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26 febbraio 2017

PER ABBANDONARE L’EURO BASTA UN DECRETO LEGGE E IL 96% DEI TITOLI DI STATO NON VA RIMBORSATO IN EURO (QUESTO TEME LA UE)

Mentre si avvicinano le elezioni olandesi dove è molto probabile che il partito anti euro e anti Ue di Wilders, alleato di Salvini e della Le Pen, ottenga un risultato incoraggiante e quelle francesi sono previste per primavera inoltrata, la Germania ed il suo braccio armato Ue stanno tentando il tutto per tutto per commissariare l’Italia e spolpare tutto quello che è rimasto da spolpare del nostro Paese su modello greco, dove l’arroganza nazista è arrivata a chiedere garanzie in oro e immobili al governo ellenico in cambio di altri “caritatevoli” aiuti da parte della troika.
Perché questa fretta? Per  riuscire a divorare i risparmi degli italiani prima che gli USA stacchino definitivamente la spina a questo mostro di stampo nazista che è la Ue. Non a caso la Germania preme perché il nostro governo applichi una patrimoniale dell’8-10% sull’intero valore dei beni posseduti dagli italiani. Un vero e proprio furto che dovrebbe finire dritto nelle casse del “reich”, un po’ come i 60 miliardi pretesi dal Regno Unito per poter uscire dalla unione.
Farneticazioni belle e buone a cui si dovrebbe rispondere in un solo modo: uscire immediatamente dall’euro e chiedere l’applicazione dell’art. 50 del trattato dell’unione europea per l’uscita anche da quest’ultima.
Come ben evidenziato dall’avvocato costituzionalista Giuseppe Palma, è possibile uscire dall’euro anche con decreto legge d’urgenza da convertire successivamente in legge dello stato, e questo in virtù del fatto che gli articoli 130 e 140 del TFUE non escludono in alcun modo il passaggio tra “stati la cui moneta è l’euro” e “stati “in deroga”, ovvero la cui moneta non è l’euro e viceversa. Con buona pace delle roboanti dichiarazioni del governatore della BCE, l’euro è un processo assolutamente e totalmente reversibile.
Detto questo, vediamo di sfatare i “falsi miti” delle cassandre pro euro che immaginano (e probabilmente sotto sotto sperano) una bancarotta dell’Italia in caso di uscita dall’euro.
Per comodità, chiamiamo la nuova moneta “ducato”, per non confonderla con la vecchia lira. Nell’uscita dall’euro, dovrebbe essere previsto la conversione 1:1 tra euro e ducato, quindi 1.000 euro = 1.000 ducati, dopodiché, la moneta sarebbe libera di oscillare sui mercati valutari. Le cassandre pro euro a questo punto inizierebbero a stracciarsi le vesti  affermando che se il ducato si svalutasse del 30% sull’euro, il nostro debito pubblico crescerebbe di altrettanto.
Niente di più falso!
Circa il 96% del debito pubblico italiano è ancora soggetto alla legislazione italiana e non a quella estera (normalmente inglese) e quindi agli articoli 1278 e 1281 del codice civile italiano, che recitano “se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento…. le norme che precedono si osservano in quanto non siano in contrasto con i principi derivanti da leggi speciali”. Passando all’atto pratico, il governo con “legge speciale” contenuta nel medesimo decreto legge di uscita dall’euro, potrebbe stabilire che il debito pubblico venga pagato non con il cambio legato al giorno di scadenza, ma con il cambio del giorno di introduzione della nuova moneta legale, quindi in rapporto di 1:1 e questo per tutti i titoli di stato aventi ancora riferimento la normativa italiana e non internazionale.
Il tutto dovrebbe essere unito all’abolizione dell’infausto “divorzio” tra bankitalia e tesoro voluto da Andreatta e Ciampi: tornando la nostra banca centrale prestatore d’ultima istanza (come ogni banca centrale degna di questo nome), il debito pubblico sarebbe sottratto dalle grinfie della speculazione internazionale, dato che l’eventuale debito pubblico non acquisito dagli investitori internazionali al prezzo desiderato dal governo, verrebbe sottoscritto da bankitalia. Fantascienza? Beh, inglesi e giapponesi, giusto per citare due nazioni con banche centrali prestatrici di ultima istanza, non ci sembrano proprio dei marziani.
Concludiamo, infine, riportando uno studio dell’Ofce, prestigioso centro studi francese da sempre legato ai servizi segreti d’oltralpe, secondo cui in caso di uscita dall’euro, non solo il debito pubblico italiano sarebbe assolutamente gestibile, ma esso sarebbe il meno pericoloso di tutta l’area post euro. Chi avrebbe più problemi per le proprie economie da un ritorno delle monete sovrane sarebbero la Germania ed i paesi nordici legati a quest’ultima. Confermando quindi quanto detto dal presidente USA Trump sul fatto che l’euro è solo uno strumento di sfruttamento messo in campo degli oligarchi tedeschi per portare avanti il IV Reich e, d’altra parte quello della moneta unica europea così concepita, era un pallino di Funk, il governatore della banca centrale del reich nazista.
Luca Campolongo – Il Nord tratto da Sapere è un Dovere

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