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La cassazione dice NO al M.u.o.s. Conferma definitiva dei sigilli al sistema radar in Sicilia.



Al folle e terrifico progetto siciliano, la U.s N.a.v.y aveva destinato oltre 43 milioni di dollari, 13 dei quali per la predisposizione dell’area riservata alla stazione terrestre, del centro di controllo, dei megageneratori elettrici e di un deposito di gasolio; 30 milioni di dollari per gli shelter e l’acquisto delle attrezzature tecnologiche del sistema M.U.O.S
Il terminale terrestre di Niscemi, nelle intenzioni del Pentagono, doveva assicurare il funzionamento dell’ultima generazione della rete satellitare in UHF (altissima frequenza) che collegava tra loro i Centri di Comando e Controllo delle forze armate Usa, i centri logistici e gli oltre 18.000 terminali militari radio esistenti, i gruppi operativi in combattimento, i missili Cruise e i Global Hawk (UAV-velivoli senza pilota), ecc.. Il terminale è composto di tre grandi antenne paraboliche dal diametro di 18,4 metri, funzionanti in banda Ka per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari e di due trasmettitori elicoidali in banda UHF (Ultra High Frequency), di 149 metri d’altezza, per il posizionamento geografico. Mentre le maxi-antenne trasmettevano con frequenze che raggiungevano valori compresi tra i 30 e i 31 GHz, i due trasmettitori elicoidali hanno una frequenza di trasmissione tra i 240 e i 315 MHz.

Il sito di trasmissione e l’antenna a microonde; l’Helix House e l’antenna a bassa frequenza LF; avevano un magazzino di stoccaggio; un edificio per la protezione antincendio; un serbatoio d’acqua; un’officina di manutenzione elettronica; e  37 antenne ad alta frequenza HF.

Le onde emesse dalle stazione coprono tutto lo spettro compreso tra le UHF e le VHF (Ultra and Very High Frequency – ultra e altissime frequenze, dai 30 MHz ai 3000 MHz, utilizzate per le comunicazioni radio con aerei e satelliti), alle ELF – VLF – LF (Extremely and Very Low Frequency – frequenze estremamente basse e bassissime, dai 300 Hz a 300kHZ), queste ultime in grado di penetrare in profondità le acque degli oceani e contribuire alle comunicazioni con i sottomarini a capacità e propulsione nucleare. A seguito della chiusura della stazione di Keflavik (Islanda),nel settembre 2006 è stato installato a Niscemi un Sistema “addizionale” di processamento e comunicazione automatico e integrato (ISABPS) che consente tutte le funzioni di collegamento in bassa frequenza con i sottomarini strategici (Atlantic Low Frequency Submarine Broadcast).

 Arriva finalmente una bella notizia per il popolo siciliano,arriva finalmente la conferma definitiva del sequestro dell'arma bellica U.S.A. La storia per questo radar ci ricorda che sono state attuate anche delle revoche su delle revoche,ma adesso sembra finalmente questa storia sembra giungere al termine, alla fine dei tormenti e delle ansie sopratutto per il popolo niscemese che vive poco distante da questo radar. Si conferma quindi l'abuso edilizio attuato in fretta e furia dagli americani nella zona Sughereta, e il verdetto viene disposto anche con finalità di salvaguardia dell'ambiente,ma sopratutto della salute umana della popolazione circostante.
Un bel due di picche va a tutti i disinformatori-normalizzatori del Cicap che normalizzarono il tutto con dati più fasulli di loro,e all'avvocatura di Stato che chiedeva per conto del Ministero della difesa l'annullamento della conferma del sequestro dell'apparato bellico U.S.A. Che dire,massima gioia da parte mia, e lode a tutti quelli che hanno lottato sul campo,a tutti i blogger e giornalisti che hanno trattato seriamente  questo caso spinoso e parecchio difficile da trattare per per ovvie ragioni,e uno sguardo di profonda ammirazione e di profondo rispetto va a tutte quelle mamme che con coraggio si sono messe in prima linea sin da subito portando avanti la loro dure battaglia senza mai arrendersi. S.C.I.C.                      

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La grande spartizione della Libia: un bottino da almeno 130 miliardi.

I tre guardiani

Quando si incontreranno martedì al palazzo Ducale di

Venezia, Matteo Renzi e François Hollande guardandosi negli
occhi dovrebbero farsi una domanda: per quali ragioni
facciamo la guerra in Libia?
La risposta più ovvia - il Califfato - è quella di comodo. La
guerra di Libia è partita nel 2011 con un intervento francese,
britannico e americano che con la fine di Gheddafi è diventato
conflitto tra le tribù, le milizie e dentro l’Islam, che però è
sempre rimasto una guerra di interessi geopolitici ed economici. L’esito non è stato
l’avvento della democrazia ma è sintetizzato in un dato: la Libia era al primo posto in
Africa nell’indice Onu dello sviluppo umano, adesso è uno stato fallito.
La guerra è in realtà un regolamento di conti e una spartizione
della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali,
Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti
per l’export di petrolio.
Qui si possono liberare alcune delle più importanti risorse
dell’Africa: il 38% del petrolio del continente, l’11% dei
consumi europei. È un greggio di qualità, a basso costo, che fa
gola alle compagnie in tempi di magra. In questo momento a
estrarre barili e gas dalla Tripolitania è soltanto l’Eni: una
posizione, conquistata manovrando tra fazioni e mercenari,
che agli occhi dei nostri alleati deve finire e, se possibile, con il
nostro contributo militare.
Per loro, anche se l’Italia ha perso in Libia 5 miliardi di
commesse, stiamo già accantonando risorse per un
contingente virtuale in barili di oro nero. Non è così
naturalmente, ma “deve” essere così: per questo l’ambasciatore Usa azzarda a chiederci
spudoratamente 5mila uomini. La dichiarazione di John Phillips, addolcita dalla promessa
di un comando militare all’Italia, sottolinea la nostra irrilevanza.
La Libia è un bottino da 130 miliardi di dollari subito e tre-quattro volte tanto nel caso che
un ipotetico Stato libico, magari confederale e diviso per zone di influenza, tornasse a
esportare come ai tempi di Gheddafi. Sono stime che sommano la produzione di petrolio
con le riserve della Banca centrale e del Fondo sovrano libico che sta a Londra dove ha
studiato per anni il prigioniero di Zintane, Seif Islam, il figlio di Gheddafi, un tempo
gradito ospite di Buckingham Palace al pari di tutti gli arabi che hanno il cuore nella
Mezzaluna e il portafoglio nella City. Oltre alla Bp e alla Shell in Cirenaica - dove peraltro ci sono consorzi francesi, americani tedeschi e cinesi - gli inglesi hanno da difendere l’asset
finanziario dei petrodollari.
Anche i russi, estromessi nel 2011 perché contrari ai bombardamenti, vogliono dire la loro:
lo faranno attraverso l’Egitto del generale Al Sisi al quale vendono armi a tutto spiano
insieme alla Francia. Al Sisi considera la Cirenaica una storica provincia egiziana, alla
stregua di re Faruk che la reclamava nel 1943 a Churchill: «Non mi risulta», fu allora la
secca risposta del premier britannico. Ma ce n’è per tutti gli appetiti: questo è il fascino
tenebroso della guerra libica.
Il bottino libico, nell’unico piano esistente, deve tornare sui mercati, accompagnato da un
sistema di sicurezza regionale che, ignorando Tunisia e Algeria, farà della Francia il
guardiano del Sahel nel Fezzan, della Gran Bretagna quello della Cirenaica, tenendo a
bada le ambizioni dell’Egitto, e dell’Italia quello della Tripolitania. Agli americani la
supervisione strategica.
Ai libici, divisi e frammentati, messi insieme in un finto governo di “non unità nazionale”,
il piano non piacerà perché hanno fatto la guerra a Gheddafi e tra loro proprio per spartirsi
la torta energetica senza elargire “cagnotte” agli stranieri e finire sotto tutela. E insieme ai
litigi libici ci sono le trame delle potenze arabe e musulmane. Sono “i pompieri incendiari”
che sponsorizzano le loro fazioni favorite: l’Egitto manovra il generale Khalifa Haftar, il
Qatar seduce con dollari sonanti gli islamisti radicali a Tripoli, gli Emirati si sono comprati
il precedente mediatore dell’Onu Bernardino Leòn per appoggiare Tobruk; senza contare
la Turchia, che dalla Siria ha rispedito i jihadisti libici a fare la guerra santa nella Sirte.
La lotta al Califfato è solo un aspetto del conflitto, anzi l’Isis si è inserito proprio quando si
infiammava la guerra per il petrolio. Ma gli interessi occidentali, mascherati da obiettivi
comuni, sono divergenti dall’inizio quando il presidente francese Nicolas Sarkozy attaccò
Gheddafi senza neppure farci una telefonata. Oggi sappiamo i retroscena. In una mail
inviata a Hillary Clinton e datata 2 aprile 2011, il funzionario Sidney Blumenthal rivela che
Gheddafi intendeva sostituire il Franco Cfa, utilizzato in 14 ex colonie, con un’altra moneta
panafricana. Lo scopo era rendere l’Africa francese indipendente da Parigi: le ex colonie
hanno il 65% delle riserve depositate a Parigi. Poi naturalmente c’era anche il petrolio
della Cirenaica per la Total. È così che prepariamo la guerra: in compagnia di finti amici.concorrenti-rivali,esattamente come faceva la repubblica dei Dogi. Fonte: Il Sole24Ore.

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Il Muos è pericoloso!!! LA SICILIA SI RIBELLA!!!

“Il MUOS (Mobile User Objective System, ndr) è un asset strategico per l’Alleanza Atlantica e non solo per gli Stati Uniti. Il ministro Di Paoladichiarò:"una presenza importante da portare avanti”  il nuovo sistema di telecomunicazioni satellitari delle forze armate Usa adesso di completamente completato a Niscemi (Caltanissetta)si doveva da fare! (Dicono i nostri amati politici), senza se e senza ma. Una tesi sostenuta pure dall’amministrazione Obama che attraverso l’ambasciata statunitense di Roma fa sapere che “l’Italia, in quanto membro della Nato e partner importante per la sicurezza e la pace a livello internazionale, così come gli altri membri dell’Alleanza, trarrà beneficio dal MUOS”. I vari comitati,come il più operativo di tutti come i NO MUOS E LE MAMME NO MUOS di Niscemi si danno da anni un gran da fare per cercare di ostacolare prima per il montaggio di questo terminale terrestre del sistema satellitare e delle operazioni di questo diabolico mezzo made in Usa di fronte i cancelli della grande base militare della U.S. Navy di Niscemi. Ma anche contro il neogovernatore siciliano Rosario Crocetta che prima era No Muos ,(adesso ne carne ne pesce) costui annunciava di voler precedere alla sospensione delle autorizzazioni dei cantieri, incautamente concesse dal predecessore Raffaele Lombardo.Tutti blà blà blà,visti i risultati.
“Il MUOS non è mai stato strategico per la Nato perché si tratta di uno strumento di guerra planetaria di proprietà ed uso esclusivo della Marina militare degli Stati Uniti d’America e su cui il Parlamento italiano non è mai stato consultato”, denunciano da senpre gli attivisti del Presidio No Muos. “Esso incarna le mille contraddizioni della globalizzazione neoliberista. Uccide in nome della pace e dell’ordine sovranazionale. Devasta il clima, l’ambiente, il territorio. Dilapida risorse umane e finanziarie infinite. Esautora ogni controllo dal basso ed espropria la democrazia. Viola il diritto alla salute di intere popolazioni”.
Il nuovo sistema di telecomunicazioni dovrà assicurare il collegamento della rete militare Usa (centri di comando, controllo e logistici, le migliaia di utenti mobilicome cacciabombardieri, unità navali, sommergibili, reparti operativi, missili Cruise, aerei senza pilota, ecc.), decuplicando la velocità e la quantità delle informazioni trasmesse nell’unità di tempo e rendendo sempre più automatizzati e disumanizzati i conflitti del XXI secolo. Con la conseguenza di accrescere sempre più il rischio di guerra (convenzionale, batteriologica, chimica e/o nucleare) anche per un mero errore di elaborazione da parte dei computer.
Il terminale MUOS di Niscemi sarà costituito da tre grandi antenne parabolichedel diametro di 18,4 metri per le trasmissioni verso i satelliti geostazionari con frequenze che raggiungeranno i 31 GHze da due trasmettitori di 149 metri d’altezza per il posizionamento geografico con frequenze tra i 240 e i 315 MHz. Un mixer di onde elettromagnetiche che penetreranno la ionosfera con potenziali effetti devastanti per l’ambiente e la salute dell’uomo. Originariamente il progetto era stato previsto per Sigonella, la principale stazione aeronavale della Marina militare Usa nel Mediterraneo alle porte di Catania. Poi fu deciso di dirottare l’impianto una settantina di chilometri più a sud, nella stazione utilizzata dal oltre vent’anni dal Pentagono per le comunicazioni con i sottomarini atomici in navigazione negli oceani. A determinare il cambio di destinazione le risultanze di uno studio sull’impatto delle onde elettromagnetiche generate dal MUOS che accertò l’alto rischio che le emissioni potessero avviare la detonazione degli ordigni ospitati a Sigonella. Ovviamente senza tenere assolutamente in considerazione gli effetti del sistema sulla salute e la sicurezza delle popolazioni che abitano nei pressi della base di Niscemi.
A denunciare l’insostenibilità ambientale del MUOS e le “gravi carenze” degli studi effettuati dagli statunitensi ci ha pensato nel novembre 2011 il Politecnico di Torino, attraverso un report dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu. “Con la realizzazione delle nuove antenne si verificherà un incremento medio dell’intensità del campo in prossimità delle abitazioni più vicine pari a qualche volt per metro rispetto al livello esistente”, scrivono i due ricercatori. “C’è poi il rischio di effetti acuti legati all’esposizione diretta al fascio emesso dalle parabole MUOS in seguito a malfunzionamento o a un errore di puntamento. I danni alle persone accidentalmente esposte a distanze inferiori ai 20 Km saranno gravi e permanenti, con conseguente necrosi dei tessuti”.
Le onde elettromagnetiche avranno pesantissimi effetti pure sul traffico aereo nei cieli siciliani e in particolare sull’aeroporto di Comiso, prossimo all’apertura. “Il fascio di microonde del MUOS è senz’altro in grado di provocare gravi interferenze nella strumentazione di bordo di un aeromobile che dovesse essere investito accidentalmente”, spiegano Zucchetti e Coraddu. “Gli incidenti provocati dall’irraggiamento di aeromobili distanti anche decine di Km. sono eventualità tutt’altro che remote e trascurabili ed è incomprensibile come non siano state prese in considerazione dagli studi progettuali. I rischi d’interferenza investono potenzialmente tutto il traffico aereo della zona circostante il MUOS. Nel raggio di 70 Km si trovano ben tre scali aerei: Comiso, a poco più di 19 Km dalla stazione di Niscemi, e gli aeroporti militare di Sigonella e civile di Fontanarossa (Catania), che si trovano rispettivamente a 52 Km e a 67 Km”. Sigonella, tra l’altro, è oggetto delle spericolate operazioni di atterraggio e decollo dei droni a disposizione delle forze armate Usa e Nato.
Nonostante i rilievi del Politecnico e in aperta violazione delle norme di attuazione del Piano territoriale paesistico della riserva naturale di Niscemi entro cui ricade la base statunitense, l’1 giugno 2011 la Regione siciliana ha autorizzato l’avvio dei lavori del MUOS. I cantieri hanno generato sbancamenti di colline e sradicamenti della macchia mediterranea, sfregiando irrimediabilmente un’ampia area classificata come zona A cioè inedificabile. “L’entità delle trasformazioni in atto denotano una gravissima manomissione dell’ambiente con l’aggravante di esplicarsi a danno di un’area protetta di interesse internazionale”, commenta amaramente il responsabile del Centro di educazione e formazione ambientale di Niscemi,Salvatore Zafarana. “Ad essere definitivamente compromessi sono alcuni lotti boscati di limitate estensioni ma di indiscusso pregio naturalistico e paesaggistico”.
Sui crimini ambientali commessi ai danni della “Sughereta”varie procure si sono date da fare,ma tutt'oggi sempre prevalere la forza americana su tutto. Tutto il popolo sciliano sta avendo in queste ore attimi di tensione per dei test di verifica che porteranno questa struttura anche alla massima potenza. Centinaia di ragazze e ragazzi di Niscemi e dei comuni limitrofi stanno manifestando assiduamente in queste ore. Alucine foto. in queste oreImmediata la reazione degli abitanti della zona alla notizia della messa in funzione dell'impianto militare statunitense. Turi Vaccaro tratto nuovamente in arresto.
Ieri, 9 marzo, sono state accese le antenne del MUOS. Funzioneranno per tre giorni. Ufficialmente, si tratterebbe di una verifica sull'intensità delle onde elettromagnetiche dell'installazione militare statunitense. Tecnici italiani e americani sono a lavoro.
I No Muos hanno denunciato sin dai giorni precedenti: la mancanza di comunicazione con la popolazione locale (la persona che vive a ridosso della base ha scoperto dell'accensione su facebook) e il fatto che le modalità di rilevazione restituiranno dati incerti, dal momento che verranno effettuate soltanto su alcune delle antenne attivate a potenza ridotta.
Le ragioni della popolazione locale sono state espresse nel corteo di protesta che è sfilato ieri nei pressi delle antenne. Nonostante i blocchi della polizia che ha impedito a molti attivisti di raggiungere il presidio No Muos
Alla fine del corteo il pacifista sessantaduenne Turi Vaccaro è stato arrestato. Prima, ha subito un fermo per aver violato il divieto di soggiorno nella provincia di Caltanissetta, impostogli dal tribunale di Gela. Dopo aver opposto resistenza passiva al fermo è stato trascinato in una volante ed è stato infine ammanettato e tradotto in carcere con l'accusa di 'danneggiamenti e resistenza e portato alla procura di Caltagirone. Al momento si trova ancora dietro le sbarre.
Sono attesi nelle prossime ore i risultati delle rilevazioni. Ma è importante dire da subito che questi risultati, che nessuno potrà definire scientifici, non sono necessari: il Muos è un'opera abusiva, che ha distrutto una preziosa area naturale e mette a rischio la salute e la vita di migliaia di persone. Tra l'altro, anche la Cassazione ha confermato il sequestro delle antenne disposto dal Tar.
Mentre il governo Renzi scalda i motori per il lancio dell'offensiva libica, le micidiali antenne statunitensi minacciano gli abitanti di una terra militarizzata dalla NATO. È questo il momento per ribadire con maggiore determinazione l'opposizione agli interventi militari e ai dispositivi che producono morte.

Le foto dell'arresto di Turi Vaccaro 

 Riadattamento di un articolo di Mazzeo riportato ai giorni nostri e le ultimissime della manifestazione contro il Muos di quest'oggi. www.dinamopress.it

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MUOS ACCESO, SICILIANI CAVIE DEGLI USA.

foto (3) Oggi và in scena l’ennesimo atto di alto tradimento perpetrato dai rappresentanti politici italiani nei confronti dei cittadini. C’è poco da girarci attorno, gli “scarsi” uomini e donne eletti dai cittadini a rappresentarli nei tavoli istituzionali hanno perpetrato un danno incalcolabile. L’ex governatore della Sicilia Raffaele Lombardo, l’ex Ministro Ignazio La Russa, l’ex assessore regionale originaria proprio a Niscemi Rossana Interlandi. Tutti responsabili in concorso di quella che oggi è una vicenda che si arricchisce di un capitolo ancora più agghiacciante. Hanno svenduto la nostra salute agli americani. Punto e basta. Niente buonismi o giri di parole. E non si torna indietro. Ci stiamo provando in mille modi a fermare questo scempio, in Regione Siciliana, alla Camera dei Deputati, in Senato della Repubblica ed in Parlamento Europeo. Quando viene concesso qualcosa agli americani, difficilmente potrà essere reso. Eppure la colpa è nostra, è nostra per aver demandato a persone come queste la nostra salute. Da oggi martedì 9 marzo 2016 e sino a venerdì 11 marzo, le antenne di contrada Ulmo del Muos di Niscemi saranno accese alla massima potenza, prove tecniche di trasmissione utili a stabilire se le radiazioni fanno male. I cittadini da oggi sono ufficialmente delle cavie umane. Un atto di una gravità assoluta.  Un chiaro e pericoloso esempio del danno che possono fare gli uomini sbagliati in politica. Ma cosa sta avvenendo in queste ore a Niscemi? È stata programmata per questi giorni infatti l’accensione dell’impianto satellitare a seguito della decisione del Consiglio di giustizia amministrativa di Palermo che intende verificare sul campo la reale pericolosità delle emissioni elettromagnetiche della struttura. Con ordinanza del 26 febbraio scorso i giudici hanno disposto il completamento dell’attività di controllo, che avverrà attraverso la misurazione delle emissioni prodotte delle parabole e delle antenne. Per questo motivo a partire da domani gli impianti verranno messi in esercizio limitatamente al prelievo delle misurazioni. Ovviamente il Movimento cinque stelle ha immediatamente contattato la prefettura di Caltanissetta affinché sospenda le operazioni “in assenza delle indispensabili condizioni di sicurezza che garantiscano l’incolumità della popolazione”: i cittadini non sono topi da laboratorio. L’obiettivo sarebbe quello di compiere le operazioni di ‘verificazione’ del campo elettromagnetico. Applicando la normativa tecnica di settore, dovrà essere misurato il campo elettromagnetico prodotto secondo il principio del “caso peggiore”, quindi nelle più gravose condizioni d’esercizio con tutte le antenne in funzione alla massima potenza. In queste ore gli attivisti No Muos, le Mamme No Muos e decine di cittadini stanno cercando di far sentire ancora la voce dei cittadini proprio dinanzi alla sventurata base americana. Ancora una volta intanto stiamo cercando di mettere delle pezze al danno incalcolabile creato proprio dai rappresentanti dei cittadini del passato. La questione Muos ha ovviamente delle declinazioni che non riguardano solo la salute dei cittadini, tra queste anche il fatto che trattasi di un obiettivo “sensibile” che espone il nostro territorio a pericoli di natura militare. Proprio un bel regalo. Se gli americani tengono tanto a queste antenne, se le facessero davanti la Casa Bianca. Fonte:  http://www.ignaziocorrao.it/

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La guerra di Renzi in Libia. Il ruolo della Sicilia, Trapani e Pantelleria in prima linea.

 La guerra di Renzi in Libia fa della Sicilia un avamposto nel Mediterraneo, con Trapani e Pantelleria in prima linea. Cerchiamo di capire cosa sta avvenendo. Ormai c'è la sensazione che sia cominciato il conto alla rovescia per l'intervento militare sull'altra sponda nel Mediterraneo. Quale sia il ruolo di Pantelleria, è evidente. Nei bunker della seconda guerra mondiale scavati all'interno della montagna di Pantelleria possono essere custoditi gli elicotteri più imponenti» Un piano studiato da mesi , come  spiega Antonio Mazzeo, in una articolo su Il Manifesto del 5 Marzo:
Dalla Sicilia non solo droni per le operazioni di guerra in Libia. Us Africom, il comando statunitense per gli interventi nel continente africano, sta utilizzando un aereo spia che decolla quotidianamente dall’isola di Pantelleria o dall’aeroporto «civile» di Catania Fontanarossa per monitorare una vasta area tra la Libia e la Tunisia. 
I tracciati radar più recenti documentano che l’aereo dotato di sofisticate apparecchiature d’intelligence, sorveglianza e riconoscimento ha eseguito due missioni lo scorso 1 marzo. Decollato alle ore 5.34 da Fontanarossa, il Super King si è diretto sino a Misurata; dopo aver sorvolato per circa un’ora le coste ad ovest della città libica, l’aereo si è diretto a Pantelleria da dove è ripartito ancora verso la Libia alle 16.35 per atterrare infine in serata a Fontanarossa. Il giorno precedente, l’aereo-spia aveva percorso una rotta molto più contorta nel Mediterraneo volando ancora da Pantelleria sino a Misurata. Differenti le destinazioni invece il 26, 27 e 28 febbraio, quando da Catania e Pantelleria il Super King di Us Africom aveva raggiunto la Tunisia per sorvolare Sousse, Sfax, Monastir e le città più interne di al-Qaraiwan e Ouled Chamekh.
L’uso dei due scali siciliani per le attività delle forze armate Usa in Nord Africa era stato denunciato un anno fa circa da alcuni blogger tunisini. Allora però si trattava di missioni che interessavano esclusivamente la Tunisia nelle aree di Monte Chaambi, Djebal Salloum e Foussena, al confine con l’Algeria (dove erano in corso violenti combattimenti tra le forze armate e i gruppi ribelli) e, successivamente, Sousse (la località turistica dove si è consumata l’efferata strage dei turisti in spiaggia), Hammamet e Bargou (governatorato di Siliana). Ora che Washington e la Nato minacciano di sferrare un attacco aeronavale in Libia, le operazioni d’intelligence sono state estese anche a buona parte del territorio settentrionale libico.
Rispondendo nel giugno 2015 ad alcune interrogazioni del M5S, il ministero della difesa aveva ammesso di aver autorizzato Us Africom a «rischierare sino al 31 maggio 2015 sulla base aerea di Pantelleria un assetto civile non armato e gestito da una compagnia privata, al fine di consentire l’esecuzione di missioni di riconoscimento e sorveglianza nel Nordafrica (a fronte delle quali non si è al corrente di specifici accordi fra la Tunisia e gli Stati uniti)». Il ministero aggiungeva che in base di un «apposito accordo tecnico di contingenza», il distaccamento dell’Aeronautica italiana forniva ai contractor Usa un «limitato supporto tecnico-logistico» e che l’Ambasciata Usa aveva comunque avanzato una richiesta di proroga sino alla fine del 2015 «attualmente in fase di valutazione da parte dello Stato maggiore». La proroga è stata accordata senza che il Parlamento venisse poi informato.
Pantelleria è stata utilizzata in questi ultimi mesi anche per gli scali tecnici di velivoli in dotazione alle forze speciali Usa impegnate in missioni top secret in Libia. Lo scorso 14 dicembre sarebbe atterrato nell’isola un aereo C-146A «Wolfhound» proveniente dalla base aerea di al-Watiyah a sud ovest di Tripoli. Che Pantelleria sia destinata a fare da vera e propria «portaerei naturale» per i prossimi raid multinazionali in Libia è provato dal vertice tenutosi il 5 febbraio presso il locale distaccamento dell’Aeronautica tra il responsabile del 3° Reparto dello Stato Maggiore, gen. Gianni Candotti e il gen. David M. Rodriguez, comandante in capo di Us Africom. «La visita è proseguita con un tour presso le strutture di Pantelleria, tra cui lo storico ed imponente hangar, scavato all’interno di una piccola montagna», riporta una nota emessa dal Comando aereo.

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"IL CERVELLO NEL MIRINO!" IL CAPITOLO DEL LIBRO: LE NUOVE GUERRE di Umberto Rapetto.

Umberto Rapetto (Guardia Di Finanza) e Roberto Di Nunzio fanno rivelazioni sul Controllo Mentale

Scansione di tutto il capitolo “il cervello nel mirino” del libro le nuove guerre, libro attualmente censurato e introvabile scritto da Umberto Rapetto (Finanziere, Scrittore, Giornalista, Informatico) e Roberto Di Nunzio.
Le ammissioni di un tenente colonnello della guardia di finanza e di un giornalista consulente dello Stato Maggiore dell’esercito
Nel libro Le nuove guerre, pubblicato nel 2001 dalle edizione RizzoliBUR, due illustri personaggi dello stato come Rapetto e Di Nunzio (il primo tenente colonnello della Guardia di Finanza comandante del gruppo anticrimine e tecnologico, il secondo noto giornalista, capo ufficio stampa della BNL, consulente delle strategie di comunicazione dello Stato Maggiore dell’esercito) ammettono l’esistenza del controllo mentale. Il capitolo 10 del loro testo militarista si intitola proprio il cervello nel mirino, in particolare si parla di metodi di disinformazione del nemico tramite armi indirizzate alla manipolazione delle opinioni, ma si parla anche direttamente di controllo mentale con un elenco di strategie (dall’intervento nell’ambito sociale, all’indebolimento della persona tramite farmaci, assenza di sonno e cibo, ecc) finalizzate al lavaggio del cervello dell’individuo. Vengono inoltre citate alcune presunte attività di controllo mentale dell’agenzia militare statunitense NSA tramite l’utilizzo di microspie.                  Nota: Per vedere le immagini più in grande, cliccare su di esse e dopo fare tasto destro sull’immagine e andare su “Salva Immagine Con Nome”, così la salverete sul vostro computer con una risoluzione maggiore.

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