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VACCINI: IL CINISMO DI BURIONI!


 
di Gianni Lannes


Terrorismo mediatico. Nessun rispetto per i genitori che hanno un lutto o soffrono la perdita di un figlio a causa dei vaccini. Oltre al danno anche la beffa. E' inaccettabile. C'è un limite al peggio quando sconfina nella barbarie non basta una laurea o più d'una, incluse le specializzazioni accademiche, a scongiurare il virus dell'analfabetismo funzionale di ritorno. Nella stagione del disamore, a parte le sgangherate burionate lorenziniane e i conflitti di interesse di Roberto Burioni, titolare di brevetti vaccinali (lucro), quello che dà più nausea è il cinismo verso la sofferenza e la morte di chi è appena affacciato alla vita, esattamente il contrario dell'umanità. In attesa di un secondo processo di Norimberga, sfido un simile personaggio che va giù al massimo alla seconda ripresa - tanto pompato dal sistema di dominio - ad un confronto pubblico sul suo stesso campo medico, ma senza rete di protezione o finzioni. Vediamo se l'esperto aspirante premio nobel della marchiatura infantile tricolore ha gli attributi per accettare la competizione dialettica, oppure se la fa sotto limitandosi a propagandare fanfaronate scientiste. A proposito: perché l'ordine prezzolato dei camici bianchi non sospende a scopo precauzionale questo vate dell'iniezione vaccinale? I bambini non sono cavie, non sono numeri o mere statistiche, bensì il sale dell'esistenza, il futuro dell'umanità.

riferimenti:

https://it-it.facebook.com/robertoburioniMD/ 

https://patents.justia.com/inventor/roberto-burioni 

http://www.pomonaricerca.com/ 

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INDUSTRIA FARMACEUTICA, GRANDI AFFARI PER GRANDI AZIENDE.


In Italia l’industria farmaceutica è l’unico comparto che attualmente fattura più di quanto facesse prima della crisi. Parliamo infatti di circa 30 miliardi nel 2016 con una prospettiva di aumento nell’anno attuale del 2%.
L’aspettativa di vita nei nostri giorni sta progredendo costantemente, merito di stili di vita corretti, buone diete e del progresso della ricerca farmacologica. Non possiamo sottovalutare infatti, che gli investimenti delle industrie del farmaco (attualmente si aggirano tra il 9% delle industrie minori al 20% dei colossi americani) producono ogni anno nuove molecole e trattamenti che, spesso, migliorano la vita o ameno mitigano i problemi causati dalle malattie.
Attualmente, il fatturato mondiale delle industrie farmaceutiche supera i 1.100 miliardi di dollari ed è in crescita costante, tanto da portare le previsioni del mercato a pensarlo pari a 1,3 trilioni entro il 2020, con un tasso di crescita annuale del 4,9%, sicuramente sostenuto dalla tendenza all’invecchiamento della popolazione e dal costante aumentare della spesa dei governi, nei paesi avanzati soprattutto, ma sempre più anche in quelli emergenti, dove i tassi relativi di spesa pro capite, ancora contenuti, vengono compensati dal numero rilevante di persone che chiedono e chiederanno sempre più in futuro, pillole della salute.
In Italia è l’unico comparto che attualmente fattura più di quanto facesse prima della crisi. Parliamo infatti di circa 30 miliardi nel 2016 con una prospettiva di aumento nell’anno attuale del 2%. Parliamo di 200 aziende con un dato occupazionale che interessa almeno 64mila dipendenti e una percentuale di laureati superiore a qualsiasi altro comparto produttivo. Un ottimo dato è quello dell’export di prodotti farmaceutici, che ha raggiunto la percentuale del 73%, ponendoci al secondo posto in Europa dietro alla sola Germania.
I settori nei quali si sviluppa la produzione sono diversi.
Parliamo di quello specificamente farmaceutico, che si occupa di “sostanze usate per la diagnosi, la cura, la mitigazione e il trattamento o la prevenzione di malattie, o sostanze che hanno lo scopo di avere effetto sulla struttura o la funzione del corpo”; vi è la parte dedita alle innovazioni, focalizzata pertanto sulla ricerca e sviluppo o i farmaci sperimentali, con il suo patrimonio di brevetti e autorizzazioni.
Ricordiamo a questo proposito che l’attività ciclica dell’industria farmaceutica comporta la scoperta di nuovi prodotti, il loro sfruttamento e la loro sostituzione alla scadenza del brevetto.
Un altro comparto di produzione, con attività commerciali particolarmente aggressive, è quello dei farmaci generici. Sono questi prodotti che copiano altri farmaci, replicando il principio attivo in esso contenuto. Per questa categoria di farmaci, il prezzo rappresenta lo strumento principale di competizione.
Parliamo poi della produzione di farmaci biologici (creati attraverso metodiche biotecnologiche all'interno di sistemi viventi, come le cellule n.d.r.), che includono i vaccini e il biotech, le terapie proteiche, il sangue e le componenti del sangue, i tessuti, e altro ancora. A differenza dei farmaci costruiti tramite la chimica, quelli derivati da esseri biologici sono molto più complicati da trattare, quindi più costosi, ma a volte anche i più efficaci. Uno per tutti è il filone di ricerca dedicato alla cura del cancro, costoso ma foriero di ottimi risultati.
Ancora, parliamo della produzione di principi attivi e eccipienti, che sono i componenti basici dei farmaci. Questo mercato è quello a più alta internazionalizzazione. Spesso infatti questi prodotti provengono da industrie localizzate in nazioni a più basso costo del lavoro, con la crescita di colossi produttivi anche in aree meno dedicate alla ricerca scientifica avanzata. Diverse componenti low cost, ad esempio gli eccipienti, vengono prodotte in India e Cina e quindi esportate negli Usa, mentre produzioni più sofisticate sono state massicciamente dislocate in Irlanda e Singapore.
Ultimo settore che citiamo è quello dei farmaci Over the counter, Otc, quelli definiti farmaci da banco, cioè senza prescrizione medica. Ed è qui che si concentra una fetta rilevante del business del settore. Solo per dare un’idea, negli Usa esistono centomila farmaci da banco.
Dicevano prima che il mercato farmaceutico globale, stimato in 1.100 miliardi di dollari nel 2016, è altamente maturo e consolidato. Le Aziende nella top ten hanno avuto una quota di mercato di circa il 40% nel 2016 e circa il 50% considerando i top-15. La tabella che segue presenta una classifica per queste aziende:
Non compaiono italiani, per i quali citiamo le prime dieci, che raggiungono un fatturato da quasi dodici miliardi di euro (su 30 di produzione totale italiana). Menarini, con un fatturato di 3.500 milioni di euro si piazza in testa alla classifica (dati Farmindustria relativi al 2016), seguita da Chiesi (1.600 mln), Bracco (1.360), Recordati (1.200), Alfasigma (1.000), Angelini (divisione Pharma, con 850), Zambon (700), Italfarmaco (650), Kedrion (650), Dompé (260).
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FONTE: Il Fatto Quotidiano 27 agosto 2017
Economia & Lobby
Industria farmaceutica, grandi affari per grandi aziende
Flaminio de Castelmur per @SpazioEconomia

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Gli errori medici sono la terza causa di morte però si accaniscono contro la Medicina Alternativa!!!

E' caccia ai "ciarlatani" ma gli errori medici sono la terza causa di morte in Occidente

Mentre continua la caccia alle streghe alla "Medicina Alternativa", i Media tacciono su questa statistica

Errori medici? Una ecatombe ogni anno - Marcello Pamio
Ce ne siamo già occupati altre volte in passato: gli errori medici sono la terza cause di morte nel mondo Occidentale, dopo le malattie cardiovascolari e il cancro.
Quello che esce da un recente studio pubblicato dal British Medical Journal ha però dell’incredibile: l’errore medico non è incluso nei certificati medici e nelle statistiche riguardanti le cause di morte!
Questo significa una sola cosa: i numeri delle morti che noi tutti conosciamo sono sottostimati. Quindi le cause iatrogene potrebbero risalire il podio diventando la seconda o addirittura la prima causa di morte al mondo.
Ovviamente i media tacciono. Argomento tabù, gli sponsor sono sacri. Farmaci killer spietati? Assolutamente no, le droghe non si toccano, gli interessi economici sotterrano le morti che passano in secondo piano. Esattamente come i morti civili nelle guerre: danni collaterali.
Oggi la realtà è la seguente: probabilmente i farmaci uccidono più delle guerre.
A fare un po’ di luce due ricercatori Martin Makary e Michael Daniel che hanno cercato di stimare il contributo dell’errore medico sul tasso di mortalità americano.
La loro ricerca è stata pubblicata il 3 maggio scorso dal prestigiosa e accreditata rivista britannica (British Medical Journal, 3 maggio 2016; 353).
La lista annuale delle cause più comuni di morte negli Stati Uniti è stilata dal CDC, il Centro di Controllo e Prevenzione delle Malattie.
Tale lista utilizza i certificati di morte compilati da medici, agenzie funebri e medici legali.
Uno dei maggiori limiti del certificato di morte è che esso fa affidamento al codice ICD di assegnazione internazionale della Classificazione delle Patologie che causano la morte.
Ciò che ne risulta è che le cause di morte non associate ad un codice ICD, come ad esempio fattori legati a errori dell’uomo o del sistema, non vengono menzionati!
I due ricercatori hanno analizzato la letteratura scientifica sugli errori medici per identificare il loro contributo nella mortalità negli USA in relazione alle cause elencate dal CDC.

Morte da attenzioni medicheL’errore medico è stato definito un atto inconsapevole o un processo che non raggiunge il risultato aspettato (errore di esecuzione), o l’utilizzo di un piano di azione errato per raggiungere uno scopo (errore di pianificazione) o una deviazione del processo di cure che può o meno causare danno al paziente.
Il danno al paziente può provenire da un errore medico a livello individuale o di sistema.
Ci focalizziamo su eventi letali evitabili per sottolineare il range dei potenziali miglioramenti da mettere in atto.
Il ruolo dell’errore può essere complesso.
Mentre molti errori sono non-consequenziali (non portano cioè a conseguenze gravi per la salute), in altri casi un solo errore può determinare la morte in qualcuno con un’aspettativa di vita lunga o può accelerarne la fine.
Il seguente caso dimostra come un errore possa contribuire alla morte di una persona.
Caso: ruolo svolto dall’errore medico nella morte di una pazienteUna giovane donna guarì dopo aver subito un intervento di trapianto andato a buon fine. Successivamente, venne ricoverata nuovamente per alcuni disturbi non specificati che vennero studiati sottoponendola ad un iter di esami intensivi, alcuni dei quali non necessari, inclusa una pericardiocentesi. Giorni dopo, in seguito ai suddetti esami, dovette tornare in ospedale per un’emorragia intra-addominale e un arresto cardiopolmonare. L’autopsia rivelò che l’ago inserito durante la pericardiocentesi aveva escoriato il fegato causando un pseudoaneurisma che sfociò in una rottura dello stesso e nella conseguente morte della donna.
Il certificato di morte riportò che la causa del decesso era da ricondursi ad una patologia cardiovascolare della paziente.

Quanto è grande il problema? 
Negli Stati Uniti la più comune fonte che riporta stime di decessi annuali causati da errori medici è un report datato 1999 molto limitato e obsoleto dell’Istituto di Medicina (IOM).
Tale report descrive una media di 44.000 – 98.000 decessi annuali.
La conclusione non si basava su una ricerca primaria condotta dall’istituto stesso ma su uno studio di pratica medica condotto ad Harvard nel 1984 e su uno studio del 1992 condotto in Utah e in Colorado.
Già nel 1993, Leape, un investigatore che si occupava dello studio di Harvard pubblicò un articolo secondo il quale le stime riportate in tale studio erano troppo basse, sostenendo che il 78% anziché il 51% delle 180.000 morti iatrogene effettivamente riscontrate erano evitabili (alcuni sostengono che tutte le morti iatrogene siano evitabili).
Questa incidenza più elevata è stata conseguentemente supportata da studi che affermano che il report IOM del 1999 ha sottostimato l’entità del problema.
Un altro report del 2004 riguardante i decessi di pazienti ricoverati associati all’Agenzia per la Qualità nella Sanità e per la Verifica della Sicurezza del Paziente riferita alla popolazione con assistenza sanitaria, stimò che 575.000 decessi sono stati causati da errori medici tra il 2000 e il 2002 che sono circa 195.000 morti all’anno (tavola 1).
Allo stesso modo il Ministero della Salute degli Stati Uniti esaminando gli archivi dei ricoverati nel 2009 riportò che 180.000 decessi tra coloro aventi assicurazione sanitaria erano dovuti a errori medici. 12
Utilizzando metodi simili, le pubblicazioni mediche di D.C. Classen descrivono una media di 1,13%. 13
Se questa media venisse applicata a tutte le ammissioni registrate negli ospedali statunitensi nel 2013 15  il numero delle morti diventerebbe più di 400.000 all’anno, e cioè 4 volte maggiore alle morti stimate dal IOM.

Similarmente, pubblicazioni di C.P. Landrigan (Classes e Landrigan hanno cooperato a pubblicazioni riguardanti la Sicurezza del Paziente) hanno riportato che lo 0,6% delle ammissioni ospedaliere in un gruppo di ospedali della Carolina del Nord nell’arco di 6 anni (2002-2007) sono risultate letali a causa di eventi avversi ed è stato stimato che il 63% fosse causato da errori medici. 14
 
Riportati ad una media nazionale questi dati si traducono in 134.581 morti annuali di pazienti a causa di una scarsa cura del paziente.
Da notare che nessuno di questi studi menziona le morti di pazienti curati esternamente, ovvero quelle risultanti da errori su pazienti curati a casa o assistiti nelle loro case oppure di pazienti curati in ambulatori esterni o cliniche private.
Una rivista specializzata redatta da James stimò gli inconvenienti in campo medico utilizzando una analisi ponderata e descrisse un range pari a 210.000 – 400.000 di morti annuali associate ad errori medici tra i pazienti ricoverati negli ospedali16 Noi abbiamo calcolato una media di decessi causati da errori medici di 251.454 per anno, utilizzando gli studi sviluppati sul report dell’IOM del 1999, valutando anche le ammissioni ospedaliere registrate nel 2013 negli Stati Uniti.
Crediamo che anche la nostra ricerca non sia del tutto realistica e sia molto riduttiva, in quanto si basa per lo più su documenti o ricerche che comunque riguardano esclusivamente i decessi di pazienti in ospedale.
 
Nonostante le nostre supposizioni fatte estrapolando dati di studi effettuati sul più ampio range di popolazione statunitense possibile, emerge sempre di più la quasi totale assenza di dati nazionali evidenti e la conseguente necessità di una sistematica analisi di questo problema.
Confrontando le nostre stime con quelle del Centro Clinico di Controllo e Prevenzione (CDC) nazionale se ne deduce che gli errori medici sono la terza causa più comune di decessi negli Stati Uniti. (fig 1).2

Cause di decessi negli Stati Uniti, anno 2013                  
Basandoci sulle nostre stime gli errori medici sono la 3^ causa di morte negli Stati Uniti
Elenco delle principali cause di morte nel 2013:
Malattie cardiache:   611.000
Cancro:                        585.000
Errori medici:              251.000 (tra gli errori medici non sono registrate le morti al di fuori degli ospedali).
Suicidi:                         41.000
Incidenti:                     34.000
Armi da fuoco:           34.000

Le priorità della SaluteAbbiamo stimato che gli errori medici siano la 3a causa di decessi negli Stati Uniti e pertanto ciò richiede la dovuta attenzione. Gli errori medici che conducono alla morte del paziente sono sottostimati e poco conosciuti anche in molti altri paesi, incluso il Regno Unito e il Canada. 20 21Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) 117 nazioni codificano i decessi utilizzando la classifica standard ICD (che esclude l’errore umano) come metodo primario di valutazione. 22
Il metodo ICD ha una ridotta capacità di individuare l’errore umano. Al massimo ci sono alcuni codici che includono un qualche aspetto legato al ruolo di eventuali errori che possano aver influenzato l’evoluzione della patologia, come ad esempio la codifica legata a patologie anti-coagulanti possibilmente sviluppatesi come effetto collaterale di un’overdose di farmaci.
Quando un errore medico sfocia nella morte del paziente, sia l’aspetto psicologico della morte che i problemi legati alla somministrazione della cura dovrebbero essere analizzati.
La questione degli errori medici non deve essere svincolata dall’approccio scientifico. Una più appropriata analisi tecnica del ruolo dell’errore medico nella morte del paziente potrebbe aumentare la consapevolezza e guidare alla collaborazione tra diverse realtà nonché ad un maggiore investimento su Ricerca e Prevenzione. 

Contributi e Fonti:  Martin Makary è lo sviluppatore della checklist post operatoria, precursore della checklist chirurgica istituita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.
Makary è un chirurgo oncologo al John Hopkins Hospital e autore di “Unaccountable”, libro che tratta la trasparenza di informazioni nella sanità.
Micheal Daniel è un allievo specializzato nella Ricerca per la Sicurezza del Paziente al John Hopkins ed è particolarmente coinvolto nella Ricerca e Analisi dei Servizi Sanitari.
Questo articolo è nato da una discussione tra loro riguardante la scarsità di fondi a disposizione per supportare un servizio di qualità e di sicurezza relativo alle “altre” cause di morte (ovvero l’errore medico).
Si ringrazia per la traduzione Lorenza Veronese.
Via http://ilnuovomondodanielereale.blogspot.it/2017/03/e-caccia-ai-ciarlatani-ma-gli-errori.html da http://compressamente.blogspot.it/2017/03/gli-errori-medici-sono-la-terza-causa.html?spref=fb


Per una maggiore comprensione dei motivi di tale fallimentare procedura sanitaria mondiale ho esposto il mio pensiero nei seguenti articoli correlati:

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Aspirina e Alka Effer: ecco l’elenco dei lotti ritirati dall’Aifa

Guai per l’aspirina e per l’antidolorifico Alka Effer, entrambi prodotti dalla Bayer. L’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco) ha disposto il ritiro di alcuni lotti dei farmaci. Per quanto riguarda il primo, “il provvedimento si è reso necessario a seguito della comunicazione della ditta concernente la possibile presenza di agglomerati e/o colore anomalo in alcune confezioni”.
I lotti dell’aspirina
L’anomalia non comporterebbe “alterazioni nella composizione dei preparati”, ma “problemi di imballaggio che possono comunque compromettere la qualità dei medicinali”. Questi i lotti ritirati dell’aspirina:
  • 004763405 Aspirina 500 mg granulato x 10 bustine BTT1BKK feb-18
  • 004763405 Aspirina 500 mg granulato x 10 bustine BTT1AGN gen-18
  • 004763405 Aspirina 500 mg granulato x 10 bustine BTT1BL5 gen-18
  • 004763405 Aspirina 500 mg granulato x 10 bustine BTT1CPS lug-18
  • 04763544 Aspirina 500 mg granulato x 20 bustine BTT185R gen-18
                                                                                                                                                            I lotti dell’Alka Effer
Il problema dell’Alka Effer (sempre Bayer) è simile e due in questo caso i lotti interessati:

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La Mafia delle Lobby Farmaceutiche.

LA MAFIA MEDICA E FARMACEUTICA ED IL COMPARAGGIO 
Un video molto interessante che mostra come la mafia medica corrompe i medici con farmaci pericolosi, una mafia medica che cerca di sedurre medici con viaggi, biglietti pranzi etc. Nel 1999 viene commercializzato un antiinfiammatori dove non viene commercializzato un antiinfiammatorio,senza che vengano scritte tutte le informazioni relative agli effetti collaterali. Una blanda informazione viene inserite nel 2002,ma intanto arrivano i primi decessi che vengono imputati a questo farmaco. Nel 2004 la Merk lo ritira dal commercio, la vicenda lo stesso anno finisce sul tavolo della commissione finanze del senato ed emerge che la casa farmaceutica era a conoscenza dei rischi e chi doveva controllare lo ha fatto male, emerge anche che l'ente che deve autorizzare il farmaco è finanziato proprio dalle case farmaceutiche, cosi per tre anni sono state curate persone che che hanno avuto ictus,infarti e decessi. Questa è solo una storia,altre storie in questo video,ma mi domando una cosa,ma chi ci tutela? Di sicuro chi vede prima i propri interessi. Buon ascolto. Medic Bunker La Verità. 

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Medicina ribelle, contro Big Pharma che fabbrica malattie

“Big Pharma”, l’industria farmaceutica mondiale, impiega un terzo dei ricavi e un terzo del personale per collocare nuovi medicinali sul mercato. Pionieri di questo nuovo approccio verso la salute sono gli Stati Uniti, dove tra il 1996 e il 2001 il numero dei venditori di farmaci è cresciuto del 110%, passando da 42.000 a 88.000 agenti. Per promuovere i suoi nuovi prodotti, questo settore spende ogni anno da 8.000 a 13.000 euro per ogni singolo medico. Sono le cifre di un big business, che si trasforma in guerra ai pazienti: si specula sulla loro pelle. Lo scrive, senza giri di parole, un giovane giornalista come Andrea Bertaglio, nel suo ultimo libro, “Medicina ribelle”. Racconta gli abusi del sistema, ma anche le prime clamorose ribellioni. Come quella della dottoressa Patrizia Gentilini, oncologo di Forlì: «Sono un medico, ho lavorato per più di trent’anni in un reparto di oncologia. Sono qui avendo nel cuore la sofferenza, la disperazione, le lacrime – quelle versate e quelle nascoste – dei miei pazienti, delle mogli, dei mariti, dei figli e dei genitori». Domanda: «Perché tanto dolore? Era proprio ineluttabile? Davvero la ricerca e le terapie sempre più mirate e “intelligenti” risolveranno il problema del cancro?».
No, purtroppo: «Ancora una volta abbiamo imboccato la strada sbagliata», sostiene la dottoressa. Perché la medicina ufficiale, quella degli ospedali, è tragicamente orientata dal mercato farmaceutico. Un sistema che inquina la conoscenza, a cominciare Andrea Bertagliodalle università e dai centri di ricerca. E’ sempre “Big Pharma” a indirizzare gli investimenti, pensando ai profitti prima che alla salute e all’efficacia delle cure. Clamoroso il capitolo degli psicofarmaci: un mercato virtualmente senza limiti, rivelatosi particolarmente redditizio. «Secondo alcune stime – scrive Bertaglio – psichiatri e produttori di psicofarmaci hanno una fetta di mercato da cui incassano 80 miliardi di dollari ogni anno (sono più di 150.000 dollari al minuto)». Cifre da capogiro. «Le industrie farmaceutiche spendono a questo proposito oltre 22 miliardi di dollari all’anno per convincere ad aumentare le loro prescrizioni, un incredibile 90% del loro budget di marketing», conferma la “Citizens Commission on Human Rights”. Nel 1997, le lobby delle industrie farmaceutiche hanno fatto pressione sul Congresso degli Usa per permettere la pubblicità degli psicofarmaci nelle Tv americane, e questo ha aperto le porte a un torrente di pubblicità. Dai 595 milioni di dollari del 1996 ai 4,7 miliardi di dollari del 2009: un aumento di quasi il 700%.
«Non sorprende, quindi, che i conglomerati dei media aborriscano l’idea di mordere la mano di chi li nutre», scrive l’autore di “Medicina ribelle”. «Dalla Seconda Guerra Mondiale in avanti, sempre negli Stati Uniti, il numero delle malattie psichiche diagnosticate è passato da 26 a 395». Psicofarmaci dati come caramelle anche ai bambini: «È bene ricordare come oltreoceano abbiano superato l’impressionante numero di 14 milioni i bambini in terapia con psicofarmaci per il controllo delle più svariate sindromi del comportamento: dal miglioramento delle performance scolastiche, al controllo dell’iperattività sui banchi di scuola, alle lievi depressioni adolescenziali». Un problema non solo americano, però: «In Germania, sono stati rilasciati lo scorso anno i dati dei bambini diagnosticati iperattivi e quindi probabilmente destinati a terapie farmacologiche: Troppe medicine ai bambinisono 750.000. E il problema non è solo tedesco: se nella vicina Francia quasi il 12% dei bimbi inizia la scuola elementare avendo già assunto una pastiglia di psicofarmaco, abbiamo un problema».
La logica, continua Bertaglio, è la stessa che domina in generale nella società dei consumi. Dalla produzione di merci per il loro consumo non siamo forse passati al consumo fine a se stesso per continuare a produrre merci? Bene, allo stesso modo «si è passati dall’invenzione di nuove medicine per la cura delle malattie all’invenzione di nuove malattie per produrre nuovi farmaci». E fabbricare malattie rende moltissimo. «Il caso più eclatante si è probabilmente verificato nel 2004, quando una commissione di “esperti” negli Stati Uniti ha riformulato la definizione di “ipercolesterolemia”», cioè l’eccesso di colesterolo nel sangue. «In pratica, riducendo i livelli ritenuti necessari per autorizzare una terapia medica, hanno letteralmente triplicato da un giorno all’altro il numero di persone che potevano avere bisogno di cure farmacologiche». Dettaglio importante: «Otto dei nove membri di quella commissione lavoravano a quel tempo anche come relatori, consulenti o ricercatori proprio per le case farmaceutiche coinvolte nella produzione di farmaci ipocolesterolemizzanti». E questa, assicura Bertaglio, è solo la vetta dell’iceberg.
Già nel 2002, infatti, secondo uno studio pubblicato sul “Journal of the American Medical Association”, l’87% degli autori delle linee-guida cliniche aveva conflitti d’interesse a causa di legami con l’industria farmaceutica. «Di questi, il 59% aveva rapporti diretti con i produttori dei farmaci relativi alle patologie per cui era chiamato a stilare le linee-guida». Qualcosa però sta cominciando a cambiare: a opporsi a “Big Pharma” c’è infatti un numero crescente di sanitari, protagonisti della “medicina ribelle” che rifiuta la logica industriale dei “fabbricanti di malattie”. «Sempre più medici iniziano a sentirsi stanchi di essere indotti a mettere il guadagno delle grandi case farmaceutiche davanti alla vita dei pazienti», sintetizza Bertaglio, in un Patrizia Gentilinilibro che fotografa un diverso approccio con il concetto di salute. Il volume, inoltre, «si interroga su quello che ci può capitare con l’eccessiva americanizzazione (che va oltre la semplice privatizzazione) del sistema sanitario».
“Medicina ribelle” non è ovviamente un manuale scientifico, né una mera raccolta di interviste, ma un insieme di punti di vista alternativi. Lungi dal rifiutare il progresso medico-farmacologico, «sarebbe altrettanto sbagliato non iniziare a reagire ai continui tentativi di venderci, a caro prezzo, un sacco di porcherie di cui non solo non abbiamo bisogno, ma che addirittura ci portano a vivere peggio». Anche in un sistema come il nostro, basato sul profitto, stanno aumentando i medici che non hanno più intenzione di sottostare a certe dinamiche di mercato. Questa è la loro storia, la loro missione. «Io sono qui per dire che rifiuto una “scienza” per la quale un veleno non è mai abbastanza veleno per essere dichiarato tale», dichiara la dottoressa Gentilini. «Sono qui perché rifiuto una medicina per la quale i morti che si contano non sono mai abbastanza per decidersi ad affermare che è il caso di prendere provvedimenti. E sono qui perché rifiuto un mondo accademico che celebra come grande Richard Dollepidemiologo sir Richard Doll, colui che trent’anni fa attribuì a cause ambientali solo il 2% dei tumori, dimenticando che Doll era sul libro paga della Monsanto».
Non solo: Doll «era pagato in percentuale in base alla quantità di sostanze chimiche annualmente prodotte da tutta l’industria chimica mondiale». E oggi, «sia chiaro, nulla è cambiato». L’oncologa di Forlì “rifiuta” una scienza e una medicina che non hanno celebrato e ricordato un ricercatore come Lorenzo Tomatis, insigne scienziato sconosciuto al grande pubblico: ignorato dai media, «ha posto le basi scientifiche e metodologiche della cancerogenesi, identificando e classificando gli agenti inquinanti e le loro conseguenze per la salute umana». Per il medico romagnolo, Tomatis «rappresenta la vera faccia della scienza e della medicina: schierata, senza ambiguità alcuna, a difesa della salute e della dignità dell’uomo». Un uomo che si è sempre strenuamente battuto per la prevenzione primaria, ovvero per la tutela della salute pubblica attraverso la riduzione Lorenzo Tomatisdell’esposizione (ambientale, professionale) a sostanze tossiche cancerogene o comunque nocive.
Nel suo lavoro di ricercatore, ricorda Gentilini, Tomais incontrò inaudite difficoltà. Addirittura definì la prevenzione primaria del cancro come «una corsa a ostacoli, in cui l’identificazione di un agente fisico o chimico come cancerogeno viene troppo spesso vista con scetticismo, se non con aperta ostilità». Alcune sostanze sono ritenute cancerogene in alcuni paesi e non in altri. Quando riconosciute, i limiti consentiti variano a paese a paese, «come se il loro effetto cancerogeno potesse modificarsi passando i confini». Invitato in audizione sul problema dell’incenerimento dei rifiuti al Comune di Forlì il 24 novembre 2005, Tomatis esordì dicendo: «Le generazioni a venire non ci perdoneranno i danni che noi stiamo loro facendo», e spiegò che centinaia di sostanze chimiche, tossiche e pericolose, molte delle quali emesse anche dagli inceneritori, ormai si ritrovano nel cordone ombelicale. «Tutto ciò compromette non solo lo sviluppo fetale, ma comporta un crescente, inesorabile aumento nell’incidenza del cancro nell’infanzia nonché disturbi neuropsichici e cognitivi, e condiziona quello che sarà lo stato complessivo di salute anche da adulti, creando danni che addirittura possono trasmettersi, attraverso le cellule germinali, nelle generazioni successive».
Cover Medicina ribelle
Medicina ribelle
Giornalista freelance specializzato sui temi cruciali della sostenibilità ambientale, dopo anni di impegno al “Fatto Quotidiano”, ora Bertaglio collabora con “La Stampa”. Ha alle spalle una stretta collaborazione con Maurizio Pallante, nonché libri sul tema della decrescita, sulla scomparsa del futuro per i giovani, sul fardello inquietante delle scorie nucleari italiane di cui nessuno parla mai. Dalla salute dell’ambiente a quella della persona, il passo è breve. «Ho scritto questo libro – racconta Andrea – perché mi sono reso conto, nell’arco degli anni, di essere entrato in contatto con parecchi medici e realtà del settore sanitario molto a disagio con quello che è ormai diventato il loro campo». Con un certo stupore, Bertaglio si è accorto tempo fa che «ci sono sempre più medici che non hanno più intenzione di sottostare a certe dinamiche di mercato, che non sopportano più di vedere l’interesse economico venire prima della salute». Medici “ribelli”, «stanchi di dover mettere il guadagno delle grandi case farmaceutiche davanti alla vita dei pazienti, magari bambini». Così, Andrea Bertaglio ha raccolto le loro testimonianze, mettendo a fuoco «l’insano intreccio fra profitto e salute», in quest’Europa su cui incombe la progressiva e minacciosa “americanizzazione” del sistema sanitario. «Che cosa ho imparato? Moltissime cose, a partire dalla mole enorme di soldi che ruota intorno al settore farmaceutico», confessa. «Mi ha impressionato l’arbitrarietà con cui si decide se le persone sono malate o meno (cosa che avviene soprattutto in ambito psichiatrico). Mi ha disgustato la semplicità con cui, soprattutto negli Usa ma tendenzialmente anche in Europa, si preferisce dare uno psicofarmaco a un bambino, piuttosto che educarlo o amarlo. E mi ha colpito come molta gente, oggi, persa nel paradosso di una società che si crede molto informata, sia convinta di sapere anche più del proprio medico cosa sia opportuno prescrivergli».
(Il libro: Andrea Bertaglio, “Medicina ribelle”, Edizioni L’Età dell’Acquario, 146 pagine, 12 euro). www.libreidee.org/

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Anziani malati di farmaci: come ridurre il consumo?

farmaciL’insana abitudine di prescrivere un elevato numero di farmaci agli anziani costituisce un problema di salute pubblica sempre più importante. Per questo, i medici dovrebbero valutare attentamente gli effetti indesiderati derivanti dall’associazione di farmaci con obbligo di prescrizione e mettere in guardia i pazienti da questi rischi. A porre l’attenzione sui rischi derivanti dal consumo eccessivo di farmaci nella terza età sono stati i risultati di un’indagine condotta qualche mese fa su un elevato numero di anziani.
Dall’indagine condotta presso la University of Illinois at Chicago e pubblicata sulla rivista JAMA Internal Medicine è emerso che un anziano su sei fa regolarmente uso di combinazioni di farmaci (politerapie) potenzialmente mortali, sia medicinali prescritti dal medico, sia farmaci da banco (acquistabili senza ricetta, ad esempio come l’aspirina) e integratori alimentari (ad esempio multivitaminici etc). In cinque anni la quota di anziani potenzialmente esposti a una di queste combinazioni farmacologiche a rischio è raddoppiata.
In che modo, dunque, si può invertire questa tendenza?
Un nuovo studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto da un gruppo di ricercatori australiani ha esaminato il ruolo della condivisione dei processi decisionali nel contrastare la politerapia inappropriata nella popolazione anziana.
Facendo riferimento a due recenti revisioni della letteratura relativa alla riduzione delle prescrizioni, gli studiosi sottolineano l’importanza del coinvolgimento dei pazienti nei processi decisionali riguardanti le loro terapie. Infatti, pazienti e medici generalmente sopravvalutano i benefici dei trattamenti e ne sottovalutano i rischi.
Eppure quando i primi vengono coinvolti nelle decisioni e diventano più consapevoli rispetto ai potenziali outcome, tendono a fare scelte più prudenti (per esempio assumendo meno farmaci) facilitando così la diminuzione delle prescrizioni.
Inoltre, come indica una recente revisione sistematica degli studi sulla riduzione del numero di terapie farmacologiche tramite la diminuzione delle prescrizioni, riducendo il consumo di classi specifiche di medicinali si ottiene un calo delle reazioni avverse ed un miglioramento della qualità della vita.
I ricercatori australiani hanno quindi elaborato una sorta di “piccola guida” identificando le sfide che si trovano a dover affrontare pazienti anziani, familiari e medici e fornendo consigli pratici su come vincere ciascuna sfida.
Al fine di ridurre le prescrizioni, gli studiosi hanno quindi individuato un processo che si articola in quattro passaggi: creare la consapevolezza che esistono diverse opzioni; discutere le opzioni, i loro benefici e i rischi; sondare le preferenze del paziente per le diverse opzioni e infine prendere la decisione.
Secondo gli studiosi l’avvio di un processo decisionale condiviso può rappresentare un importante strumento per contrastare la politerapia inappropriata nella popolazione anziana.

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Tutti i Vaccini analizzati risultano contaminati da Particelle Inorganiche e Metalli Pesanti

di Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, che fa ricerche e pubblicazioni nel campo delle nanopatologie (tutto ciò che è causato da nanoparticelle inquinanti) -
21 vaccini esaminati, 21 vaccini contaminati da particelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili.
In altri paesi del mondo, questa notizia, avrebbe fatto saltare teste e poltrone di dirigenti sanitari, tecnici e politici, probabilmente sarebbe intervenuta anche la magistratura, ma in Italia no, questo non avviene. In questo paese una notizia del genere non viene diffusa e se si diffondesse verrebbe immediatamente ridimensionata attraverso la macchina del fango.Una diecina d'anni fa lavorando per una tesi di laurea, analizzammo 19 campioni vaccini tutti diversi tra loro e li trovammo tutti inquinati da micro- e nanoparticelle di composizione chimica piuttosto varia.
Quasi un paio d'anni fa, su richiesta della trasmissione TV Le Iene, analizzammo un campione del vaccino anti-papilloma virus, trovandolo pure quello inquinato. Nonostante le ore di ripresa effettuate e la mia intervista con Roberto Biasio, direttore medico della Sanofi Pasteur, la distributrice del prodotto, il servizio non andò mai in onda.

Può essere interessante riferire come la rivista Il Salvagente abbia pubblicato una lunga intervista con me (n. 38 - 27 settembre - 4 ottobre 2012) cui, nello stesso numero, rispose il dottor Biasio secondo il quale le nostre analisi sono "condotte con metodologia seria" ma non c'è motivo di allarme perché non ci sono leggi che normino quelle presenze per indebite che quelle siano. Altra affermazione è che i nostri ritrovamenti sono "rarissimi casi isolati", cosa quanto meno bizzarra perché non ci è mai capitato di trovare vaccini puliti e la probabilità d'imbroccare ogni volta un caso rarissimo è di un'improbabilità assoluta. Inoltre - aggiunge ancora Biasio - se ci sono particelle in un vaccino, il medico se ne accorge con una semplice ispezione visiva. Questo significa che il medico, guardando la fiala prima dell'iniezione, vede ad occhio qualcosa che è visibile solo al microscopio elettronico.
Altrettanto interessante, sempre nello stesso numero della rivista, è ciò che sostiene Stefania Salmaso, direttrice del Centro nazionale di epidemiologia dell'Istituto superiore di sanità. La tesi è che le nostre analisi sono "estemporanee e non ripetibili". Il che è quanto meno curioso, se non altro perché non è chiaro l'uso dell'aggettivo estemporaneo, non fosse altro che perché la metodologia che noi abbiamo messo a punto è validata dalla Comunità Europea e mia moglie è inserita dai suoi colleghi a livello planetario in quello che si chiama College of Fellows, il gruppo in cui sono riuniti i 32 scienziati più grandi del mondo nel settore della bioingegneria e dei biomateriali. Quanto alla non ripetibilità, temo che la dottoressa Salmaso non abbia le idee chiare in proposito, essendo tutto perfettamente riproducibile a patto, naturalmente, di sapere che cosa cercare e come fare. In aggiunta c'è la dichiarazione sempre della dottoressa Salmaso secondo cui ogni lotto di vaccino è controllato da "una serie di controlli di qualità stringenti standardizzati". Non resta che interrogarsi sulla metodologia con cui quei controlli sono effettuati.
Qualche anno fa sono riusciti a controllare altri due vaccini, trovandoli ambedue inquinati sempre da polveri inorganiche non biocompatibili. Così, in totale, 21 sono i campioni di vaccini analizzati, vaccini diversi per produzione e per indicazione, e per 21 volte il risultato è stato lo stesso: più o meno come fare 13 al totocalcio 21 volte di seguito.
Concludendo, l'oggettività delle analisi indica che quelle polveri contengono un po' di tutto, dal Nichel al Piombo, e sono in ogni caso incompatibili con l'organismo umano. Ognuno valuti da sé.
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di NapoliTime
Il dottor Montanari e la dottoressa Gatti, quando a fine ottobre vennero ritirati dal mercato i vaccini della Novartis, riuscirono ad acquistare in extremis il vaccino antinfluenzale Agrippal S1, per analizzarlo. Il risultato? Sempre lo stesso: vaccino contaminato da micro e nanoparticelle inorganiche (Acciaio, Bario, Titanio, Silicio, blocchetti di Calcio), tutte particelle solide, piccole e meno piccole, ma tutto come già riscontrato negli altri 20 vaccini che avevano controllato in precedenza.
NapoliTime ha contattato l'ufficio stampa della Novartis per ottenere una dichiarazione in merito. Abbiamo lasciato i recapiti, ma invano. Il Dottor Montanari della Nanodiagnostics di Modena invece ci ha risposto, ecco le sue parole:
Dottor Montanari, i vaccini. Le case farmaceutiche ci sono cascate di nuovo?
"Io stesso non riesco a spiegarmelo: 21 bersagli centrati su 21 cominciano ad essere un bel punteggio.Mi chiedo anch'io come sia possibile che su 21 vaccini analizzati nel nostro laboratorio - in ogni caso, va detto, sempre su una sola confezione e non su lotti interi - ogni volta si sia rilevato un inquinamento da polveri inorganiche. Escludo subito, magari come atto di fede, che le case farmaceutiche introducano quella roba di proposito i loro prodotti. Non sono un tifoso delle dietrologie, e poi non ne vedrei lo scopo. Il fatto è che queste particelle ci sono e una spiegazione va trovata. Nascondere la testa sotto la sabbia come fanno troppi medici, soprattutto pediatri, o come fa con ingenua arroganza l'Istituto superiore di sanità affermando che le nostre sono indagini "estemporanee e non riproducibili" non solo non fa onore all'Istituto ma è senz'altro motivo di preoccupazione per la gente che si ritrova abbandonata da chi, invece, dovrebbe operare per la salvaguardia della salute.
Impossibile non chiedersi come si possa liquidare un'indagine, pur con tutti i limiti sulle quantità di campioni controllati, che, al di fuori di ogni possibile discussione, non può non far rizzare le antenne a chi è istituzionalmente chiamato a proteggere la salute pubblica. Tanto per chiarire, il nostro è uno dei laboratori di punta nell'ambito della Comunità Europea e di questo testimonia la Comunità stessa. Insomma, piaccia o no, pur tra mille difficoltà e ristrettezze, noi sappiamo lavorare. A questo punto, sarebbe di estremo interesse poter analizzare tutti i vaccini disponibili almeno sul territorio nazionale, cosa che, purtroppo, non ci è possibile per varie ragioni, la sottrazione del nostro microscopio elettronico da parte di Beppe Grillo in primis, una situazione che ci costringe a veri e propri salti mortali per poter continuare le ricerche restando indipendenti."
Le sue scoperte, presenza di particelle non biocompatibili nei vaccini, sono pubbliche da tempo. Perché secondo lei le case farmaceutiche non correggono questi errori di produzione?
"Bisogna essere realisti. Le case farmaceutiche sono imprese industriali e commerciali il cui unico scopo è quello di ottenere risultati economici che siano i più ricchi possibili. Io non le critico per questo: benché le nostre rispettive visioni etiche del mondo siano agli antipodi, io accetto la situazione. Sono gli organi di controllo che mi lasciano perplesso: dovrebbero fare il loro dovere e, invece, questo non accade. Se il fatto sia dovuto a denaro che circola sottobanco, a incapacità tecnica, a ignoranza, a chiusura mentale, a pigrizia o ad altro non potrei dire e, tutto sommato, m'interessa poco. A ottobre dell'anno scorso io fui chiamato dai NAS di Roma per raccontare di ciò che avevamo trovato fino ad allora in laboratorio. Andai, illustrai il tutto, lasciai la documentazione e non seppi più nulla. Il fatto è che troppo spesso ci troviamo di fronte a situazioni che - e lo dico da cittadino comune - avremmo tutto il diritto che non esistessero, non fosse altro che perché noi quella gente, i controllori, la paghiamo e abbiamo non il dovere ma il diritto di godere della loro affidabilità. Per venire più puntualmente alla sua domanda, fatta la premessa iniziale, le case farmaceutiche non intervengono per i motivi illustrati molto onestamente dal dottor Roberto Biasio, direttore medico della Sanofi Pasteur MSD, la distributrice del vaccino anti-papilloma virus che noi analizzammo nel 2011. Le sue parole a proposito delle nostre analisi furono: "Sono condotte con metodologia seria, ma non sono pertinenti agli standard di qualità richiesti dalle procedure di produzione e rilascio di lotti di vaccini" (Il Salvagente n. 38 pag 39). Tradotto, "nulla da dire sulle analisi del laboratorio Nanodiagnostics, ma nessuno ci chiede di fare quei controlli." Devo dire di avere apprezzato la franchezza e, in un certo senso, la correttezza del dottor Biasio, un atteggiamento molto diverso da quello dell'Istituto superiore di sanità, e un atteggiamento direi quasi sportivo tenuto da qualcuno che proprio una nostra analisi aveva colpito. Insomma, per concludere, nessuno chiede ai produttori di far sì che le polveri non siano nei vaccini e nessuno, poi, controlla il prodotto finito sotto quell'aspetto."
Ciò che ha trovato nei vaccini, che danni potrebbe provocare una volta inoculato?
"Ci sono differenze importanti tra vaccino e vaccino di cui va tenuto conto. L'ultimo prodotto che siamo riusciti ad analizzare è un antinfluenzale, l'Agrippal S1 della Novartis, uno dei quattro che hanno circolato per un po' e poi sono stati ritirati. Nella stragrande maggioranza dei casi, somministrando il farmaco a un adulto, ritengo che non succeda assolutamente nulla. La piccola dose di liquido non può altro che contenere una quantità in assoluto molto modesta di polveri inorganiche, e sappiamo per esperienza che, in genere, perché s'inneschi una reazione patologica da particelle occorre che queste raggiungano una concentrazione critica, concentrazione critica impossibile da prevedere caso per caso, in un determinato organo o tessuto e in un determinato punto o in più punti. Un'eventualità teorica che meriterebbe approfondimento è quella che una o più particelle entrino nel nucleo di una o più cellule, fenomeno che noi dimostrammo possibile già una decina di anni fa e che fu poi al centro di una ricerca europea diretta da mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti. In quel caso, se avvenisse, si potrebbe avere un'interferenza con il DNA con tutto quanto ne può conseguire se una cellula si riproduce in modo patologico. Una cosa che io trovo buffa è l'avvertenza riportata in tutti i foglietti illustrativi che accompagnano i vaccini. Lì si scrive, del tutto giustamente, che il farmaco non va somministrato se il ricevente è allergico ad un componente o a più di uno. Impossibile non chiedersi come si faccia a sapere quali sono i componenti dei vaccini se, come avviene di norma, ne viene denunciata solo una parte. Quanto agli inquinanti, poi. Per esempio, quando nel prodotto c'è Nichel in polvere e il soggetto è allergico al Nichel, cosa tutt'altro che rara, ecco che né chi somministra il vaccino né chi subisce l'iniezione può essere al corrente di che cosa andrà ad accadere, non essendo messo al corrente della situazione reale. Comunque sia, la reazione avversa, quando c'è, si manifesta immediatamente o, al massimo, entro un giorno, rarissimamente due. Altro caso è quello tipico dei militari. A loro viene somministrato contemporaneamente un insieme di vaccini diversi, con questo costringendo l'organismo ad uno stress molto lontano dal normale.
Gli inquinanti particolati, poi, sempre che sino presenti, non possono certo avere un'azione benefica. Da qui ad ipotizzare che i vaccini somministrati in quella maniera, una maniera che pure è fuori da ogni ragionevolezza, possa indurre forme di cancro il passo è troppo lungo e non esiste la minima prova scientifica in proposito. Molto diverso è lo scenario nei bambini. Senza entrare nell'assurdità biologica di pretendere d'indurre immunità in un soggetto il cui sistema immunitario è ancora immaturo, c'è, molto semplicemente, la questione della massa corporea. Ammettendo di avere un vaccino inquinato, s'iniettano vaccino e particelle in un organismo piccolo per volume e, per questo, la loro densità sarà ben maggiore di quella che sarebbe in un adulto. Per di più, la fisiologia del bambino, spesso appena un lattante, è vivacissima.
Nessuna meraviglia se queste particelle arrivano al sistema nervoso centrale e, d'improvviso, il bambino manifesta irrequietezza, turbe del sonno, difficoltà di relazione, ecc. Malauguratamente, inutile illudersi: quelle forme patologiche sono croniche. Autismo? Narcolessia? Non c'è nessun fondamento scientifico per escluderli. Il mio parere, ma qui si tratta solo di un parere, è che anche quelle patologie siano a buon diritto inseribili nell'elenco degli effetti collaterali delle vaccinazioni.Voglio che il mio punto di vista sia chiaro: non è tanto il vaccino in quanto tale ad essere deleterio, ma tutte le aggiunte che vengono fatte, dai conservanti agli stabilizzanti, dagli antibiotici agli adiuvanti fino, ahimè, agli inquinanti.
A questo si aggiunge la stravaganza delle vaccinazioni multiple che sono quanto di più innaturale esista e le vaccinazioni praticate a soggetti troppo giovani o troppo vecchi per avere un sistema immunitario competente. Uno degli aspetti del dramma è il fatto incontestabile che oggi la quasi totalità della ricerca medica è finanziata dall'industria farmaceutica e i risultati ne escono inevitabilmente inficiati. Purtroppo i medici, specie i più giovani, non si rendono conto di questa distorsione e non sanno che il loro sapere contiene una parte distorta e una parte censurata. E la "capacità di convinzione" della grande industria arriva capillarmente dovunque, media compresi. Basta dare un'occhiata a Wikipedia e ci si accorgerà delle enormità che riporta in una goffa difesa dei vaccini anche laddove difesa non ci può essere."
Abbiamo contattato il Ministero della Salute, ma non ha risposto. Invitiamo anche la Novartis a contattare la nostra redazione, per un confronto scientifico sereno e al fine della tutela della salute generale.

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La Merck ammette l’inoculazione del cancro attraverso i vaccini.

di Lino Bottaro.



La Merck ammette l’inoculazione del virus del cancro – La divisione vaccini della farmaceutica Merck, ammette l’inoculazione del virus del cancro per mezzo dei vaccini. (chi conosce la NMG, la Nuova Medicina Germanica di R.G. Hamer sa che non esistono virus del cancro. La frase credo intenda il concetto che un attacco chimico pesante al nostro corpo, messo a segno dai vaccini, possa favorire una reazione di difesa naturale tale da essere combattuta in modo traumatico sino all’induzione del cancro che come ben sappiamo ha origine nella nostra Psiche.) Ndr

La sconvolgente intervista censurata, condotta dallo studioso di storia medica Edward Shorter per la televisione pubblica di Boston WGBH e la Blackwell Science, è stata tagliata dal libro “The Health Century” a causa dei sui contenuti – l’ammissione che la Merck ha tradizionalmente iniettato il virus (SV40ed altri) nella popolazione di tutto il mondo.
Questo filmato contenuto nel documentario “In Lies We Trust: The CIA, Hollywood & Bioterrorism“, prodotto
  e creato liberamente dalle associazioni di tutela dei consumatori e dall’esperto di salute pubblica, Dr. Leonard Horowitz, caratterizza l’intervista al maggior esperto di vaccini del mondo, il Dott. Maurice Hilleman, che spiega perché la Merck ha diffuso l’AIDS, la leucemia e altre orribili piaghe nel mondo:
http://www.youtube.com/watch?v=edikv0zbAlU” L'articolo è datato, i video come da programma sono magicamente scomparsi. Il film completo in streaming con i sottotitoli altrimenti:

“In Lies We Trust: The CIA, Hollywood & Bioterrorism“


Bayer Exposed (HIV Contaminated Vaccine)


Nei vaccini venduti al terzo mondo si é scoperto che molti di questi contenevano l’ormone B-hCG un anti fertile se immesso in un vaccino.
La corte Suprema delle Filippine ha scoperto che oltre 3 milioni di ragazze e donne hanno assunto questi vaccini contaminati, cosí come in Nigeria, Tailandia ecc…
Per chi non abbia ancora visto questi video-documenti scioccanti:
http://uk.youtube.com/watch?v=edikv0zbAlU”

http://it.youtube.com/watch?v=wg-52mHIjhs&feature=related

Sembrerebbe che oltre al profitto a tutti i costi, ci sia dietro qualcosa d’altro ... impedire alle donne dei paesi del terzo mondo… di avere figli ..


Tratto da “The Nation” 3 Feb. 1923
“…..Quando risulto’ assolutamente innegabile che la vaccinazione (delvaiolo) non salvaguardava la vita, si ripiego’ sull’affermazione che il suo effetto aveva una durata di sette anni (sette, numero magico) e la vaccinazione in molti casi fu resa obbligatoria, per esempio per le persone impegnate nei servizi pubblici e per quelle che volessero attraversare le frontiere senza sottostare alla quarantena.
Il termine di sette anni sarebbe potuto diventare di sette mesi o addirittura di sette giorni se la vaccinazione non avesse ricevuto un colpo mortale nel 1871, nel momento in cui la vaccinazione obbligatoria giungeva al suo punto massimo, in corrispondenza della piu’ terrificante epidemia di vaiolo mai registrata.
Questa fu poi seguita da un’altra grande epidemia, nel 1881, durante la quale a proposito, il sottoscritto, sebbene fosse stato vaccinato, contrasse la malattia. Me la cavai meglio di mio nonno, che prese pure lui la malattia pur essendo stato vaccinato !”
vedi anche Storia dei Vaccini
La Spagnola fu quindi l’effetto delle campagne di vaccinazione (per il Vaiolo ed altre richieste dallo Stato) fatte negli anni precedenti !
Testimonianze di persone anziane che ci hanno descritto negli anni scorsi quel brutto periodo storico (1918) in Europa, ci hanno raccontato che si ammalavano di Spagnola coloro che erano stati vaccinati qualche anno prima ! Persino i medici e gli infermieri degli ospedali che erano stati vaccinati si ammalarono di Spagnola e molti di essi morirono; mediamente moriva il 30% dei malati !
I soldati vaccinati si ammalavano TUTTI quanti e molti di questi rimanevano anche paralizzati (Poliomielite) !!
Quelli che si erano rifiutati di vaccinarsi, non si ammalarono di nessuna malattia !
Fra i civili dopo le campagne di vaccinazioni del 1919, ne rimasero paralizzati molti !! E così… nacque la Poliomielite…..per la quale si dovette, dopo 40 anni, inventare un nuovo vaccino, il quale produsse un enorme aumento di epatite, per la quale si invento un nuovo vaccino che produsse la meningite, per la quale si inventò un nuovo vaccino che produsse……e così si può continuare all’infinito…..

Il dott. L. Day, MD., ex chirurgo in capo del grande ospedale di S. Francisco (USA) e professore nella facoltà di medicina, dichiara:
"Non lasciatevi indurre in errore, lo scherzo… dell’ influenza non è il primo. Il governo, la medicina ufficiale e le compagnie farmaceutiche (BIG PHARMA) hanno già mentito al pubblico. Tutto ciò per generare la paura, il profitto e la carneficina !Lo hanno già fatto con l’influenza suina degli anni 70 e l’influenza spagnola provocata dalle vaccinazioni".
Siccome la prima guerra mondiale non era durata molti anni, i fabbricanti dei vaccini, non hanno potuto vendere tutta la loro produzione. Siccome cercavano (e cercano anche oggi), essenzialmente il profitto, essi decisero di vendere i loro stock alla popolazione (con la connivenza dei politici)
E’ così che hanno iniziato a battere il chiodo, ed hanno lanciato la più grande campagna pubblicitaria di vaccinazioni che gli Stati Uniti hanno mai conosciuto nel corso della loro storia. Non vi era nessuna epidemia per giustificare queste imponenti misure, ed allora hanno immaginato e fatto ricorso ad altre astuzie.
La loro propaganda pretendeva che i soldati che rientravano dall’estero erano tutti quanti malati di ogni sorta di malattia ed che tutti dovevano darsi l’obbligo di farsi inoculare tutti i vaccini che erano sul mercato.
Una cosa era certa: l’influenza spagnola del 1918 è stata provocata dalle campagne di vaccinazione, per il massiccio livello di intossicazione dei corpi dai differenti vaccini”.
Tutti i medici e la popolazione che hanno vissuto all’epoca dell’epidemia di influenza spagnola del 1918 dicono che fu la malattia la più terribile che il mondo abbia mai conosciuto. Uomini vigorosi e robusti potevano morire da un giorno all’altro. La malattia presentava gli aspetti della peste nera, come quelli della febbre tifoide, della difterite, della polmonite, del vaiolo, e delle malattie paralizzanti, come delle altre malattie per le quali erano stati vaccinati parte della popolazione dopo la prima guerra mondiale.
Avevano inoculato i vaccini e sieri tossici praticamente in molta parte della popolazione. La situazione divenne realmente tragica quando scoppiarono tutto in un colpo quelle malattie generate dalla sanità.
La pandemia si stabilizzo’ in 2 anni, nutrita dai farmaci tossici che i medici prescrivevano per sopprimere i sintomi. Ho potuto osservare che l’influenza essenzialmente veniva contratta dai vaccinati: coloro che non erano stati vaccinati, evitavano la malattia. La mia famiglia aveva rifiutato le vaccinazioni; è in questo modo che siamo rimasti tutto il tempo in ottima salute”.

IMPORTANTE: NON e’ vero che i virus sono nell’aria, come ci raccontano i medici allopati e gli “esperti” che voglionospaventare le popolazioni con la paura delle epidemie (es.influenze tipo SpagnolaSarsAviariaSuina ecc.) che sidiffondono nell’aria che respiriamo, per il semplice motivo che i virus (proteine a DNA con involucro di grassi) NON possono galleggiare e quindi viaggiare nell’aria, cioe’ nelle Flugge(goccioline di vapor acqueo in sospensione nell’aria), come ci raccontano i cosiddetti “esperti“, gestiti dalle multinazionali dei farmaci evaccini, perche essi sono 1.000 volte piu’ grandi della piu’ grossa goccia di vapor acqueo (Flugge) !

Leggete con attenzione qui sotto: “Sono stata testimone oculare dell’epidemia del 1918".
I medici e tutte quelle persone che vissero l’epidemia d’influenza chiamata Spagnola sono concordi nell’ affermare che e’ stata la malattia piu’ terribile che il mondo abbia mai visto. Anche uomini forti e in ottima salute potevano morire nello spazio di un giorno.
La malattia aveva le caratteristiche della peste nera, con l’aggiunta di tifo, polmonite, vaiolo e di quelle malattie contro le quali la gente era stata vaccinata alla fine della prima Guerra Mondiale.
Praticamente l’intera popolazione era stata inseminata con sieri tossici contenenti una dozzina o piu’ di malattie. Quando quelle malattie iniziarono a manifestarsi tutte assieme, il risultato fu tragico.

La pandemia si trascino’ per due anni, mantenuta viva dall’aggiunta di altri farmaci velenosi dispensati dai medici nel vano tentativo di sopprimere i sintomi. La mia personale osservazione e’ che la pandemia colpì solo le persone vaccinate. Quelli che rifiutarono le vaccinazioni non si ammalarono.
Anche la mia famiglia aveva rifiutato le vaccinazioni, così restammo sempre in buona salute. Sapevamo, dagli insegnamenti di Graham, Trail, Tilden e altri che non si puo’ contaminare il corpo con veleni senza causare una malattia.
Quando l’influenza era al suo picco, tutti i negozi erano chiusi, come le scuole, gli uffici e le fabbriche. Anche l’ospedale era chiuso, dato che i medici e le infermiere che erano stati vaccinati furono colpiti dalla malattia. Era come vivere in una citta’ fantasma.
Dato che non avevamo preso il vaccino, sembravamo essere l’unica famiglia nel vicinato a non avere l’influenza.

Se germi, batteri, virus o bacilli fossero stati la causa della malattia, questi avrebbero avuto tante opportunita’ d’attaccare i miei genitori, quando passavano molte ore nelle stanze degli ammalati. Ma non presero l’influenza e non portarono nessun germe a casa ad attaccare noi bambini.
Nessuno della famiglia contrasse l’influenza, neanche uno starnuto, benche’ mi ricordo che quell’inverno la neve era alta in giardino.
Si e’ detto che l’epidemia uccise 20 milioni di persone in tutto il mondo.
In realta’ sono stati i medici a ucciderle, con i loro trattamenti crudi e mortali. Questa e’ un’accusa dura ma vera, a giudicare dal successo che ebbero invece quei medici che trattarono i malati senza usare alcun farmaco.
Mentre i medici ortodossi e gli ospedali stavano perdendo il 33% dei ricoverati, altri ospedali che seguivano terapie naturali, come Battle Creek, Kellogg e Macfadden stavano ottenendo quasi il 100% di guarigioni, usando terapie come la cura delle acque, il lavaggio del colon e diete che usavano cibi naturali. Un medico non perse un solo paziente in otto anni.
Se i medici ortodossi fossero stati così bravi come questi medici, non ci sarebbero stati quei 20 milioni di morti a causa dell’influenza. La malattia colpiva sette volte di più i soldati vaccinati che i civili non vaccinati, e le malattie dalle quali morivano erano quelle per le quali erano stati vaccinati !

Un soldato che era ritornato dalla guerra mi disse che gli ospedali militari erano pieni di casi di paralisi infantile e mi chiese come fosse possibile che adulti possano contrarre una malattia che dovrebbe colpire solo i bambini.Ora sappiamo che la paralisi e’ una conseguenza comune di avvelenamento da vaccino.
Tra i civili non ci furono casi di paralisi infantile se non dopo la campagna di vaccinazione del 1918″.
Fonte : Eleanor McBean, The Poisoned Needle – Suppressed Facts About Vaccination
Tratto da: http://www.whale.to/a/mcbean.html
Data registrazione: Feb 2009


A questo fatto ben preciso si è sommata anche la possibilità che : L’influenza Spagnola fu diffusa dagli Americani ? – ipotesi possibile che si somma al fatto della immunodepressione per le campagne di vaccinazioni per il vaiolo effettuate in precedenza.
Nel 1948 Heinrich Mueller, gia’ capo della Gestapo, parlò durante alcuni interrogatori condotti dalla CIA della pandemia dell’influenza chiamata “Spagnola”, che nel 1918-1919 colpì il 20% della popolazione mondiale e che uccise tra i 60 e i 100 milioni di persone.
Oberfeldwebel Heinrich Mueller
Mueller asseriva che l’influenza era parte di un’arma batteriologica (iniettata con i vaccini) dell’esercito americano che in qualche modo infetto’ i soldati del Camp Riley KS nel marzo del 1918 e si diffuse in tutto il mondo, dopo che era diventata incontrollabile”.
Nella stessa America circa il 28% della popolazione ne soffrì, e ne morirono dalle 500.000 alle 675.000 persone.
La caratteristica di questa pandemia fu che uccise per lo piu’ adulti giovani, con il 99% delle vittime di eta’ inferiore ai 65 anni di cui piu’ della meta’ tra i 20 e i 40 anni. Cio’ che incuriosisce e’ che normalmente l’influenza e’ piu’ micidiale tra i bambini di meno di due anni ed i vecchi con piu’ di 70“. (NdR = i piu’ deboli)
Vediamo quali erano le “fonti” di Mueller.
Ad una conferenza sulla guerra batteriologica indetta dai nazisti nel 1944 a Berlino, il generale Walter Schreiber, Capo dei Medici Militari dell’esercito tedesco, disse a Mueller che nel 1927 aveva passato due mesi in America, consultandosi con i suoi omologhi.
Questi gli dissero che il cosiddetto “virus colpo doppio” (Influenza Spagnola) era stato sviluppato ed usato durante la guerra del 1914-18. “Ma – secondo Mueller – sfuggiì loro di mano ed invece di uccidere i tedeschi che a quel punto si erano gia’ arresi, si ritorse contro essi stessi e quasi tutti gli altri” (Gregory Douglas: Gestapo Chief, the 1948 Interrogation of Heinrich Müller, Vol. 2, p. 106). L’armistizio ebbe poi luogo l’11 agosto 1918.
L’interrogante, James Kronthal, capo agente CIA stazionato a Berna, USA, chiese a Mueller di spiegare il termine “colpo doppio”. (La sua definizione mi ricorda l’AIDS).
Disse Mueller: “Non sono dottore, sapete, ma il ‘colpo doppio’ riferito ad un virus, o veramente ad un paio di virus, funzionava come un campione di pugilato.
Il primo colpo attaccava il sistema immunitario e rendeva la vittima fatalmente suscettibile al secondo colpo, cioe’ ad una forma di polmonite… [mi disse Schreiber] e’ stato uno scienziato inglese a svilupparlo…
Ora sapete perche’ queste cose sono pazzesche. Sono virus che possono mutare e cosa era stato previsto per un fine potrebbe cambiare in qualcos’altro di veramente terribile”.
Il soggetto dell’influenza spagnola venne fuori nel contesto di un dibattito sul tifo. Il virus del tifo, intenzionalmente introdotto nei campi dei prigionieri di guerra russi, insieme alla fame contribuì ad uccidere 3 milioni di uomini.
Il virus si diffuse ad Auschwitz ed altri campi di concentramento con prigionieri russi e polacchi.
Nel contesto della guerra fredda Mueller disse: “Se Stalin invadesse l’Europa, una piccola malattia qui e là annienterebbe i suoi, lasciando tutto intatto. Inoltre, una bottiglietta di germi è molto meno costosa di una bomba atomica, non è vero ?
Pensate, poter tenere in pugno piu’ uomini che mai Stalin riuscirebbe a mettere insieme, e non dover preoccuparsi di sfamarli, vestirli o rifornirli di munizioni.
D’altra parte, la minaccia di una guerra… fa meraviglie per l’economia” (G. Douglas, op. cit, p. 108).
Dobbiamo credere a Mueller ? Gregory Douglas, dopotutto, è lo pseudonimo di suo nipote a cui Mueller ha lasciato le sue carte. In genere una bufala non arriva a migliaia di pagine.
L’interrogatorio prende 800 pagine. Le memorie 250 pagine. L’archivio di microfilm sembra coprire addirittura 850.000 pagine.
Tratto da: pandemia.blog.tiscali
E se la Spagnola non fosse stata un’influenza ?
La teoria dei ricercatori è che la mortalità in realtà fosse dovuta a quella che usualmente si definisce “superinfezione”, cioè a una patologia respiratoria opportunistica causata da batteri che attacca un paziente già debilitato pesantemente dal virus influenzale. E il batterio indiziato numero uno è lo Streptococcus pneumoniae.
Cosa aggiunge di nuovo questo studio ? Tom Jefferson della Cochrane Collaboration, esperto di pandemie e influenze, ci risponde che “questo studio riprende le conclusioni dei primi sanitari pubblici dell’epoca che non potevano visualizzare i virus, anche se ne sospettavano l’esistenza. Dall’esame autoptico dei morti per la Spagnola, venne evidenziata una presenza del bacillo di Loeffler, che prese appunto poi il nome di Haemophilus influenzae”.
Di fatto sulla causa di origine batterica o virale della famigerata Spagnola sono state avanzate diverse ipotesi ma mancano evidenze per arrivare a delle conclusioni certe. L’ipotesi di Klugman è plausibile ma vi sono diversi aspetti atipici ancora inspiegabili.
“La riproposizione della teoria – fa notare Jefferson – dimostra come nella scienza vi siano poche certezze e come persistano le incertezze in questo campo, nonostante le certezze assolute dei cattivi maestri”.Fonte: Klugman KP, Astley CM, Lipsitch M. Time from onset to death, 1918 influenza and pneumococcal pneumonia. Emerg Infect Dis 2009; DOI: 10.3201/eid1502.081208.
Tratto da Pensieroscientificoeditore.it – 12 Febbraio 2009 Flu Was Not the Real Killer in the 1918 Pandemic Strep infections, rather than the flu virus itself, may have killed most people during the 1918 influenza pandemic. This suggests that some of the most dire predictions about a potential new pandemic could be exaggerated.
Scientists looked at the available information regarding the 1918 flu pandemic, which killed anywhere between 50 million and 100 million people globally in the space of about 18 months. Some research has shown that on average it took a week to 11 days for people to die, which fits in more with the known pattern of a bacterial infection than a viral infection.
People with influenza often get what is known as a “superinfection” with a bacterial agent. In 1918 it appears to have been Streptococcus pneumoniae.
Many projections for a new pandemic have been based on a worst-case 1918 scenario, in which tens of millions of people would die globally. However, since strep is much easier to treat than the flu using modern medicine, a new pandemic might be much less dire than it was in the early 20th century.
Sources: Reuters February 5, 2009 + Emerging Infectious Diseases February 2009; 15(2):346-7



Necromanzia dei medici ricercatori moderni:
Nel 1918 l’epidemia d’influenza detta «spagnola» infettò un quarto della popolazione mondiale e uccise tra i 40 e i 50 milioni di uomini nel mondo, una strage superiore a quella della Grande Guerra appena conclusa.
Ora il virus responsabile di quella che fu forse la più grande epidemia della storia è ricomparso sulla terra.
Non per opera della natura, ma dei laboratori militari USA. Da anni gli scienziati militari americani cercavano di farlo rivivere. A questo scopo sono andati in Islanda per dissotterrare cadaveri di vittime della «spagnola» ben conservati nel terreno ghiacciato (permafrost).E dai polmoni dei morti hanno estratto parti del DNA del virus. Solo parti di un patrimonio genetico formato da soli otto geni.
Ma ora il dottor Jeffrey Taubenberger e il suo gruppo – che lavora per l’Istituto di Patologia delle Forze Armate USA – ha annunciato il suo trionfo: non solo è riuscito a ricostruire l’intero patrimonio genetico del virus letale, anche nelle sue parti mancanti, ma anche a “riportarlo in vita“.
Quello che questo “ricercatore” fa intendere è che un virus è un essere vivente – NULLA di PIU’ FALSO
Per ora hanno provato il virus su un topo. L’animaletto è morto nei laboratori del Center for Disease Control (CDC) di Atlanta (USA), suscitando le grida di giubilo dei ricercatori: il loro virus “funziona” come quello del 1918. La sperimentazione ha avuto luogo a livello di sicurezza estremo: i ricercatori potevano accedere ai laboratori solo dopo aver apposto le impronte digitali e persino le iridi ad uno scanner.
Tuttavia, queste precauzioni paiono ormai inutili al dottor Richard Ebright, che lavora alla Rutgers University: «altri possono ricreare il virus secondo le procedure del gruppo Taubenberger, che sono pubblicate. Stiamo parlando di un germe che uccise a suo tempo l’1 % della popolazione mondiale”.
FALSO perche’ furono le vaccinazioni per il Vaiolo a generare la “Spagnola” ! – vedi anche Malattie del passato
Il fatto che tanto interesse, studio e spese siano stati affrontati dalle Forze Armate lascia sospettare, ovviamente, al peggio: che si provi a creare una versione «militarizzata» del vecchio virus, per farne un’arma biologica di distruzione massiccia. By:aranciamec@lycos.it – April 23, 2006 Cosa facevano i generali nel laboratorio delle pandemie ? – By Maurizio Blondet 23 ottobre 2008
Non deve accadere mai niente attorno al Saranak Lake, Stato di New York; sicchè l’evento è stato riportato con un certo rilievo dal giornale locale, l’Adirondack Daily Enterprisek. Il 18 ottobre, un grosso Boeing 757 con l’insegna «United States of America» è atterrato nel locale aeroporto regionale a Lake Clear; e due membri dell’airport committe, Barry DeFuria e Larry Miller (sono anche membri del consiglio comunale) vedono sbarcare dall’apparecchio «i più alti membri degli Stati Maggiori riuniti USA e i loro pari grado di Francia, Germania e di un altro Paese, forse la Gran Bretagna».
DeFuria e Miller non sono precisi, perchè hanno potuto guardare la scena solo da lontano; file di soldati vietavano di avvicinarsi, ed hanno sorvegliato l’apparecchio di Stato per tutto il tempo in cui ha sostato all’aeroporto 
(1).
Il signor DeFuria può però aggiungere un particolare: è arrivata anche una delegazione militare del più alto livello dall’Italia, ma su «un volo separato, su un Falcon». Un tocco di commedia all’italiana. Ecco a cosa servono i vostri soldi, contribuenti, e a cosa servono i 18 nuovi aerei blù comprati dal Salame.
Ma il giornale dell’Adirondack, poco incline all’umorismo, si chiede invece: cosa ci facevano dalle nostre parti «generali e ammiragli del più alto grado, appartenenti alle più potenti nazioni della terra» (sic), proprio qui nel nostro angolo di fredde foreste e laghi ?
Essi hanno tenuto una riunione «da qualche parte nella zona», una parte che il giornale non è in grado di precisare. Nella zona, proprio sul lago Saranak, c’è un solo luogo di alto interesse militare dove i gallonati dell’Occidente possono essere stati accolti: il Trudeau Institute, un laboratorio bio-chimico molto riservato, in cui si coltivano microrganismi di tipo «pandemico», allo scopo (quello dichiarato) di elaborare un vaccino contro le specie più letali di influenza.
Gli scienziati del Trudeau compiono queste ricerche insieme ai ricercatori della US Navy, dunque il tutto è coperto da segreto militare.
Coincidenza: appena pochi giorni prima – per l’esattezza, il primo di ottobre – il presidente Bush ha promulgato un decreto chiamato «Consolidated Security, Disaster Assistance & Continuing Appropriation Act 2009» (H.R. 2638).In questa legge di preparazione alle catastrofi, tra l’altro, si stanziano 1,6 milioni aggiuntivi per finanziare «il programma congiunto fra Trudeau Institute e la Marina militare per sviluppare un vaccino contro l’influenza pandemica».
Lo stanziamento ha fatto esultare David Woodland, presidente del Trudeau Institute: «E’ ampiamente condivisa la preoccupazione che possa accadere un’altra pandemia», ha detto, spiegando poi che un vaccino avanzato aiuterà le forze armate americane a condurre le loro missioni senza subire perdite per una pandemia influenzale 
(2).Un’altra pandemia ? Quale pandemia c’è stata prima ?
Vediamo: l’antrace, pandemia rientrata, originata da spore di antrace rubate dal laboratorio militare di Fort Detrick, USA; l’AIDS, in corso ma molto lenta (ha gia’ fatto 25 milioni di morti però); e la SARS, la terribile influenza asiatica degli anni scorsi, terribile più che per gli effetti (pochi morti) per la psicosi che l’allarme-SARS è riuscito a creare, con la volonterosa cooperazione dei media. Coincidenza: il 21 ottobre, USA Today rivanga la storia della SARS (avvenuta nel 2003) e titola: «Un esperto predice che la prossima epidemia comincerà dagli animali», come la SARSdai polli.
Il fatto è che – altra coincidenza – un’associazione senza scopo di lucro chiamata «Trust for American Health» sta cominciando a diffondere un suo rapporto, dal titolo: «I germi sono globali – Perchè le malattie infettive emergenti sono una minaccia all’America», dove dice che una nuova pandemia o «un attentato bioterroristico» possono far diventare il problema «una questione di sicurezza nazionale» 
(3).

Ulteriore coincidenza: proprio in questi giorni Google ha versato 15 milioni di dollari alla sua entità filantropico-benefica (Google.org) con l’ordine di identificare le nuove malattie, e da quali punti del globo possano emergere.
Il direttore esecutivo della filantropica-Google, Larry Brilliant (provate ad immaginare a quale etnia appartiene) sostiene che «l’attuale collasso economico globale rende più probabile una pandemia, perchè i governi devono tagliare le spese sanitarie… Inevitabilmente, inesorabilmente, avanziamo verso una pandemia».

E’ incredibile quanti americani, in vista delle elezioni, si scoprano doti di chiaroveggenza, riuscendo a prevedere le catastrofi che nel prossimo futuro «metteranno alla prova» il nuovo presidente.
Lloyd’s di Londra sono i primi a credere a queste doti paranormali.
Infatti (altra coincidenza ?) il 20 ottobre hanno emanato un rapporto dal titolo: Pandemic – Potential Insurance Impact», dove si prepoccupano del costo che la pandemia puo’ avere sulle casse delle assicurazioni.

Trevor Maynard, direttore dei rischi emergenti al Lloyd’s, ricorda che la «epidemia di Spagnola nel 1918 ha ucciso 100 milioni di persone nel mondo.
Anche se la influenza aviaria è ritenuta la pandemia prossima piu’ probabile, dobbiamo essere preparati per altri tipi di pandemie che possono richiedere altre risposte e porre altre sfide, fra cui un tasso di mortalità superiore all’influenza» 
(4).
Si aggiunga che il primo ottobre, lo stesso giorno in cui Bush ha emesso il «Disaster Assistance ACT 2009)» che stanziava nuovi fondi al Trudeau Institute, è lo stesso identico giorno in cui il medesimo Bush ha attivato una forza militare bellica – la 1st Brigade Combat Team, prima operante in Iraq – per azioni di contenimento di disordini all’interno degli Stati Uniti.
E nello stesso 1° d’ottobre, l’ufficio del Segretario del Dipartimento della Sanità americana ha rilasciato una «Declaration under the Public Readiness and Emergency Preparedness Act», la quale ha lo scopo di «fornire protezioni mirate per contromisure anti-antrace, basate sul credibile rischio che le minacce di esposizione al Bacillus Anthracis costituiscano una pubblica emergenza sanitaria».

L’ignoto terrorista islamico (che alcuni ritengono essere il colonnelloPhilip Zack, ferocemente anti-musulmano, biochimico a Fort Detrick,già beccato da teleamere-spia a sottrarre culture batteriche letali 
(5) uso’ le sue spore di antrace Made in USA nel 2001,spedendole per lettera a senatori democratici, i quali ne furono debitamente intimiditi.
Al punto da svuotare il Congresso, sicchè Bush potè promulgare il decreto d’emergenza (Patriot Act) senza il controllo parlamentare. E’ un’altraintimidazione, in vista della «crisi generata» profetizzata da Joe Biden e da Colin Powell ?
Fatto sta che i blog americani riportano la storia del misterioso incontro dei militari a Saranake Lake con allarme.
E alcuni dicono: una pandemia «generata» dall’uomo, da una cultura della US Military, può essere il modo migliore di gestire l’ira delle masse nel collasso dell’economia americana.

Con l’epidemia in corso, la gente non si riunirà in manifestazioni, per timore dell’infezione; starà alla larga dal vicino di casa; non protesterà se migliaia di vicini di casa saranno internati in lazzaretti d’isolamento, e se vedrà attuare misure severe di controllo per mezzo di forze armate.
Senza contare che uno sfoltimento della popolazione mondiale è da anni nei programmi dei veri poteri forti, che fanno capo al Council on foreign Relations, lo storico think-tank dei Rockefeller.

Coincidenza: Il Trudeau Institute ha come direttore Ralph Steinman (*) (indovinato l’etnia ?), che e’ primario al Rockefeller University Hospital e professore alla cattedra «Kunkel» della Rockefeller University; è un biologo cellulare che ha concentrato le sue ricerche sul sistema immunitario.

(*) Ralph Marvin Steinman, M.D., is an immunologist and cell biologist atRockefeller University, who coined the term dendritic cells together with Zanvil A. Cohn in 1973, and its research. He has received numerous awards and recognitions for his life-long work on dendritic cells, such as the Albert Lasker Award For Basic Medical Research(2007) and the Gairdner Foundation International Award(2003).
In addition, he was made a member of Institute of Medicine (U.S.A.; elected 2002) and theNational Academy of Sciences (U.S.A.; elected 2001) – vedi: Big Pharma – Rockefeller I nostri militari d’alto grado sanno la verità; sono andati lì al Trudeau sul Falcon da noi pagato, ad ascoltare i progetti e gli sviluppi prossimo venturi, fianco a fianco coi capi di SM dei maggiori Paesi NATO.
Avranno almeno ricevuto il vaccino anti-pandemia prossima, per se’ e i loro cari ?
C’e’ una fiala per Salame ?

1) Peter Crowley, «Top international military officials meet in Adirondacks», Adirondack Daily enterprise, 18 ottobre 2008.
2) Si consulti il sito del Trudeau Institute:http://trudeauinstitute.org/dynamicPages
3) Steve Sternberg, «Experts predict next epidemic will start in animals»,
USA Today, 21 ottobre 2008. Chikungunya may well become the next epidemic to reach the USA. Carrying an African name that roughly means “bent over,” chikungunya is a mosquito-borne illness that causes severe flu-like symptoms and muscle aches that may last a lifetime. In the past two years, the disease traveled from East Africa to French-speaking islands in the Indian Ocean, afflicting 266,000 people, swamping hospitals and causing 255 deaths, says Antoine Flahault of the L’Ecole des Hautes Etudes en Sante’ Publique in Paris, who coordinated the research into the island outbreaks.
From there, the virus leapt to the Indian mainland, infecting more than 1.5 million people and killing up to 90,000, most of them elderly. Today, it is making its way through Southeast Asia, aided by a genetic mutation that enabled it to adapt to the tiger mosquito, also found in the USA. In August, chikungunya turned up in Ravenna, Italy, a city on the same latitude as Bangor, Maine, carried by a South Indian man who was visiting relatives, according to a report in Lancet.
Tiger mosquitoes in Ravenna feasted on the visitor and caused a local outbreak, spreading the disease to more than 250 people. Researchers from the University of Marseille reported last year in
The New England Journal of Medicine that chikungunya turned up in more than 1,000 people returning from outbreak areas to Europe and the USA. «It clearly has the ability to come to the U.S.» says Larry Madoff of ProMed and Harvard University.
4) «Lloyds publishes report on pandemic impacts», Continuity Central, 21 ottobre 2008.
5) Ho raccontato la storia del dottor Zack nel mio «11 settembre, colpo di Stato in USA».
Data registrazione: Feb 2009

La SPAGNOLA fu il RISULTATO delle campagne di Vaccinazioni per il VAIOLO, le quali procurarono alla popolazione vaccinata, mutazioni genetiche,intossicazioniinfiammazioni e quindi immunodepressione !
La prova ? ECCOLA: Sulla rivista PNAS – I geni cruciali (mutazioni genetiche virali) per la virulenza della Spagnola
L’insieme dei tre geni scoperti, in combinazione con un quarto gene chiave, permette al virus di colonizzare le cellule dei polmoni
Il virus della Spagnola viene ricordato come uno dei più letali nella storia dell’umanità. Secondo le cronache, uccise tra 20 e 50 milioni di persone nel 1918, complici anche le cattive condizioni delle popolazioni stremate dalla Grande Guerra. Secondo quanto riporta l’ultimo numero della rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”, un gruppo guidato dai virologi Yoshihiro Kawaoka e Tokiko Watanabe dell’Università del Wisconsin a Madison è riuscito a identificare i geni che diedero al virus dell’influenza del 1918 la capacità di riprodursi nei tessuti del polmone.
“I virus dell’influenza, convenzionali, si replicano essenzialmente nelle vie respiratorie superiori: bocca, naso e gola; il virus del 1918 si replica nelle stesse zone ma anche nei polmoni”, causando una polmonite primaria nei soggetti infetti, ha spiegato Kawaoka. Le autopsie delle vittime della spagnola infatti rivelavano spesso polmoni pieni di liquido e danneggiati da copiose emorragie. Un’ipotesi seguita da molti studiosi era che la capacità dei virus di prendere il controllo dei polmoni fosse associata con l’alto livello di virulenza del patogeno, ma i geni in grado di conferirla rimanevano sconosciuti.

Per colmare questa lacuna, Kawaoka e colleghi hanno mescolato elementi genetici del virus della spagnola con quelli dell’influenza aviaria attualmente in circolazione e hanno poi testato le varianti risultanti in un gruppo di furetti, animali che riproducono assai fedelmente le caratteristiche dell’infezione umana.

Nella maggior parte dei casi, le sostituzioni di singoli geni del 1918 nei ceppi attuali molto più benigni dà luogo ad agenti patogeni che ancora sono in grado replicarsi solo nel tratto superiore dell’apparato respiratorio. Un’eccezione, tuttavia, riguardava un insieme di tre geni che, in combinazione con un quarto gene chiave, permette al virus di colonizzare le cellule dei polmoni e di codificare per l’RNA polimerasi, una proteina necessaria per la riproduzione del virus. (fc)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it/articolo/articolo/1334349

VIRUS O GUERRA BATTERIOLOGICA ? – Tratto da: effedieffe.com
Stati Uniti – Mentre si agita l’allarmismo mondiale sull’imminente pandemia da influenza aviaria, il dottor Johan Hultin di San Francisco è riuscito a far rivivere il virus della «spagnola», che falciò da 20 a 40 milioni di vite nel 1918.
Uno sforzo che Hultin ha perseguito per dieci anni, e che ha compreso l’esumazione dei resti di alcuni morti di spagnola, ben conservati nel permafrost sub-artico, l’asportazione dei loro polmoni e la coltivazione (con varie manipolazioni genetiche) del virus assassino.
Un grande successo scientifico, come ha scritto tutta la stampa?
«Dal punto di vista scientifico, è l’equivalente del cercare il sepolcro di Dracula e strappargli il piuolo che gli attraversa il cuore», è il commento di Jean Shinoda Bolen, medico e ricercatore 
(1).E segnala che Hultin non è un ricercatore solitario: lavora per l’Armed Forces Institute of Pathologydi Rockwille (MD), e la ricerca gli è stata finanziata dal Pentagono.
Lo scopo dichiarato è studiare un vaccino per un agente patogeno che non esisteva più: ora che è stato riportato alla vita, è in qualche modo un’arma batteriologica ideale, perché letale solo per i non vaccinati.
Perché altrimenti questa ricerca finanziata dalla Difesa ?
Questo particolare rende credibili i peggiori sospetti, dichiarati per iscritto da Leonard Horowitz, esperto internazionale di sanità pubblica e occhiuto sorvegliante delle manipolazioni genetiche a scopo militare.
Horowitz sostiene che nel 1975 Henry Kissinger affidò alla CIA la preparazione di germi che potessero «ridurre la popolazione mondiale», come risulta dagli atti del Congresso dell’epoca.
Ed accenna ad un agghiacciante «successo» di alcuni ricercatori (O’Conner, Stewart, Kinard, Rauscher ed altri) dello Special Virus Cancer Program, che sarebbero riusciti, lavorando sui virus ricombinanti, a «combinare» i virus influenzali con un virus che provoca leucemia acuta linfocitica, per produrre una bio-arma capace di trasmettere la leucemia, come l’influenza, attraverso lo starnuto 
(2).
E ricorda che l’Institute of Science in Society di Londra, quando esplose l’allarme SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome), si chiese se «l’ingegneria genetica non abbia prodotto per inavvertenza il virus SARS».
Per inavvertenza ? Gli studi militari nel settore biologico, spaventosi per le loro possibilità, sono i segreti meglio conservati.
Ne sappiamo pochissimo.Si sa però che fra i teorici della Revolution in Military Affairs (la nuova dottrina preferita da Rumsfeld) si è contemplata la possibilità di «una forma di schiavitù» farmacologica, in cui «la popolazione presa di mira non sa di essere messa in schiavitù» (3).
E non è detto che simili farmaci – arma vengano riservati al nemico, dice Horowitz: i comandi supremi, disponendo di un così comodo mezzo di «convinzione», possono adottarlo contro la loro popolazione.
La diffusione di epidemie funzionali al potere fa parte dei tipi di «conflitti meno che bellici» (conflicts short of war) studiati, appunto, nella Revolution in Military Affairs per un utilizzo strategico.

I motivi possono essere diversi. La manipolazione psicologica delle popolazioni, disposte a cedere le libertà civili e personali di fronte al terrore di un’emergenza; la riduzione pianificata di popolazioni, con mezzi che appariranno «naturali» come un’influenza; e la nozione, ben studiata dalla strategia, che «nessuna grande pandemia si è sviluppata senza paralleli grandi sconvolgimenti socio-politici».
La stessa «spagnola» ne dà l’esempio, visto che coincide con l’avvento del bolscevismo in Russia e dei fascismi nell’Europa occidentale.

Horowitz si domanda dunque se l’allarmismo indotto in questi anni – sulla SARS ed ora sull’influenza aviaria – non faccia parte di una preparazione all’uso di malattie per controllo dei propri cittadini.
Riferiamo i suoi dubbi, lasciandone a lui la responsabilità.
Per esempio Horowitz si domanda: quanto è letale questa influenza aviaria ?
Secondo i dati ufficiali ha ucciso 65 persone in due anni.
Abitanti del Sud-Est asiatico, dove vigono servizi sanitari discutibili, ma di cui non si conoscono – per esempio – le condizioni di immunosoppressione.

Per mettere le cose in prospettiva, è bene sapere che l’influenza comune uccide ogni inverno 40 mila nord-americani, per lo più anziani col sistema immunitario compromesso.
Anche in Italia, l’influenza falcia migliaia di persone di questa categoria (è un bel risparmio per l’INPS).
Quanto è trasmissibile l’influenza aviaria?
Come si sa ufficialmente, il virus H5N1 fino ad oggi non è mutato sì da trasmettersi da persona a persona.
Ma allora perché, si chiede Horowitz, l’amministrazione USA ha approvato lo stanziamento di 3,9 miliardi di dollari, e si prepara a stanziare altri 10 miliardi, per «vaccini e farmaci antivirali» per un agente patogeno che ancora non esiste ?
A meno che…
A meno che il vaccino sia in corso di preparazione.
Il che implica che il virus mutante che agisce (o agirà) sull’uomo può essere già stato creato in laboratorio per avere il vaccino.
Incredibile ? Resta il fatto che il virus H5N1 non ha finora operato con contagio da uomo a uomo, e molto debolmente dal contatto diretto di uomini con volatili.
Può tramutarsi però, ci dicono, in un virus che colpisce l’uomo ricombinandosi con il comune virus influenzale.
Ma come ? Horowitz dice: io posso farlo in laboratorio.
Bisogna coltivare il virus dei polli su tessuti umani per un periodo piuttosto lungo, poi iniettarlo nella scimmia e infine nell’uomo per vedere se ha l’effetto devastante che ha sui polli.
Ma questo non è un processo spontaneo.
Non sarà che il virus per l’uomo esiste già, pronto per una diffusione «accidentale» come alcuni credono sia avvenuto per la SARS ?

Un’altra domanda: come mai non si fa che parlare del vaccino prossimo venturo per questo virus non ancora esistente, come se fosse la soluzione ? I vaccini, per essere efficaci, devono essere specifici.
Ora, poiché i virus «nuovi» sono i più velocemente mutanti (i virus «storici», proprio perché sono antichi, sono più stabili) nessuno può garantire che un vaccino non venga sul mercato quando il virus è mutato tanto, da rendere quel vaccino inefficace.

I vaccini richiedono anni, o almeno mesi di prove sperimentali sulla popolazione. Perché i media, imbeccati dal governo e dalle farmaceutiche, ci assicurano che «quel vaccino (non esistente) per un virus che non è ancora nato, sarà efficace?».
Horowitz si domanda se, tra i risultati collaterali auspicati dall’allarme influenza aviaria, non ci siano gli interessi delle industrie farmaceutiche.
Business Week (4) ha parlato dei ricchi profitti che la Roche sta facendo con il suo Tamiflu, il «solo farmaco considerato efficace contro l’influenza aviaria».
Al punto che il governo USA ne ha acquistato abbastanza per 4,3 milioni di pazienti, e ne ha ordinato dell’altro.

Ma l’efficacia del Tamiflu non è affatto garantita, specie sulle categorie a rischio, gli anziani con altre affezioni croniche.
Mentre sono accertati parecchi effetti collaterali, dal vomito alla diarrea e alla bronchite.
Dopo il caso del farmaco Vioxx ritirato dalla Merck perché ha ammazzato decine di migliaia di pazienti, ci si può davvero fidare della coscienza degli industriali del farmaco ?
In USA, le malattie iatrogene (provocate dai farmaci, dagli ospedali, o dai medici) sono la prima causa di morte.
Davvero dobbiamo temere soltanto l’ancora inesistente influenza dei polli «umana»?
Domande.
Ci limitiamo a riferirle.
di Maurizio Blondet – 19/10/2005
Note
1) Jean Shinoda Bolen, «1918 flu virus, Dracula, A-Bomb», Commondreams, 16 ottobre 2005
2) L.G. Horowitz, «Emerging viruses: AIDS and Ebola, nature, accidente or intentional?», Tetrahedron Publishing Gropu, 2001.
3) Si veda il mio «La strage dei genetisti», Effedieffe, 2004
4) Wang P. «Avian Flu, inoculate your portfolio», 1 ottobre 2005.

vedi: Cosa e’ un Virus
Gli effetti nocivi sul Cervello da parte del vaccino per l’influenza =Tamiflu della Roche –Big Farma !

L’INFLUENZA “SPAGNOLA”, UN’EPIDEMIA CREATA DALL’UOMO ?
By Henry Makow, Ph.D. – Save The Males Nel 1948 Heinrich Mueller, già capo della Gestapo, disse agli interrogatori della CIA che la più devastante piaga nella storia dell’umanità era stata creata dall’uomo. Si riferiva alla pandemia dell’influenza del 1918-1919 che colpì il 20% della popolazione mondiale e che uccise tra i 60 e i 100 milioni di persone. Questo numero è pressoché tre volte maggiore al numero di persone uccise e ferite nella I Guerra Mondiale, ed è paragonabile alle perdite subite nella Seconda Guerra Mondiale, tuttavia questa piaga moderna è passata nel dimenticatoio.
Mueller asseriva che l’influenza era parte di un’arma batteriologica dell’esercito americano che in qualche modo infettò i soldati del Camp Riley KS nel marzo del 1918 e si diffuse in tutto il mondo. Disse che “divenne incontrollabile”ma non possiamo scartare l’orrenda possibilità che “la spagnola” fosse una misura ad hoc per ridurrre drasticamente la popolazione, e che potrebbe essere usata ancora. Tra la spagnola e “l’influenza aviaria” è stato infatti trovato un legame.
Non c’era niente di “spagnolo” in quell’influenza. Secondo Wikipedia: “In America circa il 28% della popolazione ne soffrì, e ne morirono dalle 500.000 alle 675.000 persone. In Gran Bretagna ne morirono 200.000, in Francia 400.000. Paesi interi perirono in Alaska e Sud Africa. In Australia si stima che le morti furono circa 10.000 e nelle isole Fiji, in sole due settimane, perì il 14% della popolazione, mentre nella Samoa occidentale il 22%. Si stima che in India i morti furono 17 milioni, circa il 5% della popolazione di allora, e nell’esercito indiano circa il 22% delle truppe infettate morirono”.
Addirittura, i sintomi del 1918 erano così insoliti che dapprima la diagnosi fu sbagliata, e si pensò che si trattasse di dengue, colera, o tifo. Un cronista osservò: “Una delle complicanze più impressionanti era l’emorragia delle mucose, specie quelle del naso, dello stomaco e dell’intestino. Si verificarono pure sanguinamenti dalle orecchie ed emorragie petecchiali…
Un’altra caratteristica di questa pandemia fu che uccise perlopiù adulti giovani, con il 99% delle vittime di età inferiore ai 65 anni di cui più della metà tra i 20 e i 40 anni. Ciò che incuriosisce è che normalmente l’influenza è più micidiale tra i bambini di meno di due anni e i vecchi con più di 70″.

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CONCLUSIONI
Le cosiddette “élite” non hanno mai nascosto il loro desiderio di ridurre la popolazione mondiale (Vedi“Lo sterminio delle popolazioni: come avverrà?” di Alan Stang). È probabile che per loro la I Guerra Mondiale sia stata una delusione per quanto riguarda la quantità di morti. Se “l’influenza spagnola” fosse stata pianificata o meno, non si può sapere, ma sembra che l’esercito americano abbia un archivio di esperimenti con droghe/composti chimici/batteri fatti su soldati ignari. Forse che un esperimento di questo tipo gli scappò di mano?

Finora il virus dell’influenza aviaria ha ucciso soltanto 160 persone dal 2003. Sarà un precursore di qualcosa di più funesto ? Speriamo di no, ma non dobbiamo dimenticarci del precedente stabilito dalla pandemia di influenza spagnola del 1918.

Henry Makow è l’autore di “Un lungo viaggio per un appuntamento”. Ha ricevuto il suo dottorato in Letteratura Inglese all’Università di Toronto. Gli fa piacere ricevere commenti, che potrete indirizzare a henry@savethemales.ca
Fonte: http://www.savethemales.ca/ – Link:http://www.savethemales.ca/001836.html – 01.12.2006
Traduzione per comedonchisciotte.org a cura di Gianni Ellena

Sintetizzati due geni del virus che nel 1918 provocò la terribile pandemia di influenza che uccise più di 20 milioni di persone

Un team internazionale di scienziati ha sintetizzato due geni del virus che nel 1918 provocò la terribile pandemia di influenza “spagnola”, scoprendo così nuovi indizi su cosa la rese così letale al punto di uccidere in pochi mesi fra i 20 e i 50 milioni di persone. Svelando i segreti del virus, i ricercatori sperano di migliorare i metodi per identificare la prossima epidemia potenziale, che secondo alcuni potrebbe scoppiare da un momento all’altro. “Abbiamo scoperto – spiega Yoshihiro Kawaoka dell’Università del Wisconsin di Madison e dell’Università di Tokyo – che un solo gene, chiamato emoagglutinina (HA), è sufficiente a rendere patogenico un virus benigno”.
Gli scienziati sospettano che il virus del 1918 ebbe origine negli uccelli prima di compiere il salto sugli esseri umani.
L’attuale diffusione dell’influenza aviaria in Asia ha fatto sorgere il timore di una possibile mutazione del virus, che diventerebbe così altamente infettivo per gli esseri umani. “Attualmente, non sappiamo perché il gene HA agisce in questo modo, – continua Kawaoka, che ha diretto il team di ricerca – ma studiando il gene dovremmo riuscire a scoprirlo. Potremo poi usare questa informazione per predire, quando apparirà un nuovo virus, se è patogenico e se può causare un’epidemia devastante”. Oltre a HA, gli scienziati hanno sintetizzato anche un altro gene del virus del 1918, li hanno inseriti in virus benigni e hanno scoperto che i virus così modificati sono in grado di far ammalare i topi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Nature”.
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it – 12 Ott. 2004

SVIZZERA – 2004:
Un contenitore che custodiva fiale di virus di febbre suina è esploso mentre veniva trasportato in treno in Svizzera. Le fiale contenevano il virus H1N1 della febbre suina, ma le autorità hanno sottolineato che non vi è nessun pericolo perchè non si tratta della mutazione pericolosa per l’uomo.
«L’incidente, all’inizio inquietante, si è finalmente rivelato poco grave», ha detto il portavoce della polizia, Jean-Christophe Sauterel. «Siamo dispiaciuti per quanto accaduto», ha affermato Laurent Kaiser, responsabile del laboratorio ginevrino, ricordando che ogni giorno vengono trasportati virus in queste condizioni. Alcuni vengono addirittura inviati per posta.

Commento NdR: questi studi dimostrano e confermano ciò che insegniamo da decenni e cioè che i Vaccini producono nei soggetti sottoposti a quelle infauste pratiche in-sanitarie, spacciate per tecniche preventive, Malnutrizione con perdita di fattori vitali essenziali alla vita sana, alterazione e perdita di: flora batterica autoctona,vitaminemineraliproteine vitali), oltre alle mutazioni genetiche occulte, immunodepressioniintossicazioni,infiammazioni e contaminazioni da virus e/o batteri pericolosi che nel tempo possono produrre malattie le più disparate ! – vedi: Contenuto dei vaccini

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