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MAZZETTE, FALSIFICAZIONE, REGALI. COSÌ AGISCE LA LOBBY DEL FARMACO.




LA GLAXO ACCUSATA DI CORRUZIONE IN MEDIO ORIENTE PER LO SMERCIO DI UN ANTI-ASMATICO. LA ROCHE E LO SCANDALO TAMIFLU. E POI LA MAXI-MULTA ALLA NOVARTIS: COSÌ LE MULTINAZIONALI FANNO I MILIARDI.

 Big Pharma sta uscendo allo scoperto per quello che è: una lobby planetaria, una casta di intoccabili che fa i miliardi sulla pelle dei cittadini, accumula scandali uno dietro l’altro, inventa le malattie prima di sfornare la pillolina miracolosa e ovviamente è impermeabile alla crisi. Glaxo Smith Kline, gigante britannico dei farmaci, si è comprata i medici di mezzo mondo. Solo ad aprile è stata accusata di corruzione in Libano, Giordania, Iraq e Polonia, dove il manager regionale dell’azienda e 11 dottori sono sotto indagine per un presunto giro di mazzette in cambio della prescrizione del farmaco anti-asmatico Seretide. Nel luglio 2013 è stata incastrata in Cina, dove ha sganciato 320 milioni di sterline per ingraziarsi la classe medica con regali di lusso e prostitute.  
   IL BOTTO negli Stati Uniti, anno 2012: 3 miliardi di dollari di multe per aver pompato le vendite di antidepressivi per indicazioni non autorizzate. La Roche spaccia il Tamiflu come il farmaco del secolo contro l’aviaria nel 2006 e tre anni dopo l’influenza suina (il virus A/H1N1) ma i ricercatori della Cochraine Collaboration, entrano in possesso dei risultati delle ricerche chiusi negli archivi, dimostrano che è un finto antidoto per una finta pandemia. Poi il cartello con l’altro colosso svizzero, Novartis, per favorire la diffusione del Lucentis, cioè il farmaco più costoso per la cura della maculopatia (1400 euro) contro l’analogo low cost Avastin (15 euro), con maxi-multa dell’Antitrust italiana da 180 milioni di euro. Solo per citare i casi più freschi. 

Un po’ di prebende ai politici, magari facendo stampare strenne natalizie alla moglie del senatore o assumendo l’avvenente segretaria del presidente di commissione. I «distaccati» pagati dall’industria ma in servizio presso sindacati o all’ente ministeriale che governa i farmaci. Le «porte girevoli» che fanno transitare alti funzionari pubblici dalle Agenzie alle imprese o viceversa.  

Tutto senza trascurare i dottori, che alla fine decidono gloria o miseria di un farmaco. «Io non nascondo la verità: la filtro», diceva Nick Naylor, il lobbista protagonista del film «Tank you for smoking». Il giorno dopo la maximulta al cartello Novartis-Roche abbiamo incontrato il “mister Nick” del farmaco, uno che il lobbying farmaceutico l’ha vissuto sin dai suoi albori, quando i vecchi big della pillola non facevano nemmeno anticamera dai ministri. 

«All’inizio era il co-marketing», spiega il nostro mister Nick. «Le multinazionali si appoggiavano ai padri padrone delle grandi industrie nazionali, facevano commercializzare i loro prodotti e in cambio vedevano aprirsi le porte del paradiso della politica che conta, come lo studio del divino Giulio, che aveva Andreotti senior a capo della Bristol farmaceutici». Poi gli americani e gli altri hanno imparato a fare da soli, «ma le parole magiche sono rimaste le stesse: sponsorizzare, assumere». La nostra gola profonda di episodi coloriti ne ricorda parecchi. «Come una delle più grandi industrie italiane che ogni anno regala costosi libri strenna stampati, guarda un po’ dalla moglie di un senatore ex An». Lo stesso che alle 2 di notte nel 2012 fece entrare nella legge di stabilità una norma che, a detta dell’allora ministro Balduzzi, avrebbe messo in pericolo la salute pubblica, abrogando di fatto i controlli sui farmaci emoderivati della Keidron. Impresa del collega senatore Andrea Marcucci del Pd. E poi c’è l’assunzione premio. «Un presidente di Commissione non ha avuto difficoltà a far assumere da una multinazionale come dirigente la sua avvenente segretaria». L’altra parola magica è «sponsorizzazione». «Quando c’è di mezzo un politico che ha voce in capitolo sulla sanità si finanzia di tutto, dal convegno in località esclusiva agli studi più astrusi». 


Qui va alla grande il «revolving door», il sistema di porte girevoli. Che però non funziona solo in Italia. Dall’Agenzia europea del farmaco, la potente Ema, nel 2012 è uscito il capo dell’ufficio legale, Vincenzo Salvatore, cha ha traslocato in un mega studio di 1700 avvocati come consulente «sulle procedure che regolano tutti gli aspetti dell’industria farmaceutica». Thomas Lonngren è stato per dieci anni direttore esecutivo dell’Ema, per passare poi alla Pharma Executive Consulting. 
Anni fa la dirigente di Farmindustria, Antonella Cinque, transitò alla Salute come consulente del ministro per poi approdare alla presidenza dell’Agenzia nazionale del farmaco. Tutto questo mantenendo all’inizio persino l’aspettativa in Farmindustria. «Del resto – racconta il nostro lobbista - so di personale dipendente dall’associazione distaccato alla vecchia Commissione unica del farmaco. E la stessa pratica avviene nei sindacati, che hanno sempre firmato i contratti senza un’ora di sciopero». 


«Negli anni del lobbismo farmaceutico rampante, c’era una grande industria italiana che regalava una posata per volta ai medici che più prescrivevano i suoi prodotti». «Un servizio d’oro massiccio, che trasformava le mogli dei dottori nelle lobbiste numero uno», ricorda Mister Nick. «Ma poi i tempi sono cambiati e si è passati a smartphone, tablet, anche se oggi la pressione sui medici di famiglia si è ridotta. Troppi controlli delle Asl». «Ora – prosegue- si punta più sui primari perché la spesa farmaceutica si è spostata soprattutto nell’Ospedale». E allora «via con sponsorizzazioni di convegni e ricerche». Magari quelle con dati manipolati per sbandierare vantaggi terapeutici inesistenti. Come il caso di una ricerca clinica sui farmaci anti asma, recentemente denunciato dalla prestigiosa rivista scientifica Lancet.

Sulla vicenda, trattata ed analizzata anche da un film, ovvero “Il venditore di medicine“, sbarcato recentemente al cinema riproponendo le ricostruzioni dei fatti dalla visuale di un informatore scientifico, sono state diverse le indagini condotte grazie alle segnalazioni ottenute da professionisti inseriti all’interno del giro, svelando trucchi e segreti delle modalità con le quali avvenivano gli scambi di “favori” tra medici compiacenti e grandi aziende del settore. In particolare, come svelato proprio da un ex informatore scientifico per una nota multinazionale, molto del meccanismo si basava sulle iperprescrizioni garantendo ai medici dei benefit economici forniti sotto forma di viaggi e congressi all’estero, per viaggi di comodo camuffati per giustificare gli esborsi economici da parte delle aziende.
Per favorire tali sistemi le lobby del farmaco avrebbero persino falsificato documenti ufficiali, ciò per far partecipare a convegni dedicati ad un ambito medico, dottori specializzati in altri settori che altrimenti non avrebbero potuto presenziare, facendo venire meno l’interesse delle aziende che non potevano sostenere esclusivi congressi all’estero per tutti gli specialisti inseriti nella rete, ovvia quindi la necessità di raggruppare tutti sfruttando anche le debolezze del Ministero della Salute, i cui controlli sarebbero inesistenti a patto di presentare i dovuti documenti per non destare sospetti: “Spacciavo per cardiologo un medico di base in modo che potesse partecipare al convegno all’estero rivolto solo a chi ha una determinate specialità… il medico deve presentare una richiesta di partecipazione su carta intestata…Io procuravo il timbro con l’intestazione falsa, lui firmava e l’azienda si parava il culo.  Taroccavo anche il libretto, quello dove il medico fa le prescrizioni, per dimostrare che era specializzato in quella patologia e non in altre. Tanto l’azienda sapeva che non c’erano controlli”.

Fonti: Il fatto quotidiano,  La Stampa, Quelli che la farmacia

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DIGIUNO – I VANTAGGI CHE BIG PHARMA VI NASCONDE!!


DIGIUNO – I BENEFICI SEGRETI DI SEGUITO RIPORTATI DA UN DISCORSO TENUTO DA MARK MATTSON, ATTUALE CAPO DEL LABORATORIO DI NEUROSCIENZE PRESSO IL “NATIONAL INSTITUTE ON AGING”. EGLI È ANCHE UN PROFESSORE DI NEUROSCIENZE PRESSO LA “JOHNS HOPKINS UNIVERSITY”, NONCHÉ UNO DEI PIÙ IMPORTANTI RICERCATORI NEL CAMPO DEI MECCANISMI CELLULARI E MOLECOLARI ALLA BASE DI MOLTEPLICI MALATTIE NEURODEGENERATIVE, COME IL PARKINSON E IL MORBO DI ALZHEIMER


Ho scelto di includere “Big Pharma” nel titolo perché questa è esattamente la realtà. Ci sono stati innumerevoli esempi di manipolazione della ricerca pubblicata nelle mani delle aziende farmaceutiche negli ultimi anni. Il dottor Richard Horton, redattore capo di “The Lancet”, ha recentemente dichiarato che gran parte della letteratura scientifica pubblicata oggi è semplicemente falsa. E ‘il motivo per cui il Dr. Marcia Angell, ex redattore capo di “The New England Journal of Medicine”, ha detto che “l’industria farmaceutica ama descrivere se stessa come un’industria basata sulla ricerca, come fonte di farmaci innovativi. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità”. Ed è il motivo per cui John Ioannidis, epidemiologo presso la “Stanford University School of Medicine”, ha pubblicato un articolo intitolato “Perché la maggior parte dei testi pubblicati sono falsi”, in seguito divenuto l’articolo più ampiamente accessibile nella storia della “Public Library of Science”.
Mark e il suo team hanno pubblicato diversi articoli che dimostrano come il digiuno due volte alla settimana potrebbe ridurre significativamente il rischio di sviluppare sia il morbo di Parkinson che l’Alzheimer.
“È noto da tempo che i cambiamenti nella dieta abbiano effetti sul cervello. Anche i bambini che soffrono di crisi epilettiche sembrano avere meno problemi quando se sottoposti a restrizione calorica o digiuni. Si ritiene che il digiuno protegga il cervello dai segnali sovraeccitanti cui incorrono le persone che soffrono di epilessia”.
Molti studi sulla restrizione calorica mostrano come gli individui che la praticano sviluppino una maggiore capacità di combattere le malattie croniche.
“La restrizione calorica allunga la vita e ritarda le malattie croniche legate all’età in una varietà di specie, tra cui ratti, topi, pesci, mosche e vermi. Il meccanismo o meccanismi attraverso i quali ciò si verifica non sono ancora chiari”.
DigiunoIl digiuno fa cose buone per il cervello, evidenti da tutti i cambiamenti neurochimici benefici che avvengono nel cervello quando digiuniamo. Inoltre, migliora la funzione cognitiva, aumenta i fattori neurotrofici, aumenta la resistenza allo stress e riduce le infiammazioni.
L’assenza di cibo è una sfida per il tuo cervello, il quale risponde ai cambiamenti che si verificano durante il digiuno, imitando i cambiamenti che si verificano durante l’esercizio fisico. Entrambi aumentano la produzione di proteine nel cervello (fattori neurotrofici), che a sua volta promuove la crescita di neuroni, la connessione tra i neuroni, e la forza delle sinapsi.
“Le sfide per il cervello, che si tratti di digiuno intermittente o di attività fisica intensa, sono sfide cognitive. Quando questo accade, i neuro-circuiti si attivano, i livelli di fattori neurotrofici aumentano, promuovendo la crescita di neuroni e la formazione e il rafforzamento delle sinapsi”.
Il digiuno può anche stimolare la produzione di nuove cellule nervose dalle cellule staminali presenti nell’ippocampo. Sembra che il digiuno stimoli anche la produzione di chetoni e che possa favorire l’aumento dei mitocondri nei neuroni, migliorando anche la capacità di apprendimento e di memorizzazione.
Uno studio pubblicato dai ricercatori della “University of Southern” ha mostrato che i cicli di digiuno prolungato proteggono dai danni al sistema immunitario e, inoltre, inducono la rigenerazione dello stesso.
Il digiuno uccide le cellule immunitarie vecchie e danneggiate inducendo il corpo a produrne di nuove completamente sane.
“Non potevamo prevedere che il digiuno prolungato avrebbe avuto un effetto così notevole nel promuovere la rigenerazione a base di cellule staminali. Quando si rischia di morire di fame, il sistema tenta di risparmiare energia ed una delle cose che può fare per risparmiare energia è quella di riciclare cellule immunitarie non necessarie, in particolare quelle danneggiate. Il numero di globuli bianchi scende con il digiuno prolungato; quando poi si inizia a ri-alimentarsi, le cellule del sangue tornano ai loro valori iniziali Fonte http://www.collective-evolution.com/2015/12/11/neuroscientist-shows-what-fasting-does-to-your-brain-why-big-pharma-wont-study-it/ traduzione e sintesi  di Nico Forconi www.controinformo.info

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MENINGITE? GRAVISSIMA DISINFORMAZIONE E PROCURATO ALLARME


Meningite? Gravissima disinformazione e procurato allarme
acciniinforma condivide le affermazioni del Dr. Tancredi Ascani 
MENINGITE, QUELLO CHE I MEDIA NON DICONO
tancredi-ascani
_ Si definisce a “bassa incidenza” un Paese che ha “meno di 2 casi di meningite meningococcica ogni 100 mila abitanti” in un anno.
Nel 2015 in Italia sono stati segnalati 196 casi di malattia invasiva da meningococco con un’incidenza pari a 0,32 casi per 100.000 (dati Epicentro). L’Italia si conferma quindi tra i Paesi a PIU’ BASSA INCIDENZA DI MENINGITE meningococcica in Europa.

NEGLI ALTRI PAESI EUROPEI, CON INCIDENZE BEN MAGGIORI DELLE NOSTRE, NON C’È NESSUNA EMERGENZA MENINGITE.

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DAL SITO EPICENTRO: “IN ITALIA, L’INCIDENZA DELLA MENINGITE DA MENINGOCOCCO È MINORE RISPETTO AL RESTO D’EUROPA: OGNI ANNO VENGONO SEGNALATI CIRCA 200 CASI, PARI A 3 CASI OGNI 1.000.000 ABITANTI RISPETTO AD UNA MEDIA EUROPEA DI 14/1.000.000”.
E’ da sempre stato così con lievi oscillazioni che sembrano non seguire le vaccinazioni anti meningite: da notare infatti che i casi di meningite meningococcica risultano numericamente simili tra il 1998 (epoca pre-vaccinale) e il 2013. Solo dal 2009-2010 il vaccino è offerto gratuitamente a tutti i nuovi nati e solo dal 2012 è stato inserito nel Piano Nazionale Vaccinazioni. Addirittura proprio dal 2012 si nota un nuovo aumento di casi da sierogruppo C che risultano superiori ai casi della fine degli anni 90.
Da notare che negli anni 2003-2005 abbiamo avuto molti più casi di meningite da meningococco rispetto a quest’anno ma, non andando di moda conteggiare e mettere in prima pagina ogni caso con titoli allarmanti, nessuna psicosi di massa da meningite si è verificata.
«La meningite può essere determinata da diversi agenti batterici e virali, ha una bassa contagiosità, ossia solo una piccola parte di chi viene a contatto con l’infetto o il portatore si ammala a sua volta e quindi l’allarmismo delle ultime settimane non è giustificato dal punto di vista sanitario». Carlo Signorelli, presidente uscente della Società italiana di igiene (Siti) (5 Dicembre 2016);
_ Si definisce EPIDEMIA di meningite un’incidenza “superiore ai 100 casi ogni 100 mila” in un anno. Noi, come precedentemente scritto, siamo intorno a 0,3. Chiunque vada a dire in giro che vi è una qualche epidemia di meningite in Italia sta facendo una GRAVISSIMA DISINFORMAZIONE e PROCURATO ALLARME.
_ in Toscana negli anni 2015-2016, su una popolazione di 3 milioni e 750 mila persone, è stato riportato un lieve aumento di casi, portando l’incidenza a 0,83 casi nel 2015 e ancor meno nel 2016. Siamo sempre quindi ad un’incidenza BASSA (sempre ben al di sotto i 2 casi per 100 mila abitanti che caratterizzano i paesi a bassa incidenza di meningite).
Ma non solo, IN TOSCANA DAL 2015, A DIFFERENZA DI TUTTE LE ALTRE REGIONI, SI E’ INIZIATO AD USARE UN TEST MOLECOLARE CHE DIAGNOSTICA IL TRIPLO DEI CASI RISPETTO AI NORMALI ESAMI COLTURALI USATI NELLE ALTRE REGIONI. “E’ per questo che la regione Toscana sembra avere 3 volte più casi rispetto alle altre regioni”. Queste sono le inequivocabili parole di Chiara Azzari, responsabile centro di immunologia pediatrica ospedale Meyer.
Lo dicono loro quindi, l’aumento dei casi riportati, SOLO IN TOSCANA, è dovuto in gran parte, se non totalmente, al test usato! E questo nessuno lo specifica nei nostri media, tutti presi a far solo allarmismo e a spingere al vaccino come se fossimo in piena epidemia di meningite e come se il vaccino fosse innocuo come bere un bicchier d’acqua.
_ Cosa dicono le linee guida internazionali? 
L’ American Academy of Pediatrics così si è espressa nel 2014: “la vaccinazione di routine nei bambini in buona salute dai 2 mesi ai 10 anni non è raccomandata in assenza di un incrementato e persistente rischio di malattia meningococcica.”
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda la vaccinazione su larga scala solo nei Paesi con tassi endemici alti (>10 casi/100.000 abitanti/anno) o intermedi (2-10 casi/100.000 abitanti/anno) di malattia invasiva meningococcica.
Noi, ricordo ancora una volta, siamo un Paese a BASSA incidenza di malattia meningococcica.
_ Chi sono i più colpiti? “L’incidenza maggiore del virus si è registrata nella fascia di età 20-29 anni… L’età media delle persone decedute è invece di 52 anni” Assessore regionale alla Sanità, Stefania Saccardi.
_ Il vaccino è efficace?
I dati parlano da soli. Nel 2016 in Toscana ci son stati 29 casi (e 6 decessi), 13 erano vaccinati, il 45% quindi. La vaccinazione può offrire una protezione individuale, può ridurre il rischio di contrarre la malattia, ma non funziona per tutti e l’efficacia pare essere di breve durata.
Il vaccino coniugato contro il meningococco C ha mostrato un’efficacia nei bambini del 97% entro un anno dalla vaccinazione, che diminuisce già al 68 % dopo 1 anno.
Uno studio inglese afferma solo l’8-12% dei bambini che avevano completato il ciclo vaccinale con 3 dosi avevano anticorpi protettivi a 4 anni
(Borrow R et al. Antibody persistence and immunological memory at age 4 years after meningococcal group C conjugate vaccination in children in the United Kingdom. Journal of Infectious Diseases, 2002, 186: 1353–1357).
In un altro studio solo il 25% dei bambini vaccinati in età compresa tra 2 mesi e 6 anni aveva anticorpi protettivi dopo 6 anni dall’inoculazione (Perrett K P et al. Antibody persistence after serogroup C meningococcal conjugate immunization of United Kingdom primary-school children in 1999–2000 and responseto a booster: A phase 4 clinical trial. Clinical and Vaccine Immunology, 2010,50:1601–1610).
Per il vaccino antimeningite quadrivalente “Menveo” (valido per i gruppi A, C, W135 e Y), l’ immunogenicità verso il siero gruppo C è risultata essere del 73% dopo un mese per ridursi al 53% 12 mesi dopo la vaccinazione nei bambini di 2-10 anni.
E anche il vaccino contro il meningococco B sembra essere poco efficace.
_ Per quanto riguarda gli effetti collaterali di questi vaccini si rimanda alla visione degli stessi bugiardini.
_ Come è la situazione in UMBRIA?
Si vorrebbe raccomandare il vaccino Men C anche in Umbria  ma i dati (vedi tabella sotto) parlano chiaro: l’umbria è tra le regioni in Italia con minor casi di meningite in assoluto. Pare proprio che da noi la meningite sia veramente un evento eccezionale.
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Riproduzione consentita purché l'articolo non sia modificato in nessuna parte, indicando Autore e link attivo al sito
Fonte: http://www.vacciniinforma.it/2016/12/30/meningite-gravissima-disinformazione-e-procurato-allarme/4913

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La bomba dell’elettrosmog. In Italia 1,8 milioni di malati.Si chiamano elettrosensibili. Ma in Italia è come se non esistessero. (Articolo del 2013)

di Alessandro Barcella
Per "l’Organizzazione Mondiale della Sanità" rappresentano dall’1 al 3 % della popolazione mondiale. Dati in realtà sottostimati, perché le più recenti statistiche parlano di un 10%. E in Italia?
Ufficialmente non esistono, anche se stando alla percentuale più ottimistica dovrebbero essere circa 1.8 milioni. Parliamo dei cosiddetti “elettrosensibili”, persone con un vero e proprio stato di malattia attribuito all’esposizione ai campi elettromagnetici (sia in alta che in bassa frequenza) emessi da svariate sorgenti. I loro “nemici mortali” sono ovunque: telefoni cellulari e cordless, stazioni radio base di telefonia mobile e linee elettriche, wi-fi e computer portatili. E ancora radar di uso civile e industriale, I-Pad o forni a microonde.
Una condanna senza scampo per alcuni, che in vari paesi del mondo sono costretti a vivere in grotte o in aperta campagna.
Paolo Orio, vicepresidente dell’associazione italiana elettrosensibili, è uno di quei malati. “ I sintomi possono variare di intensità, durata e localizzazione – ci racconta -. Tra questi troviamo cefalea, disturbi del sonno e della memoria, nausea e bruciori lungo tutto il tronco, o ancora arrossamenti cutanei, alterazioni del ritmo cardiaco e del tono dell’umore”. Un “calvario”, il suo, che inizia con i primi sintomi nel lontano 1999, dopo 3 anni di intenso utilizzo del telefono cellulare. “Tutto iniziò con mal di testa, dolore a carico del padiglione auricolare su cui appoggiavo il telefono, sensazione di prurito anche intenso dentro il condotto uditivo. Andai dal medico di base ma non trovai risposte, anche perchè la patologia non è ancora riconosciuta come malattia inquadrabile nei classici codici della malattie internazionali ( I.C.D) da parte della Organizzazione Mondiale della Sanità”.
Sì perché l’elettrosensibilità è vittima di fortissimi conflitti di interesse, giganteschi se pensiamo solo al ruolo della telefonia mobile.
Una malattia, questa, che riguarda una non piccola fascia di popolazione abbandonata a sè stessa, senza alcuna minima garanzia di assistenza sanitaria in termini di diagnosi, prognosi e terapia. “Per noi diventa difficile se non impossibile andare al cinema, a teatro, in luoghi pubblici come le biblioteche dove ormai il wi-fi è omnipresente, sui principali mezzi di trasporto – prosegue Paolo Orio -. Non uso il cellulare da 14 anni, ho l’auto schermata in quanto le centraline elettroniche producono campi elettromagnetici e noi li avvertiamo subito e ho tolto la corrente dietro il letto. Una malattia che per l’Italia non esiste, dicevamo. Un Paese, il nostro, che ha soglie di pericolo che arrivano molto dopo quelle dimostrate dagli studi scientifici internazionali.
In Italia i valori limite per l’ esposizione ai campi elettromagnetici sono infatti di 6 volt/metro per le alte frequenze e rispettivamente di 10 e 3 microtesla per valore d’attenzione e obiettivi di qualità delle basse.
Vi è un vastissimo corpo di evidenze scientifiche, con migliaia di studi pubblicati, che dimostrano invece come si possano avere effetti biologico/sanitari su uomini e animali a livelli di campo elettromagnetico molto basso, anche dell’ordine di 0,4 microtesla per le basse frequenze e di 0,2 volt/metro per le alte.
Urge allora un’ immediata modifica dei limiti di legge come auspicato dal Parlamento Europeo con la storica risoluzione del 2009, del Consiglio d’Europa”.
Ma cosa rischia la popolazione “esposta”? Sono tre le fasi della malattia e tutte e tre irreversibili. L’ultima, secondo le ricerche del professor Belpomme (noto oncologo parigino di fama internazionale, ndr) è rappresentata da uno stadio di pre-Alzheimer, con danni irreversibili causati a livello neuronale e di perfusione sanguigna cerebrale. Un quadro generale, questo, aggravato dal fatto che lo strumento del telefono cellulare vede abbassarsi sempre più l’ età degli utilizzatori.
Recentemente il Belgio ha decretato il divieto del cellulare sotto i 7 anni e Israele ha imposto ai gestori di telefonia un’etichettatura con la scritta attenzione può causarti il cancro”.
Ma l’Italia è anche il Paese in cui ricerche scientifiche, prima commissionate, scompaiono all’improvviso. E’ sempre Paolo Orio a raccontare: “Qualche anno fa l’Istituto Superiore di Sanità fece partire uno studio per valutare le persone affette da questa sindrome. Gli scopi dello studio erano la valutazione di alcuni parametri che possono subire variazioni in soggetti elettrosensibili.
Uno studio indubbiamente partito con tutti i buoni auspici, ma che misteriosamente non fu pubblicato.
Recentemente poi, l’ultima “beffa”. “Il decreto sviluppo correlato all’ implementazione della tecnologia 4G o LTE (Governo Monti, ndr) ha, con l’articolo 14, aumentato surrettiziamente i limiti di esposizione di legge. Nel decreto si dice infatti che l’elettrosmog prodotto da un impianto di telefonia mobile situato vicino ad una abitazione, ad un cortile o ad una scuola deve essere calcolato come media delle emissioni nell’arco delle 24 ore e non più nei 6 minuti di picco giornaliero ( in geznere alle 13 o alle 20 come fasce di maggior traffico telefonico nei centri urbani). In tal modo si allarga la base di calcolo e nella media giornaliera i picchi massimi verranno compensati da quelli minimi delle ore notturne, quando c’è meno traffico e dunque meno elettrosmog. Una bella mossa, non c’è che dire”.
Che fare allora, anche individualmente, per ridurre i rischi? “Intanto per noi ammalati – conclude Orio – evitare di utilizzare cellulari, cordless (sostituirli con i telefoni fissi), eliminare il wi-fi, sostituire le lampadine a basso consumo energetico.
Per i sani utilizzare il telefonino con l’auricolare, se si ha un wi-fi spegnerlo almeno di notte, sostituire il cordless con un fisso e non appoggiare il lap-top sulle gambe in connessione wi-fi, perché è dimostrato che riduce la fertilità nel maschio”. Diverse, a livello legislativo, le richieste dell’Associazione alla politica. Intanto il rapido riconoscimento dell’elettrosensibilità come patologia, che in Svezia è addirittura classificata tra le disabilità. In secondo luogo una riduzione dei limiti di esposizione, come hanno richiamato le agenzie internazionali e i gruppi di scienziati indipendenti scevri da conflitti di interesse.
E magari, sull’esempio di altre realtà anche europee, aree “electric free” , dove poter riposare per qualche istante almeno. E infine, ma questo è un auspicio tutto nostro, impedire che nuove fasce di popolazione (soprattutto bambini e ed adolescenti) possano ammalarsi. Una pia speranza forse, in un Paese in cui le nuove antenne di telefonia mobile sono definite dalla politica “opere di urbanizzazione primaria”. 

Si chiamano elettrosensibili. Ma in Italia è come se non esistessero
di Alessandro Barcella
Mentre in Italia i limiti della soglia d’ allarme (per una malattia che tra l’altro ufficialmente non esiste) sono notevolmente sopra la media generale, nel resto del mondo la strada intrapresa è ben diversa.
Accade allora che in Svezia l’elettrosensibilità sia considerata malattia invalidante, oggetto di disabilità riconosciuta e regolarmente pagata dal locale ente di previdenza.
L’impiegato svedese ha diritto poi ad una postazione di lavoro o ad un incarico che non comporti la vicinanza a fonti di elettrosmog. Numerose aree “electric free” sono state posizionate infine in diverse zone, soprattutto nel centro del Paese. Anche la Francia ha detto la sua in materia: Parigi ha recentemente sospeso il servizio di wi-fi gratuito all’interno di 4 delle sue biblioteche pubbliche, mentre esiste una “zona rifugio bianca” nel Sud Ovest del Paese.
Lo stato di Israele concentra i suoi sforzi informativi sui più piccoli, imponendo ai costruttori e agli operatori di telefonia di indicare chiaramente sulle confezioni dei cellulari il pericolo di esposizione alle radiazioni. In altri Paesi si sono mossi anche i Tribunali, come a Madrid dove più giudici hanno espresso sentenze favorevoli al riconoscimento dell’elettrosensibilità come malattia invalidante.
In Belgio infine (dove già vige il divieto di uso dei cellulari per i bambini al di sotto dei 7 anni d’età) il tema è entrato in Parlamento attraverso un’interrogazione alla Camera dei Rappresentanti.

  • paolo giana
    circa 40 anni or sono il prof. Mortarino del Politecnico di Torino fece l’esperimento di allevare pesci in un debole campo elettrico.
    Dopo un periodo di insofferenza i pesci si abituarono ma raggiunsero dimensioni più che doppie rispetto alla assenza di campo elettrico
  • Il problema non sono i deboli campi elettrici , ma i campi elettromagnetici che nascono in presenza di elettrodotti, antenne per il segnale gsm e le reti wifi che si stanno moltiplicando in barba e decine e decine di relazioni epidemiologiche redatte da medici o scienziati “liberi” e privi da ogni sorta di conflitto d’interessi , e conosciute , ormai , da circa 40 anni.
    Il risultato sono un aumento di malattie e tumori oltre ad un aumento di persone che per sfuggire al nostro “progresso” scappano dalle città per rifugiarsi in piccoli paesini o boschi se non arrivano al suicidio.
    Sono vicino a tutti gli Elettrosensibili , e spero che non accada quanto accaduto con l’amianto, spero che ci si riesca a fermare per trovare soluzioni precauzionali che mettano al primo posto la salute umana al posto degli interessi economici.

Fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/si-chiamano-elettrosensibili-ma-in-italia-e-come-se-non-esistessero/

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