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PER ABBANDONARE L’EURO BASTA UN DECRETO LEGGE E IL 96% DEI TITOLI DI STATO NON VA RIMBORSATO IN EURO (QUESTO TEME LA UE)

Mentre si avvicinano le elezioni olandesi dove è molto probabile che il partito anti euro e anti Ue di Wilders, alleato di Salvini e della Le Pen, ottenga un risultato incoraggiante e quelle francesi sono previste per primavera inoltrata, la Germania ed il suo braccio armato Ue stanno tentando il tutto per tutto per commissariare l’Italia e spolpare tutto quello che è rimasto da spolpare del nostro Paese su modello greco, dove l’arroganza nazista è arrivata a chiedere garanzie in oro e immobili al governo ellenico in cambio di altri “caritatevoli” aiuti da parte della troika.
Perché questa fretta? Per  riuscire a divorare i risparmi degli italiani prima che gli USA stacchino definitivamente la spina a questo mostro di stampo nazista che è la Ue. Non a caso la Germania preme perché il nostro governo applichi una patrimoniale dell’8-10% sull’intero valore dei beni posseduti dagli italiani. Un vero e proprio furto che dovrebbe finire dritto nelle casse del “reich”, un po’ come i 60 miliardi pretesi dal Regno Unito per poter uscire dalla unione.
Farneticazioni belle e buone a cui si dovrebbe rispondere in un solo modo: uscire immediatamente dall’euro e chiedere l’applicazione dell’art. 50 del trattato dell’unione europea per l’uscita anche da quest’ultima.
Come ben evidenziato dall’avvocato costituzionalista Giuseppe Palma, è possibile uscire dall’euro anche con decreto legge d’urgenza da convertire successivamente in legge dello stato, e questo in virtù del fatto che gli articoli 130 e 140 del TFUE non escludono in alcun modo il passaggio tra “stati la cui moneta è l’euro” e “stati “in deroga”, ovvero la cui moneta non è l’euro e viceversa. Con buona pace delle roboanti dichiarazioni del governatore della BCE, l’euro è un processo assolutamente e totalmente reversibile.
Detto questo, vediamo di sfatare i “falsi miti” delle cassandre pro euro che immaginano (e probabilmente sotto sotto sperano) una bancarotta dell’Italia in caso di uscita dall’euro.
Per comodità, chiamiamo la nuova moneta “ducato”, per non confonderla con la vecchia lira. Nell’uscita dall’euro, dovrebbe essere previsto la conversione 1:1 tra euro e ducato, quindi 1.000 euro = 1.000 ducati, dopodiché, la moneta sarebbe libera di oscillare sui mercati valutari. Le cassandre pro euro a questo punto inizierebbero a stracciarsi le vesti  affermando che se il ducato si svalutasse del 30% sull’euro, il nostro debito pubblico crescerebbe di altrettanto.
Niente di più falso!
Circa il 96% del debito pubblico italiano è ancora soggetto alla legislazione italiana e non a quella estera (normalmente inglese) e quindi agli articoli 1278 e 1281 del codice civile italiano, che recitano “se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento…. le norme che precedono si osservano in quanto non siano in contrasto con i principi derivanti da leggi speciali”. Passando all’atto pratico, il governo con “legge speciale” contenuta nel medesimo decreto legge di uscita dall’euro, potrebbe stabilire che il debito pubblico venga pagato non con il cambio legato al giorno di scadenza, ma con il cambio del giorno di introduzione della nuova moneta legale, quindi in rapporto di 1:1 e questo per tutti i titoli di stato aventi ancora riferimento la normativa italiana e non internazionale.
Il tutto dovrebbe essere unito all’abolizione dell’infausto “divorzio” tra bankitalia e tesoro voluto da Andreatta e Ciampi: tornando la nostra banca centrale prestatore d’ultima istanza (come ogni banca centrale degna di questo nome), il debito pubblico sarebbe sottratto dalle grinfie della speculazione internazionale, dato che l’eventuale debito pubblico non acquisito dagli investitori internazionali al prezzo desiderato dal governo, verrebbe sottoscritto da bankitalia. Fantascienza? Beh, inglesi e giapponesi, giusto per citare due nazioni con banche centrali prestatrici di ultima istanza, non ci sembrano proprio dei marziani.
Concludiamo, infine, riportando uno studio dell’Ofce, prestigioso centro studi francese da sempre legato ai servizi segreti d’oltralpe, secondo cui in caso di uscita dall’euro, non solo il debito pubblico italiano sarebbe assolutamente gestibile, ma esso sarebbe il meno pericoloso di tutta l’area post euro. Chi avrebbe più problemi per le proprie economie da un ritorno delle monete sovrane sarebbero la Germania ed i paesi nordici legati a quest’ultima. Confermando quindi quanto detto dal presidente USA Trump sul fatto che l’euro è solo uno strumento di sfruttamento messo in campo degli oligarchi tedeschi per portare avanti il IV Reich e, d’altra parte quello della moneta unica europea così concepita, era un pallino di Funk, il governatore della banca centrale del reich nazista.
Luca Campolongo – Il Nord tratto da Sapere è un Dovere

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Classifica-horror: ecco le 10 multinazionali più pericolose!!!

Il costume di Babbo Natale è rosso, ma non da sempre: il conducente di renne più famoso del pianeta smise la tradizionale casacca verde precisamente nel 1931, anno in cui lo “rivestì” del colore aziendale nientemeno che la CocaCola. Lo rivela “Ecosas.com”, in una vera e propria galleria degli orrori firmati dalle “dieci multinazionali più pericolose del mondo”, architrave economica della globalizzazione del pianeta realizzata a spese dei poveri della Terra e poi ovviamente anche degli ignari consumatori. Storie quotidiane, regolarmente ignorate dai media, in cui la realtà supera di gran lunga la più perversa fantasia. Come nel caso del colosso petrolifero Chevron, già Texaco, accusato di aver riversato 18 miliardi di galloni di acqua tossica nei boschi tropicali dell’Ecuador, distruggendo i mezzi di sussistenza degli agricoltori locali e facendo ammalare le popolazioni indigene.
Dopo aver inquinato anche California e New Hampshire, la stessa Chevron sarebbe responsabile della morte dei nigeriani, sulle barricate contro la Mac Donald'sdevastazione del delta del Niger: «La compagnia ha pagato la milizia locale conosciuta per i suoi abusi contro i diritti umani, per mettere a tacere le proteste, fornendo loro perfino elicotteri e barche. I militari aprirono il fuoco contro i manifestanti, e rasero poi al suolo i loro villaggi», racconta “Ecosas” in un intervento tradotto da Silvia Soccio per il blog “Come Don Chisciotte”. Sulle stesse orme della Chevron si muove la De Beers, multinazionale dei diamanti, accusata di non badare a spese e finanziare autentiche guerriglie e dittature del terrore per poter continuare a ottenere, attraverso lo sfruttamento di bambini e adulti, le ambitissime pietre preziose. «In Botswana, De Beers è stata accusata per la “pulizia” delle terre da cui estrae i diamanti, e per il trasferimento forzato dei popoli indigeni che vivevano lì da migliaia di anni. Pare che il governo abbia tagliato le forniture propaganda anti-Monsantod’acqua, minacciato, torturato e impiccato pubblicamente i dissidenti».
Nella classifica dell’orrore la medaglia di bronzo spetta al colosso mondiale del tabacco, la Philip Morris, mentre si piazza “solo” al quarto posto la leggendaria CocaCola, il “latte del capitalismo”, che inquina il pianeta ed “espropria” risorse vitali come l’acqua, tra le proteste dei poveri di mezzo mondo. Peggio: i terreni agricoli presso i quali la Coca scarica i rifiuti di lavorazione diventano rapidamente sterili, a causa dell’immissione di sostanze tossiche quanto il famigerato Ddt. Segue, nella “top-10” degli scandali planetari, la farmaceutica Pfitzer che «utilizza i bambini nigeriani come cavie» per i suoi vaccini, ed è la prime dieci compagnie Usa responsabili dell’inquinamento atmosferico. A ruota: i veleni alimentari di McDonald’s, i crimini mondiali della Nestlé (il peggiore: le campagne per convincere le madri dei paesi in via di sviluppo a utilizzare il suo latte in polvere per neonati al posto del latte materno, senza fornire le informazioni sulle controindicazioni), e naturalmente la British Petroleum, responsabile della catastrofe della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico. Chiudono la lista la famigerata Monsanto, che “convince” gli agricoltori di mezzo mondo a rinunciare alla sovranità alimentare, organizzando la loro dipendenza dagli Ogm, e la brasiliana Vale, società mineraria che sta devastando l’Amazzonia. La lista è infinita, ben oltre la “top-10”: Samsung, Tepco, Barclays, Microsoft, Intel, Sony. Vie di scampo? Nessuna, per ora, all’orizzonte. http://www.libreidee.org/

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ECCO LE 10 MULTINAZIONALI PIÙ PERICOLOSE AL MONDO.

multinazionali pericolose
Non importa dove tu viva, è impossibile scappare alla globalizzazione. L’unica via d’uscita è informarsi per scegliere con coscienza prima di comprare.
Iniziare a coltivare e a produrre i propri alimenti, ridurre il consumo di petrolio e dei suoi derivati, riforestare, comprare solo il necessario, ascoltare la propria voce interiore invece di quella della pubblicità.
Sono piccoli passi per sfuggire ai grandi mostri, e ricordarsi sempre che il potere di scelta è nostro, non diamo loro la soddisfazione di cadere nelle loro grinfie.

1. Chevron

Sono diverse la grandi compagnie petrolifere che starebbero in questa lista, ma la Chevron merita un posto d’eccezione.
Tra il 1972 e il 1993 la Chevron (allora Texaco) ha riversato 18 miliardi di galloni di acqua tossica nei boschi tropicali dell’Ecuador senza intervenire minimamente, distruggendo i mezzi di sussistenza degli agricoltori locali e facendo ammalare le popolazioni indigene.
Nel 1998 la Chevron ha contaminato anche gli Stati Uniti, la città di Richmond (California) ha querelato la compagnia per smaltimento illegale di sostanze inquinanti senza aver effettuato il trattamento delle acque reflue, contaminando così le forniture di acqua. Lo stesso è accaduto nello New Hampshire nel 2003.
La Chevron è stata responsabile della morte di diversi nigeriani che hanno protestato contro l’impresa per la sua presenza e per lo sfruttamento del delta nigeriano.
La compagnia ha pagato la milizia locale conosciuta per i suoi abusi contro i diritti umani, per mettere a tacere le proteste, fornendo loro perfino elicotteri e barche. I militari aprirono il fuoco contro i manifestanti, e rasero poi al suolo i loro villaggi.

2. De Beers

Questa impresa non bada a spese, e finanzia, appoggia e crea autentiche guerriglie e dittature del terrore per poter continuare a ottenere, attraverso lo sfruttamento di bambini e adulti, la pietra preziosa.
In Botswana, De Beers è stata accusata per la “pulizia” delle terre da cui estrae i diamanti, e per il trasferimento forzato dei popoli indigeni che vivevano li da migliaia di anni. Pare che il governo abbia tagliato le forniture d’acqua, minacciato, torturato e impiccato pubblicamente i dissidenti.
Per non parlare della sua quasi totale assenza di responsabilità verso l’ambiente, degli inesistenti diritti dei lavoratori, delle vite umane, e delle sue campagne sudice e maschiliste.

3. Philip Morris

Philip Morris è il più grande produttore di sigarette degli Stati Uniti e del mondo.
È ormai noto che le sigarette causano cancro nei fumatori, e difetti di nascita nei bambini di madri che fumano durante la gravidanza.
Il fumo di sigaretta contiene 43 cancerogeni conosciuti e più di 4.000 sostanze chimiche, incluso il monossido di carbonio, la formaldeide, il cianuro di idrogeno, l’ammoniaca, la nicotina e l’arsenico.
La nicotina, sostanza chimica che costituisce il principale elemento psicoattivo nel tabacco, da dipendenza psicologica. Fumare aumenta la pressione arteriosa, danneggia il sistema nervoso centrale e la costrizione dei vasi sanguigni.
Le cicche di sigarette sono uno dei principali inquinanti che i fumatori buttano via quotidianamente e sono lenti a degradarsi. Molti di questi filtri si fanno strada nel terreno o nell’acqua, dove i loro componenti chimici si comportano come vere sanguisughe.
Il tabacco contamina la terra con gli estesi ettari di monocoltivazione, cosparsi quotidianamente con agrotossici, e anche la sua produzione industriale inquina (si utilizzano, infatti, enormi quantità di carta, cotone, cartone, metallo, combustibili …), il suo consumo inquina l’atmosfera, danneggia chi le compra e chi sta loro vicino.
Le sue cicche impiegano anni a degradarsi disperdendo nel terreno e nell’acqua un’enorme quantità di sostanze tossiche.

4. Coca-Cola

La bevanda preferita del mondo o “il latte del capitalismo”, accumula querele e sanzioni in diversi paesi a causa delle gravi contaminazioni, delle cattive pratiche lavorative e per l’uso di acque non autorizzate.
Nella fase di produzione, la compagnia utilizza quasi tre litri di acqua per ogni litro di prodotto finito.
Le acque di scarto sono costituite da sostanze inquinanti che la multinazionale deposita in luoghi protetti, come accadde in Colombia, situazione per la quale fu multata nell’agosto scorso dalla Segreteria Regionale per l’Ambiente del municipio di Bogotá. È stato dimostrato che la compagnia aveva scaricato acque residuali nell’Humedal de Capellanía, nella zona di Fontibón.
Il fatto è considerato un attentato contro un’area di speciale importanza e protezione ecologica. Il processo di inquinamento dell’Humedal de Capellanía iniziò con la scadenza del permesso di riversamento concesso alla multinazionale per cinque anni e con la non autorizzazione della Segreteria per l’Ambiente a rinnovare tale permesso.
Successivamente, grazie a dei sopralluoghi tecnici, è stato verificato lo stato della rete fognaria di Coca-Cola e la realizzazione di discariche industriali, chiaramente non autorizzate.
Una situazione molto simile si è verificata in India nel 2005, dove un migliaio di manifestanti hanno marciato per chiedere la chiusura dello stabilimento vicino Varanasi. Denunciavano che tutte le comunità vicine agli stabilimenti di imbottigliamento Coca-Cola stessero subendo l’espropriazione delle loro terre e l’inquinamento delle falde acquifere.
Analisi tossicologiche hanno dimostrato la presenza di alte percentuali di pesticidi vietati come il DDT e, da “buoni vicini”, hanno distribuito i loro scarichi industriali ai contadini di Mehdigani dicendo che sarebbero serviti da “concime”. Il risultato è che oggi quei suoli sono sterili.
Come se non bastasse, la bevanda in questione, oltre a consumare acqua in eccesso, non apporta nessun elemento nutritivo, anzi, contiene alte concentrazioni di zucchero, uno dei fattori che maggiormente contribuisce all’obesità che colpisce sempre di più le popolazioni dei paesi in via di sviluppo, generando inoltre, problemi dentali. L’effetto dissetante è dato dall’acido fosforico.
Sapevate che …
  • La Spagna è il paese europeo che consuma più Coca-Cola?
  • Prodotti come Fanta, Sprite, Aquarius, Nestea, Minute Maid, Tab, Sonfil, Finley, Nordic Mist o Fruitopia (ce ne sono 324 diversi) appartengono a Coca-Cola?
  • Una lattina da 33 cl. contiene 35 gr. di zucchero?
  • Nel 1931 Coca-Cola ha cambiato l’abito verde di Babbo Natale con quello rosso in una campagna pubblicitaria, per abbinarlo al colore della sua società?
  • Alcune università ad Atlanta, Toronto, California, Irlanda o Berlino hanno già espulso Coca-Cola dai propri campus?
  • Le bottiglie di plastica di Coca-Cola non sono di materiale riciclato, ma di plastica vergine?
  • Sarà stata una casualità che l’ex presidente messicano Fox fosse anche ex rappresentante di Coca-Cola? e che Adolfo Calero, ex amministratore di Coca-Cola, fosse agente della CIA e volto pubblico della ContraNicaragüense? e l’ambasciatore degli Stati Uniti in India? e il magnate golpista Cisneros, in Venezuela? e il ministro Jorge Presno, in Urugay?
  • Dispone di delegazioni in più di 200 paesi, tra i quali anche paradisi fiscali come il Bahrein o le isole Cayman, per evadere le tasse a proprio beneficio?
  • Nel 2003 ottennero benefici per 21.044 milioni di dollari (la metà delle spese previste dall’ONU per garantire l’educazione primaria a tutti i bambini del mondo)?
  • Guida potenti gruppi di potere: si oppose al trattato di Kyoto attraverso le sue lobby US Council for International Business e la Business Round Table, cambiò regolamenti nell’UE attraverso l’American Chamber of Commerce, è la fondatrice dell’International Life Science Institute che influenza molto la FAO e la OMS, ecc.?
  • Contiene prodotti transgenici?
La prossima volta che compri una bevanda, ricorda l’inquinamento degli Humedales, l’uso non autorizzato di acque sotterranee, la violenza, che un litro equivale a tre … non è meglio una limonata?

5. Pfizer

Come se la massiccia sperimentazione su animali non fosse già abbastanza straziante, Pfizer ha deciso di utilizzare i bambini nigeriani come fossero porcellini d’India.
Nel 1996 la casa farmaceutica andò a Kano, in Nigeria, a testare un antibiotico sperimentale nel terzo mondo, per combattere malattie come il morbillo, il colera e la meningite batterica.
Diedero trovafloxacina a circa 200 bambini. Decine di loro morirono nell’esperimento, mentre molti altri svilupparono malformazioni fisiche e menomazioni mentali.
Pfizer può vantarsi anche di essere tra le prime dieci compagnie statunitensi responsabili dell’inquinamento atmosferico. Per non parlare degli incentivi milionari che fornisce ai medici e ai governi affinché prescrivano i suoi “farmaci”.

6. McDonald’s

Ogni anno migliaia di bambini consumano il fast food (“cibo veloce”) di un’impresa responsabile della deforestazione dei boschi, dello sfruttamento dei lavoratori, e della morte di milioni di animali: McDonald’s.
Strategie di marketing abilmente architettate hanno permesso l’espansione di McDonald’s in 40 paesi, dove l’empatica immagine di Ronald McDonald e il suo Happy Meal, vende ai bambini il gusto per il cibo rapido, associandolo a un’idea di allegria.
Questa pubblicità ha avuto un grande successo in diverse parti del mondo, contribuendo agli alti tassi di obesità infantile.
L’alimentazione che propone questa impresa è totalmente carente di sostanze nutrienti. Inoltre, questo cibo è conosciuto in tutto il mondo come “cibo spazzatura”, e non è un caso che riceva questo nome.
Gli hamburger e i “nuggets” offerti da McDonald’s provengono da animali mantenuti in condizioni artificiali per tutta la loro vita: privati di aria libera e luce solare, vengono ammucchiati al punto da non poter allungare le zampe o le ali (nel caso dei polli), rimpinzati di ormoni per accelerare la crescita e di antibiotici per arrestare le molteplici infezioni alle quali sono esposti a causa delle insalubri condizioni che genera il sovraffollamento.
I polli vengono fatti ingrassare al punto che le zampe non sono più in grado di reggere il loro peso. Per la concessione del franchising, McDonald’s acquista a basso prezzo terreni che prima ospitavano boschi tropicali e li deforesta per consacrarli all’allevamento. Offre salari minimi ai suoi dipendenti, approfittando delle minoranze etniche e assumendo minori.
I prodotti di McDonald’s, con il loro alto contenuto di grassi, zuccheri e sale, contribuiscono al sovrappeso dei bambini, alla resistenza all’insulina e al conseguente Diabete di Tipo 2. Ah, vi avevo detto che è stata una delle finanziatrici della campagna di George W. Bush?

7. Nestlé

Neslté e la sua enorme distesa di crimini contro l’uomo e la natura, come la massiccia deforestazione nel Borneo – l’habitat degli orango è stato seriamente compromesso – per coltivare la palma da olio, l’acquisto di latte dalle fattorie confiscate illegalmente da un despota in Zimbabwe.
La Nestlé iniziò a provocare gli ambientalisti con le sue ridicole affermazioni che l’acqua imbottigliata è “ecologica”, da li in poi la sua sinistra rete di controllo e distruzione è andata dipanandosi.
Nestlé ha condotto campagne a livello mondiale per convincere le madri dei paesi in via di sviluppo a utilizzare il suo latte per neonati al posto del latte materno, senza fornire le informazioni sui possibili effetti negativi.
Pare che Nestlé abbia assunto donne vestite da infermiere per portare gratuitamente il latte in polvere in questi paesi, latte che viene spesso mischiato con acqua contaminata. I mezzi di informazione non hanno parlato dei bambini morti di fame perché, una volta finito il latte, le loro madri non potevano permettersi di comprarne altro.

8. British Petroleum

Chi potrebbe dimenticare l’esplosione, nel 2010, di una piattaforma petrolifera nella costa del Golfo del Messico, che causò 11 morti oltre alle migliaia di uccelli, tartarughe marine, delfini e altri animali, distruggendo la pesca e l’industria del turismo della regione? Questo non è stato il primo crimine contro la natura commesso dalla BP.
Tra gennaio del 1997 e marzo del 1998, BP ha provocato la bellezza di 104 fuoriuscite di petrolio. Tredici lavoratori della squadra di perforazione morirono nel 1965 durante un’esplosione, 15 in un’esplosione nel 2005.
Ancora nel 2005, un traghetto che trasportava lavoratori della compagnia, naufragò provocando la morte di 16 di loro. Nel 1991, la EPA (Agenzia ambientale degli stati Uniti) menzionò la BP come l’impresa più inquinante degli Stati Uniti.
Nel 1999 la compagnia fu accusata di uso illegale di sostanze tossiche in Alaska, poi, nel 2010, di aver immesso pericolosi veleni nell’aria, in Texas. Nel luglio 2006 gli agricoltori colombiani ottennero un accordo con la BP dopo averla accusata di ricorrere a un regime di terrore portato avanti dai paramilitari del governo colombiano che proteggevano l’oleodotto di Ocensa. Non c’è modo di far agire correttamente la BP.

9. Monsanto

Monsanto, è l’impresa che ha creato e sostiene gli alimenti geneticamente modificati, gli ormoni della crescita per i bovini, l’avvelenamento con prodotti agrotossici.
La lista di Monsanto include: la creazione dei semi “suicidi” (Terminator), brevettati allo scopo di generare piante che non producono semi, costringendo così gli agricoltori a ricomprarli ogni anno; l’istituzione di lobby che etichettino con la dicitura “libero da ormoni” il latte e il latte artificiale per neonati (questa dicitura si trova anche se il bovino ha ingerito ormoni della crescita, un comprovato agente cancerogeno).
Così come un’ampia gamma di violazioni ambientali e della salute umana associate all’uso dei veleni Monsanto – soprattutto l’Agente Arancio.
Tra il 1965 e il 1972 la Monsanto ha riversato illegalmente tonnellate di residui altamente tossici nelle discariche del Regno Unito. Secondo l’Agenzia per l’Ambiente, trent’anni dopo, i prodotti chimici stavano ancora contaminando le falde acquifere e l’aria.
Monsanto è nota per aggredire i propri agricoltori che invece afferma di “sostenere”, come quando denunciò un agricoltore facendolo incarcerare per aver conservato i semi del raccolto di una stagione per piantarli la stagione seguente.

10. Vale

La miniera Vale, transnazionale brasiliana presente in 38 paesi, è la più grande impresa di sfruttamento di minerali dell’America Latina e la seconda a livello mondiale.
Tra i vari meriti, spicca quello di aver partecipato allo sviluppo della centrale idroelettrica di Belo Monte, situata ad Altamira, in Brasile.
Il progetto, infatti, ha colpito il fiume Xingú, la principale fonte di sostentamento della regione, causando un drastico cambiamento nel paesaggio amazzonico e nella vita di migliaia di popolazioni che vivono lungo le sponde di uno dei principali fiumi del Brasile.
A Carajás, nella regione brasiliana di Pará, numerose famiglie sono state sgomberate, hanno perso le loro case e ognuno ha qualche parente morto a causa della costruzione della linea ferroviaria realizzata dall’impresa, denunciata anche per le pessime remunerazioni e condizioni di lavoro dei propri impiegati.
Le conseguenze del modo di agire della miniera non si limitano solo al Brasile. Nella regione di Tete, in Mozambico, un’intera popolazione è stata cacciata dalla sua terra affinché l’impresa potesse portare avanti lo sfruttamento del carbone.
In cambio l’impresa ha costruito un insediamento in cui le case e i servizi pubblici non sono sufficienti a garantire le condizioni basilari per lo sviluppo della popolazione.
Esistono purtroppo molte altre corporazioni che si sono guadagnate tutto il diritto di essere presenti in questa lista, come la Samsung, la Tepco, Barclays, Microsoft, Intel, Sony … ecc. [Fonte: http://ecocosas.com/eg/las-10-multinacionales-mas-peligrosas-del-mundo/ – Scelto e Tradotto per www.comedonchisciotte.org da Silvia Soccio]. da http://www.ilnavigatorecurioso.it/

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Virus creati in laboratorio, letali e potenti: le case farmaceutiche ringraziano.

Fouchier: “Ora sappiamo a quali mutazioni guardare in caso di un focolaio simile, in modo tale da fermare il focolaio stesso prima che sia troppo tardi. Inoltre, la scoperta potrà aiutarci a sviluppare in tempo le vaccinazioni e i farmaci. “
Meravigliosamente Killer [foto: http://www.il mediterraneo.it]
Da tempo ormai, i laboratori di ricerca di tutto il mondo, hanno il via libera e sono impegnati nella ricerca di virus sempre più nocivi. Da alcuni mesi, l’attenzione si è concentrata su una variante del ceppo dell’influenza H5N1(la famosa influenza aviaria che gettò nel panico la popolazione mondiale nel 2003). Ottenuta in laboratorio e potenzialmente mortale per l’umanità, gli studi che hanno portato alla sua creazione sono stati tenuti nascosti fino ad ora, impedendone la pubblicazione presso due riviste di settore internazionali di settore. Stando a quanto riportato dal Washington Post di alcuni giorni fa, il comitato scientifico per la bio-sicurezza degli Stati Uniti ha ufficialmente dato il proprio assenso: La ricerca di un virus influenzale letale per l’umanità è ufficialmente iniziata. Tutto ebbe inizio alcuni mesi fa, quando le redazioni di Nature e Science, due tra le massime riviste di settore al mondo, ricevettero delle pressioni affinchè non pubblicassero i dettagli di studi sperimentali condotti da due gruppi di ricercatori, uno europeo ed uno statunitense.
Dietro il paravento della sicurezza, si cela però la volontà delle lobbie farmaceutiche e dei vari governi, di accaparrarsi una nuova micidiale arma di distruzione di massa. Con il pretesto di impedire che soggetti senza scrupoli, potessero ricreare il pericoloso virus,National Science Advisory Board for Biosecurity chiese agli editori delle riviste Nature e Science di omettere parte dei dati forniti. La variante mortale dell’influenza aviaria prodotta dagli scienziati dell’Erasmus Medical Center di Rotterdam, in Olanda, sarebbe estremamente pericolosa a livello biomolecolare, ma non solo, la stessa possiede un alto grado di trasmissibilità anche tra uomo e animali e viceversa, nonché da persona a persona. Ron Fouchier, virologo e ricercatore, aveva già ammesso in passato che la variante dell’aviaria, geneticamente modificata, è uno dei virus più pericolosi mai creati dall’uomo.
Sempre secondo i ricercatori dell’Erasmus Medical Centre di Rotterdam (Paesi Basi), basterebbero solo 5 modificazioni genetiche affinché il famigerato virus H5N1 possa trasformarsi in un pericolosissimo agente patogeno in grado di dare origine ad una mortale pandemia. A differenza di questa variante, geneticamente modificata, il virus originale dell’H5N1, quello responsabile dell’influenza aviaria, avrebbe colpito soltanto 600 persone e di queste il 60% sarebbero decedute. Il numero non elevatissimo di contagi è da ascriversi al fatto che l’H5N1 non è facilmente trasmissibile.
Fouchier ha dichiarato inoltre la propria preoccupazione sull’estrema facilità con il quale l’H5N1 modificato si diffonda nell’aria. 
La storia si ripete 
Un nuovo business per le case farmaceutiche e per i governi, all’indomani del paventato ritorno dell’H1N1, un “flop” costatoci soltanto in Italia 24 milioni di euro per l’acquisto di vaccini mai testati ma che il Ministero della salute, nella persona del dott. Veronesi, acquistò in fratta e furia dalla casa farmaceutica Novartis. Cosa aspettarsi dunque? Una nuova pandemia mediatica che graverà – inutile a dirsi – ancora sulle nostre tasche, oppure questa volta soltanto chi avrà i soldi per comprare i cari vaccini necessari sopravviverà?

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Torna a riunirsi il gruppo Bilderberg.Ecco dove...

L’annuale conferenza di Bilderberg, il club esclusivo dei potenti della terra, si terrà a Dresdadal 9 al 12 giugno, come ha ammesso il ministero dell’Interno tedesco e confermato l’associazione sul proprio sito internet. La riunione si terrà probabilmente al Kempinski-Hotel Taschenbergpalais.

La prima conferenza, nata per iniziativa del banchiere statunitense David Rockefeller, si tenne il 29 maggio 1954 presso l’hotel de Bilderberg a Oosterbeek, vicino Arnhem, nei Paesi Bassi. Da allora, ogni anno, un centinaio di uomini politici, giornalisti, esponenti della finanza si riuniscono periodicamente a porte chiuse, senza che dal meeting trapeli nessuna indiscrezione. Il Club non prevede conclusioni scritte né comunicati e avvicinarsi, anche se si è giornalisti o politici non accreditati, è pressoché impossibile a causa di un apparato di sicurezza privato efficientissimo e che non bada tanto per il sottile. La natura profondamente oligarchica e sovversiva della struttura è stata denunciata per decenni da isolati gruppi della cosiddetta destra radicale, fra il disinteresse o l’ironia generale, salvo divenire da qualche anno un tema di dibattito pubblico (sia pur con le solite esagerazioni complottiste).


Nel 2015 il Club si era riunito Telfs-Buchen, in Austria, dall’11 al 14 giugno. Erano intervenuti 140 invitati da 22 paesi differenti. Erano stati cinque gli italiani invitati: il presidente di Fiat Chrysler Automobiles John Elkann, la giornalistaLilli Gruber (che era già stata invitata nel 2013) e il re dell’acciaio italo-argentino Gianfelice Rocca, poi Mario Montie l’ex presidente di Telecom, Franco Bernabé. E quest’anno, chi saranno i nostri connazionali ammessi al riservatissimo consesso?

Giorgio Nigra – Il Primato Nazionale


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