di sentirsi genericamente stressate e svogliate.
In quegli anni si assisteva, come del resto è avvenuto sino ad oggi, in modo quasi esponenziale, a una diffusione e un’intensità sempre maggiore delle attività umane fondate sull’impiego della elettricità e dell’elettronica, in particolare nei seguenti settori:

  • Informatica, con completa computerizzazione della società
  • Telefonia mobile, sempre più capillare e sempre più integrata con l’informatica
  • Urbanizzazione, con passaggio di elettrodotti sempre più vicini ai centri abitati e nei centri abitati stessi, con diffusione capillare di ripetitori e cablaggio di ogni abitazione almeno nelle metropoli, ma con tendenza a un’estensione su tutto il territorio
  • Elettrificazione e elettronizzazione sempre maggiore dei luoghi di lavoro, delle abitazioni e delle scuole; persino molti bambini dell’asilo sono collegati alla mamma con il cordone ombelicale del cellulare; i bambini delle elementari, oltre che alla telefonia mobile, accedono anche a Internet, eseguono videogiochi elettronici dal mattino alla sera, guardano la televisione o il computer per diverse ore al giorno.

Tutto ciò avveniva senza nessuna informazione riguardo ai possibili effetti nocivi derivanti da tale massiccia operazione di informatizzazione, elettronizzazione ed elettrificazione della società. E’ evidente che un progresso tecnologico porta con sé molti benefici, ma anche molti possibili malefici conseguenti alla sua introduzione.



Pensiamo alla industrializzazione della Londra e delle grandi città europee del XIX secolo, ben rappresentata da un famoso dipinto di Monet, in cui si può ammirare la colorazione rossastra dello smog di Londra.
L’industrializzazione di allora puzzava e inquinava in modo evidente l’aria, era sotto gli occhi e anche sotto il naso di tutti, oltre che nei bronchi e negli alveoli polmonari. Conseguenza ne fu, un rapido aumento delle malattie respiratorie e della tubercolosi, che è la malattia simbolo di quegli anni e dei primi decenni del XX secolo. A differenza dell’aria “industrializzata della Londra del XIX secolo, l’elettrosmog del XXI secolo non puzza, non si vede, non si tocca, non lascia le mani nere, perciò è più insidioso, perché è...



...UN NEMICO INVISIBILE


I sette sintomi principali in rapido aumento che avevo osservato erano:

  • Stanchezza
  • Svogliatezza
  • Sonno poco riposante
  • Gonfiore addominale
  • Irregolarità dell’intestino
  • Irregolarità mestruali
  • Problemi sessuali.

La mia specialità sono i check-up elettronici, che vengono descritti più avanti in questo stesso libro: consistono nella misurazione elettrica di punti cutanei, connessi con organi e funzioni interne. In tal modo potei stabilire che ciò che accomunava tutti i casi di “stress” era un’alterazione del sistema neurovegetativo del corpo. Il sistema neurovegetativo del corpo è in pratica il sistema elettrico, che regola l’attività degli organi interni, come un impianto elettrico domestico regola l’attività degli strumenti di casa. In conclusione l’aumento dei campi elettromagnetici ambientali sovraccarica il campo elettromagnetico del corpo, producendo i sintomi dello “stress”.
Oltre ai sette sintomi principali appena sopra descritti, lo “Stress da Elettrosmog” conduce nel tempo a una serie di disturbi cronici, in particolare:


A livello mentale:

  1. Stanchezza: sia fisica sia mentale, “essere tanto stanchi da non riuscire a dormire”, pigrizia, indolenza,qualsiasi compito appare gravoso, noioso, inutile, troppo difficile.
  2. Sonno: difficoltà ad addormentarsi, risvegli notturni, sonno poco riposante, attacchi di sonno diurni, specie dopo i pasti, pensieri ossessivi che impediscono il sonno, incubi notturni.
  3. Ragionamento: la capacità di ragionamento è rallentata, calcoli mentali difficoltosi, difficoltà nel prendere decisioni o decisioni impulsive irrazionali.
  4. Memoria: diminuita la memoria di fissazione di eventi del presente o del passato prossimo, lacune nella memoria di fatti del passato remoto, non trovare la parola per descrivere qualcosa, parola sulla punta della lingua, che non vuole uscire, riduzione di abilità acquisite, come la capacità di suonare uno strumento musicale.5. Attenzione e concentrazione : perdita di attenzione, rischio di incidenti, errori, incapacità di concentrarsi e dirigere la volontà verso il raggiungimento di uno scopo di valore.
  5. Umore: apatia, ansia, depressione, malinconia, paure vaghe e indistinte, fobie, manie, risentimento, facilità nell’incollerirsi, scarsa volontà di applicarsi in modo continuativo.
  6. Linguaggio: perdita della capacità di esprimersi in modo chiaro e fluente; inclinazione a parlare troppo in modo futile o al contrario troppo poco, espressione verbale bloccata, talora balbuzie, emozione eccessiva nell’esprimersi, specie in pubblico o in genere di fronte a persone sconosciute.


A livello fisico:

  1. Digestione: la digestione non funziona, la pancia si gonfia, sensazione di peso e sonnolenza postprandiale; eruttazioni frequenti; rigurgiti acidi specie notturni. L’Elettrosmog e le Geopatie alterano sia la qualità del cibo, sia la capacità digestiva e di assimilazione intestinale.
  2. Intestino: diviene stitico oppure diarroico o alternativamente l’una cosa e l’altra, possono comparire emorroidi, aumentato rischio di polipi, la cui formazione è molto favorita da Elettrosmog e Geopatie.
  3. Endocrino. Problemi endocrini di entrambi i sessi; problemi endocrini dei bambini, soprattutto inerenti alla crescita, eccessiva o carente, per alterazione della produzione o dell’efficacia dell’ormone della crescita, a causa dei campi di disturbo elettromagnetici.
  4. Invecchiamento. Complessivamente vi è un’accelerazione e un aumento di processi di invecchiamento o processi disfunzionali, legati all’attività ormonale, che risente moltissimo soprattutto nella donna dell’inquinamento da Elettrosmog e Geopatie. Aumentato rischio di demenza senile precoce, sindrome di Parkinson, Alzheimer.
  5. Nella donna il ciclo rallenta o accelera o diviene irregolare, dolori mestruali; aumento delle vampate nel climaterio; aumento della cellulite, della pancetta; tendenza alla formazione di noduli al seno e alla tiroide; aumentato rischio di osteoporosi.
  6. Nell’uomo, perdita di potenza sessuale, della libido; frequente minzione notturna; ingrossamento della prostata; perdita di potenza e continuità del getto urinario; formazione di pancetta e maniglie dell’amore. Aumentato rischio di cancro della vescica soprattutto nelle metropoli.
  7. Allergie: allergie soprattutto cutanee, respiratorie; allergie e intolleranze alimentari. Si sta diffondendo sempre di più il fenomeno delle allergie e intolleranze alimentari, particolarmente legate all’inquinamento da Elettrosmog.
  8. Cute: alterazioni cutanee come foruncoli, macchie, orzaioli, i nei si ingrandiscono e cambiano colore, la pelle diviene secca e maleodorante o eccessivamente untuosa; formazione di macchie scure o l contrario vitiligine, con depigmentazione cutanea (la vitiligine è una malattia in cui è alterata la pigmentazione cutanea, che viene meno per effetto di complessi problemi endocrini, favoriti dall’Elettrosmog), pelle a buccia di arancio; formazione di occhiaie più intense e persistenti.
  9. Appetito: vi è appetito eccessivo o mancanza di appetito; appetito irregolare; il sapore dei cibi sembra essere cambiato; i cibi sembrano troppo salati o insipidi.
  10. Articolazioni: le articolazioni, soprattutto delle mani, cominciano a dolere, gonfiarsi, meta tarsalgie ai piedi, caviglie gonfie; facilità alle slogature, perché l’inquinamento da Elettrosmog e Geopatie.
  11. Arti inferiori: piedi e gambe si gonfiano, divengono dolenti, compare facilmente cellulite sulle cosce, tendenza alla insufficienza venosa e linfatica 12. Peso: il peso aumenta anche seguendo diete da fame; o al contrario diminuisce in modo inspiegabile;tendenza alla bulimia, cioè ad attacchi di fame, specie notturni o al contrario, mancanza di appetito, il cibo appare senza sapore e privo di interesse, tendenza all’anoressia; sensazione di pesantezza generale.
  12. Esami del sangue: mostrano un’elevazione della glicemia, del colesterolo, dei trigliceridi, a volte pur mantenendo una dieta attenta; aumento della omocisteina, sostanza fondamentale al centro del metabolismo delle proteine, degli acidi nucleici, della vitamina B; carenza di vitamine del gruppo B; stress ossidativo, con aumentato rischio di cancerogenicità; aumento del rapporto AA ( acido arachidonico)/EPA (acido eicosapentenoico), espressione di aumentato rischio di processi infiammatori, autoimmuni, allergici; comparsa o aumento di anticorpi antitiroidei soprattutto nella donna (anti-TPO-tireoperossidasi- e anti TG –antitireoglobulina), dovuti al maggior rischio derivante dall’alterazione del rapporto AA/EPA, con conseguente disfunzione tiroidea e quindi tendenza ad aumento di peso o dimagramento eccessivo.
  13. Vitalità: la voglia di fare, di vedere amici, di viaggiare non è più quella di una volta; diminuisce il desiderio sessuale; le prestazioni sportive e la forza e la resistenza in generale sono diminuite o si percepiscono tali.
  14. Aspetto: l’aspetto generale è avvizzito, invecchiato; la naturale bellezza d’aspetto, che deriva dalla salute, anziché radiosa, appare spenta, avvizzita, rugosa e disidratata come un fiore colto troppo presto, come un cibo rimasto troppo a lungo nel forno a micro-onde. In effetti l’elettrosmog e le geopatie costituiscono un vero e proprio forno a micro-onde per i tessuti viventi.
  15. Forza fisica: perdita di forza sia di potenza, sia di resistenza; riduzione dell’efficienza sportiva; mancanza del desiderio di praticare sport sempre praticati; nell’atleta, perdita di posizioni nelle classifiche.
  16. Vista, Udito e Organi di senso.


  • • Vista. Si assiste a una riduzione della acuità visiva; talora per certi periodi, anche di pochi minuti o poche ore, compaiono macchie scure o chiare e/o non si distinguono i contorni degli oggetti; talora momenti di visione doppia.
    • Particolarmente sensibile all’Elettrosmog è il nervo ottico, che risulta frequentemente danneggiato all’inizio della malattia degenerativa nota come “Sclerosi a placche” o “Sclerosi multipla”; alterazioni visive dovute al danno del nervo ottico sono i primi segni di questa malattia, che è la più frequente e importante malattia degenerativa in cui l’inquinamento da Elettrosmog e da Geopatia hanno una parte molto importante.
    • Udito: si riduce l’udito, compaiono facilmente acufeni, cioè rumori molesti alle orecchie, come fischi, eco, soffi, sfregamenti, dato che l’Elettrosmog sovraccarica l’attività elettrica del sistema visivo e uditivo, alterando la conversione dello stimolo meccanico dell’onda sonora in stimolo elettrico e alterando anche la registrazione e trasmissione di quest’ultimo.
    • Gusto. Sensazione di cattivo sapore, troppo acido o troppo dolce o astringente o salato o piccante o amaro.
    Questi sintomi indicano difficoltà digestive, con emergere del sapore di cibi non ben digeriti. L’Elettrosmog e le Geopatie riducono la digeribilità dei cibi e la funzionalità dell’apparato digestivo.
    • Olfatto. Percezione di cattivi odori o alterazione percettiva di un profumo noto, come il profumo di lavanda, che a volte viene percepito come un odore disgustoso, ma ciò può avvenire con diverse essenze profumate. Oppure al contrario vi può essere riduzione della capacità olfattiva, perché le cellule olfattorie del cervello possono facilmente essere disturbate dall’elettrosmog. Le cellule olfattorie, situate nella parte anteriore della scatola cranica, diramano dei sottili filuzzi nervosi nella parte alta del naso.
    • Questi filuzzi nervosi entrano in contatto con le molecole odorose delle essenze volatili presenti nell’aria; il contatto produce una scarica elettrica, che rappresenta una sorta di impronta digitale elettronica del profumo percepito. L’impronta digitale elettronica dell’essenza odorosa giunge alle cellule olfattorie presenti nel cervello, le quali interpretano il segnale, assegnandolo alla specifica categoria dei profumi o degli odori fastidiosi. Ma sel’impronta digitale elettronica è alterata dalla presenza di un campo di disturbo elettromagnetico da Elettrosmog, anche l’impronta digitale è alterata e le cellule olfattorie del cervello non sanno come interpretarlo o lo interpretano male, insomma non riconoscono la password del profumo e inviano alla coscienza individuale della persona colpita dall’Elettrosmog, un segnale contraddittorio o anche nessun segnale.
    • Tatto: quanto accade per la vista, l’udito e l’olfatto accade anche per il tatto, in particolare viene colpita la percezione tattile dei polpastrelli, che è la più sviluppata. Sono sempre più frequenti casi di parestesie, cioè di alterazioni tattili o formicolio alle mani, specie nelle donne. Le cause possono essere diverse, ma soprattutto compressioni dei nervi che arrivano sino alle dita principalmente a livello di:

  • Vertebre cervicali, il cui avvicinamento o spostamento comprime le radici del nervo.
  • Triangolo degli scaleni nella parte bassa del collo (cosiddetta “sindrome degli scaleni”, che io chiamo “sindrome da sollevamento di valigia”, dovuta al sollevamento della prima costa da parte dei muscoli scaleni, quando si posiziona in alto un oggetto pesante come una valigia e in seguito il mancato riposizionamento in basso della prima costa, che comprime il fascio vascolo-nervoso del braccio),
  • Omero (che io chiamo “sindrome della marcia indietro”, perché è dovuta alla contrattura dei rotatori esterni del braccio, che per esempio si azionano quando si sposta il braccio all’indietro per fare la marcia indietro in macchina e poi possono rimanere contratti)
  • Gomito, per traumi o microtraumi, come nel gomito del tennista (“epicondilite”) e gomito del golfista, “epitrocleite”, che una volta si chiamava “gomito della lavandaia”
  • Polso, per effetto della “sindrome del tunnel carpale”, che consiste nella compressione del nervo mediano a livello del passaggio fra avambraccio e mano, sulla parte volare, cioè quella del palmo della mano, a causa di sforzi prolungati della mano, come afferrare oggetti pesanti, potare, fatti che causano un gonfiore dei tessuti intorno al nervo e quindi una sua compressione.


L’Elettrosmog incrementa gli effetti della compressione aumentando il gonfiore dei tessuti e dunque contribuendo in modo determinante ai disturbi del tatto chiamati “parestesie” a livello della mano, che divengono sempre più frequenti soprattutto nelle donne. Ciò che avviene è che si moltiplicano le operazioni chirurgiche per tunnel carpale, inutili nel 90% dei casi. La protezione dall’Elettrosmog può risolvere o aiutare la soluzione del problema, evitando il ricorso a un intervento chirurgico.






ALLA RICERCA DI UNA SOLUZIONE


Ciascuno di questi sintomi, sia fisici, sia mentali ha una sua patogenesi, che l’Elettrosmog e le Geopatie facilitano, quando non ne sono i principali responsabili.
Perciò io cercavo una soluzione di tali problemi sia fisici, sia mentali causati e/o favoriti da Elettrosmog e Geopatie. Avevo dei successi parziali ma non soddisfacenti per la soluzione delle difficoltà poste da tale tipo di inquinamentoambientale. Con le cure naturali, in particolare l’agopuntura, i rimedi omeopatici, minerali, vitaminici, omotossicologici, fitoterapici, riuscivo e riesco a ottenere successi importanti per la cura delle malattie più difficili.
Ho descritto questi casi e le possibilità di cura nel mio libro “Guarire l’Inguaribile”, Ed. Sugarco, 2007, Milano.

Tuttavia uno dei problemi che mi ero posto allora, quando nei primi anni novanta, mi ero reso conto dell’importanza dell’Elettrosmog nel creare uno squilibrio neurovegetativo, era che se un paziente, il cui corpo era stato particolarmente colpito dall’Elettrosmog, continuava con le stesse abitudini (casa, lavoro, computer, cellulare, televisione, elettrodotto vicino all’abitazione, radiosveglia o strumentazione elettronica a meno di un metro dalla testa quando dorme o lavora, ecc.), i problemi di salute tendevano a ripresentarsi in quanto veniva di nuovo sovraccaricato il sistema neurovegetativo.

E il sistema neurovegetativo, ovvero l’impianto elettrico del corpo costituisce l’interruttore, che fa scattare lo squilibrio organico. Per analogia si può pensare all’impianto elettrico di casa. Se l’impianto elettrico di casa non funzionasse per qualche motivo, ci troveremmo al buio, al freddo o al caldo secondo la stagione, senza possibilità di conservare il cibo in frigorifero, senza lavatrice, lavastoviglie, radio, televisione, computer, possibilità di ricaricare il cellulare, né comunicare, non avremmo nemmeno il campanello o il citofono o il cancello elettrico del garage che funziona, nemmeno il rasoio elettrico; se abitassimo in un condominio non avremmo nemmeno l’ascensore e se avessimo le tapparelle elettriche non potremmo nemmeno chiuderle o aprirle...insomma un disastro! Mi appariva dunque necessario riabilitare il sistema neurovegetativo in modo permanente per evitare le ricadute e la cronicizzazione dei casi, eliminando il sovraccarico prodotto dall’Elettrosmog, malgrado le necessità o le abitudini di vita del paziente non fossero ideali e continuassero ad esporlo ad un alto livello di inquinamento.




BASSE E ALTE FREQUENZE, I LIMITI, LE UNITA' DI MISURA 

In sintesi l'elettrosmog (inquinamento elettromagnetico) è costituito da due componenti: una a bassa frequenza (ELF: Extremely Low Frequencies) emessa da elettrodotti, conduttori e apparecchiature elettriche domestiche, e una ad alta frequenza (RF: Radio Frequency e microonde) generata da antenne trasmittenti quali le stazioni radiobase per la telefonia cellulare, i ponti ripetitori radiotelevisivi e telefonici, gli apparati di radiotrasmissione in genere, inclusi i telefonini , le stazioni radio e i forni a microonde. Le radiazioni a bassa e alta frequenza si dicono non ionizzanti (NIR) per distinguerle da quelle ionizzanti (IR), cioè “radioattive” come i raggi gamma, beta e X .
I limiti di esposizione totale, previsti dalla normativa nazionale, per le basse frequenze (ELF) sono di 100 micro Tesla, il valore di attenzione è di 10 micro Tesla e l'obiettivo qualitaà è di 3 micro Tesla. I limiti per le alte frequenze (radio frequenze e microonde), sono di 6 V/m per le zone residenziali e intensamente frequentate (ad esempio in citta) e di 20 V/m per le zone non intensamente frequentate (ad esempio zone artigianali, campagna).
Tuttavia, per quanto riguarda l’effetto sulla salute dei cellulari, non si utilizzano le misure in Volt/m ma si valuta il Sar (Specific Absorption Rate: tasso di penetrazione o assorbimento dei tessuti) per il quale non vi sono riferimenti normativi in merito ma raccomandazioni.
Secondo una indagine dell'Apat (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e per i servizi Tecnici), il 7% degli impianti radiotelevisivi e lo 0,3% delle stazioni radiobase per la telefonia mobile superano il limite di 6 V/m e il 2% della lunghezza complessiva delle linee elettriche supera i 100 microtesla.
Il Testla (T) è un'unità di misura del flusso di induzione magnetica prodotto dalla corrente (A). Il Volt/metro (V/m) è l'unità di misura del campo elettrico prodotto dalla tensione (V). 


ANTENNE PER TELEFONIA MOBILE E CELLULARI 

Quando si parla di elettrosmog il pensiero va immediatamente alle antenne per la telefonia mobile, che suscitano una forte opposizione nella popolazione a causa delle onde emesse dai "tralicci" spesso collocati sulle terrazze dei palazzi. Questi apparati si compongono di antenne che trasmettono il segnale al telefono cellulare e di antenne che ricevono il segnale trasmesso dal cellulare stesso. L'aumento vertiginoso dei possessori di telefonini determina un aumento delle stazioni fisse, soprattutto nelle città, il che desta preoccupazione per la salute pubblica.
La diffusione delle antenne per telefonia mobile è notevole e le tecnologie di comunicazione in veloce trasformazione: GSM, GPRS, Umts, HSDPA, OFDM. Hanno una potenza da 10 a 100 volte inferiori a quelle degli impianti radiotelevisivi, trasmettono solitamente su un angolo verticale di 5-10 gradi e orizzontale di 50-60 gradi. È importante sapere che spesso chi ha gli impianti sul tetto di casa propria, è meno esposto di chi è posto frontalmente al fascio di irradiazione delle celle, analogamente alle persone che sono distanti oltre i 150-200 metri.
Attenzione: anche il telefonino è un ricetrasmettitore, che tramite l'antenna irradia onde la cui potenza decresce all'aumentare della distanza dall'antenna stessa. In questo caso però la sorgente di emissione si trova vicino alla testa dell'utente. Gli studi hanno dimostrato che esposizioni a elevata intensità di campo elettromagnetico possono generare nell'uomo un effetto termico, cioè il riscaldamento del corpo o di sue parti esposte alle radiazioni a causa dell'assorbimento dell'energia elettromagnetica. Studi e Istituti di settore raccomandano accorgimenti per limitare l’esposizione umana. Uno di queste difese è la distanza dalla sorgente tanto è che un decreto Ministero delle poste e delle telecomunicazioni del 20 giugno 1995 n. 458 nonché alcuni produttori stessi, avvertono l’utente che per la sicurezza personale “…nessuna parte del corpo deve trovarsi ad una distanza inferiore a 20 cm dall'antenna durante il funzionamento dell'apparato." 


RIPETITORI RADIO - RIPETITORI TELEVISIVI 

Particolarmente insidiose sono le antenne radiotelevisive e, come anzidetto, sono molto più “pericolose” di quelle per la telefonia. Esse devono "coprire" aree piuttosto vaste per arrivare alle abitazioni distanti anche decine di km. Per questo hanno potenze d'emissione piuttosto elevate. 


ELETTRODOTTI 

Un campo elettromagnetico viene prodotto dagli elettrodotti la cui tensione può raggiungere valori elevati, fino a 380.000 Volt (380 kV). L'azione di questi campi si esplica su distanze di decine di metri. Il campo elettrico è schermato da edifici e alberature mentre non lo è il campo magnetico. Qui di seguito la tabella indica il valore del campo elettrico e campo magnetico in relazione alla distanza da un elettrodotto. 


Di seguito si riporta una tabella che evidenzia che il campo magnetico prodotto da alcuni elettrodomestici possa esser notevolmente ridotto dalla distanza dalla sorgente. Naturalmente il periodo di tempo di utilizzo per questi elettrodomestici è comunque ridotto rispetto alla durata di esposizione di campo prodotto da un elettrodotto posto vicino ad una abitazione. 




GLI EFFETTI DEI CAMPI ELETTROMAGNETICI

L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha diffuso un documento di cautela sull'argomento considerando la contrastante documentazione scientifica e dove non esclude il rischio per la salute a causa dell’elettrosmog: una parte degli studi presi in esame ammette un possibile incremento del rischio di leucemia infantile, associato all'esposizione a campi elettrici e magnetici ma d’altro canto occorrono ulteriori ricerche in particolare per chiarire risultati contraddittori e per valutare l’eventuale impatto sulla salute delle tecnologie emergenti.
Si cita che nel giugno 2001, un gruppo di lavoro della IARC (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro), formato da scienziati esperti nel settore, ha esaminato gli studi relativi alla cancerogenicità dei campi elettrici e magnetici statici ed ELF. Usando la classificazione standardizzata della IARC, che soppesa i dati di studi sull'uomo, sull'animale e di laboratorio, i campi magnetici ELF sono stati classificati come possibilmente cancerogeni per l'uomo, sulla base degli studi epidemiologici relativi alla leucemia infantile. "Possibilmente cancerogeno per l'uomo" è una classificazione usata per connotare un agente per il quale vi sia una limitata evidenza di cancerogenicità nell'uomo e un'evidenza meno che sufficiente negli animali da laboratorio. La classificazione è la più debole tra le tre ("possibilmente cancerogeno per l'uomo", "probabilmente cancerogeno per l'uomo" e "cancerogeno per l'uomo") usate dalla IARC per classificare i potenziali cancerogeni in base all'evidenza scientifica. 


COME SI FA

In attesa di far chiarezza degli effetti sulla salute dell’uomo è necessario avere cautela e ridurre la propria esposizione ai campi elettromagnetici limitando l'uso dei apparecchi elettrici e aumentando la distanza da sorgenti che possono produrre campi relativamente elevati. Basta infatti allontanarsi alcune decine di centimetri dagli elettrodomestici, usare radiosveglie a pile, limitare l'uso dell'asciugacapelli (meglio quello fisso con tubo allungabile) e in ogni modo spegnere gli apparecchi elettrici se non si usano.
Per quanto riguarda il cellulare è sconsigliabile l’impiego ai bambini e bisogna infine ricordare che l’utilizzo dell'auricolare (con il cavo) riduce del 75% - 95% circa l'esposizione alle radiazioni. È inoltre raccomandabile servirsi del vivavoce, limitare il tempo di conversazione, alternare l'orecchio, metterlo a distanza quando si riceve o si effettua una chiamata, non riporlo nel taschino vicino al cuore, o nella tasca anteriore dei pantaloni.
Non sostare troppo tempo davanti ad un forno a microonde e attendere prima di aprirlo. 

CHI

Viene chiamata “medicina dell’habitat”: spesso un tecnico specializzato (un “bio-architetto”) individua le sorgenti particolarmente elevate di campo elettrico e magnetico prodotto da apparecchiature o da fonti esterne (elettrodotti, telefonia mobile, radiotrasmettitori, eccetera) mediante un indagine utilizzando opportuni strumenti e secondo una metodologia di misura attendibile e riconosciuta dalla normativa.


Medicina dell'habitat. 

Domoterapia, medicina dell'habitat, Feng shui,...sono molte le vie, antiche e moderne, attraverso cui l'uomo ha studiato metodi per rendere salubri ed accoglienti le proprie abitazioni.
Materiali nocivi, inquinamento acustico o elettromagnetico, polveri, aree geopatogene, sono solo alcune delle problematiche che può incontrare un domoterapeuta.
Molte discipline parlano di posti preferenziali in cui costruire, disposizione di mobili e stanze, circolazione energetica ed equilibrio con le forze naturali.
Spesso poi l'ambiente che creiamo intorno a noi (ordine meticoloso, tendenza ad accumulare oggetti, sensazione che la casa non sia mai a posto,...) non è che una riproduzione simbolica dei nostri percorsi mentali.
Anche in questo ambito la possibilità di percepire le 'energie sottili' e gli insegnamenti della TEV possono fare la differenza, dando la possibilità di percepire direttamente eventuali congestioni o altre problematiche.
E gli altri animali?
Beh, loro le 'energie sottili' le sentono eccome.
I ragni fanno spesso le loro ragnatele nei posti in cui l'energia rallenta e si accumula, cani, cicogne e rondini cercano luoghi privi di nodi geopatogeni per dormire o costruire il nido, al contrario ad esempio di gatti, civette, termiti, formiche, api e serpenti, che li scelgono quali luoghi preferenziali.
E le piante?
Anche loro hanno comportamenti vari: i nodi geopatogeni possono causare tumori del legno ad esempio a faggio, ciliegio, betulla, melo e pesco, far ingiallire le siepi o far morire salici e querce, ed essere invece graditi ad ortica, acero, frassino, nocciolo (non a caso le forcelle rabdomantiche erano di frassino o nocciolo) e vischio, il quale, assorbendo energia elettromagnetica, sarebbe dunque utile alla quercia, di cui ufficialmente rappresenta un 'parassita'.
L'intero pianeta sembra così avvolto da una fitta rete elettromagnetica (rete di Hartmann, rete di Curry,...), i cui nodi avrebbero quindi per alcune specie potenziale patogeno (ad esempio cancerogeno), soprattutto in seguito a soste lunghe ed al sonno, per altre benefico.
La 'Rete di Hartmann' fu scoperta casualmente negli anni '50 dal dott. Hartmann, in seguito al miglioramento di una paziente dopo che il suo letto fu spostato, evento che lo portò ad effettuare ricerche e sperimentazioni.
Più recentemente l'arch. Limardo ha affermato che dai nodi di Hartmann fuoriuscirebbero pericolose radiazioni gamma ionizzanti.
L'irradiamento tellurico può inoltre essere potenziato da cause quali faglie geobiologiche, corsi d'acqua sotterranei, tipologie dei terreni o interferenze umane, ad esempio la presenza di grosse strutture di metallo (vedasi struttura portante dei palazzi o garages pieni di macchine), etc,...
Le regole domoterapeutiche valide per i nostri amici animali sono pertanto simili alle nostre solo in parte.
Una grande importanza è rivestita dalla libertà dell'animale, senz'altro più sensibile di noi alle 'energie' spesse e sottili, di potersi spostare liberamente e decidere in quale luogo sostare o dormire.
Detenere animali 'esotici' o particolari rende molto difficile se non impossibile seguire questo consiglio, pertanto sarebbe meglio lasciare certe specie nel loro habitat naturale.
Viceversa diventa importantissimo ricreare un habitat il più simile possibile a quello in cui gli animali vivrebbero in natura, rispettando non solo illuminazione, calore ed umidità, ma anche la possibilità da parte dell'animale di poter scegliere dove e come muoversi, se nascondersi, la temperatura a cui sostare (quindi è importante creare un gradiente), e valutando la possibilità di relazione con conspecifici.
Queste indicazioni spesso non vengono rispettate, vedasi il caso di uccellini che conducono un'intera vita in gabbia senza mai poter volare, cani alla catena o 'pesci rossi' costretti a vivere all'interno di una piccola boccia.
A tale proposito ricordo che i pesci rossi (Carassius auratus) sono creature sociali e curiose, inadatte ad una vita di solitudine, sono longevi (vivono 20, 30, anche 50 anni!), ed arrivano in pochi anni a superare i 30 cm di lunghezza coda esclusa per 2-3 kg di peso, tanto che in alcuni paesi vengono venduti esclusivamente come pesci da laghetto.
Il fatto che così tanta gente sia convinta che un pesce rosso sia un animale destinato a restare piccolino ed a vivere al massimo un paio d'anni la dice lunga sulle condizioni assurde ed ormai date per scontate, in cui vengono detenuti questi animali.
Un discorso assolutamente analogo andrebbe fatto per le popolari 'tartarughine d'acqua', spesso abbandonate (con seri danni alla fauna autoctona) al primo rendersi conto di quanto crescano,...
E che dire degli animali 'da reddito'? Già il termine con cui vengono definiti rende l'idea dei lager degli allevamenti intensivi,...ben vengano le leggi sul 'benessere animale', ma probabilmente l'uomo ignora a quale tipo di vita sia costretto gran parte del suo 'cibo', animale e vegetale, senza parlare degli animali 'da laboratorio' o quelli detenuti nei circhi,...

Concludo il discorso sulla 'domoterapia trans specie' con un accenno all'uso del brucia essenze quale mezzo per diffondere energie e molecole benefiche in un ambiente.
Allo scopo è possibile utilizzare rimedi omeopatici, fiori di Bach, ferormoni, oli essenziali,...
Questi ultimi in particolare trovano qui un loro largo impiego in medicina veterinaria, in quanto negli animali non umani altre vie possono talvolta risultare un po' aggressive.
Eucalipto per febbre e tosse, Lavanda per rilassare, Arancio amaro per energizzare,...sono esempi di come sia possibile utilizzare la via olfattiva ('spessa' e 'sottile') per favorire il benessere di tutti.


 in http://megachirottera.blogspot.it/2016/02/il-problema.html#more

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PFAS: inquinanti ambientali persistenti e distruttori endocrini.

I composti perfluoroalchilici (PFAS) sono molecole artificiali che non esistono in natura e sono un sottogruppo dei composti fluorurati. 
Appartengono a una più vasta categoria che comprende un numero enorme di molecole accomunate dalla proprietà di contenere almeno un atomo di fluoro ma dotate di numerose proprietà chimico-fisiche, spesso diverse fra di loro. 
Nei PFAS tutti gli atomi d’idrogeno legati agli atomi di carbonio sono stati sostituiti da atomi di fluoro. I membri più noti della famiglia dei PFAS sono il PFOS e il PFOA. 
Le principali caratteristiche chimico-fisiche di queste sostanze fluorurate sono la oleo e idrorepellenza, cioè non assorbono acqua, olio o grassi, e sono queste proprietà che li rendono ideali per impermeabilizzare qualsiasi materiale, dai tessuti ai contenitori per alimenti.

I PFAS possiedono dei legami Carbonio-Fluoro molto forti e stabili tali da renderli particolarmente resistenti all’idrolisi, alla fotolisi e alla degradazione microbica.
Questa resistenza spiega alcune delle principali proprietà dei PFAS, tra le quali la tendenza ad accumularsi, a persistere nell’ambiente e la loro capacità di bioaccumularsi. Per questo motivo che non è prevedibile una riduzione dell’entità dell’esposizione umana ai PFAS nel prossimo futuro.
Ho chiesto lumi al dottor Vincenzo Cordiano, medico  responsabile della sezione di Oncoematologia dell’Ospedale di Valdagno (VI). Uno dei primi medici a segnalare il gravissimo problema di queste sostanze, e oggi gestisce il portale www.nopops.it dedicato a tale argomento.

Dove si trovano i PFAS nei prodotti di largo consumo?

I PFAS - assieme ai surfactanti, agli emulsionanti e ai polimeri per la cui sintesi chimica sono essenziali -  sono stati ampiamente utilizzati dagli anni ’50 in numerosi prodotti e applicazioni industriali e commerciali: prodotti per la pulizia di tappeti, pavimenti e detersivi in genere; trattamenti impermeabilizzanti e/o coloranti di pelli e tessuti; come componenti inerti nei pesticidi e insetticidi.Ulteriori impieghi sono la produzione di contenitori di alimenti (ad esempio nei fast food), pellicole fotografiche, shampoo, dentifrici, schiume antincendio, scioline, ritardanti di fiamma in vernici e solventi, cromatura dei metalli e come antidetonante nei carburanti.I PFAS sono quindi utilizzati per la produzione di un numero imprecisato di prodotti di largo consumo, in virtù della stabilità chimica e termica, stabilità che, associata alla sua duplice natura idrofobica e lipofolica, li rende molto utili per la produzione di manufatti e merci particolarmente resistenti. In particolare il PFOA è utilizzato come composto intermedio per la produzione di politetrafluoroetilene (PTFE) o Teflon®, molto noto per le sue proprietà antiaderenti e per la sua inerzia chimica.

Un’altra famosa applicazione è rappresentata dal Gore-Tex®, materiale resistente, impermeabile, caratterizzato da elevata traspirabilità e biocompatibilità, impiegato nella realizzazione di abbigliamento tecnico-sportivo e di articoli medicali e sanitari, come protesi vascolari, valvole cardiache, fili di sutura e in chirurgia estetica. 
Il Gore-Tex® ha trovato ulteriori applicazioni nell’industria aerospaziale (rivestimento delle tute degli astronauti), nella filtrazione industriale (impianti di depurazione) come materiale isolante nella componentistica elettronica, nelle otturazioni dentali e nel filo interdentale. 

I PFAS possono contaminare le falde acquifere o le acque superficiali utilizzate per l'alimentazione umana provenendo da fonti diverse. Oltre che dai siti di produzione (nel Nord Est è la sola Miteni di Trissino a produrli) e di utilizzo (principalmente industrie tessili e conciarie), altre fonti di inquinamento ambientale sono: gli impianti di trattamento dei rifiuti (domestici, urbani, industriali) o quelli smaltimento delle acque di scolo stradali e piovane; le schiume antincendio che rimangono nell’ambiente dopo l’uso; l'applicazione sul suolo agricolo di ammendanti ricavati dal trattamento di reflui fognari urbani, dal biodigestato delle centrali a biomasse  o  da rifiuti industriali contaminati.


Dove si trovano i PFAS nel sangue e nei tessuti animali e umani?

I PFAS sono ormai onnipresenti nell’ambiente, nella flora e nella fauna selvatica e anche negli esseri umani. Sono stati trovati in tutte le specie animali studiate, anche negli orsi polari e nel sangue degli eschimesi.
I risultati pubblicati dimostrano l’assorbimento dei PFAS mediante una o più vie (orale, respiratoria e dermica) sia nell’uomo che negli animali. 
L’assorbimento richiede il trasporto attraverso l’intestino, i polmoni e la cute. Negli esseri umani i PFAS si distribuiscono principalmente nel fegato e nel sangue, ma sono stati anche identificati nel sangue del cordone ombelicale e nel latte materno.
Pertanto i neonati nascono già con la loro dotazione di PFAS (e molte altre sostanze chimiche cancerogene e tossiche), alle quali sono stati esposti fin dal concepimento e prima di nascere.


Come siamo messi in Veneto?

L’Istituto Superiore di Sanità, con la nota 7 giugno 2013 n. 0022264  ("Ritrovamento di sostanze perfluorate nelle acque superficiali e potabili della provincia di Vicenza. Nota del 7 giugno 2013 dell'ISS,” n.d.), pur affermando che allo stato non si configura un rischio immediato per la popolazione esposta, in virtù del principio di precauzione, ravvisò l’opportunità e l’urgenza di adottare misure di mitigazione dei rischi per la salute umana, tra le quali:

a) nel breve periodo, l’adozione di approvvigionamenti alternativi o l’abbattimento delle concentrazioni degli analisi presenti;
b) nel medio-lungo periodo, la rimozione delle fonti di pressione e dell’origine della contaminazione.

Il 18 luglio 2013, la Regione Veneto, protocollo 308045  (“Istituzione  Commissione per valutazione PFAS nelle acque potabili e nelle acque superficiali della provincia di Vicenza e comuni limitrofi. DGR Veneto n.1490 12/8/2013,” n.d.) comunicò di aver avviato una serie di azioni concordate con altre istituzioni “..al fine di garantire la riduzione nell’immediato del potenziale rischio per la popolazione”, fra le quali l’applicazione di filtri a carbone attivo, la chiusura dei pozzi maggiormente contaminati in  numerosi comuni della provincia di Vicenza, il ricorso a fonti di approvvigionamento idrico alternativo.

Le soluzioni finora attuate hanno consentito di ridurre, in qualche comune anche significativamente, le concentrazioni di PFAS nelle acque fornite dagli acquedotti, ma si sono dimostrate sostanzialmente inefficaci. Le rilevazioni ARPAV dimostrano come, soprattutto nel caso dei PFAS a corta catena, le concentrazioni stanno progressivamente aumentando sia perché queste piccole molecole sono scarsamente trattenute dai filtri, sia perché la loro produzione e immissione nell’ambiente è in continuo aumento. Infatti l’industria non ha trovato finora alternative altrettanto valide ed economiche ai PFAS a lunga catena che non siano PFAS di minori dimensioni che, tuttavia, sono dotati delle stesse proprietà di persistenza nell’ambiente, della stessa capacità di bioaccumulo nei tessuti animali e umani e nella flora e fauna selvatica nonché, molto probabilmente della sessa tossicità.


Le autorità regionali non hanno comunque adottato le stesse misure precauzionali attuate per esempio in Germania in un caso di contaminazione delle falde acquifere e della catena alimentare, per esempio il divieto di somministrare acqua potabile contenente più di 500 nanogrammi per litro alle donne in età fertile e ai bambini sotto i tre anni. Il nanogrammo corrisponde al milionesimo di grammo, ad attestare l’estrema pericolosità di queste sostanze che sono tossiche anche in concentrazioni infinitesimali.

Recentemente è stata documentata la presenza dei PFAS in pesci pescati a Creazzo (VI) e in altri campioni di alimenti (carni animali) ortaggi prodotti nelle zone venete contaminate, a  dimostrazione dell’avvenuta contaminazione della catena alimentare veneta. Il 15% circa dei campioni esaminati è risultato positivo per i PFAS. Nei pesci e nelle uova di gallina esaminate sono state riscontrate quantità elevatissime, di gran lunga superiori alla media europea.

I dati ARPAV evidenziano come i PFAS siano presenti nelle falde acquifere di gran parte del territorio Veneto, in tutte  le tranne quella di Belluno. Vedi la mappa che ho preparato


Cosa provocano alla salute di uomini e bambini?

Queste sostanze sono classificate come cancerogene di classe 2b e hanno attività di interferenti endocrini. Cancerogeni di classe 2b significa che sono sicuramente cancerogeni per gli animali e possibilmente per gli uomini. Possibilmente perché i dati disponibili non sono sufficienti per i pochi studi condotti. Servono urgentemente studi. 
La regione veneto  potrebbe condurre uno studio con scarso utilizzo di risorse umane ed economiche, semplicemente pubblicando i dati relativi alla mortalità per le malattie tumorali e per quelle non tumorali che si sospetta siano causate dai PFAS e i dati sull’incidenza di tumori posseduti dal registro tumori del veneto. Ma non c'è la volontà politica di pubblicare questi dati  evidentemente.

Uno studio del genere è stato compiuto dalla sezione ISDE di Vicenza in collaborazione con esperti dell’istituto tumori di Milano e dell’ENEA. 

Semplicemente incrociando i dati relativi alla dichiarazione di morte secondo le schede ISTAT (che ogni medico deve compilare al momento del decesso di ogni suo assistito) con quelli dell’ARAPV relativi alle concentrazioni dei PFAS nelle acque potabili di 21 comuni del Veneto. Lo studio ha evidenziato un eccesso di mortalità negli anni 1980-2010 per diabete, infarto, linfomi ed altre malattie nei comuni con livelli di PFAS superiori a 500 ng/L (Montagnana, Bagnolo di Po, Bonavigo, Bevilacqua, Albaredo D'Adige, Cologna Veneta, Minerbe, Agugliaro, Sarego, Lonigo, Pojana Maggiore, Cartigliano, Casale sul Sile) rispetto a quelli con PFAS uguali a zero. Casualmente, ma non troppo, quasi tutti questi comuni sono compresi nella lista, recentemente pubblicata con delibera 1517 del 29 ottobre dalla regione veneto, dei comuni nelle cui acque potabili le concentrazioni di PFAS permangono oltre i limiti permessi nonostante i provvedimenti adottati.

Per quanto riguarda le conseguenze sulla salute gli effetti tossici più frequentemente osservati sono: la restrizione della crescita fetale (o basso peso alla nascita) che è stata concordemente dimostrata sia negli animali che nell’uomo; alcuni tumori (cancro del rene, della prostata, della mammella, della vescica, linfomi e leucemie); diabete; aumento del colesterolo e sue conseguenze (ictus cerebrale, infarto cardiaco), ipertensione arteriosa, aumento dell’acido urico, colite ulcerosa, malattie della tiroide; riduzione degli spermatozoi nel maschio, infertilità maschile e femminile Per altre malattie come demenza di Alzheimer, morbo di Parkinson i dati sono molto scarsi, ma nello studio di ISDE Vicenza di cui sopra è stato osservato un aumento anche di tali malattie. Un dato molto interessante (e preoccupante se fosse confermato) è il notevole aumento dell’incidenza del cancro della mammella nei maschi, a conferma dell’attività di interferenza endocrina dei PFAS. Il cancro mammario maschile è molto raro ma i tre casi osservati nei comuni ad alta contaminazione di pfas contro nessuno dei comuni non contaminati induce a riflettere sulle possibili disastrose conseguenze derivanti dall’esposizione continua ai PFAS.
Anche per questo invito tutti a partecipare all’indagine epidemiologica on line e a rispondere alle domande del sondaggio
Per farsi un’idea delle domande che vengono poste si può visionare il video https://youtu.be/aomAD8eUHvM
Sarebbe molto gradito anche un contributo finanziario vedi http://buonacausa.org/cause/indagine-epidemiologica-sulle-malattie-da-inquinantin


Marcello Di Pamio

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