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I Motivi Per Cui la Pizza Bruciata e Altri Alimenti Carbonizzati Fanno Male all'Organismo

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Mangiare cibo bruciato, come una pizza con la crosta troppo scura o carne grigliata eccessivamente, è una pratica che molti di noi potrebbero trovare comune, ma ci sono delle implicazioni per la salute che dovremmo considerare. 

Di Salvatore Calleri (NatMed)

Quando gli alimenti vengono cotti a temperature troppo elevate o lasciati cuocere per troppo tempo, possono sviluppare sostanze chimiche dannose che possono influire negativamente sulla nostra salute. Vediamo in dettaglio perché la pizza bruciata, la carne carbonizzata e simili possano essere problematiche.

1. Formazione di Acrilamide

Uno dei principali motivi per cui il cibo bruciato è dannoso è la formazione di una sostanza chimica chiamata acrilamide. Questa si sviluppa soprattutto quando gli alimenti ricchi di carboidrati, come patate, pane e pizza, sono cotti a temperature molto elevate (superiori ai 120°C). L'acrilamide è stata classificata come possibile cancerogeno dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e può aumentare il rischio di sviluppare alcuni tipi di tumore, in particolare se consumata in quantità elevate e regolari.

2. Amine Eterocicliche e Idrocarburi Policiclici Aromatici

Quando si cuoce la carne, specialmente alla griglia o in padella, possono formarsi amine eterocicliche (HCA) e idrocarburi policiclici aromatici (PAH). Queste sostanze si formano quando la carne è esposta a temperature elevate e alla combustione. Gli HCA e i PAH sono stati associati a un aumentato rischio di cancro, in particolare ai tumori del colon, del seno e della prostata. Grigliare o arrostire la carne fino a farla bruciare aumenta il rischio di esposizione a queste sostanze pericolose.

3. Danni ai Tessuti e Processi Infiammatori

La cottura eccessiva degli alimenti, specialmente quando si bruciano, può anche provocare danni ai nutrienti presenti nei cibi, come vitamine e minerali, che sono sensibili al calore. Il processo di carbonizzazione crea inoltre radicali liberi, molecole instabili che possono danneggiare le cellule del nostro organismo e favorire l'infiammazione. Un'infiammazione cronica è uno dei fattori di rischio per molte malattie, tra cui malattie cardiache, diabete e malattie neurodegenerative.

4. Pericolo per il Sistema Digestivo

Il cibo carbonizzato può essere irritante per lo stomaco e l'intestino, in particolare se consumato regolarmente. L'acrilamide e altre sostanze chimiche presenti nei cibi bruciati possono alterare la funzionalità digestiva e aumentare il rischio di disturbi come reflusso gastroesofageo e ulcere. Queste sostanze possono anche danneggiare la mucosa intestinale e compromettere l'equilibrio della flora batterica intestinale, contribuendo a disturbi digestivi.

5. Rischio per la Salute Cardiovascolare

Inoltre, il consumo frequente di cibo bruciato può avere effetti negativi sul sistema cardiovascolare. L'infiammazione causata dai radicali liberi e dalle sostanze tossiche può danneggiare le pareti dei vasi sanguigni e favorire la formazione di placche arteriose. Questo aumenta il rischio di aterosclerosi, che può portare a malattie cardiache, ictus e altre complicazioni cardiovascolari.

Come Ridurre i Rischi?

Esistono diversi modi per ridurre i rischi associati al consumo di cibo bruciato:

  • Cottura a bassa temperatura: Evitare di cuocere gli alimenti a temperature troppo elevate, specialmente quando si grigliano o si arrostiscono. Cuocere i cibi lentamente aiuta a preservarne i nutrienti e a ridurre la formazione di sostanze dannose.
  • Girare frequentemente gli alimenti: Se si cucina carne alla griglia, è utile girarla frequentemente per evitare che si bruci o diventi troppo carbonizzata.
  • Utilizzare metodi di cottura alternativi: Ad esempio, la cottura a vapore o al forno può essere una buona opzione per evitare la formazione di sostanze pericolose. Anche la frittura in olio a bassa temperatura è una scelta migliore rispetto a cuocere a temperature troppo elevate.
  • Rimuovere le parti bruciate: Se il cibo si brucia, è importante eliminare le parti carbonizzate prima di consumarlo, riducendo così l'esposizione a sostanze dannose.

Sebbene mangiare occasionalmente un po' di cibo bruciato non causi danni immediati, consumarlo regolarmente può avere conseguenze negative sulla salute a lungo termine. La formazione di sostanze cancerogene e dannose, come acrilamide, HCA e PAH, può aumentare il rischio di sviluppare malattie gravi. Per questo motivo, è importante prestare attenzione alla cottura e fare scelte più consapevoli per proteggere il nostro organismo e mantenerci in salute.

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Mentre il Governo Illegittimo e Criminale combatte le pseudo "Fake News" con i nostri soldi, intanto accade che...


Mentre il governo illegittimo pensa a combattere le pseudo "fake news" mettendole al primo posto su tutto,come se fosse una cosa di primaria importanza, non si ritiene invece importante la disoccupazione, i negozi che chiudono dalle troppe tasse, la gente che non arriva a fine mese, ma sopratutto in Italia non si vede o non si vuole vede come aumentano le malattie degenerative tramite l'aumento dello smog in tutti i settori, anche quello del traffico aereo che tentano di nasconderci con i loro chimici complici mestieranti del Cicap tramite trasmissioni televisive corrotte,le analisi parlano chiare, aumentano anche gli intossicati, gli autistici o i morti da vaccini inutili,anche li le ultimissime analisi fatte in Germania parlano chiaro,in pratica tutti i vaccini per uso umano sono sporchi! Oggi leggo che Anonymous ha fatto chiudere qualche giorno fa 5000 mila siti di pedopornografia, cioè,neanche la postale tramite lo stato illegittimo! No,quelli pensano solo a tenere sotto controllo gli attivisti di controinformazione! Neanche facessimo parte dell'ISIS! E intanto i nostri cari politici delinquenti sperperano i nostri soldi solo per pararsi il loro culo dalle inchieste vere alternative, per tutti i reati che combinano e che coprono. Quando pagheranno tutti quanti sarà sempre troppo tardi! Sopratutto per tutti i morti che hanno nelle loro coscienze vendute al diavolo.

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Inquinamento, le particelle magnetiche che arrivano nel cervello

magnetiteLe ha scoperte una ricerca appena pubblicata su Pnas. Si tratta di nanoparticelle di magnetite, un materiale tossico, che sembra collegato allo sviluppo dell’Alzheimer e di altre malattie neurodegenerative.
Non solo cuore e polmoni: anche il nostro cervello potrebbe essere a rischio a causa dell’inquinamento atmosferico. Una ricerca appena pubblicata sui Proceedings of the National Academy Sciences ha infatti identificato, per la prima volta, nei tessuti del cervello umano delle nanoparticelle di magnetite di origine industriale. Il materiale, spiegano gli autori dello studio, è un ossido del ferro con proprietà magnetiche prodotto dai processi di combustione delle centrali elettriche e di altri impianti di produzione, e all’interno del nostro organismo risulta estremamente tossico.
La presenza di magnetite nel cervello umano in realtà non è di per sé una novità. Da almeno 25 anni infatti si sa che il nostro organismo può produrre queste micro-particelle magnetiche a partire dal ferro utilizzato nei normali processi metabolici. Il ruolo svolto dalla magnetite di origine biologica però non è chiaro. Il problema, spiega un articolo di Science, è che la magnetite causa un grave stress ossidativo sulle nostre cellule, e la sua presenza è stata collegata (se pur non in modo definitivo) allo sviluppo dell’Alzehimer (e di altre patologie neurodegenerative) e alla formazione delle placche amiloidi che lo accompagnano.
Questo materiale è inoltre presente in grandi quantità negli inquinanti ambientali prodotti dalle centrali elettriche e da altri impianti produttivi di tipo industriale. Per questo motivo, gli autori dello studio, un team di ricerca internazionale coordinato dalla fisica Barbara Maher della Lancaster University, hanno deciso di verificare quante delle nanoparticelle di magnetite presenti nel cervello umano siano effettivamente di origine biologica, analizzando campioni di corteccia cerebrale provenienti da 37 cadaveri.

Utilizzando diversi tipi di tecniche di imaging, i ricercatori hanno verificato la struttura geometrica delle nanoparticelle di magnetite presenti nei campioni, scoprendo che la maggior parte è di forma sferica, particolare che a detta degli esperti suggerisce un’origine ambientale, e non biologica.

A confermare la provenienza esterna del materiale, anche la presenza di altre particelle metalliche che non vengono prodotte naturalmente dal cervello, come platino, nickel e cobalto, che dimostrano come gli inquinanti ambientali possano raggiungere il nostro sistema nervoso centrale con molta più facilità di quanto si riteneva fino ad oggi.
La magnetite ambientale presente nel cervello supererebbe inoltre quella biologica con una proporzione di cento a uno: numeri elevatissimi che rendono ancor più preoccupante la scoperta. Il legame di questa sostanza con Alzheimer e altre patologie del sistema nervoso non è ancora chiaro, sottolineano gli autori dello studio, e non si sa neanche a quali livelli di concentrazione andrebbe considerata pericolosa. Ma i possibili rischi non si possono sottovalutare. “Purtroppo si tratta di un fattore di rischio estremamente plausibile, e rende sicuramente necessario lo sviluppo di adeguate precauzioni”, ha spiegato Maher su Science. “I legislatori hanno già cercato di tenere conto di questi pericoli nelle attuali normative sull’inquinamento ambientale, ma evidentemente queste norme potrebbero avere bisogno di essere riviste”.
Simone Valesini

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Nanoparticelle di ferro nell'encefalo e patologie neurodegenerative.







Una recente ricerca pubblicata sui Proceedings of the national academy sciences (P.N.A.S.) collega l’inquinamento ambientale a danni neurologici. Lo studio, che individua tra le fonti di contaminazione gli impianti industriali e gli inceneritori, dimentica, però, la principale causa dell’avvelenamento, ossia il traffico aereo commerciale che di fatto è spesso collegato alle devastanti attività di biogeoingegneria clandestina alias scie chimiche (chemtrails). Insomma i ricercatori vedono il filo d’erba e non la foresta, ma il nesso tra particolato ultrafino ed affezioni neurodegenerative, nesso già evidenziato anni fa da vari scienziati a tutto tondo, come Russell Blaylock, è sempre più evidente ed indiscutibile.

Non solo cuore e polmoni: anche l'encefalo è a rischio a causa dell’inquinamento atmosferico. Una ricerca recentemente pubblicata sui Proceedings of the national academy sciences ha, infatti, identificato, per la prima volta, nei tessuti del cervello umano delle nanoparticelle di magnetite di origine industriale. Il materiale - spiegano gli autori dello studio - è un ossido del ferro con proprietà magnetiche prodotto dai processi di combustione delle centrali elettriche, degli inceneritori e di vari impianti industriali. All’interno del nostro organismo risulta estremamente tossico.

La presenza di magnetite nel cervello umano in realtà non è di per sé una novità. Da almeno venticinque anni, infatti, si sa che il nostro organismo può produrre micro-particelle magnetiche a partire dal ferro, impiegato nei normali processi metabolici. Il ruolo svolto dalla magnetite di origine biologica, però, non è chiaro. Il problema è che la magnetite causa un grave stress ossidativo sulle nostre cellule e la sua presenza è stata collegata allo sviluppo dell’Alzheimer (e di altre malattie neurodegenerative) ed alla formazione delle placche amiloidi che lo accompagnano.

Gli autori dello studio, un’équipe di ricerca internazionale coordinata dal fisico Barbara Maher della Lancaster University (Regno Unito di Gran Bretagna ed Irlanda del Nord), ha deciso di verificare quante delle nanoparticelle di magnetite presenti nel cervello umano siano effettivamente di origine biologica, analizzando campioni di corteccia cerebrale provenienti da trentasette campioni.

Adoperando diversi tipi di tecniche di imaging, i ricercatori hanno verificato la struttura geometrica delle nanoparticelle di magnetite presenti nei campioni, scoprendo che la maggior parte è di forma sferica, particolare che, secondo gli esperti, suggerisce un’origine ambientale, non biologica. A confermare la provenienza esterna del materiale è anche la presenza di altre particelle metalliche che non vengono prodotte nell'organismo, come platino, nickel e cobalto. Ciò dimostra come gli inquinanti ambientali possano raggiungere il nostro sistema nervoso centrale con molta più facilità di quanto si ritenesse fino ad oggi.

La magnetite ambientale presente nell’encefalo supererebbe inoltre quella biologica con una proporzione di cento a uno: numeri elevatissimi che rendono ancor più preoccupante la scoperta. Il legame dell’ossido di ferro con l'Alzheimer ed altre patologie neurodegenerative non è ancora chiaro - sottolineano gli autori dell’indagine - e non si sa neanche a quali livelli di concentrazione andrebbe considerata pericolosa, ma i rischi non si possono sottovalutare. “Purtroppo si tratta di un fattore di rischio estremamente plausibile che rende necessario lo sviluppo di adeguate precauzioni”, ha spiegato la Maher. “I legislatori hanno già cercato di tenere conto di questi pericoli nelle attuali normative sull’inquinamento ambientale, ma evidentemente queste regole potrebbero avere bisogno di essere riviste”.

Fonte: Sciencemag.org tratto da tankerenemy.com

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Le scie chimiche distruggono i neuroni cerebrali. Ecco le prove.


DR. Russell L. Blaylock, M.D. Visiting Professor Biology Belhaven University Theoretical Neurosciences Research

La preoccupazione principale è che ci sono prove che sono irrorazioni di tonnellate di composti di alluminio di dimensioni nanometriche. È stato dimostrato nella letteratura scientifica e medica che particelle di dimensioni nanometriche sono infinitamente più reattive a indurre un'intensa infiammazione in un certo numero di tessuti. Di particolare interesse è l'effetto di queste nanoparticelle sul cervello e il midollo spinale. Una lista crescente di malattie neurodegenerative, tra cui la demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Lou Gehrig (SLA), è fortemente correlata all'esposizione all'alluminio ambientale. Le nanoparticelle di alluminio non solo sono infinitamente più infiammatorie, ma possono anche facilmente penetrare nel cervello in vari modi, compresi il sangue e i nervi olfattivi nel naso. Studi hanno dimostrato che queste particelle passano lungo le reti neuronali olfattive, che collegano direttamente la zona del cervello e che non solo sono le più colpite dalla malattia di Alzheimer, ma anche le prime ad essere colpite nel corso della malattia. Hanno anche il livello più alto di alluminio nel cervello, in casi di Alzheimer. 

La via intranasale di esposizione rende particolarmente pericolose le irrorazioni di enormi quantità di nanoalluminio nei cieli, dato che viene inalato da persone di tutte le età, compresi i neonati ed i bambini piccoli per molte ore. Sappiamo che le persone anziane hanno la maggiore reazione a questo alluminio "nato dal cielo". A causa della dimensione nanometrica delle particelle di alluminio utilizzate, i sistemi di filtraggio delle case non rimuovono l'alluminio, prolungando così l'esposizione, anche in ambienti chiusi. 

Oltre ad inalare nanoalluminio, questa dispersione di aerosol saturerà il terreno, l'acqua e la vegetazione con alti livelli di alluminio. Normalmente, l'alluminio è scarsamente assorbito dal tratto gastro intestinale, ma il nanoalluminio viene assorbito in quantità molto più elevate. E' stato dimostrato che questo alluminio assorbito viene distribuito ad un numero di organi e tessuti che comprendono il cervello e il midollo spinale. L'inalazione di questo nanoalluminio sospeso nell'ambiente produrrà anche tremende reazioni infiammatorie nei polmoni, che rappresentano un rischio significativo per i bambini e adulti con asma e malattie polmonari. 


Io prego che i piloti che stanno spargendo queste sostanze pericolose comprendano appieno che stanno distruggendo la vita e la salute anche delle loro famiglie. Questo vale anche per i nostri funzionari politici. Una volta che piante, suolo, e le falde, sono fortemente contaminati, non ci sarà alcun modo per invertire il danno che è stato fatto. 

Provvedimenti devono essere presi ora per evitare un imminente disastro alla salute, di enormi proporzioni, che potrà accadere se questo progetto non è fermato immediatamente. Altrimenti vedremo un aumento esplosivo, dai tassi senza precedenti, delle malattie neurodegenerative che si verificano negli adulti e negli anziani, così come dei disturbi dello sviluppo neurologico nei nostri bambini. Stiamo già assistendo a un drammatico aumento di questi disturbi neurologici e sta accadendo ai giovani come mai prima. 


References 

1.Win-Shwe T-T, Fujimaki H. Nanoparticles and Neurotoxicity. In J Mol Sci 2011;12:6267-6280. 2.Krewski D et al. Human health rRevell PA. The biological effects of nanoparticles. Risk assessment for aluminum, aluminum oxide, and aluminum hydroxide. J Toxicol Environ Health B Crit Rev 2007;10(suppl 1): 1-269. 3.Blaylock RL. Aluminum induced immunoexcitotoxicity in neurodevelopmental and neurodegenerative disorders. Curr Inorg Chem 2012;2:46-53. 4.Tomljenovic L. Aluminum and Alzheimer’s disease: after a century, is their a plausible link. J Alzheimer’s Disease 2011;23:567-598. 5.Perl DP, Good PF. Aluminum, Alzheimer’s Disease, and the olfactory system. Ann NY Acad Sci 1991;640:8-13. 6.Shaw CA, Petrik MS. Aluminum hydroxide injections lead to motor deficits and motor neuron degeneration. J Inorg Biochem 2009;103:1555-1562. 7.Braydich-Stolie LK et al. Nanosized aluminum altered immune function. ACS Nano 2010:4:3661-3670. 8.Li XB et al. Glia activation induced by peripheral administration of aluminum oxide nanoparticles in rat brains. Nanomedicine 2009;5:473-479. 9.Exley C, house E. Aluminum in the human brain. Monatsh Chem 2011;142:357-363. 10.Nayak P, Chatterjee AK. Effects of aluminum exposure on brain glutamate and GABA system: an experimental study in rats. Food Chem Toxicol 2001;39:1285-1289. 11.Tsunoda M, Sharma RP. Modulation of tumor necrosis factor alpha expression in mouse brain after exposure to aluminum in drinking water. Arch Toxicol 1999;73:419-426. 12.Matyja E. Aluminum changes glutamate –mediated neurotoxicity in organotypic cultures of rat hippocampus. Folia Neuropathol 2000;38:47-53. 13.Walton JR. Aluminum in hippocampal neurons from human with Alzheimer’s disease. Neurotoxicology 2006;27:385-394. 14.Walton JR. An aluminum-based rat model for Alzheimer’s disease exhibits oxidative damage, inhibition of PP2A activity, hyperphosphorylated tau and granulovacuolar degeneration. J Inorg Biochem 2007;101:1275-1284. 15.Becaria A et al. Aluminum and copper in drinking water enhance inflammatory or oxidative events specifically in brain. J Neuroimmunol 2006;176:16-23. 16.Exley C. A molecular mechanism for aluminum-induced Alzheimer’s disease. J Inorg Biochem 1999;76:133-140. 17.Exley C. The pro-oxidant activity ofnaluminum. Free Rad Biol Med 2004;36:380-387. 

Russell L. Blaylock, M.D. Visiting Professor Biology Belhaven University Theoretical Neurosciences Research, LLC. 
A seguire alcuni video con la partecipazione del Dr Russell.


Fonte:http://www.thenhf.com/article.php?id=3298   Ai colleghi: Potete tranquillamente copiare l'articolo a patto che mettiate la fonte originale.   http://sciechimicheinformazionecorretta.blogspot.com/2016/03/le-scie-chimiche-distruggono-i-neuroni.html  Grazie.

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