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Smog: Ue apre seconda fase della procedura di infrazione contro l'Italia.


Nel mirino l'aria delle grandi città come Roma, Milano, Torino, Berlino, Londra e Parigi.
Nota bene: Il seguente articolo non parlerà mai di inquinamento aereo e sopratutto di operazioni segrete di geoingegneria su tutto il territorio Italiano. I piani alti non vogliono. Scie chimiche: Informazione Corretta.

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Come Soros manipola le elezioni europee (e italiane)


Come Soros manipola le elezioni europee (e italiane)




Torniamo ad occuparci del magnate mondialista George Soros, ad un anno e mezzo dalla pubblicazione del dossier su di lui e la sua influenza. Sul web sono spuntati i cable che evidenziano il suo enorme potere di influenza, ma i giornalisti non se ne sono praticamente occupati.



Il miliardario statunitense e le sue ONG esercitano un potere immenso, e i documenti diffusi da Wiki Leaks mostrano come Soros fa cadere governi e istiga guerre civili, così da poter realizzare enormi profitti finanziari. Si tratta dell’immensa raccolta di minute, libri bianchi, schede su stanziamenti e piani mediatici che dettagliano come Soros e le sue ONG telecomandano governi e istituzioni finanziarie.



È possibile trovare i documenti completi sul sito DCLeaks, che descrivono come Soros e la sua rete di ONG “sfruttano a sangue milioni e milioni di persone solo per arricchirsi ancora di più“. George Soros è un magnate, investitore, filantropo, attivista politico e autore ungaro-statunitense di origine ebraica dalla doppia cittadinanza. Guida oltre 50 programmi e fondazioni, sia globali che regionali. Soros viene definito architetto e sponsor di quasi ogni rivoluzione e colpo di Stato nel mondo degli ultimi 25 anni.

Grazie a lui e ai suoi burattini, gli USA sono ritenuti un vampiro, non un faro di libertà e democrazia. I suoi servi succhiano sangue a milioni e milioni di persone solo per arricchirsi. Soros è un oligarca che sponsorizza partito democratico, Hillary Clinton, centinaia di politici nel mondo. Questo sito è volto a consentire a tutti di osservare i documenti secretati dell’Open Society Foundation di George Soros e delle organizzazioni correlate, come piani di lavoro, strategie, priorità e altre attività. Tali documenti fanno luce su una delle reti più influenti ed attive nel mondo. Ecco la lista completa delle ONG di Soros che manipolano le elezioni in tutti gli Stati membri dell’UE, con obiettivi, referenti e finanziamenti dei piani.

Ecco l’elenco quasi completo delle ONG finanziate da George Soros per manipolare le elezioni in tutti gli Stati dell’UE. Le email di George Soros sono spaventose.

ONG Europee e Italiane finanziate da Soros (le principali):

Zerohedge riporta che “2576 documenti sono stati resi pubblici da Wiki Leaks, un sito che sostiene di essere stato “lanciato da hacktivisti statunitensi che rispettano e apprezzano la libertà di espressione, i diritti umani e il governo del popolo“. I documenti provengono da diversi dipartimenti delle organizzazioni di Soros.



L’Open Society Foundations di Soros sembra essere il gruppo col maggior numero di documenti resi pubblici, che provengono da sezioni presenti in quasi tutte le regioni geografiche del mondo, dagli Stati Uniti ad Europa, Eurasia, Asia, Latina, America, Africa, dalla Banca Mondiale all”Ufficio del Presidente”, così come da entità sconosciute come il SOUK. Come nota il Daily Caller, vi sono documenti risalenti almeno al 2008-2016.

I documenti provengono da studi di ricerca come “Crisi europea: sviluppi chiave delle ultime 48 ore” che studia l’impatto della crisi dei profughi, o da documenti dal titolo “Il dibattito sull’Ucraina in Germania“, agli aggiornamenti sui finanziamenti di specifiche borse di studio. Una e-mail diffusa da Wikileaks mostra che Soros consigliava Hillary Clinton, durante il mandato da segretaria di Stato, su come gestire i disordini in Albania, consigli che ha seguito.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte: SitoAurora – Via controinformazione.info da veritanwo.altervista.org

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Brutte notizie per il Ttip: il Ceta Ue-Canada dovrà essere approvato dai Parlamenti nazionali.

La delusione del ministro Calenda: «Basterà il voto negativo di un parlamento per farlo cadere»
[6 luglio 2016]
Stop TTIP CETA
La Commissione europea ha deciso di trasmettere ilComprehensive economic and trade agreement Eu-Canada (Ceta) ai governi nazionali per la firma, una mossa che potrebbe rallentare il cammino di quesyto contestato trattato e ostacolare ancora di più quello del suo ancora più tribolato gemello: il Transatlantic trade and investment partnership (Ttip).
Di fatto si tratta di un passo indietro e il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker fa buon viso a cattivo gioco quando dice che «L’accordo commerciale tra l’Ue e il Canada è il nostro migliore e più progressiva accordo commerciale e voglio che entri in vigore il più presto possibile», perché sa bene che ci sono governi e importanti fette di opinioni pubbliche nazionali che non digeriscono proprio Ceta e Ttip.
Nell’annunciare la decisione anche la Commissaria Ue al commercio, Cecilia Malmström, ha mostrato ottimismo: «Ceta è una pietra miliare nella politica commerciale europea. Contribuirà a generare la crescita e l’occupazione tanto necessarie, pur confermando pienamente elevati standard europei in settori come la sicurezza alimentare, la tutela dell’ambiente e dei diritti delle persone sul posto di lavoro».
Le Malmström ha confermato che «La valutazione giuridica della Commissione è che tutti i settori contemplati dal Ceta rientrano nella competenza dell’Ue. Anche se da un punto di vista strettamente giuridico, la Commissione ritiene che questo accordo ricarda sotto la competenza esclusiva dell’Ue, la Commissione ha deciso di proporre Ceta alla firma come un accordo misto , che richiede il consenso del Parlamento europeo e di tutti gli Stati membri attraverso le pertinenti procedure di ratifica nazionali».  Ma evidentemente i dubbi sulla “fedeltà al Ceta dei governi nazionali – espressi oggi dal Sole 24 Ore per conto di Confindustria – sono forti, visto che la Commissaria Ue ha chiesto agli Stati membri di approvare l’accordo e di «dar prova di leadership difendendolo nei loro parlamenti e con i cittadini».
Chi non l’ha presa assolutamente bene è il ministro dello sviluppo economico italiano Carlo Calenda, dichiarato sostenitore del Ttip, che ha dichiarato: «La decisione, senza precedenti, della Commissione Europea di portare in approvazione l’accordo con il Canada come accordo misto e pertanto sottoporlo alla ratifica di circa 38 assemblee parlamentari degli Stati Membri rappresenta un ulteriore danno alla costruzione europea e un decisivo passo verso lo stallo della politica commerciale dell’Unione. L’Italia si era detta pronta ad appoggiare un processo di approvazione europeo che avrebbe dovuto prevedere il voto favorevole del Consiglio e del Parlamento Europeo. Un processo pienamente democratico, previsto dai trattati. Le assemblee parlamentari nazionali sarebbero state, anche in questo caso, pienamente legittimate a dibattere i contenuti del Ceta prima della decisione del Consiglio e a dare indicazioni ai Governi circa la posizione da tenere in quella sede. L’accordo con il Canada è il migliore mai siglato dall’Unione Europea e contiene tra l’altro il riconoscimento delle più importanti Dop e Igp italiane e un ampio accesso al mercato degli appalti pubblici e dei servizi; entrambi obiettivi non ancora raggiunti nel negoziato con gli Usa. Ora il processo di ratifica dell’accordo potrà prendere anni e basterà il voto negativo di una assemblea parlamentare nazionale per farlo cadere. C’è da domandarsi come l’Europa potrà ancora essere considerata un partner negoziale credibile. Ed è davvero un segnale preoccupante che la Commissione ceda alle pressioni degli stati membri rinunciando alle proprie prerogative e affermando, nello stesso momento, che la natura giuridica dell’accordo è “Eu only” ma che non ha la forza di presentarlo come tale agli stati membri».
Esultano invece a Stop Ttip, convinti che la decisione della Commissione Ue sul Ceta sia un «Primo passo importante ma non sufficiente», anche se è «Una notizia importante, che rende merito delle forti pressioni dei movimenti su Commissione Europea e Governi nazionali» e che è arrivata proprio mentre  sindacati, imprese e le organizzazioni della Campagna Stop Ttip Italia – tra cui Coldiretti, Arci, Fairwatch, Cgil, Legambiente e Movimento Consumatori –  ribadivano alla Camera dei deputati e al ministro Calenda e alla presidente della Camera Laura Boldrini la loro «preoccupazione per l’impatto di queste trattative sul futuro del nostro Paese».  Infatti, durante il seminario “Il Trattato commerciale Ue-Usa (Ttip): Preoccupazioni e proposte di parti sociali e imprese” che si è tenuto alla Camera è stata ribadita  la «necessità di fare maggiore chiarezza su alcuni nodi legati agli impatti sociali, ambientali, ma anche economici sul sistema Italia che un trattato riguardante oltre il 50% del Pil globale potrebbe determinare. C’è, inoltre, un aspetto legato alla ridefinizione della cooperazione regolatoria transatlantica che preoccupa molte associazioni, parti sociali e imprese e che va approfondito».
Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop Ttip Italia, sottolinea: «Mentre siamo riusciti grazie alle mobilitazioni a impedire alla Commissione Europea di tagliare fuori i parlamenti nazionali dalla ratifica di trattati importanti per il futuro dell’Europa come Ttip e Ceta, imprese, associazioni e sindacati hanno incontrato il ministro Calenda e la presidente Boldrini per ribadire la loro contrarietà totale a ogni ipotesi di scorciatoia istituzionale. La possibilità di far intervenire i nostri Parlamenti è un passo fondamentale, ma è assolutamente insufficiente considerato il rischio che l’accordo Ue-Canada venga, anche se in forma temporanea e in attesa delle ratifiche, già reso operativo».
Stop Ttip Italia ha sempre visto il Ceta come un  preludio del Ttip: «Oltre all’impianto generale molto simile, vi è il fatto che le imprese statunitensi hanno oltre 40 mila sussidiarie in Canada. L’accordo metterebbe su un piatto d’argento la possibilità di aggredire mercati e legislazioni europee “per interposta nazione”». Per questo la Campagna italiana chiede «Il blocco dei negoziati con gli Usa e la sospensione dell’approvazione del Ceta, proponendo l’apertura di un ampio dibattito nel Paese e una profonda revisione della politica commerciale europea e dei meccanismi istituzionali che la governano».
Elena Mazzoni, una delle  coordinatrici della campagna italiana anti-Ttip e Ceta, aggiunge: «I movimenti hanno impedito che il Ceta fosse considerato un accordo a competenza esclusiva dell’Unione europea. Ora il passo successivo è ampliare il dibattito pubblico su questi trattati e aumentare le pressioni affinché il Ttip venga fermato. C’è bisogno di una profonda revisione della politica commerciale europea».
Per questo la Campagna Stop Ttip Italia, insieme alle oltre 600 organizzazioni europee che si battono contro il Ttip e il Ceta, rilancia la settimana di mobilitazione in occasione dell’apertura del 14 round negoziale sul Ttip, previsto a Bruxelles dal 12 luglio: «Le crescenti pressioni dell’opinione pubblica – dice Marco Bersani, della Campagna Stop Ttip Italia – mostrano come la questione commerciale non sia più specifico interesse delle lobby economiche. Un cambio di scenario che dovrebbe mettere in guardia i decisori politici così da evitare ogni trattativa svolta sottotraccia e da ogni ipotesi di scorciatoia che non coinvolga la società civile».
Greenpeace ricorda che «Uno degli aspetti più discussi del Ceta è il cosiddetto Investment Court System (Ics), un trattamento privilegiato per gli investitori stranieri che darebbe alle multinazionali il potere di citare in giudizio gli Stati in corti speciali, al di fuori dei nostri sistemi giudiziari».
Federica Ferrario, responsabile della campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, conclude: «Chiediamo ai governi dell’Unione europea di opporsi ad accordi commerciali come Ceta e Ttip. Gli interessi privati delle grandi aziende non possono essere anteposti alla tutela della salute, dell’ambiente e dei diritti dei lavoratori». Fonte : www.greenreport.it

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